Politica Esteri

Stati Uniti: la paura del Covid-19 spinge all’accaparramento di cannabis Rassegna stampa della canapa nelle testate estere, dal 23 al 27 Marzo 2020

La grande paura che costella l’intero Pianeta oggi conduce a paure collettive prima ancora che ad ansia, angoscia, sofferenza ed isolamento. Così, negli USA, oggi avamposto della lotta al Coronavirus, si verifica un grane accaparramento di cannabis presso i centri di vendita autorizzata nei vari Stati USA che hanno via via legalizzato la cannabis, sia essa per uso ricreativo sia per uso medicale. Da studi di settore, sembra che un settore economico derivato dall’uso della cannabis sia il ramo alberghiero: infatti i “turisti della cannabis” sempre in cerca di luoghi dove poterla acquistare in sicurezza e legalità, allo stesso tempo, cercano luoghi dove essere ospitati e poter consumare in altrettanta sicurezza e privacy legale. Questo spiega il grande successo conseguito dall’intero ramo alberghiero che opera negli Stati USA dove la cannabis è legale e dove si può consumare legalmente. San Francisco, una delle città più liberali in tema di cannabis, nella lotta contro il Covid-19 decide di chiudere tutti i dispensari di cannabis, per incrementare l’isolamento, la chiusura e la ulteriore diffusione del virus. Il Ghana approva una bozza di legge che equipara e compatta canapa e cannabis e li pone sotto il controllo di un’unica Autorità governativa. Grandi proteste da tutte le parti economiche e sociali coinvolte, che da anni lavorano per tenere ben distinte canapa e cannabis. Pari polemiche sono nate recentemente in Messico poiché il Governo equipara la canapa e la cannabis includendo entrambe in un’unica lista istituzionale che definisce le “droghe”

Stati Uniti

La giornata di lunedì scorso potrebbe essere stata quella della maggior vendita a cui si è assistito nella storia delle vendite della marijuana

Il mercato della cannabis legale ha vissuto la maggior vendita storicamente verificatasi. Il mercato legale della cannabis ha sperimentato la sua più grande corsa al prodotto di dato che i consumatori di tutta l’America si sono levati in piedi e si sono messi in fila ai blocchi di partenza nella speranza di acquistare marijuana prima che tutto possa essere bloccato dal rischio coronavirus . Con la situazione che sembra cambiare di giorno in giorno in tutta l’America, mentre i funzionari statali e locali si sforzano di fare passi drastici nella speranza di fermare la diffusione del COVID-19 , i consumatori di cannabis non erano disposti a rischiare di rimanere bloccati a casa senza le loro quantità personali. È molto probabile che lunedì sia stato il più grande giorno nelle vendite di cannabis nella storia, battendo ogni 420 che il mercato legale abbia visto finora. Siamo stati in grado di ottenere i dati sia da Weedmaps e Headset per confermare il giorno delle vendite mostruose. Mentre le vendite sono salite di un rispettabile 40% di domenica rispetto al giorno medio, lunedì quel numero è di fatto saltato al 251%.Secondo i dati messi a disposizione da Headset , il lunedì non ha visto il livello delle vendite avvicinarsi abbastanza al picco di 420 sebbene ci sia andato vicino.

In California le vendite di cannabis per uso adulto lunedì erano del 56% superiori ai quattro lunedì precedenti, mentre il 420 era del 122% più grande di un sabato medio.

«Tuttavia, i prodotti edibili hanno ottenuto guadagni del 107% rispetto ai volumi normali nella giornata di ieri (quindi le vendite erano due volte più alte) e sugli edibili 420 dello scorso anno sono stati potenzialmente vicini al 120%, infatti vi [era] abbastanza vicino», ha riferito Headset a Cannabis Now tramite i loro rappresentanti a Mattio.

Comunicazioni. «Dal momento che gli alimenti conferiscono un ottimo modo per consumare la cannabis provocando alcuno scompenso, penso che si potrebbe puntare a picchi di vendita in occasione del periodo caratterizzato dal Coronavirus».

Headset ha notato che le sigarette di marijuana, che sono super popolari circa il 420, hanno visto solo un 19% di aumento delle vendite di lunedì scorso. Secondo gli studiosi della materia, probabilmente perché -nonostante il particolare periodo che si sta storicamente vivendo- preferiscono non mettere troppo in vista i propri connotati.

