Politica Esteri

Un’app per la cannabis nell’Apple Store Rassegna stampa della canapa nelle testate estere, dal 20 al 24 maggio 2019

Una app Apple per accedere a prodotti come cannabis e derivati attraverso l’Apple Store. Una vera rivoluzione attraverso il proprio telefonino. L’82 per cento delle banche USA si dice pronto ad entrare nel business della cannabis.

 

Stati Uniti

La piattaforma TheWeedTube lancia con successo i suoi prodotti su Apple Store

La piattaforma video digitale per creatori di contenuti focalizzati su cannabis e derivati ora opera su iOS e AndroidUna nuova pietra miliare è stata raggiunta nella battaglia per la cannabis ed i prodotti derivati dalla sua processazione facilmente ottenibili e di alta qualità. ‘TheWeedTube, una piattaforma di video e news creata e curata da decine di ex creatori di YouTube che son stati fatti fuori dai proprietari di ‘Google’ durante la propria dura campagna di epurazione contro su tutti i correlati alle droghe, oggi sono tutti rintracciabili e disponibili su Apple App Store.

E’ difficile entrarvi e si può essere ammessi solo dopo molti controlli e recensioni. In aggiunta a tutto questo, vi è da sottolineare il fatto che rendere disponibile un’app dove la concentrazione di prodotti pienamente legalizzati come la cannabis ed i derivati e che ‘TheWeedTube’ abbia reso tutto questo già una realtà di fatto, è davvero un aspetto impressionante.

Avendo sotto mano l’iPhone, si accede ad una vasta fetta del mercato mondiale della connessione mobile, avendo poi disponibile una app apposita nell’App Store, equivale a dire che si tratta di un successo di lungo termine. (il mercato delle app di Android, al contrario, accetta benevolmente gli sviluppatori di ogni genere, il che rende la sua library di app sia massiccia sia un gran sostegno allo sviluppo stesso, poiché il controllo di qualità è semplicemente un aspetto non troppo importante per gli utilizzatori del mercato Android).

‘TheWeedTube’ è stato lanciato nel mese di marzo 2018 con la mission di normalizzare la percezione della cannabis. Parlando con media specializzati, la co-fondatrice di ‘TheWeedTube’ Arend Richard, in precedenza conosciuta come’ The Gay Stoner’ su YouTube,  dove aveva creato video sulla cannabis e sulla vita moderna di gay per diversi anni e dove a lungo ha messo insieme 127mila follower, ha raccontato il complicato processo che l’ha condotta alla costituzione di ‘TheWeedTubeì e trasformando quest’ultimo in modo da essere inserito nell’Apple Store. «Abbiamo dovuto proporre numerose volte la app poiché era stata precedentemente respinta per vari e numerosi motivi». Poi ha aggiunto: «Alla fine, l’ultima volta nella quale Apple ci ha respinti, ci ha chiarito la cosa e perché non avevano accettato le nostre proposte affermando che non piacevano loro i contenuti di TheWeedTube. Essi affermavano che era come se si promuovesse l’uso eccessivo di prodotti illegali».

Apple è sulla graticola a causa di una recente espressione della Corte Suprema che concede il diritto a milioni di possessori di iPhone dove si accusa la Apple di monopolizzare il mercato per le sue app. Le rendite derivanti dall’App Store sono quindi importanti per la Apple poiché le vendite di iPhone -i nuovi modelli di iPhone-  sono notevolmente crollate.

Richard ha poi affermato: «Il Google Play Store di Android ha accettato la nostra app abbastanza immediatamente. E’ buffo come ogni piattaforma tratti queste cose in modi così differenti. Apple, ad esempio, svolge un vasto numero di politiche. Eventualmente, dopo essere stata respinta per la terza volta dal team della Apple noi prendiamo maggior responsabilità e torniamo da loro con una lettera dove si afferma che prendiamo coscienza della nostra responsabilità nei confronti dell’utente finale nel generare contenuti come i nostri ma noi credevamo che la nostra fosse una app che poteva risultare loro molto utile. E non per niente noi affermammo anche che sarebbe stato  nel migliore interesse della Apple accettare TheWeedTube specialmente dopo la legalizzazione che sarebbe poi entrata presto in operatività. E alla fine l’hanno approvata».

Gli appartenenti alla comunità LGBTQ hanno sempre svolto un ruolo importante nel diffondere la cultura della cannabis (Leggi Harvey Milk e Dennis Peron) ed il fatto che Richard sia apertamente fondatore gay di una piattaforma cannabis è proprio lungo la linea di questa eredità.

Laganja Estranja, una drag-queen che fa riferimento alla cannabis e che vive a Los Angeles ed è un noto personaggio del mondo dello spettacolo soprattutto attraverso lo spettacolo televisivo ‘RuPaul’s Drag Race’ è un supporter e contributore di ‘TheWeedTube’ ed un amico stretto e sostenitore di Richard ed altri gay coinvolti direttamente nell’industria della cannabis.

