Politica Esteri

Stati Uniti: legalizzazione cannabis al centro della corsa per le presidenziali Rassegna Stampa della canapa nelle testate estere, dall’8 al 12 aprile 2019

L’America continua a ripensare sui termini di legge della legalizzazione della marijuana a livello confederato. A differenza del Canada, oggi tutto è di nuovo confuso e magmatico. In settimana si segnala persino il ritiro della firma di un importante senatore democratico ritenuto tra i “padri fondatori” della legalizzazione della marijuana negli Stati Uniti.

 

USA

Acceso dibattito nuovamente sulla legalizzazione della marijuana. Il candidato presidenziale Cory Booker ci ripensa e toglie il suo appoggio

Anche Cory Booker (Democratico, New York) è in modalità campagna presidenziale ed ha reso il tema della marijuana parte importante della propria piattaforma politica. Ci si chiede allora come mai non abbia co-sponsorizzato la nuova legislazione in difesa degli Stati che hanno legalizzato la cannabis dall’intervento federale che è stato introdotto dal Congresso la scorsa settimana.

Il senatore ha apposto la propria firma su una versione originaria della legge che è stata archiviata lo scorso anno. Ed ha ripetutamente affermato che gli Stati dovrebbero essere garanti della autonomia nel fissare propri principi di legge nell’ambito delle politiche sulla marijuana. Il che sarebbe stato ciò che si sarebbe conseguito secondo la legge proposta ma ha declinato di aggiungere il proprio nome come co-sponsor originale dell’Atto di Rafforzamento del Decimo Emendamento Attraverso l’Affidamento agli Stati (STATES).

La ragione dietro questa scelta era ignota fino a martedì scorso quando Booker ha riferito  a Matt Laslo del VICE che recedeva dal suo supporto a causa del fatto che -secondo lui- la legge non è ancora troppo andata avanti nella definizione del tema delle diseguaglianze razziali in base ai rischi del proibizionismo. E così ha aggiunto, ha stabilito fosse troppo ovvio, urgente e scorretto che ci si disponesse a revisioni di legge a livello federale se prima non si risolve la questione delle uguaglianze nei diritti e nella legge. Vorrei -ha aggiunto in buona sostanza- che la legge abbia qualche conoscenza in più sulla protezione delle ingiustizie che la legge sulla proibizione della marijuana ha creato finora alle comunità.

Michael Collins, direttore Affari Nazionali presso la Drug Policy Alliance, ha riferito ai media che è vero, dobbiamo ancora intraprendere passi nella lotta alla droga nella giusta direzione e speriamo che più membri del Congresso abbraccino la posizione di Brooker.

 

Germania

Un impianto interamente ad energia solare per la produzione di cibi a base di canapa

Nella sede HempToday Center in Polonia, si terrà una presentazione completa ed ufficiale di Hemp Factory un impianto di processazione canapa a totale fonte d’energia solare che sorgerà nella Germania Nord Occidentale, nei giorni dal 24 al 25 maggio prossimi. Si accede alla presentazione solo dietro rilascio di opportuni accrediti, si tratterà di una presentazione dove saranno mostrati tutti i tipi di applicazioni tecnologicamente disponibili attraverso questa nuova strumentazione tecnica e che tratterà sia le operazioni di vasta portata sia quelle più in dettaglio e sempre riguardanti la lavorazione della canapa. Attività di coltivazione e strumentazioni di desquamazione corteccia, sistemi di estrazione, macchine di raccolta ed altri tipi di tecnologie utili per l’industria della canapa, tutti aspetti che saranno esaminati durante l’evento suddiviso in due date. Giungeranno operatori ed attori della scena specifica da Canada, Germania, Lituania, Italia, USA, Sud Africa, Finlandia, Irlanda, Danimarca, Portogallo, Polonia, tutti Paesi che si sono già registrati per l’evento.

Con sede a Borken, nei pressi del confine tra Olanda e Germania, Hemp Factory è la più grande impresa manifatturiera di canapa dell’Europa Centrale. Lo sviluppo della loro opera è stato guidata da HempConsult GmbH, società di consulenza nel settore della produzione di canapa con sede a Dusseldorf. L’Amministratore Delegato e fondatore di HempConsult Daniel Kruse è anche Amministratore Delegato pro tempore di Hemp Factory.