Ma a prescindere dai dati, alcune aziende della cannabis stanno vedendo dei numeri ridicoli, specialmente se tali prodotti li si vede direttamente recapitati a casa. Il servizio di consegna Tokr di Los Angeles ha detto che le vendite sono aumentate del 287% dal 12 marzo. La dimensione media del carrello della società ha anche triplicato il proprio volume man mano che le persone hanno davvero cominciato ad accumulare scorte, anticipando che saranno a casa per un lungo periodo di tempo.

«Ovviamente questi sono tempi confusi per tutti -in questo periodo storico- e la nostra priorità principale è mantenere questo processo completamente sicuro e senza soluzione di continuità», ha affermato il CEO e cofondatore di Tokr Matt Singer alla testata Cannabis Now in una e-mail. «Sappiamo che molte persone fanno affidamento sulla cannabis per molti aspetti della loro vita e ci impegniamo a continuare a fornire un accesso sicuro ai prodotti di cui hanno bisogno attraverso questa crisi. Attualmente stiamo offrendo consegna gratuita a tutti i nostri clienti in modo che possano facilmente trovare questi prodotti senza rompere il distanziamento sociale che il nostro governo ci ha chiesto».

Singer ha sottolineato ancora una volta la priorità numero uno è la sicurezza dei conducenti e dei clienti. Alcune delle modifiche alle loro procedure operative per mantenere tutti al sicuro includono mantenere una distanza di 6 piedi dai clienti durante le transazioni, il pagamento via telefono, e i conducenti stanno facendo consegne in modalità coprifuoco per evitare l’esposizione prolungata a chiunque o a qualsiasi luogo.

Più a nord a Oakland, all’interno delle sette Contee di San Francisco Bay Area sotto un luogo sicuro e al riparo, anche FLYT Delivery ha vissuto un giorno da record lunedì scorso. Secondo il cofondatore Paul Semonian, FLYT semplicemente non aveva il personale di cui avevano bisogno per l’enorme quantità di ordini, c’erano ancora circa 20 ordini da elaborare quando hanno dovuto chiamare rinforzi per un solo giorno di lavoro per assolvere le richieste. Anche i negozi di mattoni e mortai andavano alla grande, specialmente in posti che stavano andando in isolamento a mezzanotte. Il Collettivo di Herb a San Jose ha battuto anche i loro numeri in merito al 42 ma hanno visto un drastico calo oggi mentre la regione entrava in un nuovo livello di crisi sanitaria pubblica. Presso Red Doors Remedies in Wine Country hanno battuto 420 ieri e sono più lontano dai centri abitati attualmente colpiti da leggi restrittive e coprifuoco, di conseguenza c’è una certa linea di nuovo vantaggio oggi.

Stati Uniti

I profitti degli Hotel salgono grazie alla legalizzazione della marijuana

Uno dei maggiori vantaggi derivanti dalla legalizzazione del settore economico della marijuana è il sostegno e il potenziamento di tutto l’indotto che non ha necessariamente a che fare col fumarla. Molto prima che un solo grammo di fumo possa essere venduto, gli agenti immobiliari, gli appaltatori e le squadre di operai coinvolti nell’industria della costruzione sono necessari per ottenere le fasi connesse alla coltivazione e prima che prendano forma. Le proprietà devono essere vendute, le strutture costruite, eviscerate, ridisegnate e dotate di nuovi sistemi elettrici e di ventilazione. È un intero processo a cui la maggior parte delle persone non pensa nemmeno un secondo del proprio tempo ed è quello in cui presumibilmente migliaia di lavoratori non direttamente collegati stanno raccogliendo i frutti. In alcuni casi, l’impatto economico globale della legalizzazione può essere valutato in miliardi di dollari e un sacco di attività economiche connesse praticamente partono da zero.

Ci si chiede ora se il commercio post-legalizzazione sia altrettanto redditizio. Ebbene, in base alle risultanze di studi di settore, sembra che l’industria della accoglienza e della ricettività turisticastiano vivendo un vero e proprio giro di boa una volta che si esplichi la legalizzazione della marijuana.

