Politica Esteri

Thailandia: cannabis medica sì, monopoli no Rassegna Stampa della canapa nelle testate estere, dal 18 al 22 febbraio 2019

In Thailandia nella settimana corrente è entrata in piena operatività la legalizzazione della cannabis medicale. Ci si chiede però, cosa accadrà ora in un terreno pragmaticamente scopertosi come estremamente lucroso e che, in quanto tale, potrebbe essere terreno di famelici appetiti da parte delle multinazionali del settore e soprattutto del campo delle farmaceutiche. In America ci sono ancora parecchie discrasie tra l’andamento delle singole legislazioni degli Stati e quello della riforma a livello federale alla quale ha dato il suo endorsement persino il Presidente Trump in chiusura dello scorso anno. Accade così, che alcuni autotrasportatori rischino fino a 15 anni di carcere perché in alcuni Stati possono trasportare canapa e in altri no e devono dimostrare che si tratta di CBD legale.

 

Thailandia

Operativa la legge sulla legalizzazione della cannabis ad uso medicale. Si paventa, però, il rischio della monopolizzazione del suo mercato in ambito farmaceutico, industriale e distributivo

La legalizzazione della cannabis medicale in Thailandia, prima Nazione nell’arco dei Paesi del Sud Est Asia in tal senso, si configura a tutt’oggi come una vera e propria sperimentazione sociale, di politica governativa e nell’amministrazione pubblica tra i vari sistemi applicati nel Continente asiatico. Il che è la caratteristica di chi – pioneristicamente –  avvia per primo un processo di tale portata. Nella settimana corrente, cioè il giorno 19 febbraio, è entrata in piena operatività la nuova legge liberalizzatrice nel campo delle droghe e dei narcotici e che consente l’utilizzo della cannabis a scopo medicale. I pazienti thailandesi che da tempo attendevano di poter accedere a cure con olii estratti da cannabis e di prodotti medicali o farmaceutici derivati dalla lavorazione della cannabis sono ovviamente felici e sono ben consci di ciò che li distingue – in positivo – rispetto ai numerosi altri Paesi – non solo nel Continente Asiatico – dove il processo di liberalizzazione o legalizzazione non è nemmeno partito. Panthep Puapongpan, rettore del Rangsit Institute of Integrative Medicine and Anti-Ageing è tra coloro che danno voce proprio a questo tipo di timori, ora che siamo nella fase di avvio della riforma, soprattutto siamo nella prima fase della sua applicazione.

I benefici della riforma legislativa potrebbero, però, allo stesso tempo aprire il varco per una potenziale fase monopolizzazione estrema del mercato della cannabis medicale, cosa paventata da alcuni operatori del settore e dai pianificatori sia in ambito economico-finanziario sia in ambito politico. In tal proposito, lo stesso Panthep Puapongpan, sollecitato dai media, ha affermato: «Sebbene sia positivo che la cannabis ad uso medicale per trattamenti specifici sia oggi legale in Thailandia, la cornice di tempo nella quale si è definita e si applica la legge è totalmente inappropriata»: «l’Assemblea Legislativa Nazionale (il Parlamento NLA National Legislative Assembly) ha tradito il pubblico, poiché ha infranto la sua promessa di non applicare la legge prima che il processo legale di rimozione di tutte le controversie relative alle attribuzioni delle licenze o registrazioni ufficiali dei brevetti fosse completato». Il rettore, poi, ha sottolineato che – secondo le attuali condizioni giuridico-legali – i giganti transnazionali delle farmaceutiche riusciranno a rigirare le carte e ritirare le precedenti rimozioni di certificazioni brevettate. Tutto questo, ha affermato, consentirà a questi giganti farmaceutici di abbandonare il mercato locale della cannabis medicale e addossare ai pazienti un costo molto alto per le medicine tratte da cannabis certificate e approvate. Così come per il decreto 1/2562 del Consiglio Nazionale per la Pace e l’Ordine NCPO, il Dipartimento per la Proprietà Intellettuale ha respinto tutti i brevetti inammissibili per le medicine a base di prodotti derivati dalla cannabis fin dal 28 gennaio anno corrente.

