Politica Esteri

Stati Uniti: la legalizzazione della cannabis fa gioire il fisco Rassegna Stampa della canapa nelle testate estere, dal 21 al 29 aprile 2019

Negli USA il fisco in un solo anno ha riscosso un bilione di dollari in più grazie all’apporto dato dalla cannabis. Argomento oggi di grande riflessione, soprattutto se si fanno calcoli non più solo sulla base degli Stati che hanno introdotto la legalizzazione ma si moltiplica il tutto su base confederale.

USA

Il Fisco gioisce: grazie alla cannabis in un solo anno un miliardo di dollari in rendite fiscali

In forte aumento le rendite fiscali derivanti dalla legalizzazione della cannabis. E’ quanto confermato anche dall’Istituto americano per la Ricerca sulla Tassazione e le Politiche Economiche (ITEP) che attraverso un proprio studio, mostra come in sei Stati degli USA dove la cannabis è stata legalizzata e dove le vendite e le commercializzazioni sono state liberalizzate, gli introiti fiscali sono notevolmente aumentati.

I profitti degli Stati USA che hanno autorizzato la legalizzazione hanno visto una rendita che ha raccolto un miliardo di dollari USA nel solo 2018. Ciò rappresenta un aumento del 57 per cento degli introiti fiscali rispetto al 2017, che era dovuto tra altre cose all’inizio delle vendite liberalizzate in California ed alla rapida crescita in altri Stati come Alaska, Colorado, Nevada, Washington ed Oregon.

Le tasse riscosse dalla cannabis legale in questi Stati (1.04 miliardi nel 2018) sono già in competizione col livello di tasse provenienti da tutti i tipi di alcool che si fermano a 1.16 miliardi. Le rendite fiscali da cannabis sono legali in 6 Stati che hanno relazionato sui propri dati. Dove si evince che esse hanno superato i due alcoolici più comuni come il vino e la birra che nel 2018 hanno reso 304 milioniNegli Stati di Colorado e Nevada le tasse sulla cannabis hanno già raccolto più dell’alcool nel territorio dello Stato e la stessa cosa è attesa anche in California entro il 2020. Lo Stato che finora ha raccolto di più è lo Stato di Washington con rendite fiscali del 37% e quello che ha raccolto di meno è il Massachusetts che ha raccolto fiscalmente il 10.75%.

 

Germania

Si vuole eliminare l’uso delle infiorescenze della cannabis ad uso medicale

La cannabis da fumare non è gradita dall’industria della cannabis medicale e si intende, presso i vertici nazionali, rendere istituzionale l’approvazione dei soli prodotti a base di cannabis, come ad esempio, gli olii estratti.

Il capo dell’agenzia nazionale sulle droghe, Karl Bruich, che ha in cura anche il settore dell’industria della cannabis medicale, si oppone all’uso della cannabis in quanto parte del trattamento medicale che si basa su componenti trattati o derivanti. Sia lui in persona sia l’intera agenzia si dicono preoccupati sul fatto che i pazienti in cura con prodotti medicali derivati dalla cannabis possano consumare infiorescenze da cannabis e poi decidano di cambiarne l’utilizzo. In generale, Bruich ritiene che la cannabis medicale sia solo un rimedio eccezionale in campo medicale e che il metodo corrente sia solo di tipo temporaneo. «Qualsiasi altra droga con effetti secondari similari sarebbe stata rimossa dagli scaffali già da lungo tempo», ha affermato il capo dell’agenzia tedesca. «Lo scopo principale è quello di slittare a favore di prodotti e droghe a base di cannabis abbandonando il metodo attuale delle vendite di infiorescenze il più rapidamente possibile».

Anche in Israele si sta seguendo attentamente quanto si sta valutando in Germania, poiché si tratta di uno dei mercati principali di riferimento per l’esportazione di cannabis e prodotti medicali derivati. Se la Germania adottasse il pronunciamento espresso dall’agenzia nazionale tedesca sulle droghe, tutto questo potrebbe rivelarsi una forte restrizione del prodotto complessivo israeliano importato.

La Germania ha pubblicato recentemente i risultati le linee di tendenza per la cannabis medicale per la coltivazione locale e le società di produzione, si tratta di 13 società selezionate. Israele non ha vinto in termini di competitività alcuno scontro rispetto agli standard tedeschi. Secondo Bruich vi è rammarico per il fatto che le gare hanno rivelato maggiormente interessi economici ed attori e che non vi sia stata altrettanta attenzione verso i pazienti. «Per me, in qualità di presidente dell’agenzia responsabile per il settore, questa è una situazione intollerabile».

 

USA

Perché i cuochi sono ossessionati nel mettere CBD in ogni piatto?

Si sta discutendo molto nei media USA circa i piatti con ingredienti tratti dalla lavorazione della cannabis, oppure circa le ricette per realizzare cronut o thé matcha con cannabis che oggi sembrano essere così di moda. In realtà, si tratta di una verità parziale, si possono mangiare cibi con CBD, anche ogni giorno, ma solo perché ci sono bassi e controllati livelli di THC. Bisogna anche aggiungere che i cibi realizzati con prodotti derivati da CBD non sarebbero nemmeno consumabili in alcuni Stati USA e in generale, sono comunque prodotti che sono strettamente regolamentati. Un recente report di CNBC ha mostrato che il 75% degli chef di gran grido intervistati dalla ‘National Restaurant Association e dalla American Culinary Association’ ritiene che prodotti alimentari con CBD e cannabis derivati saranno estremamente popolari nel 2019, così come lo saranno gli hamburger con ingredienti derivati e contenenti proteine vegetali nei loro menù. Per non dire di cose già da lungo tempo popolari come la limonata.