Secondo i ricercatori della Penn State, gli hotel stanno facendo soldi a palate sulla scia delle leggi sulla marijuana a scopo ricreativo. A Denver, in Colorado, un luogo che dovrebbe essere considerato uno dei territori padri fondatori dell’erba legale negli Stati Uniti, gli hotel hanno ricevuto una spinta di oltre 100 milioni di dollari post-legalizzazione. È una piccola marea di informazioni che il ricercatore principale John O’Neill, professore di gestione dell’ospitalità, crede che gli oppositori della legalizzazione (o quelli sulla limitazione) potrebbero trovare interessante.

«La produzione, la vendita e il consumo di marijuana ad uso ricreativo sono stati legalizzati in almeno 10 Stati e molti altri stanno considerando anch’essi di introdurre la legalizzazione», ha affermato in una dichiarazione. «Le mie scoperte potrebbero essere utili ai funzionari governativi e ai proprietari di affari negli stati che stanno considerando la legalizzazione».

I risultati di questi studi potrebbero risultare tutt’altro che sorprendenti. Il Colorado è una delle destinazioni più popolari negli Stati Uniti per tutti coloro che sono variamente interessati alla cannabis. Circa il 25% delle persone che hanno viaggiato per lo Stato dal 2013 al 2018 ha elencato l’erba legale come motivo principale per il viaggio in quello Stato, secondo un rapporto da CNBC . È la veraragione per la quale lo Stato è considerato uno dei mercati dellacannabis di maggior successo nel Paese, in quanto sta accogliendoimponenti flussi di denaro che hanno superato il miliardo di dollari.

I turisti dediti al fumo da marijuana hanno bisogno di un posto dove stare mentre sono in città, questa è la creazione di una situazione che ha «positivamente influenzato i ricavi alberghieri a Denver, ha detto O’Neil, «per un totale di circa $130 milioni di nuove entrate alberghiere». Lo stesso studio, però, mette in guardia sul fatto che potrebbe trattarsi di valutazioni a breve termine con incassi la cui natura potrebbe essere di pari livello in termini di gittata temporale. La maggior parte dell’aumento ha avuto luogo nel 2014, proprio quello che è stato l’anno inaugurale per l’erba legale in Colorado. Denver ha sperimentato un aumento del 9% delle visite in hotel durante quel periodo ma i numeri non sono stati così impressionante da allora.  Questo calo, tuttavia, può essere attribuito a vari fattori, rileva lo studio. Il principale è che anche altri Stati hanno lanciato il proprio mercato del consumo di marijuana per scopo ricreativo. La California e il Nevada sono ora dei super ospitanti per il turismo della cannabis. Non solo la marijuana è legale in queste aree ma sono spesso destinazioni preferite dall’utenza del settore, in particolare per quella utenza turistica che disdegna la neve e preferisce il caldo e le località marittime.

«Una delle ragioni per cui gli effetti sono stati a breve termine può essere che le aree aggiuntive rispetto alle originarie hanno successivamente legalizzato la marijuana ricreativa», hanno aggiunto i ricercatori . Ciò che è interessante, però, è che mentre la marijuana legale sta riempiendo le tasche degli alberghi e degli albergatori, queste aziende non stanno esattamente mostrando una così grande ospitalità nei confronti dei consumatori di marijuana. Molte catene alberghiere hanno una severa politica che impone ilnon fumaree che include la marijuana. Chiunque infranga le regole può vedersi addebitata una specifica ammenda di $ 250 o più. Sta accadendo in tutto il Paese e molte volte il cliente che riceve la accusa non è il responsabile per il reato.

Sono state pubblicate un sacco di storie nel corso degli anni a proposito di turisti che vengono ingiustamente accusati di fumare erba nella loro stanza dopo che il personale addetto alle pulizie ha riferito di aver avvertito odore di marijuana. In genere non ci sono indagini nemmeno in questi casi e gli ospiti spesso non si rendono conto di essere stati accusati fino a quando non sono arrivati a casa.