Per Panthep, in ogni caso, queste applicazioni problematiche non sono state completamente rimosse, poiché i candidati Otsuka Pharmaceutical del Giappone e GW Pharmaceuticals della Gran Bretagna – possono ancora appellarsi per la dismissione entro 60 giorni. Inoltre, Panthep afferma che la legislazione così severa sulla cannabis medicale, ha invalidato l’ordinanza del Consiglio Nazionale per la Pace e l’Ordine, poiché essa faceva riferimento ad una vecchia versione della Legge sui Narcotici che vieta l’utilizzo di qualsiasi forma di consumo di cannabis per impedire la registrazione di certificazioni.

L’ Assemblea Legislativa Nazionale avrebbe potuto attendere che l’arco di questi 60 giorni di tempo si concludesse prima di far entrare in atto la nuova Legge sui Narcotici, così che questi grandi gruppi farmaceutici non avrebbero potuto avere alcuna chance per appellarsi contro la rimozione delle loro certificazioni depositate. «Ora -afferma Panthep- le certificazioni thailandesi sono state lasciate in una condizione totalmente indifesa».

La Legge sui Narcotici riformata legalizza l’uso della cannabis e delle foglie di kratom per scopi medicali, sebbene riservi ancora delle restrizioni sul consumo, possesso, coltivazione e ricerca su queste erbe. Solo soggetti certificati sono autorizzati all’uso legalizzato di cannabis o kratom per scopi medicali, mentre il consumo o la vendita delle due erbe a scopo ricreativo è ancor oggi passibile di punizioni secondo le leggi vigenti.

Secondo la legge corrente, la punizione per il possesso di non più di 10 kilogrammi di cannabis per uso ricreativo è di cinque anni in carcere oppure una cauzione di 100.000 THB, mentre l’uso ricreativo di kratom è punibile con una cauzione di 2.000 THB.

Così come per coloro che hanno ricevuto in precedenza autorizzazione all’uso di medicine con estratti di cannabis o kratom prima che la legge fosse riformata, oggi gli viene richiesta l’iscrizione presso le liste ufficiali della Food and Drug Administration entro 90 giorni, altrimenti i prodotti medicali in loro possesso saranno considerati prodotti narcotici illegali.

La Città di New York, attraverso le proprie autorità istituzionali, sta meditando di introdurre un particolare divieto nei confronti delle imprese che adottano i test sulla marijuana per accettare o escludere personale dall’assunzione. Alcuni test, oltre che poco scientificamente accertati, riescono a individuare tratte di CBD ma il cui consumo è datato fino a un mese prima, a differenza di quel che accade con l’alcool. I legislatori di New York e federali riflettono sul vulnus discriminatorio che questi test possano creare in termini di Diritto del lavoro.

 

USA

Trasportare canapa attraverso i confini degli Stati potrebbe costituire un rischio: i trasportatori potrebbero essere arrestati. Ed alcuni lo sono già stati

Nonostante il fatto che il Governo Federale abbia rimosso la canapa dalla lista delle Sostanze Controllate comprese nella Legge Agricola del 2018, i trasportatori che portano la canapa lungo i vari confini statali interni hanno più di una ragione d’essere preoccupati. Due casi recenti, in Oklahoma e Idaho, mostrano la necessità di ulteriori chiarimenti nell’ambito della definizione di legalità in materia di canapa.

