Politica Esteri

Svolta in USA: legalizzazione canapa in tutto il territorio già entro il 2018? Rassegna Stampa della canapa nelle testate estere, dal 3 al 7 dicembre

Svolta negli USA, il fronte politico trasversale tra Democratici e Repubblicani a favore della legalizzazione propone una più ampia estensione dei principi di libero accesso alla cannabis a livello confederato e non più dei singoli Stati. E tutto questo oggi lo si vuole raggiungere entro la conclusione del 2018.

 

Stati Uniti

La legalizzazione della canapa sarà legge entro l’anno su tutto il territorio della Confederazione

Il Congresso degli Stati Uniti ha raggiunto un accordo sulla Legge Agricola del 2018 che potrebbe condurre alla legalizzazione della canapa e sui prodotti derivati dalla lavorazione della canapa e della connessa industria CBD a livello nazionale e confederato non più locale, una volta che tale provvedimento fosse approvato. I principali leader politici del Congresso USA hanno annunciato la scorsa settimana che un accordo sulla Bill Farm 2018 che contiene già al proprio interno forme di investimento e finanziamento statale destinate all’agricoltura della canapa potrebbe sovvertire il quadro giuridico-legale per come si è evoluto fino ad oggi e indirizzandolo verso una più piena legalizzazione a livello confederato, rimuovendo la canapa ed i prodotti derivati dall’elenco dell’Atto delle Sostanze Controllate. Ulteriore tassello innovativo, in questo quadro, è che il voto su questa legge lo si potrebbe avere anche prima della fine dell’anno in corso.

In un atto pubblico stilato congiuntamente dal Presidente e dai capi delle rappresentanze politiche parlamentari del Senato e dalle Commissioni della Casa dell’Agricoltura, i legislatori hanno affermato di essere felici circa il progresso finora conseguito ma che certo il lavoro non si può dire sia concluso. «Abbiamo il piacere di annunciare che abbiamo raggiunto un accordo di massima sulla Legge Agricola del 2018» afferma tra altre cose il comunicato ufficiale congiunto espresso in ambito istituzionale. «Stiamo ora operando per completare il processo di legalizzazione ed il contenuto giuridico così come la definizione dei costi attraverso le stime dell’Ufficio Budget del Congresso ma abbiamo certamente molto lavoro ancora da svolgere. Siamo concentrati nell’emettere un nuovo testo di legge da consegnare all’America il più presto possibile» riporta tra altre cose il comunicato congiunto ufficiale. I leader della Commissione Agricoltura al Senato, i Senatori Pat Roberts (Repubblicano, Kansas) e Debbie Stabenow (Democratica, Michigan) hanno affermato di aver risolto le loro differenti posizioni in materia definendo gli oggetti di discussione compresi i temi riguardanti coloro che ricevono cibi a base di prodotti derivanti dalla lavorazione della Canapa e le politiche di riforestazione sottoposte a commenti da parte del Presidente Trump in occasione degli incendi drammatici che si sono sviluppati recentemente in California. «Abbiamo un accordo sui punti di massima -ha aggiunto Roberts- ma fino a quando non troveremo la chiave giusta per definire i contorni dell’intera legge non si potrà ancora dir nulla sugli esiti finali, è ancora prematuro per dire quale sarà l’accordo nella sua completezza».

Mentre molti sostenitori della causa della Canapa si aspettavano che la legge fosse sottoposta al voto già nell’arco della settimana corrente, la morte del Presidente H.W. Bush ha spinto la Camera Bassa a cancellare tutti gli impegni in Aula previsti e calendarizzati nella settimana ed il Senato ha deciso di aggiornarsi fino a conclusione dei funerali. Un voto quindi, lo si prevede per la prossima settimana quando la Camera Bassa tornerà al lavoro. Eric Steenstra del gruppo di sostegno alla legalizzazione VoteHemp ha affermato che il voto sulla canapa industriale sarà completato entro il 2018 all’interno della revisione della Legge Agricola, fatto che ritiene sicuro. «La sezione riguardante la canapa in verità non è mai stata messa in discussione» ha affermato Steenstra – «Mi sento ottimista su tutta la materia». La canapa ha ricevuto un endorsement moderato dal Governo federale nella Legge Agricola del 2014 con la legalizzazione dei progetti pilota di ricerca. Da allora, più di 40 Stati hanno approvato le leggi per programmi agricoli destinati alla coltivazione di canapa. Eric Steenstra ha anche aggiunto: «In cinque anni di operatività abbiamo assistito ad un costante e progressivo aumento delle persone interessate a coltivare questo tipo di coltura».