Io penso che entrare nell’App Store è come andare a cambiare ‘TheWeedTube’, lei afferma. «Per accessibilità, l’app è la chiave. Sono sicura che vi saranno molte più interazioni e molti più visitatori adesso, il che aiuta i creatori come me ad essere ripagati. Vi sono molti appartenenti alla comunità LGBT che son creatori su TheWeedTube ed è importante che essi siano sostenuti. Questo è un corso davvero forte e innovativo per TheWeedTube e per i gay nel campo della cannabis!».

 

Stati Uniti

Cannabis unitamente ad allucinogeni: sperimentazione in atto sul potenziamento di questi ultimi. Funghi allucinogeni prossima frontiera della legalizzazione?

Nel momento in cui si faccia una ricerca online sulle droghe destinate o utilizzate a scopo ricreativo, generalmente il linguaggio della navigazione conduce a biasimo, proibizionismo di varia natura e soprattutto lo stigma addotto nei loro confronti nessuna o quasi menzione allo stato delle cose in ambito etico o quello che riguarda ciò che accade alle persone in fase di sperimentazione. Nonostante tutta queste congerie di ostacoli, quando si tratta di sostanze psicoattive, si nota un innalzamento nel livello delle ricerche. Il panorama quindi, diventa molto più arido quando si tratta di psichedelici, come nel caso di funghi allucinogeni o di acido lisergico LSD. A differenza di molte altre droghe che sembrano far parte di un corredo di vita quotidiana, l’uso degli psichedelici viene normalmente presentato come un viaggio, un trip appunto, al di fuori delle normali concezioni del cognitivo certo per uso occasionale e non proprio alla fine di una dura giornata di lavoro, tanto per rilassarsi nella quiete della propria abitazione.

Un tentativo scientifico nel documentare i cambiamenti enzimatici o nei comportamenti ha un più vasto e forte settore di opzioni su cui lavorare. Sebbene, al momento, latitino i risultati relativi a studi sugli effetti combinati tra cannabis e LSD mentre tutt’al più vi sono studi sui piccioni viaggiatori che, nella combinazione dei due elementi, mostrano segni di confusione negli accostamenti e/o selezione dei colori e nella cinestesia. E’ altresì vero che -mentre in pochi si dilungano nel raccontare le proprie esperienze con la cannabis sorseggiando una birra o davanti ad una bevanda calda in un pub- sono molti quelli che invece hanno usato LSD e son molto più disponibili a rinforzare la letteratura che riguarda il tema degli allucinogeni con correlativa ampia letteratura sul tema.

Innanzitutto, una parola sul termine ‘psichedelico’. Esso comprende una lista crescente di sostanze, compresa DMT, ‘Salvia divinorum’ e, per alcune definizioni, la stessa cannabis.

Le più recenti ricerche del settore si intrattengono principalmente su due cardini essenziali, i funghi allucinogeni e l’LSD e di come essi interagiscono con la cannabis. Entrambi attivano neurotrasmettitori associati con la serotonina, che può fornire un certo senso di benessere, a tutto ciò si rileva la presenza anche della dopamina che -invece- può portare ad una sensazione che ha a che fare con la necessità di soddisfare un bisogno. Sia i funghi sia l’LSD sono associati ad un senso accresciuto di consapevolezza, con distorsioni sensoriali oppure miglioramenti che possono anche vagare in sinestesia, oltre che un generale senso del vedere il mondo con occhi nuovi. Il collage di colori e sensazioni è stato variamente descritto in relazione ad un trip più o meno potente.

C’è un rovescio della medaglia in tutto questo: le persone attraverso cattivi trip possono incorrere in paranoia, disperazione e un disorientamento alquanto sgradevole. La cannabis tende ad amplificare gli elementi sensoriali ed in genere limita gli effetti estremi del trip. Spesso la gente ha senso di nausea quando usa funghi allucinogeni e la cannabis può limitare anche questi effetti negativi.

Coloro che si avvicinano ai trip da inesperti secondo gli studiosi che si dedicano di recente al tema, dovrebbero fare attenzione poiché la cannabis può rendere il trip stesso molto più intenso o persino riaccendere gli elementi psichedelici durante la fase di discesa, il cosiddetto ‘comedown’ (in effetti può anche consentire un ‘atterraggio’ più delicato). La nota generale di fare attenzione è correlata all’invito di procedere con cautela e di rimanere presenti nel corpo procedendo in un terreno che è sconosciuto, quindi la cautela è di tipo duplice.