Il 9 gennaio scorso quattro uomini sono stati fermati dai servizi di pattugliamento della Polizia a Pawhuska, Oklahoma, per il trasporto di quello che la Polizia riteneva fossero 18.000 pund di cannabis mentre i trasportatori continuavano a ripetere si trattasse di canapa industriale. Due uomini sono rimasti in custodia, rischiando vari anni di carcerazione e con pesanti potenziali multe da saldare, in un caso che esemplifica bene lo stato di confusione oggi imperante in materia e che si focalizza sull’incerto stato delle cose in relazione alla Legge Agricola del 2018 che legalizza la cannabis a livello federale e cosa tutto ciò significhi per l’applicazione della Legge da parte del Governo centrale. Dopo che la Polizia ha fermato l’autocarro in Oklahoma, un test di comprova è risultato positivo al THC ma a causa della notoria scarsa accuratezza dei test somministrati in questi casi, saranno necessari molti altri test di controllo da eseguire nei laboratori della DEA Drug Enforcement Administration per poter raggiungere un livello legalmente accettabile. Sfortunatamente per loro, a causa dello shutdown dell’inverno durato 35 giorni, non c’era nessuno del personale professionale autorizzato all’interno dei laboratori DEA fino al 25 gennaio.

A causa di tutto questo, Tadesse Deneke e Farah Warsame, i due autotrasportatori, hanno trascorso più di un mese in carcere. Andrew Ross e David Dirksen, due veterani che lavorano per una società di sicurezza che seguivano il camion con un altro veicolo, hanno potuto pagare una cauzione dopo sei giorni. Dopo tutta quella attesa, molti dei test sulla cannabis hanno dato un responso con livelli inferiori a 0.3 per cento di THC (il che fa definire il livello di canapa legale). In ogni caso, «molti campioni hanno mostrato livelli di poco superiori» tipo 0.4 oppure 0.5 per cento, come riportano alcuni media locali. Ora Deneke e Warsame potrebbero rischiare condanne fino a 15 anni e ammende anche superiori a 500.000 Dollari USA.

Il procuratore Bransford Shoemake, il quale rappresenta Ross e Dirksen, illustra la posizione per la quale ai suoi clienti è semplicemente accaduto di essere stati incaricati per questo trasporto, erano stati insomma ingaggiati per un trasporto legale, aggiungendo: «Se si fosse trattato di marijuana, si sarebbe trattato semplicemente di marijuana». Dirksen ha anche chiarito che il loro mezzo di trasporto «era chiaramente destinato al trasporto di canapa industriale». Ross ha aggiunto che «I driver FedEx ogni giorno trovano pacchi di marijuana ed i driver FedEx non sono certo arrestati per questo». Shoemake ai media locali ha riferito che «La compagnia, non appena il caso ha visto la luce dei media proiettata su di sé, ha abbandonato i suoi dipendenti».

Frank Robinson è un procuratore specializzato in materia di canapa che ha lavorato con il Giudice Distrettuale coinvolto in questo caso e per lui non ha rilevanza l’argomento per il quale lo shutdown ha procastinato i tempi. «I laboratori con questa tecnologia possono effettuare analisi e dare risultati in meno di 24 ore», ha affermato Robinson, sostenendo che vi sono molti modi per testare questa canapa con supporti accreditati e validi. «Ultimamente – egli afferma – il Procuratore Distrettuale dell’Oklahoma non era ricettivo in quel tempo alle alternative metodiche. Allo stesso tempo, due uomini siedono in carcere perché essi non possono pagare la cauzione».