Ma la Legge Agricola del 2014 non escludeva specificamente la canapa e gli estratti relativi dall’Atto sulle Sostanze Controllate, lasciando la legalità dei prodotti derivati dalla canapa come i prodotti CBD in una zona legale grigia. Bruce Perlowin, Amministratore Delegato Hemp Inc. ha affermato che la legalizzazione della canapa darà ai coltivatori indipendenti nuove opportunità per il successo. «La piccola famigliola contadina che è completamente scomparsa dalla scena americana sarà ora economicamente ripristinabile e la si vedrà riemergere nello scenario nazionale, un fattore che credevamo fosse perso per sempre nell’America odierna e che non avrebbe avuto alcuna via di ritorno in questa Nazione» ha affermato Perlowin ai media. L’accordo trovato tra i legislatori sarà usato per integrare le versioni separate della Legge Agricola passate al vaglio di Senato e Camera Bassa agli inizi di quest’anno. Il Congresso ha, nel periodo conclusivo della Legislatura in corso oppure entro la fine dell’anno corrente, il tempo necessario e sufficiente per completare il percorso relativo al completamento della Legge che potrebbe essere siglata dal Presidente affinché diventi Legge effettiva.

 

Stati Uniti

I parlamentari del Michigan riformano la legge per depenalizzare e liberare i condannati per reati connessi alla marijuana

I legislatori del Michigan stanno provando a correggere il sistema della giustizia statale per gli specifici reati connessi alla marijuana.  In special modo i politici del fronte dei Democratici hanno presentato una legge per la quale potrebbero essere rilasciati dalle prigioni coloro che hanno commesso reati connessi con il consumo o la distribuzione e vendita di Marijuana così come di altri reati correlati. La legge, la House Bill 6508, potrebbe anche ridurre il numero delle sentenze che prevedono la carcerazione per una serie di altri reati anch’essi connessi con la marijuana. Se tale legge fosse approvata e quindi resa operativa, oltre a disporre la liberazione di prigionieri detenuti per particolari reati, potrebbe prevedere misure alternative e persino le attività correzionali e preventive, restituendo una serie di diritti e doveri che sono sospesi nel caso in cui sia da scontare una pena che prevede la carcerazione. La misura potrebbe prevedere – per coloro che attualmente sono detenuti – la conversione dietro richiesta della pena su uno stato di regime sulla parola per determinare se possono essere definiti meritevoli di scontare la pena che riguardava originariamente detenzione e possesso o distribuzione di marijuana. Se – dopo la revisione di legge – sarà estesa la depenalizzazione, i detenuti potrebbero essere immediatamente rilasciati – qualora si rispettino i contenuti della legge riformata – e riprendere il proprio percorso personale riabilitativo all’esterno delle carceri, senza la necessità della detenzione che impatterebbe ulteriormente sul sistema carcerario nazionale.

La legge è una delle numerose riguardanti il settore della cannabis, in questo caso, presentata durante il periodo in cui la attuale sessione legislativa del Michigan è in una condizione di forte debolezza. Un’altra misura, la Legge del Senato 1200, potrebbe emendare l’Atto Pubblico 213 del 1965 per coloro che si sono resi colpevoli di numerosi reati per possesso di sostanze controllate, in modo da applicare loro una estinzione del reato. La legge è stata introdotta lo scorso 27 Novembre dai Senatori Steven Bieda, D-Warren, Ian Conyers, D-Detroit, Curtis Hertel Jr, D-East Lansing e Coleman Young II, D-Detroit.