Hemp Factory produce materia prima derivata dalla lavorazione della canapa per l’industria di processazione, con il 95% di materiale organico derivato e la restante parte per la produzione convenzionale. Inoltre, per diffondere ancor meglio i semi di canapa, i servizi di Hemp Factory comprendono anche la estrazione di olii da semi di canapa con pressione a freddo e la produzione di farina da semi di canapa, proteine da canapa e fibre dietetiche da canapa.

Un’altra linea di produzione è quella che realizza foraggio, cibi concentrati e oli non per foraggio per l’industria alimentare per animali e fornisce materiali per bestiame con cibi ad alta concentrazione di buona qualità ottenuti da prodotti bio come olii, olio condensato e cibi grezzi.

Tra i consumatori di Hemp Factory si annoverano quelli dei settori dei cibi famosi e dei produttori di beni così come le principali catene di distribuzione commerciale. L’ azienda produce anche cibi grezzi per Hempro InternationalGmbH & Co., che vende canapa e prodotti derivati da almeno 16 anni.

 

Giappone

Esponenti istituzionali giapponesi hanno approvato l’Epidiolex per sperimentazioni cliniche

Rappresentanti istituzionali del Governo giapponese hanno approvato il brand CBD Epidiolex per cicli di sperimentazione clinica, segnando così un primo evento del genere in questo specifico settore approvato dal Governo giapponese. I trial clinici -tutti da eseguirsi in ambiente ospedaliero sotto stretto controllo- sono esentati dall’Atto di Controllo Giapponese sulla Cannabis che vieta in generale qualsiasi componente correlato alla cannabis come oggetto di sperimentazione.

Epidiolex, lavorato da GW-Pharmaceuticals nella sede inglese, è stato approvato dalla Food and Drug Administration USA lo scorso anno. Il Ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare attraverso suoi funzionari ha reso pubblici i trial medici in occasione di un meeting tenutosi nell’ambito dei lavori dell’Okinawa-Northern Task Force, un’agenzia di ricerca e sviluppo.

Epidiolex è stato messo a punto nella forma di trattamento per due specie di epilessia dell’infanzia. E’ la prima prescrizione medica a base di cannabis e prodotti derivati a raggiungere la approvazione su base federale negli Stati Uniti. Originariamente era stata studiata come metodo di trattamento di due forme severe di epilessia, Sindrome di Dravet e Sindrome di Lennox-Gastaut. In Giappone, vi sono circa 3.000 pazienti che soffrono di Sindrome di Dravet e circa 4.300 affette da Lennox-Gastaut.

 

Israele

Il Call center Cannabis medicale al collasso, migliaia di pazienti protestano

Presenteremo denuncia presso il Ministero della Salute, affermano i pazienti senza risposte sul loro destino. Nelle ultime due settimane i pazienti che erano in trattamento con terapie a base di cannabis o prodotti farmaceutici derivati si sono lamentati della mancanza di risposte ai propri quesiti da parte del call center che avrebbe dovuto chiarire tutti i dubbi posti così come era stato annunciato dal Ministero della Sanità israeliano. La situazione è peggiorata al punto che le chiamate sono giunte ad un numero che ha letteralmente paralizzato il call center. Si è creato così un vasto malumore che ha determinato migliaia di chiamate senza risposta. Ora alcuni di questi pazienti, già vessati da recenti soluzioni adottate in questo specifico ambito a livello istituzionale e governativo, sono arrivati al punto che che si è diffusa la volontà di presentare una denuncia verso il Ministero della Salute con una eventuale richiesta risarcitoria per i danni finora subiti da parte di almeno 4.000 pazienti in terapia con prodotti derivati dalla lavorazione della cannabis.

L’Unità Medica presso il Ministero per la Sanità (YKR) ha visto il picco di chiamate nella giornata di ieri quando il centro è del tutto collassato ed era ormai impossibile fare qualsiasi chiamata a fini di richiesta d’assistenza. Il centro, che è stato destinato in generale a rendere servizi per circa 1.000 pazienti, non è disponibile per tutti, così ogni telefonata praticamente s’interrompe non appena iniziata.

Nelle ore precedenti, sono giunte decine di telefonate anche alle testate del settore in Israele, tutte da parte di utenti impossibilitati ad ottenere risposte a proposito del rinnovo delle licenze o per il mantenimento della continuazione del trattamento medicale a base di farmaci variamente correlati alla cannabis. In ogni caso, il Ministero della Salute non ha fornito alcuna spiegazione circa il problema specifico. Il Vice Ministro della Sanità Yaakov Litzman, ha affermato che in realtà loro non conoscono bene il motivo ma pare che si sia trattato di una questione di sovraccarico. Questo malfunzionamento nelle linee del call center cannabis giunge nel momento in cui migliaia di pazienti son stati lasciati un mese o due senza fornitura di cannabis medicale, dopo la notizia recente per la quale Tikkun Olam cessava la fornitura per l’interruzione della sua attività produttiva.