Mentre Deneke e Warsame aspettano seduti in carcere, un altro trasportatore di canapa dall’Oregon al Colorado è stato fermato in Idaho con più di 6.700 pound di un «materiale verde, a forma di foglia» che la Polizia riferisce essere cannabis mentre il conducente del mezzo continua ad affermare si tratti di canapa. Nel caso in cui si dimostri che si tratti di cannabis, secondo il portavoce della Polizia di Stato dell’Idaho ISP, Tim Marsano, potrebbe trattarsi della «più grande quantità di marijuana che la Polisia di Stato dell’Idaho abbia rilevato in tutta la sua storia». Sfortunatamente per l’autotrasportatore, Denis V. Palamarchuck, il quale deve dimostrare il contrario. Secondo Scott Bandy, procuratore della Contea Ada, Se ci fosse una qualsiasi quantità di THC, si incorrerebbe nella definizione di marijuana (in Idaho). Questo perché, piuttosto che consentire l’usuale livello di THC pari a 0.3%, in Idaho non viene permesso alcun tasso di THC nella propria canapa o in alcuna canapa che sia trasportata o in movimento all’interno dello Stato. Ora Palamachurck può aspettarsi una condanna da 5 a 15 anni di carcere da scontare in prigione e 15.000 Dollari USA di ammenda da pagare ma secondo la DEA Drug Enforcement Administration, può essere scarcerato dopo il pagamento di una cauzione di 100.000 dollari. Diversamente dalla società incaricata del trasporto fermata in Oregon, in questo caso la VIP Transporter LLC presso la quale è impiegato Palamachuck non ha lasciato solo il proprio dipendente, anzi, il titolare della ditta si è detto sicuro per un milione per cento che il suo carico trasportato ha rispettato la definizione di canapa industriale dell’Oregon, secondo l’esponente ufficiale dell’Idaho.

La canapa che stava trasportando era stata acquistata dalla società con sede in Colorado Big Sky Scientific (Big Sky) da parte della Boones Ferry Farms (BFBF) di Hubbard, Oregon. Big Sky sta citando in giudizio ISP per riavere la propria canapa indietro. Sono preoccupati per il fatto che la canapa trattenuta troppo a lungo tra i corpi del reato stoccati nella sede della polizia locale potrebbe essere contaminata o attaccata dalla muffa, il che significherebbe perdere il prodotto. Il sito web di Big Sky sostiene i reclami dell’impiegato Palamarchuck, affermando che essi hanno solo acquistato «canapa ricca di CBD». Ulteriore prova che l’oggetto commerciale trasportato era canapa viene dagli atti ufficiali del processo di Big Sky dove si afferma che «BFBF ha licenza ottenuta dal Dipartimento di Agricoltura dell’Oregon come coltivatore di canapa industriale registrato ufficialmente». Big Sky ha ottenuto 19 campioni sottoposti a test dalla piantagione che è stata oggetto di analisi e tutte le partite testate sono risultate «con livelli al di sotto del limite legale federale dello 0.3% con alcuni lotti risultati al di sotto con 0.023%».

«L’Idaho ha libertà di darsi tutte le leggi che vuole», ha affermato il procuratore di Big Sky Elijia Watkin ai media internazionali oltre che nazionali, «Il problema giunge quando si va in un’area di conflittualità tra le leggi dei singoli Stati e quelle federali». Big Sky accusa la Polizia di Stato dell’Idaho ISP di «violazione della Legge Agricola del 2018» e della «Clausola del Commercio della Costituzione degli Stati Uniti». Partendo dal presupposto che le leggi federali superano le leggi dei singoli Stati, sembra non ammissibile che la legge ultra-restrittiva dell’Idaho sulla definizione della canapa possa prevalere ed andare contro il parere della Corte federale. Fino ad allora, i trasportatori di canapa che attraversano l’Idaho devono tener conto di questo precedente in attesa di giudizio che dirima la questione delle competenze. Jim Ball, procuratore di Palamarchuck ha riecheggiato i sentimenti di Watkin affermando che «sembra che Denis inconsapevolmente non sapeva di guidare il suo mezzo in una battaglia tra lo Stato dell’Idaho ed il governo federale a proposito della legalità della canapa industriale».

Ciò che si trae da tutta questa vicenda è che da oggi in poi tutti gli autotrasportatori che stiano trasportando canapa dovranno fare molta attenzione quando attraversano gli Stati degli USA, soppesando bene i vari contrasti giuridici e di Diritto, visto che i vari linguaggi giuridici dei singoli Stati possono andare in contrasto non soltanto tra di loro ma ognuno di essi nei confronti delle Leggi federali. E le società di trasporto e commerciali, a loro volta, dovranno tener tristemente in conto che i propri dipendenti – nel momento in cui sono impegnati nel trasporto di canapa – possono incorrere in legislazioni locali particolarmente restrittive, al punto che possono rischiare di finire in carcere con condanne tutt’altro che lievi. Ed il territorio comune di scontro, è la definizione giuridica di canapa sulla quale molte entità dovranno trovare adesso un accordo.