Il cannabidiolo è già tra gli additivi e gli ingredienti più richiesti nell’ambito della cosmesi, del benessere in genere e nell’alimentazione. E tale resta nonostante tutti gli avvertimenti della ‘Food and Drug Administrationche vigila attentamente su qualsiasi infrazione rispetto alle leggi vigenti ed attraverso l’operato degli ispettori della sanità pubblica sia negli Stati USA dove la cannabis è legale come in California sia negli Stati dove non è legale come New York.

Le Autorità preposte al settore hanno già dato precise istruzioni a commercianti e ristoratori imponendo di rimuovere certi prodotti a base di CBD da menù e scaffali ed hanno anche dato istruzioni precise ad attori e personaggi famosi che erano impegnati in campagne pubblicitarie dove si decantavano qualità miracolose di prodotti contenenti CBD o CBD derivati. Come il report di CNBC ha annotato, ha spinto il consumo di questa tipologia di prodotti sottotraccia, cioè bevande, thé, infusi e cibi contenenti CBD hanno portato gli attori del mercato a rendersi più attenti a non infrangere le regole almeno in pubblico mentre in modo meno controllato chiudono un occhio con maggior favore verso le esigenze del mercato, certo più lucrose del rispetto delle leggi vigenti.

 

Uganda

Moglie del Presidente: coltivare la cannabis? Un’idea diabolica

Quattordici differenti società provenienti da tutto il mondo, anche Israele è nella lista, guardano con attenzione alla creazione di attività connesse alla cannabis medicale nello Stato orientale africano dell’Uganda. Ma sembra che tutto ciò non sarà affatto semplice, alcuni ministri rifiutano di sostenere queste potenzialità e la moglie del Presidente ritiene che si tratti di una mossa diabolica.

La prima donna d’Uganda, moglie del Presidente che ha guidato la Nazione per un anno ed è stata anche ministro della pubblica istruzione, membro senior del Gabinetto di Governo, ha attaccato il piano che prevederebbe il permesso di coltivare cannabis a società coltivatrici d’Israele affinché coltivino e producano cannabis sul suolo ugandese, definendolo «diabolico».

Sebbene ufficialmente vi siano smentite, da parte israeliana si è affermato che -in verità- alcune licenze sono state concesse, sebbene da altre autorità istituzionali ugandesi- e la coltivazione di cannabis in territorio ugandese è già realtà. Una delle quattordici società che operano in tal senso in Uganda, ad esempio, è israeliana, si tratta della compagnia Tadiry. Non sono quindi mancati anche conflitti di natura istituzionale e tra Ministeri in Uganda, questione sulla quale si sta dibattendo parecchio animatamente.

Secondo un report emesso in Uganda durante un meeting guidato da suo marito, il Presidente, e in presenza di altri ministri del Gabinetto di Governo, la signora Muswony ha definito l’idea di approvare la coltivazione e la produzione di cannabis medicale in Uganda come diabolica che potrebbe arrecare anche danno all’utenza popolare pubblica ugandese ed in particolare alla fascia giovanile.

D’altro canto, il Ministro per la Giustizia, Keinda Otfair e il Ministro per le attività interne Hilary Unk che sostengono oggi la candidatura del rilascio di licenze per la coltivazione di cannabis in Uganda per società israeliane, affermano che sebbene la cannabis possa avere aspetti negativi le posizioni su tali oggetti di discussione potrebbero essere liberate dalle speculazioni e dai timori su certe componenti delle piante perché si potrebbe, alla fine, considerare l’insieme degli effetti benefici che se ne possono trarre.

 

Israele

Contro il contesto del fallimento delle riforme sulla cannabis i pazienti in terapia con prodotti medicali derivati dalla lavorazione della cannabis si uniscono in una cooperativa

Al fine di creare società con potere contrattuale a favore dei consumatori, lo scorso anno una unione derivata dagli sforzi congiunti di pazienti che erano da tempo in cura con prodotti medicali derivati dalla lavorazione della cannabis hanno costituito già da un anno una apposita cooperativa. Nella prima conferenza tenutasi la scorsa settimana i manager della cooperativa hanno resa pubblica l’intenzione di attivare il proprio operato in modo ufficiale e di raccogliere almeno 3.000 pazienti nelle proprie file.

La nuova cooperativa che agisce nel settore della cannabis medicale che è attiva da circa un anno è sul punto di tornare ad operare prima dell’introduzione ufficiale della riforma della cannabis medicale ed il passaggio alla distribuzione nelle farmacie. Recall Cannabis Magazine ha recentemente rivelato una serie di falle nella riforma sulla cannabis, compresa la questione della gestione dei prezzi che ora è noto sarà tendente all’aumento nello specifico della cannabis medicale. Evidenziate falle anche nella rilevazione e previsione dell’esaurimento delle scorte, nella mancata previsione della chiusura della fornitura a 2.000 pazienti che erano curati in precedenza con farmaci derivati dalla lavorazione della cannabis, falle anche nella previsione della proibizione degli olii estratti.

Il management della cooperativa, che è stato in parte rimpiazzato dai tempi del suo primo insediamento in ruolo, ha annunciato il ripristino dell’attività prima della introduzione della riforma della cannabis medicale e contro l’intero panorama costituito da tutte le falle del sistema evidenziatesi finora.

La cooperativa spera che l’organizzazione agendo unitamente conduca ad una più forte azione comunitaria da parte dei pazienti consorziati che possa condurre ad aver più voce nei confronti dell’industria delle società operative nel campo della cannabis ed ottenere un potere contrattuale migliore anche e non solo nell’ambito della gestione dei prezzi, magari ottenendo una linea particolare di sconti.

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