Economia Esteri

Uganda: al via l’industria della cannabis L’israeliana Together Pharma, attraverso la sua succursale locale, Industrial Globus Uganda Ltd, ha ottenuto il permesso di coltivare ed esportare cannabis e conta già su due contratti decennali con Canada e Germania per svariati milioni

La cannabis, con la benedizione del Governo, sta entrando nell’economia legale dell’Uganda, con ingenti investimenti israeliani.

La coltivazione della cannabis nelle località di Kasese, Busongora e Hoima è praticata (illegalmente) da decenni, alimentando il mercato nero e le mafie locali. Il Governo ugandese non ha mai lanciato campagne per fermare la coltivazione, pur essendo l’uso farmaceutico e ludico della marijuana illegale in Uganda. Cinque anni fa circolavano rumors che parte del raccolto di queste piantagioni illegali fosse addirittura acquistato dall’Esercito Uganda People Defence Forces (UPDF), che permetteva ai soldati impiegati nei vari teatri di guerra africani, dove il UPDF interviene, di fumare lo spinello per meglio gestire lo stress bellico. La pratica, mai ammessa dalle forze armate e dal Governo, sarebbe stata abbandonata in quanto era prassi immergere la marijuana nel diesel e farla seccare prima della consumazione per aumentare gli effetti. Una pratica  che era stata introdotta anche nel mercato nero, per il consumo destinato ai civili. A causa degli effetti devastanti sulla salute del consumatore, tale pratica fu abbandonata, sia dall’Esercito che dai cartelli mafiosi locali, che non avevano nessun interesse a uccidere i consumatori.

Visto che la produzione e la vendita di cannabis continua indisturbata a Kasese, Busongora e Hoima, il Governo si è posto una semplice domanda: come sfruttare legalmente questa particolare coltivazione? La risposta è giunta da Israele, storico partner politico ed economico dell’Uganda. Lo scorso febbraio, la ditta farmaceutica israeliana Together Pharma, attraverso la sua succursale locale, Industrial Globus Uganda Ltd, ha presentato alle autorità la richiesta per coltivare cannabis ed esportarla legalmente. Permesso concesso dal Governo di Kampala, con autorizzazione ufficiale firmata il 18 marzo 2019 da Lawrence Byensi, Direttore Esecutivo della della Uganda Investment Authority.

L’idea di legalizzare la coltivazione a uso di esportazione della cannabis covava dal dicembre 2017, quando il Governo inviò qualche campione di cannabis coltivata al South Africa’s National Analytical Forensic Service di Pretoria. Le analisi condotte presso il prestigioso istituto sudafricano rivelarono che la qualità di cannabis ugandese era composta da 2,7mg di Tetrahidrocannabinol THC e 2,5mg di Cannabinol CBD. Questa miscela risultò perfetta per vari usi medici della marijuana e principalmente per fabbricare pomate contro varie malattie epidermiche e come ottima alternativa alla morfina per alleviare i dolori nei pazienti affetti da tumore.

Ottenuti permesso di coltivazione e licenza di esportazione, la ditta farmaceutica israeliana e il suo partner ugandese stanno progettando di acquistare le piantagioni a Kasese, Busongora e Hoima per trasformare l’attuale produzione artigianale in produzione industriale.
Anche l’aspetto del valore aggiunto non è stato trascurato. La Together Pharma e il Governo ugandese hanno compreso il mancato guadagno derivato dalla semplice esportazione della marijuana e si sono accordati per la realizzazione di uno stabilimento per la produzione di olio di marijuana a Kampala. Già disponibile i fondi necessari per l’investimento: 18,7 miliardi di scellini ugandesi, pari a 4,56 milioni di euro.
L’avvio della industria della cannabis sta subendo un ritardo causa dell’opposizione di Kahinda Otafiire, Ministro degli Affari Costituzionali, e di Jane Ruth Aceng, Ministro della Sanità Pubblica. Ostacoli che potrebbero invalidare le licenze appena ottenute, visto che la legge in vigore prevede l’autorizzazione di questi due Ministeri  per ottenere l’approvazione finale dalla National Drug Authority. Senza queste autorizzazioni le licenze non valgono nulla, e non possono diventare operative.
A complicare la situazione è la posizione assunta dalla first lady Jannet Museveni, che ha recentemente affermato che qualsiasi uso della marijuana è da considerasi satanico.