La scorsa settimana, il leader della Maggioranza al Senato, Arlan Meekhof ha presentato una legge che potrebbe superare la Proposta 1, l’iniziativa di legalizzazione della cannabis ad uso ricreativo che è stata approvata col voto compreso nelle elezioni Midterm, attraverso un emendamento che potrebbe consentire la coltivazione fino a 12 piante di Cannabis in esclusivo ambiente domestico. In quel tempo Meekhof affermava di non voler vedere i vicini del Michigan  inondati da canne realizzate con piante coltivate in casa. La marijuana coltivata in ambiente domestico è fondamentalmente non regolamentata, sosteneva Meekhof, e perciò  dovrebbe essere materia sottoposta a regolamentazione, in modo da migliorare la sicurezza e l’ affidabilità. Così come l’alcool che è una sostanza che può alterare la mente, così la marijuana dovrebbe essere regolamentata diversamente e meglio in quanto ad accesso ed utilizzo. Un’altra legge presentata da Meerlhof potrebbe ridurre il tasso della presenza marijuana descritto nella Proposta 1 portandolo dal 10 percento al 3 percento ed eliminare i requisiti per cui le rendite derivanti dalle tasse sulla cannabis possano essere spese per scuole e strade.

 

Israele

Imponente campagna di crowfunding per la presentazione di una petizione volta a chiedere la legalizzazione da presentarsi presso l’Alta Corte di Giustizia

Continua la raccolta fondi per sottoporre una petizione all’Alta Corte di Giustizia alla quale si chiede la legalizzazione. Quest’azione potrebbe condurre – sulla strada della legalizzazione in Israele – ad una vera e propria pietra miliare con il completamento della campagna popolare di crowfunding alla quale finora hanno partecipato in molti con 400.000 Shekels raccolti in sette settimane. Alle prime ore del mattino di ieri la campagna raccolta fondi è giunta a concretizzare la presentazione di una petizione presso l’Alta Corte di Giustizia per cancellare le leggi di criminalizzazione sulla cannabis in Israele. Più di 1.000 NIS sono stati raccolti proprio a sostegno di tale petizione relativa alla legalizzazione in Israele, tema particolarmente dibattuto e discusso in ogni sede, dalla più popolare alla più alta in rango presso le Istituzioni nazionali. In quanto parte convocata dalla petizione, lo Stato sarà interpellato e chiamato a rispondere sul perché non abbia regolamentato il mercato della cannabis (in quanto a legalizzazione) e la scorsa settimana è stato deciso di includere anche una domanda circa la legiferazione in materia di guida sotto effetto della cannabis così come è stato fatto con l’alcool dove i limiti sono da tempo stati precisati con maggiore chiarezza.

Almeno 3.000 sostenitori hanno partecipato alla campagna soprattutto con piccole donazioni, in tre casi con vaste donazioni in denaro (‘Underground’, ‘Hydrogarden’). La campagna di raccolta fondi terminerà nell’arco di sei giorni e stavolta molti continueranno a donare in relazione al compartecipare il diritto di farsi parte attiva nello storico processo che potrebbe condurre alla legalizzazione in Israele. Tra i regali che i donatori potrebbero ricevere: magliette, sticker, prestigiosi certificati di apprezzamento ed altro ancora. In uno speciale comunicato emesso mercoledì, l’intero ammontare raccolto è stato versato su un conto fiduciario del sito di reclutamento stesso dal quale i fondi saranno prelevati sotto la supervisione dei soli procuratori a beneficio del processo legale. Per quanto riguarda la tempistica, l’intenzione originaria è quella di presentare la petizione entro la fine dell’anno, sebbene nulla sia ostativo in un eventuale slittamento della data al 15 Gennaio del prossimo anno. Tra le altre cose, si attende di conoscere anche il parere dei residenti all’estero così come si attende il completamento e la correzione della petizione stessa, la prima di questa natura e su questa tematica così nuova e complessa. «Abbiamo dimostrato che ognuno ha già perfetta conoscenza sul tema da lungo tempo» – hanno scritto gli organizzatori in un comunicato nella giornata di ieri- Le comunità dei consumatori di cannabis in Israele ed i sostenitori di tale materia sono una Comunità unita e forte che può agire unitamente e può determinare grandi cambiamenti».