Il Ministero della Sanità ha messo a disposizione differenti opportunità ed opzioni per cercare di limitare gli slittamenti nelle forniture dovendo riallocare circa 7.000 pazienti ma si protesta anche sulle procedure per questi trasferimenti nelle prescrizioni, eccessivamente lente. Come era stato evidenziato in precedenza, circa 2.000 pazienti ulteriori si sono ritrovati nelle condizioni di totale mancata copertura nella fornitura di cannabis per le recenti scelte amministrative locali ma soprattutto per la cessazione delle attività di Tikkun Olam, creandosi così un caos di enormi proporzioni tra tutti i pazienti che fino a quel punto avevano usufruito di forniture di farmaci cannabis derivati. E già sono numerose le testimonianze di chi si è rivolto al mercato nero dei farmaci specifici, per ovviare ai tempi di attesa che si prospettano di enorme lunghezza a fronte della necessità di proseguire nei propri trattamenti medicali a base di farmaci su base cannabis. E’ alquanto complesso che il denaro da loro versato a fronte di queste specifiche necessità farmacologiche sarà mai rifuso da parte delle istituzioni mediche e sanitarie nazionali.

 

Uganda

Il Ministero della Salute conferma che non è stato rilasciato a nessuno Stato o ente estero il permesso di coltivare cannabis sul territorio nazionale

Il Ministero della Sanità dell’Uganda smentisce in modo categorico che siano stati rilasciati particolari permessi al fine di coltivare cannabis sul proprio territorio nazionale, se non nei modi di legge per quel che riguarda i criteri di accesso a strutture o società nazionali, a differenza di quanto affermato in comunicato stampa ufficiale emesso da parte della società israeliana Tathive che insiste -invece- di avere tutti i permessi per poterlo fare. Nonostante i media abbiano esposto i fatti per i quali la società risulti non avere i permessi per coltivare legalmente cannabis medicale in Uganda, Tachive guidata da Yohanan Danino, ha continuato ad affermare che presto avvierà la coltivazione nella Nazione africana.

Come accennato un mese fa, i media hanno veicolato l’informazione per la quale era stato chiarito dal Ministero della Sanità ugandese -rispondendo in merito ad una domanda posta dai media- che nessuna società aveva ottenuto alcun permesso di coltivare canapa o cannabis medicale in Uganda e di essere l’unica autorità a fornire tali permessi o licenze, secondo i criteri di legge vigenti attualmente in Uganda, dove appunto si chiarisce nettamente che solo il Ministero della Sanità ugandese ha tale autorità.

«Non vi è alcuna singola società che abbia ricevuto permessi per coltivare cannabis in Uganda», ha affermato anche il portavoce del Governo ugandese in quel tempo. «Se questa società afferma che tali licenze o permessi abbiano ottenuto autorizzazione o certificazione, è pregata di presentarvi copia di tali attestazioni». I media non hanno voluto rivelare circa la stessa autorizzazione da parte del Ministero della Giustizia e in risposta si è solo affermato che eventuali conferme avrebbero dovute essere messe a disposizione dal Ministero ugandiano della Sanità e non dal suo portavoce.

Recentemente una testata del settore ha pubblicato una serie di lettere alla Borsa dove le certificazioni sono nelle proprie mani, sebbene esse fossero firmate dalla Autorità Anti-Droga dell’Uganda NDA e non dal Ministero della Sanità, la stessa testata ha poi incontrato il Ministro dell’Agricoltura Vincent Sempia, il quale ha anch’egli confermato che non vi è alcuna approvazione ufficiale o certificata da parte del Governo ugandese nella materia della coltivazione di cannabis sul proprio territorio.

Da fonte israeliana si è affermato che tali permessi fossero stati concessi da parte del Ministero della giustizia e non da quello del Ministero della Sanità. Ma anche in questo caso, il Ministero della Giustizia ugandiano ha smentito tutto confermando, invece, che sul territorio ugandiano le sole autorità che possono rilasciare certificazioni che consentano di coltivare cannabis sono solo quelle dell’Uganda.

Stati Uniti: legalizzazione cannabis al centro della corsa per le presidenziali Rassegna Stampa della canapa nelle testate estere, dall’8 al 12 aprile 2019 ">