Politica Esteri

Stati Uniti: legalizzazione cannabis, tre Stati dicono ancora no Rassegna Stampa della Canapa nelle testate estere, dal 2 al 6 settembre 2019

Negli USA si espande sempre più la fase della legalizzazione e della concessione della cannabis ad uso medicale. Ma tre Stati rappresentano tutta l’ala nazionale statunitense che si oppone vivamente a tale apertura sociale, economica e culturale a favore della cannabis, Idaho, Nebraska e South Dakota. Una giovane ragazza americana è trattenuta in carcere in Russia per detenzione di cannabis, arrestata mentre era sulla strada del ritorno negli USA. Le è difficile dimostrare che si tratta di cannabis per uso personale ed a scopo medicale, in Russia la legislazione in materia è molto differente. In America si rileva che la coltivazione di canapa industriale a fine di creazione di materiali simili al legno rappresenta una valida alternativa al disboscamento intensivo degli alberi soprattutto di quercia.

 

Stati Uniti

Tre Stati USA ultimo baluardo contro la legalizzazione in ogni direzione, anche la cannabis medicale è bandita

Nonostante il grande lavoro svoltosi in ambito giuridico-legale nella direzione dell’estensione della legalizzazione della cannabis o di una sua più ampia e liberalizzata riforma a favore di un meno restrittivo accesso almeno alla cannabis medicale, in generale gli osservatori di cose legate alla marijuana ed alla cannabis verificano che permane un atteggiamento generalmente ostile nei confronti della cannabis. Un esempio alquanto illuminante di questo atteggiamento tipicamente statunitense, è quello di tre Stati dell’Unione che vietano in modo netto e chiaro persino la cannabis medicale, Idaho, Nebraska e South Dakota. Non mancano gli esempi in tal senso, nel Mississippi, dove gli olii estratti da CBD erano consentito anche prima dell’introduzione della Legge Agricola, un uomo dell’Oregon ha ricevuto una condanna a 12 anni da scontare in carcere per il semplice possesso, una sentenza draconiana che -di fatto- rappresenta una totale rivisitazione della materia; in Oklahoma, che avrebbe potuto essere uno Stato tra i più CBD-friendly, uno spedizioniere è stato bloccato dalle forze di polizia locali in attesa di definire se il carico di canapa fosse legale oppure no. In generale, appare che l’intero Sud degli USA sia alquanto restio nei confronti della legalizzazione, anzi, vi si oppone in modo netto. A parte ovviamente alcune eccezioni. La notizia positiva è che in tutti i tre Stati USA nel 2010 sarà indetto un referendum sulla materia e le popolazioni locali si potranno esprimere sul tema.

Idaho

Lo Stato è collocato all’Ovest ed ha visto tra i primi la creazione di spazi di legalizzazione.  Confina con Stati paladini della legalizzazione quali California e Colorado, Stati dove le legislazioni locali sono persino più permissive del Controlled Substances Act.

Il semplice possesso di 3 once o persino meno è un reato punibile con una multa di 1.000 dollari o un anno di carcere; il possesso di più di 3 once viene considerato un reato. Se si coltiva a casa, come si può fare oltre il confine di Washington, si rischia la valutazione di un reato punibile con un massimo di 15 anni di prigione, se le autorità sostengono che la coltivazione è finalizzata alla vendita. L’Idaho è anche lo Stato dove la locale Polizia ha deciso che la Legge Agricola entrata in vigore dopo l’endorsement del Presidente Trump lo scorso dicembre non viene applicata. Sebbene la legge federale oggi affermi che la cannabis sativa con un livello di THC allo 0.3% sia legale e che si possa possedere, lo Stato dell’Idaho dichiara che il possesso di THC di ogni quantità e livello è proibito e che il trasporto o la commercializzazione di canapa è soggetta all’applicazione di sanzioni, in aperta sfida alle leggi federali che da tempo affermino che la canapa è legale. In attesa del voto referendario del 2010, gli attivisti a favore della legalizzazione pensano alle azioni da intraprendere anche in Oklahoma, Arkansas e West Virginia .