 

Israele

Petizioni sull’importazione di CBD dall’estero e i giudici che si oppongono, la saga continua

La petizione presentata presso la Corte Distrettuale dai pazienti che hanno finora adottato la cannabis ad uso medicale e che hanno ordinato prodotti CBD dall’Europa è stata respinta. Secondo la legge, questa è una droga pericolosa, ha stabilito Winograd, ed ha denunciato coloro che hanno presentato la petizione con relativo addebito di spese. «Esamineremo gli atti in appello», hanno affermato gli avvocati. La legalità della CBD continua a tirare in ballo il ruolo della decisione dei giudici, soprattutto di Ram Winograd. Sebbene la Polizia abbia confermato che CBD non sia una droga pericolosa sotto i contenuti delle Ordinanze sulle Droghe ed ufficiali di dogana abbiano confermato tale parere, il Ministro della Salute ha continuato ad insistere che – nonostante queste sostanze non abbiano effetti psicotropi – siano da considerarsi illegali.

Il punto di vista del Ministero della Salute è basato su una interpretazione dell’ Ordinanza sulle Droghe per la quale «ogni parte della pianta è illegale». La sostanza psicoattiva THC è citata esplicitamente nella Appendice dell’Ordinanza come opposta alla CBD che non appare in tale testo. Coloro che hanno presentato la petizione, compreso il famoso produttore Zvi Shisel, saranno rappresentati da un procuratore Elad Sharon ed hanno chiesto alla Corte di ordinare alle guardie doganali di liberare da sequestro prodotti CBD che sono stati bloccati per ordine del Ministro della Salute e determinare quindi che la molecola non è illegale. A fronte di tale speranza, il giudice Winograd ha approvato ed accettato la posizione dello Stato per la quale CBD è considerata parte della pianta e quindi è da considerarsi illegale. E’ quindi impossibile l’importazione. Tra altre cose, il procuratore di coloro che presentano opposizione alla espressione del Ministro e della Corte (la Unità Cannabis Medicale, le Guardie doganali e la Polizia Israeliana) sono tornati in audizione da Efrat Bougamin. sulla decisione del direttore della Unità Medica Cannabis YKR Yuval Landschaft perché THC può essere prodotta da CBD e pertanto è un rischio addizionale dato che è un processo difficile da ottenere dalla gente comune. Lo Stato inoltre ha argomentato che il prodotto era stato ordinato e bloccato dalle guardie doganali – capsule  CBD, contenenti il 45% di cannabis ed il 55% di olii estratti da semi. Mentre gli olii estratti da semi di cannabis sono importabili, l’olio prodotto dalla cannabis stessa ha su di sé un chiaro divieto di legge.

Il giudice Winograd ha stabilito che la interpretazione del Ministro della Salute per la quale CBD è illegale poiché è parte della pianta di cannabis è corretta. «La definizione di ‘droga pericolosa’ contenuta nell’Ordinanza è una sostanza inscritta nella prima lista unitamente ad altre sostanze così come i Sali ed ogni altro rimedio, mistura o soluzione tratta da tale materiale».