C’è stato un tempo nel quale la legalizzazione della cannabis sembrava un’utopia ma ora è legge in 10 Stati degli USA e già si espande la base giuridica della depenalizzazione dei reati connessi. A maggio, la città di Denver ha fatto subito approvare una ordinanza che depenalizza i funghi allucinogeni. E’ il primo passo in un viaggio alquanto incerto sugli esiti finali in ambito legale e circa la potenziale legalizzazione relativa. Un primo passo già oltre la legalizzazione della cannabis. Il Colorado è uno Stato pilota nella legalizzazione della cannabis e nulla vieta di pensare possa detenere un ruolo similare anche in quest’ambito, ovvero funghi allucinogeni ed altre droghe. I sostenitori di questa causa indicano il Portogallo dove la depenalizzazione di tutte le droghe nel 2001 ha ottenuto grandi risultati anche nell’ambito della società tutta e nella salute pubblica.

Le sostanze psichedeliche sono un parente stretto, certo molto più avanzato e forte, della cannabis ed anche gli utilizzatori più esperti su quali possano essere gli effetti dell’uso congiunto praticamente in tempo reale. Per molti, l’uso abituale di cannabis può esplicare effetti importanti come elemento accompagnatorio in un tri e condurre soprattutto ad un ‘atterraggio’ molto più morbido che in sua assenza. Questo tipo di dinamica potrebbe riscuotere effetti anche in ambito giuridico ed avere effetti quindi in sfere che travalicano lo stretto uso o la risposta di tipo scientifico. Da questo punto di vista, la cannabis potrebbe essere vista come una antesignana e sostanza pilota nell’aprire una nuova strada in varie direzioni, nell’ambito della legalizzazione.

 

Stati Uniti

Le banche si dichiarano pronte ad entrare nel business della cannabis

Una recente ricerca rivela che l’82 per cento dei dirigenti sottoposti a indagine presso 453 banche degli USA si dichiara pronto ad entrare nel business che fa riferimento alla marijuana. La ricerca, condotta a livello nazionale da ‘Promontory Interfinancial Network’ agli inizi del mese di aprile, mostra che l’adesione a questa progettualità è più alta nell’Ovest (89%) e nel Midwest (85%).

La Legge Agricola del 2018 può essere identificata come una delle maggiori cause positive nell’indirizzare questa maggior spiccata propensione da parte delle banche nel voler entrare in questo tipo di business. E’ importante altresì far notare che il linguaggio adottato nella ricerca s’è focalizzato su una particolare questione: “Il Governo federale dovrebbe consentire alle banche di sostenere il business che tratta della marijuana?”.

La canapa industriale e la marijuana sono entrambi cannabis ma la canapa non è la marijuana. Parte della cannabis medicale deriva dalla canapa ma non tutta la cannabis medicale è tratta dalla canapa; in parte è proprio marijuana. La Legge Agricola 2018 rimuove queste restrizioni sulla canapa industriale non sulla marijuana. Apparentemente tutto questo potrebbe ingenerare una qualche confusione nell’uditorio indifferenziato ma nel caso degli operatori bancari sottoposti alla ricerca, si tratta di soggetti che comprendono bene queste distinzioni. A causa dell’atteggiamento federale sulla cannabis medicale e sulla marijuana, le istituzioni finanziarie temono psicologicamente di infrangere le leggi degli Stati Uniti in tutta la materia affine e temono anche di coinvolgere i propri clienti in questa tipologia di rischio non compreso. La situazione ha esplicato tali effetti anche sulla Commissaria sull’Agricoltura della Florida e sui Servizi ai Consumatori della Florida, Nikki Fried, nel momento in cui lei ricopriva quella posizione.

In ogni caso, si intravede la luce in fondo al tunnel. Tutta la pressione messa sul Governo federale sembra poter introdurre qualche cambiamento.

Agli inizi del mese in corso, i procuratori generali di 38 Stati e territori hanno inviato una lettera ai leader del Congresso dove si chiede in modo insistente di consentire alle rispettive giurisdizioni di effettuare operazioni bancarie cash sul settore marijuana. ‘CandidChronicle sottolinea anche che l’Atto Bancario su Sicurezza ed Equo Rinforzo era stato reintrodotto nella Casa dei Rappresentanti presso il Parlamento USA seguito da un atto gemello presentato al Senato in aprile. Entrambe le leggi offrono protezione per le istituzioni che forniscono servizi finanziari per le attività legate alla cannabis legale. In una nota correlata, subito dopo l’ approvazione della Legge Agricola del 2018, una ricerca trovò che l’83 per cento dei bancari del Wisconsins affermò che non avrebbe attivamente cercato di fornire prestiti a coltivatori di canapa industriale e/o processatori di canapa in quello Stato. Forse era troppo presto per porre quella domanda relativa a definire se ci fosse qualche interesse su una materia che sarebbe stata più agevolmente oggetto di iter legiferativo solo al giorno d’oggi.