 

USA

Lo Stato di New York potrebbe considerare di introdurre un divieto sui test per uso di marijuana per l’ammissione al lavoro o assunzione

Sebbene la marijuana sia legale in varie forme nella metà degli Stati degli USA, le imprese ancor oggi hanno il diritto di concludere i rapporti di lavoro coi propri dipendenti sulla base di un solo e semplice test sulla positività da droghe e per derivati da erbe contenenti THC. Anche pazienti compresi nei programmi di trattamento medico autorizzato dallo Stato con specifica concessione governativa possono essere esclusi dall’assunzione o dal proprio impiego poiché molti devono ancora superare o non hanno superato i test specifici come parte delle procedure adottate in caso di assunzione o reiterazione dell’ assunzione al lavoro.

Questo è uno degli aspetti più controversi del movimento per la legalizzazione della marijuana e supporta il punto di vista per il quale, una volta rilevata eventuale presenza di metaboliti THC nel sangue dei soggetti sottoposti a test, tutto questo non necessariamente implica che si tratta di un membro non produttivo per la società. Lo Stato di New York potrebbe, così, essere il primo Stato a meditare l’introduzione di una politica del diritto del lavoro basata su questi principi.

Una sezione della legislazione introdotta dal Consigliere della Città di New York, Jumanee Williams potrebbe quindi proteggere molti impiegati dal dover essere sottoposti a test screening pre-introduzione ai posti di lavoro per uso di marijuana se questi sono viene ritenuti elemento ineludibile per essere assunti. La legge, che è considerata parte dell’intero pacchetto legislativo dello Stato, potrebbe rendere i test sull’uso di marijuana illegali per le imprese che intendano applicarli per i neoassunti. «E’ un’idea originale», afferma Williams. «Dopo tutto, se la marijuana diviene legale per uso adulto a livello statale, non ha senso che un test positivo sul THC possa impedire a qualcuno di essere ammesso all’assunzione ad un posto di lavoro» ha affermato ai media locali e nazionali. Non si può non essere d’accordo ma – si sa – leggi e burocrazia non sempre vanno d’accordo con principi di buon senso. Secondo la proposta di legge, i lavoratori coinvolti in caso di incidente sul posto di lavoro o causa del lavoro potrebbero ancor oggi essere sottoposti a test sull’uso di marijuana. Sfortunatamente, nel caso di esito positivo al test, potrebbe offrire a chi assume tutte le carte per procedere al licenziamento.

Inoltre, non ogni membro della forza lavoro di New York potrebbe beneficiare della revisione di legge che impedisce l’applicazione del test anti marijuana. Gli ufficiali di Polizia, bagnini, ed operatori addetti a macchinari pesanti potrebbero comunque essere tenuti a fornire campioni di urine per la applicazione del test su eventuale uso di marijuana per accedere a queste specifiche categorie di lavoro. Così come potrebbero essere costrette a somministrare questi test anche le imprese che abbiano in essere contratti federali. Entro la fine dell’anno, la legge potrebbe aprire alcune opportunità, in tal seno, mai applicate per anni addietro.

Il problema, con la marijuana e con la forza lavoro, è che ci si chiede come i metaboliti siano presenti nel sistema corporeo umano. A differenza dell’alcool, il THC può permanere nel corpo umano molto più a lungo, fino a 30 giorni dopo l’ultimo utilizzo, il che rende difficile – nei fatti lo rende impossibile -determinare se un lavoratore sia impedito nel lavoro oppure hanno semplicemente fatto uso, in modo occasionale, nell’arco dell’ultimo mese.

