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Tutto il bene che la canna(bis) può fare al Governo La ‘sfida’ della completa legalizzazione alla vigilia del varo del nuovo esecutivo

Nessuno dei partiti o commentatori coinvolti nella costruzione, o distruzione, del prossimo Governo della Repubblica ha segnalato l’assenza di accenni a leggi o politiche in materia di cannabis e sostanze stupefacenti in generale. Non che in passato il tema sia stato al centro di ‘Contratti’ o composizioni di Governi o di deliberazioni parlamentari, ma visto che la parola d’ordine dei soci di maggioranza del prossimo esecutivo è «il Governo del cambiamento» niente è più statico e retrogrado del proibizionismo sulle droghe e delle sue conseguenze. Secondo la Relazione al Parlamento sulle droghe del 2017 (quella del 2018 dovrebbe esser pubblicata alla fine di giugno), ogni anno circa sei milioni di persone ‘incontrano’ le droghe proibite; quattro milioni usano la cannabis e i suoi derivati, gli altri due milioni cocaina ed eroina e, ma in parte minore, sostanze di sintesi chimica. Stando alle stime del Governo, tutte queste sostanze illecite fanno muovere circa 14 miliardi di euro ogni anno – naturalmente gestiti dalla criminalità organizzata -, distraggono risorse umane ed economiche per il ‘controllo del territorio’: lo dice(va) la Direzione Nazionale Antimafia fino all’anno scorso. Investimenti che potrebbero esser utilizzati al fine di perseguire crimini o criminali più grossi ingombrano le scrivanie di magistrati già oberati da centinaia di migliaia di cause, contribuiscono alla sovrappopolazione carceraria col 35 percento dei detenuti e fungono da bancomat per le mafie.

Ecco, di fronte a tutti questi elementi di contesto, rilevati ormai da una decina d’anni dal Dipartimento per le Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri i governanti del cambiamento non hanno pensato di prendere in considerazione una drastica inversione di marcia sulle sostanze stupefacenti – magari iniziando dalla cannabis. Nella scorsa legislatura, grazie all’impegno del Senatore Benedetto Della Vedova, era nato un inter-gruppo parlamentare per la legalizzazione della cannabis. Dopo aver raccolto le oltre 40 proposte presentate da altrettanti parlamentari fu trovato un testo di compromesso che avrebbe creato un monopolio attenuato per la produzione regolamentata della cannabis e suoi derivati a fini di lucro e non. Dopo mesi di dibattito nelle Commissioni Giustizia e Affari sociali, e decine di audizioni, a luglio del 2016 l’Aula della Camera dei Deputati discusse per un intero pomeriggio tutti i pro e i contro contenuti nelle proposte. Era la prima volta nella storia di un Paese democratico che un’Assemblea legislativa, sua sponte, decideva di fare qualcosa del genere. Nel frattempo l’intergruppo aveva raccolto il sostegno di quasi un terzo di tutti i parlamentari.

A novembre dello stesso anno venne presentata alla Camera la Proposta di legge d’iniziativa popolare Legalizziamo!, promossa dall’Associazione Luca Coscioni e da Radicali italiani con il sostegno di decine di Associazioni e l’aiuto concreto di molte decine di Consiglieri comunali da tutta Italia. L’iter parlamentare fu rallentato e poi annacquato nel 2017 stralciando tutto ciò che non avesse a che fare con la cannabis terapeutica. Di tutto quello sforzo sono rimasti degli emendamenti alla Finanziaria che hanno previsto l’ampliamento della produzione della cannabis terapeutica presso lo Stabilimento Farmaceutico Militare fiorentino, finanziamenti per importare prodotti dall’estero e una (poco chiara) previsione di aumento di produzione nazionale previo il coordinamento con Firenze per la distribuzione alle farmacie. L’elemento positivo è che parlare di cannabis in Italia non solo non è più tabù ma è quasi diventato di moda. Nel frattempo la cannabis con un THC (il principio attivo tetraidrocannabinolo) inferiore allo 0,6%, la cui produzione è stata ri-legalizzata nel nostro paese nel 2016, è diventata un successo di pubblico e di critica. Nel 2017 son stati aperti in tutta Italia quasi 500 punti vendita in cui si trovano decine di prodotti a base di cannabis: dalle infiorescenza agli olii, dal sapone al dentifricio, dall’abbigliamento agli accessori. Le prime stime informali dell’industria parlano di un giro d’affari intorno a 45 milioni di euro. Le Fiere sulla cannabis si moltiplicano dappertutto e sono sempre più partecipate.

A febbraio di quest’anno l’Associazione Luca Coscioni ha pubblicato ‘La Cannabis fa bene alla Politica’, un agile libro che ripercorre e documenta le tappe del dibattito italiano sulla pianta proibita, offre una rassegna delle normative nazionali e regionali anche relativamente alla cannabis terapeutica, contiene un glossario e una bibliografia piuttosto esaustive, allega i Progetti di legge più significativi della scorsa legislatura e presenta una panoramica di come in giro per il mondo si stia legalizzando in materia con successo. Lo scopo della pubblicazione è incoraggiare il nuovo Parlamento a riprendere il filo della riforma da dove si è interrotto nella XVII Legislatura per conquistare riforme di libertà e giustizia, ed aiutare le casse dello Stato. Tutti elementi costituenti un cambiamento strutturale. Per il 26 giugno prossimo (2018) è prevista la pubblicazione del IX Libro Bianco sulla Legge in materia di droghe da parte delle organizzazioni che si ritrovano nel ‘Cartello di Genova’. A latere di queste attività di contatto e dialogo politico e istituzionale ci sono le decine di procedimenti avviati, ma ancora non conclusi, relativi alle disobbedienze civili radicali in particolare di Rita Bernardini

Certo le condizioni politiche generali per un forte intervento in materia, specie quelle relative alla formazione del nuovo Governo, non sono delle migliori, ma sulla carta i numeri in Parlamento ci potrebbero essere. Quanto possa far bene la cannabis a un Governo, e quindi a un intero Paese, è ampiamente documentato. Quanto la Politica riuscirà a far tesoro di quello che gli antiproibizionisti le propongono da decenni è un altro discorso. Certo il cambiamento, oltre che reale, sarebbe anche radicale… 

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