Fortunatamente, alcuni alberghi stanno iniziando ad avvicinarsi al tema. Mentre la maggior parte delle catene alberghiere adotta una specifica politica per i più grandi fumatori che «copre il fumo di qualsiasi tipo marijuana, tabacco o prodotti per sigarette elettroniche» alcuni altri stanno iniziando a stabilire aree riservate per i consumatori di marijuana perché possano fare le proprie cose in riservatezza. Certo, possono essere all’esterno, ma ben lontano da un divieto totale. Va notato che queste politiche hanno più a che fare con il fumo che con la marijuana stessa. Nessuna catena alberghiera si preoccupa se gli ospiti consumano commestibili sulle loro proprietà. Ci sono anche Bed and Breakfast ed hotel di vecchia scuola che provvedono un servizio di catering per la classe dei consumatori di marijuana. Tutti luoghi che hanno ben compreso da tempo i vantaggi del fumo da marijuana e la sua redditività anche in ambito ricettivo e turistico. Probabilmente man mano che si espande la redditività sempre più catene alberghiere saranno coinvolte nell’aumento della redditività del settore.

Stati Uniti

San Francisco chiude temporaneamente i negozi di cannabis a causa deli timori del Coronavirus

L’ordine emesso in serata lunedì scorso riguarda i punti vendita di San Francisco. Oakland, Los Angeles ed altri attendono. Alle quattro del pomeriggio di lunedì scorso il Dipartimento di Sanità di San Francisco ha annunciato che i dispensari della città avrebbero potuto restare aperti in qualità di “attività commerciali essenziali”. Tutti i dispensari di cannabis di San Francisco hanno tutti ricevuto l’ordine da funzionari sanitari della città a fine lunedì, un passo straordinario e finora senza precedenti che può ancora essere ripetuto in altre città se la pandemia coronavirus continui a sconvolgere profondamente la vita degli americani .

I funzionari di Bay Area a mezzogiorno lunedì hanno proclamato un ordine di coprifuoco” per la regione composta da sei Contee e dei suoi quasi 7 milioni di residenti. Soltanto “le imprese essenziali” compresi i depositi delle drogherie, le stazioni di benzina, le farmacie, le banche ed i garage di auto-riparazione possono restare aperti; tutti gli altri commercianti hanno ricevuto l’ordine di chiudere. L’ordine emesso dall’Autorità del Dipartimento di Sanità, infatti, ha chiaramente esplicitato che cosa si intendesse per “attività economiche non essenziali”.

“In questo momento, i dispensari di cannabis e i servizi di consegna della cannabis non sono considerati un business essenziale”, ha scritto Mohanned Malhi, il principale ispettore sanitario del programma di cannabis della città. «Sarà necessario chiudere la vostra attività a partire dal 17 marzo 2020. Sarete informati di eventuali futuri aggiornamenti o informazioni immediatamente». Un portavoce del Dipartimento di Sanità Pubblica DPH non ha risposto immediatamente a una richiesta di commenti martedì scorso.

Si è speculato che San Francisco abbia ordinato la chiusura dei suoi dispensari per evitare il ripetersi di scene viste nel fine settimana, quando enormi linee di compratori di cannabis spaventati si sono accodati fuori dai negozi di cannabis della città in cerca di rifornimenti.

Se è così, l’ordine di blocco improvviso ha avuto l’effetto opposto, dato che una folla ancora più numerosa di compratori di cannabis ancora più spaventati – di fronte alla realtà di almeno tre settimane senza accesso legale alla cannabis – è arrivata nei dispensari della città, cercando un ultimo acquisto prima che il servizio finisse alle 22.00, come hanno riferito diversi operatori di dispensari a Cannabis Now. «Le linee di azione imposte si sono rivelate presto dei blocchi eccessivamente lunghi ed allo stesso tempo distruggono persino l’obbiettivo che si vuol raggiungere», ha detto Sarah Shrader, un dirigente di Bay Area Safe Alternativessu San Francisco Divisadero Street di San Francisco . «È stata una follia».

Alcuni dispensari dello Stato avevano ricevuto un permesso speciale dall’Agenzia Statale di Controllo della Cannabis per fare “passaggi di forniture” ai clienti che arrivano nei parcheggi o attraverso le porte di fronte al negozio.

Proibire anche questo a San Francisco significa che i consumatori di cannabis e i pazienti di cannabis medica – molti dei quali sono a basso reddito o gravemente malati e probabilmente non hanno le risorse materiali per accaparrarsi la quantità utile per tre settimane di blocco- si ritrovano la fornitura settimanale di cannabis legale sempre più costosa e saranno così costretti a patrocinare il fiorente mercato nero nel territorio dello Stato, esponendosi potenzialmente alla pericolosa cannabis ammuffita o carica di pesticidi , così come al coronavirus, dicono i critici contrari a tali decisioni.