Allo stato attuale, non vi è alcun test sulla marijuana considerabile realmente efficiente e che possa dare responso certo dal punto di vista scientifico. Ma i legislatori ritengono che le persone dovrebbero avere una opportunità per dare prove certe sul proprio posto di lavoro. William in tal caso ha affermato: «Se hai ingerito erba in qualsiasi modo tu l’abbia fatto un mese fa, io non sono sicuro come tu possa impedire dal tuo svolgere il tuo lavoro oggi».

Lo Stato di New York è in predicato di diventare uno dei prossimi Stati a legalizzare la marijuana per uso ricreativo. Queste leggi sono solo un esempio di misure progressiste che i legislatori stanno meditando di introdurre nel ridisegno delle leggi di settore. Si spera che il tema non tenda ad involversi e consenta il processo di legalizzazione entro il 2019. E’ anche importante ricordare che la legalizzazione federale della marijuana potrebbe eliminare la gran parte di queste preoccupazioni legate ai test sulle droghe in modo definitivo.

 

Israele

Si studiano i legami tra cannabis medicale ed il sollievo dai sintomi dell’autismo nei bambini

Lo studio suggerisce che la cannabis medicale possa mettere a disposizione un sollievo dai sintomi dell’autismo, dai tic alla depressione, per i pazienti con età fino ai 18 anni. Uno studio recente condotto dalla Ben-Gurion University del Negev (BGU) e dalla Soroka University Medical Center ha concluso che la cannabis medicale può essere un trattamento sicuro e significativo per molti sintomi dell’ampio spettro di disordini dell’autismo per pazienti con età fino ai 18 anni. Questi sintomi comprendono convulsioni, tic, depressione, inquietudine e persino “attacchi di rabbia”. Infatti, lo studio che ha monitorato 200 israeliani con età inferiore ai 18 anni ha rivelato importanti informazioni. Oltre l’80% dei partecipanti che sono stati trattati per sei mesi hanno mostrato miglioramenti sia significativi sia moderati secondo quanto confermato da Lihi Bar-Lev Schleider del BGU-Soroka Clinical Cannabis Research Institute. Meno del 10% dei partecipanti ha sperimentato alcun effetto da menzionare dovuto alla cannabis. Chi ha segnalato effetti negativi? Nessuno.

Israele ha una tradizione locale nell’ambito della ricerca scientifica che raggiunge punte di eccellenza raramente acquisite anche in contesti ritenuti d’avanguardia come nel caso degli Stati Uniti. Nel 1964, il dottore israeliano Ralphael Mecholaum ed il suo team di ricercatori hanno cambiato il corso della storia della cannabis attraverso l’identificazione della molecola THC e la Nazione è diventata così pioniera a livello internazionale per la ricerca sulla cannabis.

Il loro progresso s’è poi rallentato. Nel 2014, Israele ha ufficialmente sanzionato la cannabis medicale usata nel trattamento della epilessia pediatrica. Ci sono attualmente in Israele più di 3.500 pazienti autorizzati al trattamento medicale a base di cannabis e la metà riceve cannabis attraverso la principale organizzazione del settore, Tikkun Olam. Quando si è affrontato il tema dell’autismo, i ricercatori di BGU e della Soroka University hanno riconosciuto che vi è una significativa caduta in termini di conoscenze sul profilo della sicurezza e sugli specifici sintomi che devono essere sottoposti a trattamento con cannabis.

L’autismo è un tema particolarmente sentito in Israele poiché recenti report hanno mostrato un significativo accrescimento dei tassi di autismo nelle passate tre decadi. Secondo il Center of Disease Control, negli Stati Uniti, un bambino su 68 negli USA soffre di autismo (sebbene altre fonti hanno suggerito che questi dati riflettano soprattutto i cambiamenti dei criteri nella definizione della condizione specifica).

Per completare il loro studio, 188 partecipanti – con un’età media di 13 anni – e 14 pazienti sotto l’età di cinque anni hanno ricevuto giornalmente tre dosi di olio CBD che contiene tracce di THC. Al di là delle statistiche sulla crescita generale, più sopra menzionata, vi sono state anche altre considerazioni ritenute interessanti. Come il team ha riportato, i comportamenti dirompenti sono stati rilevati nel 61% dei pazienti, problemi di comunicazione sono stati rilevati nel 47 per cento, ansia nel 39 per cento, stress nel 33 per cento e comportamenti distruttivi nel 33 per cento dei pazienti.