Per non perdere questa possibilità di creare nuovi posti di lavoro e di aumentare l’entrate nazionali di valuta pregiata, l’area del Governo favorevole al progetto ha attivato un potente lavoro di lobby. Alcuni luminari della sanità, come Chris Baryomunsi e  Elioda Tumwesigye, hanno dato il loro parere favorevole alla coltivazione e alla esportazione della cannabis, ricordando che nel 2014 l’alllora Ministro della Sanità, Elioda Tumwesigye, si era dichiarato favorevole a far partire l’industria nazionale della cannabis.

La lobby governativa pro-cannabis sta compiendo ogni sforzo possibile per superare gli ostacoli creati dai due Ministri, anche perchè sono stati già firmati due contratti decennali con il Canada e Germania. Il Governo canadese si è impegnato per 100 milioni di dollari, mentre quello tedesco per 58 milioni di euro.

Per superare gli ostacoli è stato creato un ‘Comitato di Approvazione’, composto dal Primo Ministro, Ruhakana Rugunda, dal Ministro della Sanità, da quello degli Affari Costituzionali, dal Ministro del Commercio, Amelia Kyambadde, da quello delle Finanze, Matia Kasaija, dal Ministro dell’Agricoltura, Vincent Ssempijja, e dal Ministro degli Interni, il generale Jeje Odongo.
Indiscrezioni trapelate dai corridoi del potere rivelano di presunti tentativi della ditta israeliana Together Pharma di coinvolgere nel business alcuni noti generali dell’Esercito e lo stesso Presidente Yoweri Kaguta Museveni. Con soci del genere, secondo alcuni pareri, si possono facilmente superare gli ostacoli posti dai Ministri degli Affari Costituzionali e della Sanità. Il quotidiano di opposizione ‘Daily Monitor ha rivelato che il Presidente Museveni sarebbe molto interessato ad avviare l’industria della cannabis in Uganda e potrebbe fare delle pressioni sui Ministri recalcitranti e sul Parlamento, se adeguatamente coinvolto nell’affare.

In attesa che la disputa interna al Governo venga risolta, altre 14 ditte ugandesi hanno già fatto domanda per ottenere la licenza di coltivazione ed esportazione, sperando di entrare nel lucroso business. Recentemente i media nazionali hanno pubblicato il nome di queste ditte, previo il loro consenso: Indutrial Hemp (U) Ltd, Natgro Phama (U) Ltd, Medraw (U) SMC Ltd, Urban Properties (U) Ltd, Prime Ranchers, Silver Seeds (U) Ltd, Dave and Dave Group, Seven Blades, Cannops Africa, Quest Worths International Group, Premier Hemp (U) Ltd, Sativa Agro-tech Ltd, Zeus Agro Ltd, Owesia U Ltd.

Se la lobby governativa pro-cannabis dovesse superare gli attuali ostacoli, la parte del leone della futura industria della cannabis ugandese sarà di prerogativa della Together Pharma. L’azienda è in realtà un consorzio di 6 ditte israeliane (Globus Phama Incorporation, Osher Hassan, Abir Israel Companty Incorportation, Yosef Rotband, Hai Shwarzman e Arieh Ken e di 1 ditta ugandese, la Inustrial Hemp Uganda Linited).
Il consorzio ha appena firmato i contratti con il Canada e la Germania e prevede, entro cinque anni, di trasformare l’Uganda nel principale patner commerciale e fornitore di materia prima e prodotti derivati della cannabis su nuovi mercati già individuati, ovvero Australia, Cile, Croazia, Italia, Macedonia e Repubblica Ceca.

I benefici per l’economia ugandese sarebbero enormi. Secondo degli studi compiuti da ‘Forbesl’investimento iniziale potrebbe essere assorbito in meno di cinque anni, generando profitti da favola. L’affermazione è stata fatta sulla base del volume d’affari della cannabis nel Nord America, che nel 2016 si attestava a 6.7 miliardi di dollari con previsione di raggiungere i 20,1 miliardi di dollari nel 2021, secondo gli studi fatti dalla Areview Market Research. Anche il Governo ugandese otterrebbe grandi vantaggi aumentando le entrate fiscale e la valuta pregiata. Per affermare ciò si è preso l’esempio dello Stato del Colorado, che dal 2015 raccoglie 135 milioni di dollari dalle tasse sulla vendita di marijuana per uso medico e ricreativo.

Uganda: al via l’industria della cannabis L’israeliana Together Pharma, attraverso la sua succursale locale, Industrial Globus Uganda Ltd, ha ottenuto il permesso di coltivare ed esportare cannabis e conta già su due contratti decennali con Canada e Germania per svariati milioni ">