Il procuratore Elad Sharon in risposta al pronunciamento della Corte ha affermato: «Crediamo che l’espressione giuridica della Corte sia sbagliata e si attenga al solo formalismo senza esaminare la sostanza della materia, l’essenza della petizione ed è un peccato che sia proprio in questa fattispecie. La Corte ha ignorato due principali argomenti presentato chiaramente da coloro che hanno consegnato la petizione e che sono stati anche ampiamente supportati da prove specifiche: 1) che la sostanza CBD non è pericolosa e/o dannosa e/o pericolosa e questo secondo la stessa ammissione della Polizia Israeliana e di tutte le Autorità, Peace in WC nelle procedure legali e 2) che la stretta interpretazione delle Autorità, contrarie allo scopo della legge e così si giunge al risultato assurdo per il quale materia che non è pericolosa o dannosa viene sottratta e vietata a pazienti che ne hanno fatta esplicita richiesta ed avendo dimostrato stretta necessità medicale, ebbene, queste sostanze vengono fermate al confine e viene loro vietato di essere importate in Israele solo per dei tecnicismi. Il rifiuto è di tipo arbitrario e tecnico e ignora l’essenza della materia. Contrariamente a tutto ciò, vi è ampia base documentaria per appellarci al provvedimento. La decisione sarà presa nei prossimi giorni, dopo di che studieremo il dispositivo relativo con molta attenzione».

 

Stati Uniti

‘Svapare’ marijuana ha effetti maggiori rispetto al fumarla normalmente. Lo dice una ricerca scientifica

Svapare la marijuana fa raggiungere effetti più alti rispetto al fumarla normalmente. Questo il risultato di un recente studio pubblicato in una rivista American Medical Association. Per verificare la differenza, i ricercatori hanno cominciato col reclutare 17 persone che hanno consumato cannabis nello scorso anno ma si sono astenuti almeno nell’ultimo mese. Ogni soggetto individuale ha partecipato a sei sessioni di otto ore e mezza, tre soggetti hanno fumato Marijuana e tre hanno ‘svapato’. Vi erano tre livelli di concentrazione di THC per entrambi i settori di ricerca: 0 mg, 10 mg e 25 mg. Dopo aver fumato o svapato è stato chiesto ai partecipanti di riempire dei questionari per raccontare con propri termini l’esperienza e successivamente i ricercatori hanno effettuato una serie di test di tipo fisico e cognitivo. Anche il sangue dei soggetti dell’esperimento è stato sottoposto ad analisi. Il risultato più ovvio è stato che quando le persone hanno fumato o svapato la sostanza controllo pari a 0 mg, non si è esplicato alcun effetto né fisico né psicologico. Ma a 10mge specialmente a 25mg i partecipanti hanno segnalato effetti dovuti all’assunzione. Hanno riportato di avvertire fame, di aver bisogno di dormire e di sentirsi piacevolmente tranquilli. Le fauci erano secche. Alcuni sono diventati ansiosi o paranoici. Tre partecipanti al test hanno sperimentato eventi avversi come il vomito dopo aver assunto 25 mg di Cannabis.

Alcuni consumatori regolari possono probabilmente attestare di aver sperimentato almeno alcune di queste sensazioni di tanto in tanto. Ma quel che potrebbe sorprendere è che vaporizzare la cannabis «ha prodotto effetti soggettivi significativamente più grandi rispetto alla cannabis fumata», come riportano gli Autori dello studio nel documento pubblicato da JAMA Network Open nella giornata di venerdì scorso. In studi precedenti i ricercatori hanno permesso ai partecipanti di correggere le proprie dosi di THC, proprio ciò che ha consentito di dimostrare che chi aveva svapato mostrava effetti più alti in media rispetto a chi ha fumato normalmente. Ma quando si rende costante la quantità di THC, lo svapare sembra essere un metodo più efficiente di rilascio al sistema, probabilmente perché il fumare richiede una combustione che può ridurre i livelli di THC. Venditori e consumatori di prodotti derivanti da cannabis potrebbero essere al corrente che inalare cannabis con un vaporizzatore potrebbe produrre effetti da droga più potenti e a livelli non pareggiabili attraverso il normale consumo col metodo di fumare. Tale rilevante informazione viene diffusa oggi mentre il mercato della Marijuana si espande. Sempre più persone stanno optando per la vaporizzazione e lo studio indica che i consumatori non frequenti o nuovi probabilmente approcciano i vaporizzatori con più attenzione, cominciano a livelli bassi e procedono lentamente.

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