 

Israele

“Il mondo intero progredisce nella legalizzazione della cannabis noi facciamo passi indietro”. Il Labor Party si schiera sempre più chiaramente a favore della legalizzazione in Patria

MK Terry non si è mai apertamente dichiarato nei suoi interventi nell’Aula Parlamentare a favore della legalizzazione della cannabis ma per la prima volta, il Capo del ‘Labor Party’ Avi Gabbay, ha affermato: «Spingono i giovani del Paese a vivere come dei criminali. Noi vogliamo che tutto questo cambi al più presto». Dopo di che anche MK Avi Gabbai è intervenuto in materia nel suo primo discorso alla Knesset chiedendo che si crei finalmente un mercato legale della cannabis in Israele, cosa che lo stesso MK Terry non aveva fatto in precedenza. «L’intero mondo su questa strada che conduce alla legalizzazione sta progredendo mentre i nostri giovani sono lasciati sempre più indietro e li si spinge di fatto a vivere e sentirsi come dei criminali», nel corso del suo discorso davanti ai colleghi parlamentari durato 16 minuti e mezzo.

Gabbay continua ad esprimere sostegno pubblico e mai nascosto per la legalizzazione della cannabis in Israele, come fece due anni fa quando fu eletto capo del Labor Party e durante la campagna elettorale quando per primo introdusse la piattaforma di discussione sul tema all’interno del suo partito. Nei suoi discorsi parlamentari si è sempre fatto notare che ai giovani ed a tutta la fascia giovanile della Nazione nella sua interezza si è sempre dato scarso interesse nelle politiche del Paese, relegandoli a ruoli minoritari o sullo sfondo della rilevanza delle tematiche importanti per Israele. Alla fine del suo discorso inaugurale e che ha introdotto la questione cannabis nella Knesset nelle parole del ‘Labor Party’, Gabbay ha promesso di porre il tema della legalizzazione come questione prioritaria nell’ambito del dibattito politico ed istituzionale nazionale. Scopo di tali discussioni, nelle sue parole e nelle intenzioni del suo partito, vi è soprattutto quello di legalizzare e rendere più snello l’intero linguaggio giuridico-legale che riguarda questa materia, ridurre le restrizioni e facilitare l’accesso alla cannabis legale. Il tutto nella altrettanto chiara intenzione di superare l’attuale chiusura del Governo israeliano.  Per non dire, poi, delle fiere e forti opposizioni finora presentate dall’ala ultraortodossa della scena politica nazionale da sempre nettamente contraria a qualsiasi forma di facilitazione o legalizzazione.

 

Israele

Hashtag #Cannabis bloccato, ma #Droghe e #Prostituzione no

#Prostituzione #droghe sono tra gli hashtag consentiti nella app di Instagram ma #cannabis non lo è più dopo che Facebook ed il suo management ha deciso unilateralmente-come sul social gemellato Instagram di conseguenza- di cancellare e bloccare ogni accesso a tale termine. Il cambiamento è intervenuto alcune settimane fa e da allora la testata ‘Cannabis Magazine’ -che ha rilevato la cosa- ha tentato più volte di fare accesso a quell’hashtag senza riuscirvi. E senza trovare un valido motivo per la decisione.

Fino a quando sarà bloccato, il tag comprende cannabis, decine di altre immagini e referenze nella App ed ora si può solo incontrare il messaggio: Pagina non disponibile’. D’altro canto, risulterebbe che anche altri numerosi tag estremi non sono stati bloccati come ad esempio #droghe #prostituzione o #nysagai che invece sono disponibili per tutti.

Va fatto notare inoltre che altre parole che contengono la parola cannabis usualmente come #cannabisopause oppure #cannabismagazine o altre combinazioni di parole con cannabis continuano a essere rintracciabili. Inoltre, la sezione Cannabis su Instagram risulta bloccata anch’essa nella versione in ebraico in Israele mentre in quella in lingua inglese continua a funzionare regolarmente.

Questa sanzione da parte di Facebook Corporation contro la parola cannabis non è la prima e negli ultimi mesi s’è assistito all’intero network che ha reso disponibili le informazioni personali dei navigatori web alla Polizia. Lo scorso anno Facebook ha pubblicato le nuove procedure nelle quali si proibisce l’uso dei social network nel descrivere ogni cosa abbia a che fare con l’utilizzo della cannabis sebbene poi questa procedura non sia stata applicata ferreamente. Si aggiunge poi anche il fatto che il network qualche mese fa, secondo applicazione dell’Alta Corte di Giustizia, ha vietato ogni campagna pubblicitaria e si pensa che via anche la possibilità di qualche denuncia. Sebbene le testate locali specializzate e non abbiano sollecitato i vertici istituzionali a chiarire la cosa, non è giunta alcuna risposta in merito.

Un’app per la cannabis nell’Apple Store Rassegna stampa della canapa nelle testate estere, dal 20 al 24 maggio 2019">