Nebraska

Tra i tre Stati che non prevedono la cannabis ad uso medicale, il Nebraska sembrerebbe essere il porto più sicuro ma dietro ogni piccola crepa nella facciata proibizionista c’è una pena massima per il possesso di piccole quantità di cannabis è di $300, anche se le vendite di ‘qualsiasi importo’ possono essere punite con un minimo obbligatorio di un anno di carcere. Il possesso di concentrati di cannabis -come una cartuccia per sigaretta elettronica- può condurre in una prigione di stato per cinque anni. Una revisione di legge a favore di una maggiore liberalizzazione della marijuana giace nel corso della operatività della Legislatura corrente durante il dibattito di quest’anno e durante le fasi più concitate, una grande folla di sostenitori stazionava fuori dalla sede della sede parlamentare.

South Dakota

Questa potrebbe essere l’ultima frontiera dello spirito riformatore sulla cannabis nell’intera America. Non è sempre stato così: il South Dakota ha depenalizzato la cannabis nel 1977 ma ha subito manifestato un grave caso di rimorso dei riformatori e «quasi immediatamente» ha abrogato la legge, come osserva il Marijuana Policy Project. Ma nei decenni successivi, i cittadini del Sud Dakota hanno costantemente dimostrato di non essere interessati alla legalizzazione o liberalizzazione: le iniziative di voto per la cannabis medica sono state bocciate nel 2006 e nel 2010 da margini sempre più ampi, l’ultimo sforzo intrapreso in tal senso, ha perso con un rapporto di due a uno e una proposta di iniziativa lo scorso anno non ha potuto raggiungere un esito finale positivo. Sembra probabile che la riforma della cannabis qui dipenda dall’azione federale all’interno del Congresso, il che mostra come la proibizione per certi versi radicata rimanga nella mente e nei libri di legge di alcuni americani.

 

Russia 

Studentessa americana trattenuta in carcere in Russia per la durata di un mese per possesso di Marijuana ad uso medicale

 

Una studentessa di un college americano è attualmente detenuta in un carcere vecchio di trecento anni dopo aver tentato di fuoriuscire dal Paese con un quantitativo di marijuana a scopo medicale che aveva con sé per la durata del viaggio. Si tratta di Audrey Eliza Lorber, 19 anni trattenuta a San Pietroburgo in un antico carcere per la durata di un mese e tutto perché accusata di aver tentato di lasciare la Russia con circa 19 grammi di cannabis che aveva ricevuto attraverso un programma di cure mediche che le erano state precedentemente accordate.

Stando a quanto riferito dalla Federazione russa nelle ultime 48 ore, lunedì scorso 2 settembre, il Servizio Stampa Unito dei Tribunali di San Pietroburgo ha annunciato che il Tribunale Distrettuale di Mosca e di San Pietroburgo congiuntamente hanno depositato una causa penale contro la Lorber. È accusata di aver commesso un crimine ai sensi dell’articolo 228, parte 1, del Codice Penale della Federazione russa. Quella stessa sezione della legge in oggetto che tratta la potenziale condanna definitiva della Lorber per uso personale di cannabis, prevede che potrebbe essere condannata in via definitiva con una multa fino a 40.000 rubli, pari a circa 699 dollari USA. Altre possibilità includono un lavoro obbligatorio per un termine della durata fino a 480 ore, lavoro correttivo per un periodo fino a due anni, o «da limitazione della libertà per un periodo fino a tre anni», che suona come una condanna alla prigione.

La Lorber è una studentessa di cinema che abita a New York City, dove ha aperto un canale YouTube che finora ha accumulato oltre 22.000 follower. Secondo il suo sito, la Lorber è nata e cresciuta a Staten Island, New York. Ha avviato il suo canale YouTube proprio prima di entrare al Liceo e lo ha portato a svilupparsi fino a quando ha cominciato a frequentare la Pace University di Manhattan, dove dovrebbe iniziare il suo secondo anno come regista. Invece è in una prigione russa.