Non è ancora chiaro quale strada prenderanno le altre città. I dispensari di Los Angeles, Vallejo, Oakland e Berkeley sono rimasti aperti a metà giornata martedì ma questo potrebbe cambiare rapidamente.

Il Consiglio dei Supervisori della Contea di Alameda, responsabile di Oakland e Berkeley, sede di alcuni dei più antichi e frequentati dispensari di cannabis del paese, è stato istituito per affrontare la questione delle “attività essenziali” nella sua riunione di martedì scorso. Greg Minor, assistente amministratore comunale di Oakland responsabile del programma della cannabis della città, non ha ancora risposto ad un’email in cerca di commenti sui fatti di martedì scorso. I legislatori di Los Angeles non hanno risposto immediatamente a una domanda simile chiedendo circa i piani di quella Contea.

Secondo l’avvocato specializzato nel settore della cannabis di Oakland James Anthony , i dispensari soddisfano assolutamente la definizione di “business essenziale”, perché per i pazienti con cannabis medica, i negozi di cannabis sono certamente da considerarsi “operazioni sanitarie”.

«La cannabis è stata riconosciuta come medicina e quindi una forma di assistenza sanitaria, da tutta la California dal momento che gli elettori lo ritenevano nel 1996», ha scritto Anthony in una lettera presentata ai funzionari della Contea. «Dal 2005, la Contea ha riconosciuto e permesso le aziende di cannabis per scopi sanitari». Non ha ancora ricevuto risposta, ha detto a Cannabis Now.

Se i dispensari dovessero chiudere, l’impatto potrebbe essere diffuso e immediato.

«Al momento abbiamo 13.795 pazienti registrati che ricevono marijuana medica per ordine del medico», ha scritto Debby Goldsberry, un dirigente della Magnolia Wellness di Oakland, al Consiglio comunale di Oakland lunedì sera.

«Una persona dopo l’altra è preoccupata, facendo domande a cui non possiamo rispondere, ed esprimendo il terrore assoluto che la loro fornitura di farmaci possa essere interrotta», ha scritto. «Le persone non hanno abbastanza soldi per fare scorta fino al 7 aprile e non hanno avuto il tempo di farlo, prima della fine di oggi».

Ghana

La legge ghanese sulla cannabis mette la cannabis sotto controllo della Commissione Narcotici

Il Parlamento ghanese ha approvato una legge che legalizza l’uso della cannabis che legalizza l’uso della cannabis per motivi medicali e per finalità di tipo industriale ma -allo stesso tempo- mette l’intera materia sotto il controllo del Narcotics Control Board (NACOB).

Il NACOB, inoltre, è anche incaricato della responsabilità del controllo e della eliminazione del traffico di droghe illecite proprio nelle pieghe dei contenuti della nuova legge.

Tutte le parti coinvolte in Ghana nel settore della canapa hanno ampiamente criticato la legge già nel corso dello sviluppo del testo perché mette la canapa sotto il controllo delle Autorità del Paese nell’ambito della categoria delle droghe.

«HAG Hemp Association of Ghana insiste sul fatto che gli estensori del testo sono inesperti a proposito delle leggi sulla droga nel Ghana e che quindi con troppa leggerezza tendano a categorizzare ciecamente la canapa industriale come parte del paniere dei narcotici, nonostante i fatti estensivi dimostrino da tempo il contrario», ha affermato Nana Kwaku Agyeman, Presidente della Hemp Association of Ghana (HAG), alla fine di dicembre. «Sembra che ci si stia perdendo in questo tema come se stessimo solo discutendo di marijuana e che tutto ciò di cui stiamo discutendo nel dialogo coi cittadini del Ghana sia solo materia di fumo».

«Stiamo promuovendo la pulizia dell’ambiente, stiamo promuovendo la creazione di un nuovo flusso di entrate per il Governo in termini di tassazione. E stiamo parlando di promuovere farmaci che siano di ben più elevato livello qualitativo rispetto agli oppioidi, insomma si tratta di farmaci che non possono ucciderti» ha detto il presidente della HAG.