Questi dati hanno anche trasferito cambiamenti positivi e concreti nella qualità di vita dei partecipanti. Al momento, prima di avviare il trattamento, il 42 per cento dei genitori ha affermato che i propri bambini hanno generalmente manifestato reazioni comportamentali positive. Dopo sei mesi di trattamento, quel numero è giunto fino a 63.5 per cento. L’abilità dei partecipanti a vestirsi e fare il bagno in autonomia è cresciuta dal 26.4 al 43 per cento. Da aggiungere il fatto che i genitori i quali hanno descritto i propri bambi come capaci dormire in modo tranquillo son passati dal 3 per cento a circa il 25 per cento. Ancor più impressionante il dato relativo al fatto che all’inizio dello studio nessuno dei genitori ha segnalato alcuna capacità dei propri bambini a concentrarsi e dopo sei mesi di trattamento, dopo i sei mesi di studio e trattamento quel numero è cresciuto fino al 14%.

Il trattamento a base di CBD ha anche condotto ad un terzo di pazienti in meno nell’utilizzo di antipsicotici, antidepressivi, sedativi ed altro. I ricercatori non hanno effettuato alcun tentativo di coprire gli effetti secondari del trattamento ma quegli effetti, che comparivano solo in una manciata di casi, mancanza di sonno, non percepire sapore e odore dell’olio, reflusso e caduta dell’appetito, sembravano abbastanza benigni, soprattutto al cospetto di così notevole e acclarato successo. Si nutre speranza che questo studio serva per la ricerca futura del settore cannabis sia in Israele sia nel resto del mondo, si ritiene si tratti solo della punta dell’iceberg.

 

USA

La crisi CBD nella Città di New York preoccupa molto i ristoratori

I cibi e le bevande infuse con CBD sono il principale target della crisi che oggi si constata a New York. Ma qui il vero tema è il fallimento della FDA di portar pace con la legge federale non il rischio insito nei cannabinoidi. Le autorità della Sanità pubblica di New York hanno posto un embargo sugli inventari e minacciano azioni repressive nei confronti di luoghi di ristorazione economica, caffè e locali dove si vendono cocktail dove è possibile avere bevande preparate con cannabinoidi CBD alla moda.

Nel mese di gennaio, ispettori del Dipartimento di Salute e Igiene Mentale hanno avviato l’embargo su cibi e bevande CBD il che significa che ristoranti ed altri luoghi di ristorazione sono stati posti in stato di divieto di offrire tutto questo. Finora i funzionari ufficiali hanno messo in mora cinque locali, secondo quanto confermato dal sito specializzato Eater, che ha dato conto dell’intera vicenda. Il primo embargo è stato introdotto proprio nell’arco della settimana corrente in via attuativa.

I ristoranti della Città di New York hanno ricevuto divieto di aggiungere nulla ai cibi o alle bevande che non sia approvato in termini di sicurezza alimentare. «Il Dipartimento di Salute ha preso a cuore la questione della difesa della salute degli abitanti di New York», si riporta in un comunicato ufficiale del Dipartimento stesso dove si aggiunge che i CBD non sono ritenuti additivi sicuri per la salute. Il comunicato afferma che il Dipartimento comincerà a comminare multe e sanzioni per cifre a partire da 200 dollari USA fino a 650, dipende dalla quantità rintracciata. Tutto questo però, non accade solo nella Città di New York dove si annotano ormai i vari casi di contrasto tra la legislazione federale e quella locale ma sta svolgendosi anche nel Maine e nell’Ohio.

Thailandia: cannabis medica sì, monopoli no Rassegna Stampa della canapa nelle testate estere, dal 18 al 22 febbraio 2019">