«Secondo gli investigatori, la Lorber ha acquistato la cannabis in un quantitativo di 19.05 grammi negli Stati Uniti in un periodo non meglio specificato», come riportato su Telegram. «La accusata aveva questo quantitativo per uso personale. La cannabis è stata rintracciata tra le sue cose durante la perquisizione in aeroporto Pulkovo. La certificazione accompagnatoria che la accusata ha esibito e dove si attesta l’uso della cannabis a scopo medicale come registrato regolarmente negli Stati Uniti non ha valore sul territorio della Federazione Russa. La Lorber si è dichiarata colpevole».

La testata ‘CrimeRussia’ ha annotato che la ricerca è apparentemente svoltasi quando la Lorber era praticamente sulla strada del ritorno a casa dal suo viaggio in Russia. Il sito si dice speranzoso sul fatto che la Lorber si veda la pena ridotta alla sola sanzione ma -nei fatti- è stata già condannata ad un mese di prigione presso le carceri Kresty di San Pietroburgo. Si tratta di carceri che tra una decina d’anni raggiungeranno i tre secoli di vita. È stato un elemento fondamentale della storia russa, che ha ospitato tutti, dagli ultimi ministri degli zar alle vittime delle epurazioni di Stalin, che sono stati rinchiusi in celle di isolamento con altri 15 in uno spazio progettato per un solo detenuto. Non ha molto senso che una diciannovenne con un po’ di marijuana sia costretta a sopportare le stesse condizioni di alcuni dei più grandi nemici dello stato russo, sovietico e poi ancora russo.

Il ‘Moscow Times’ ha annotato che nel 2018, oltre 100.000 persone sono andate in prigione in Russia a seguito della applicazione dello stesso articolo 228 del codice penale per il quale la Lorber è stata accusata. Gli attivisti in Russia affermano che l’articolo 228 viene utilizzato anche come strumento per dare la caccia alle persone ai margini della società russa, come le persone nella comunità LGBTQ o i giornalisti che lavorano per contrastare la corruzione del Governo. Ad esempio, un giovane gay ha raccontato al ‘Moscow Times’ una storia circa la Polizia che lo attirò ad un appuntamento stabilito attraverso Tinder, dicendogli di portare l’erba. Quando arrivò lì, due poliziotti lo salutarono inizialmente in modo amichevole e cominciarono all’improvviso a perquisirlo. Si trovò di fronte l’unica opportunità di pagare una tangente o avere la sua vita rovinata per sempre. «Mi hanno detto che mi avrebbero accusato di possesso di 7 grammi di marijuana e aperto un procedimento penale contro di me, anche se avevo molto meno di qual quantitativo addosso», ha affermato. «Sarebbe stata la fine della mia carriera universitaria e forse del mio intero futuro».

 

Stati Uniti 

La canapa sempre più valida alternativa all’utilizzo del legno di quercia 

Una nuova piantagione con strutture annesse stabilita a Murray, Kentucky, dimostra che le nuove conoscenze nella coltivazione di canapa legale possono costituire una valida alternativa per rimpiazzare e sostituire il sovra-utilizzo di legname e soprattutto potrebbe evitare l’eccessivo sfruttamento di legno ottenuto dalle querce.

La società del Kentucky HempWood ha aperto ufficialmente la sua sede manifatturiera a Murray lo scorso lunedì, prospettando così nuovi piani di impiego di manodopera e offrendo una valida alternativa sul mercato che contribuirebbe ad evitare la deforestazione in special modo delle piante di quercia, una soluzione quindi molto più eco-compatibile rispetto alle pratiche precedenti di ottenimento del legname come peraltro confermato anche dalla testata di settore Woodworking Network.

Dopo la cerimonia del taglio del nastro il leader della HempWood Greg Wilson ha mostrato il processo della lavorazione basato sul trattamento della canapa che può essere utilizzata per la realizzazione di veri e propri pannelli o altri artefatti in legno e persino per la creazione di appositi parquet.

La sede manifatturiera si stima possa utilizzare materiali base per un controvalore iniziale di un milione di dollari su base annua, secondo quanto afferma il report specifico, e tutto il materiale base sarà fornito da coltivatori locali, del Kentucky.