HAG ha stimato che le tasse derivanti e versate al Governo del Ghana potrebbero portare in ingresso più di 10 milioni di dollari per 100 acri di canapa industriale se trattati su una base di “intero impianto”. HAG in dicembre ha annunciato di aver firmato un accordo con Soringa TM, un operatore di cannabis di proprietà del Ghana con sede in Portogallo, che avrebbe raggiunto un «unasconcertante cifra di 56 milioni di dollari al lordo in cinque anni semplicemente coltivando ed esportando canapa industriale da una superficie di circa 100 acri». “Rastrellerà circa 2,8 milioni di Dollari per raccolto di HAG canapa industriale sui 100 ettari previsti”, come afferma HAG e come riportato dal sito ghvan.net.

Messico

In avvio una nuova legge sulla cannabis però fortemente criticata nel Paese

Tutte le parti coinvolte nella coltivazione della canapa affermano che una nuova legge sulla cannabis sta evolvendosi nel suo corso legislativo, di disegno e di approvazione ma potrebbe presto rivelarsi un grande ostacolo agli interessi dell’industria della canapa e del suo indotto poiché pone la canapa allo stesso livello della marijuana. La nuova legge è nella fase che precede la sua approvazione al Senato e prima che passi le fasi di approvazione dei corpi giuridici e istituzionali delle Commissioni Giustizia, Salute e presso gli Uffici degli Studi Legislativi .

«Non c’è differenza tra la licenza che regola la marijuana e la licenza che regola la canapa», ha detto Raul Hector Elizalde Garza, un avvocato che svolge anche il ruolo di Presidente di Hempmeds, America Latina. Questo limiterà significativamente lo sviluppo e le vendite di prodotti a basso contenuto di canapa THC, ha poi aggiunto Elizalde Garza.

«Si avrà bisogno di una licenza per la vendita di qualsiasi prodotto a base di canapa, da una T-shirt fatta con fibre di fino a semi di canapa o estratti». Tali venditori di canapa senza licenza sarebbero soggetti a sanzioni simili a quelle per la vendita di marijuana senza licenza, è stato annotato.

Solo coloro che hanno 18 anni e più sarebbero messi in grado di acquistare prodotti a base di canapa, Elizalde Garza ha sottolineato: «Immaginate che chiedano il vostro codice identificativo ID e se avete intenzione di acquistare alcuni semi di canapa per la colazione oppure per trarne qualche lozione per il corpo a base di canapa».

E il disegno di legge non permette società verticali integrate nel settore della cannabis, limitando i partecipanti ad una sola licenza totale. «Non è possibile elaborare ed esportare. Non si può coltivare e viene limitato anche il processo di ottenimento di specie o semi», ha detto Elizalde Garza, la cui azienda è stata la prima in Messico ad importare prodotti CBD e la prima società legale CBD nel Paese.

La concessione di licenze ai sensi della proposta di legge riguarda la raccolta, la lavorazione, la vendita, l’importazione e l’esportazione di prodotti a base di cannabis. Un’agenzia per la cannabis ad hoc potrebbe essere istituita per gestire il programma di licenza.

Il sistema potrebbe prevedere anche l’intervento delle università previamente autorizzate alla ricerca sulla canapa, distinguendo da altri impianti di analisi che non hanno bisogno di tale autorizzazione governativa, ha detto Elizalde Garza.

La misura ora in Senato è arrivata dopo che la Corte Suprema del Messico ha stabilito che il possesso, la coltivazione e il consumo di cannabis non dovrebbero essere criminalizzati e ha ordinato al Congresso messicano di cambiare le leggi sull’uso personale di marijuana, dando ai legislatori fino ad aprile 2020 come scadenza.Nel frattempo una legge separata sull’importazione di cannabis medica e industriale è in vigore dal 2017. Questa legge ha ordinato al Ministero della Salute messicano di redigere un regolamento entro la fine del 2017 ma queste regole devono ancora essere scritte, secondo Elizalde Garza.

Il disegno di legge ora in Congresso va ben oltre quello che la Corte Suprema ha ordinato, Elizalde Garza ha detto, cercando di ri-regolare la cannabis medica (che è già legale) oltre a porre regole restrittive sulla canapa.

«Abbiamo ancora molta strada da fare per cercare di stabilire una netta differenza tra canapa e marijuana», ha detto Elizalde Garza. «Dobbiamo continuare a combattere, così questa legge andrà davvero a vantaggio del Messico».

Stati Uniti: la paura del Covid-19 spinge all’accaparramento di cannabis Rassegna stampa della canapa nelle testate estere, dal 23 al 27 Marzo 2020">