La società nei fatti, opera congiuntamente con la Murray State University che mostra il più grande prospetto possibile della operatività locale, Il dottor Bob Jackson, Presidente dell’Università, ha affermato che «la partnership condurrà ad attività di tirocinio e creazione di nuovi posti di lavoro così come a nuove opportunità per insegnamento ed istruzione specifica intesa da un punto di vista strettamente agricolo, da un punto di vista chimico e si potrebbe andare avanti così nel menzionare altre aree di acquisizione culturale e tecnica specifiche». 

La canapa è diventata legale a livello federale alla chiusura del 2018: fino a quel momento v’è stato un grande influsso da parte di Stati la cui politica di coltivazione della canapa era a carattere massivo così come da parte di quella imprenditoria che aveva già svolto un grande lavoro pioneristico in questo campo. La scorsa settimana la USDA ha annunciato che i coltivatori della canapa possono candidarsi per l’ottenimento delle assicurazioni per le coltivazioni stilate a livello federale.

 

Stati Uniti 

Secondo gli scienziati la cannabis attualmente utilizzata in laboratorio è di cattiva qualità

I ricercatori degli Stati Uniti hanno solo una fonte di approvvigionamento di cannabis per scopi di ricerca scientifica ed è di qualità estremamente povera, fatto che svilisce notevolmente la validità delle ricerche in atto in questo settore. Oggi, dopo che molti procedimenti legali sono stati avviati, la DEA ha annunciato per la prima volta che rilascerà licenze per un ulteriore numero di coltivatori. Per oltre 50 anni, se uno scienziato americano avesse voluto ottenere cannabis per la ricerca, avrebbe avuto solo una fonte per “organizzarsi” in tal senso, l’Università del Mississippi. Dal 1968, l’Università ha sempre vinto le gare d’appalto del governo americano, ed è l’unico fornitore di cannabis nel Paese. Ma questo monopolio dell’Università del Mississippi ha subito un sacco di critiche infuocate negli ultimi anni, perché la cannabis da esso fornita è considerata, come una con-causa ha messo la qualità della ricerca al di sotto di certi standard di qualità. 

La cannabis di fornitura governativa ha diversi punti di forza, con il livello più alto riscontrabile che si suppone raggiunga il 13% di THC nel migliore dei casi, tuttavia, i test hanno trovato che -in realtà- non passa l’8% di THC.

La ricerca di ‘Genetically’ rilasciata nel mese di Marzo di quest’anno (2019) ha scoperto che geneticamente, la cannabis coltivata presso l’Università del Mississippi è in realtà più simile alla canapa (canapa industriale) che alla marijuana (cannabis psicoattiva). «Il raccolto di cannabis del Governo non assomiglia alla marijuana e nemmeno profuma di marijuana», afferma Anna Schwab, una genetista vegetale dell’Università del Colorado del Nord che ha condotto lo studio. La scorsa settimana (26 agosto), l’unica ricerca dell’Università del Mississippi che trattava della cannabis stava per finire, con l’annuncio della DEA (Drug Enforcement Administration) che dispensava licenze per altri coltivatori. La decisione di rilasciare ulteriori licenze per coltivare cannabis per la ricerca è stata ulteriormente presa nel 2016 sotto l’Amministrazione Obama ma il 2017 il Segretario alla Giustizia Jeff Sessions decise di sospendere la sua applicazione. Ora, dopo la partenza di Sessions e in risposta a diverse denunce presentate finora, finalmente l’annuncio tanto atteso è venuto dalla stessa DEA.

L’ultima causa è stata intentata dal Scottsdale Research Institute all’inizio di quest’anno, dove si sostiene che la cattiva cannabis del governo fornita dall’Università del Mississippi ha danneggiato in modo significativo la sua ricerca sullo stato post-traumatico nell’Esercito americano. Il giudice ha ordinato alla DEA di rispondere entro mercoledì della scorsa settimana (28 agosto), e l’annuncio è arrivato due giorni prima di tale termine. «Siamo ottimisti ma cauti», ha detto l’avvocato Matt Zorn, che rappresenta lo Scottsdale Research e il suo ricercatore principale la dottoressa Sue Sisley.

«È un primo passo nella giusta direzione ma il Dr. Sisley ci ha messo 3 anni e una causa solo per arrivare a quel punto, quindi non direi che la lotta è finita», ha aggiunto Matt Zorn. Lo Scottsdale Research Institute è una delle 33 università e istituti di ricerca che hanno già fatto domanda alla DEA per ottenere la loro licenza specifica a fini di coltivazione in proprio.

«La DEA continua ad andare avanti con il programma per la individuazione e nomina di ulteriori coltivatori di marijuana per studi che hanno finora ricevuto l’approvazione federale». Poi ha aggiunto: «Continueremo a lavorare con le autorità federali competenti per accelerare l’attuazione dei passi necessari», ha detto il capo della DEA Uttam Dhillon. «Sosteniamo ulteriori ricerche sulla cannabis e sui suoi componenti, e crediamo che più coltivatori permetteranno una selezione più ampia per la ricerca».

Attualmente non è prevista alcuna scadenza per l’attuazione del piano, e l’agenzia ha chiarito che è necessario prima redigere nuove leggi e regolamenti per la coltivazione di cannabis a fini di ricerca prima che i nuovi coltivatori siano approvati, senza prevedere un calendario.

Inoltre, l’annuncio della DEA rende chiaro, alla luce della confusione sulla questione, che un aumento sulla Maple (canapa industriale) per scopi di ricerca non richiede più l’approvazione del governo, in conformità con la legge economica .

 

Israele

Il ‘Modello Amsterdam’: il Northern Party propone la legalizzazione a Kiryat Shmoa

Israele sempre in bilico tra posizioni estremiste in materia di cannabis, stupisce per il suo andirivieni e per l’endorsement espresso da parte della attuale Amministrazione che ha già chiarito di professare un punto di vista più aperto e favorevole alla diffusione della cannabis a scopo medicale, oltre che rivedere in senso meno restrittivo la questione della importazione e/o della esportazione di cannabis. Il Northern Party propone di soffiare sul deserto della Galilea con l’aiuto del ‘Modello Amsterdam’ promulgandolo a Kiryat Shmona, prevedendo varie misure tra le quali l’apertura di negozi legali di cannabis che attireranno turisti nella zona.

Elezioni 2019: i piccoli partiti hanno riconosciuto il potenziale elettorale dei sostenitori della cannabis e ora propongono una più ampia legalizzazione e ulteriori facilitazioni in questo settore.

Dopo che il “Partito della Destra Secolare” di Ron Kobi e l’avvocato Miriam Brainin che ha dichiarato che farà avanzare la questione, e il partito “Rosso e Bianco” di Ami Feinstein e Gadi Wilchersky (Era Moore) hanno inciso i propri nomi sulla bandiera, ora lo fa anche il “Partito del Nord”.

«I turisti hanno una buona ragione per andare in Galilea», dice Michal Geller, un imprenditore edile che opera sulle alture del Golan, terzo nel partito, in un nuovo video pubblicato nell’ambito della loro campagna elettorale. «Attueremo il Modello Amsterdam, che permetterà il consumo di cannabis, legalmente, in Kiryat Shmona, e ciò farà leva economicamente su tutta la regione. Il modello consentirà la crescita e la prosperità di nuovi posti di lavoro, turismo e ricerca nel mondo della cannabis».

Alla testa del Partito del Nord è Idan Lev Ran (39 anni, padre di 4 figli) su un lato delle alture del Golan, e al secondo posto c’è Eviatar Ben Porat (30 anni) di sicuro. Il colonnello Mill. Jihad Mustafa di Sajour (ex numero 48 della lista Likud) sarà il quarto della lista.

Va notato che il partito probabilmente non passerà la percentuale di blocco e potrebbe anche nemmeno far finta di farlo ma vuole solo manifestare e sottolineare le richieste dei residenti della zona.

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