Politica Esteri

Stati Uniti: la cannabis non causa incidenti stradali Rassegna Stampa della canapa nelle testate estere, dal 30 aprile al 3 maggio 2019

Lo dice la scienza: assumere o meno cannabis non esplica alcun effetto connesso e ravvisabile alla guida. Dopo aver prodotto statistiche sull’uso di cannabis su strade e autostrade, l’America si avvale di questi dati scientifici per sottrarre ulteriore terreno al campo avverso che ha sempre affermato che usare cannabis prima di mettersi alla guida fosse fonte di incidenti più o meno gravi.

 

USA

Nessun legame tra la legalizzazione e le morti per incidenti stradali

Le più recenti ricerche scientifiche mostrano che la legalizzazione non ha alcun tipo di legame con la crescita delle morti derivanti da incidenti stradali, sfidando apertamente la pervicace propaganda proibizionista. Le preoccupazioni circa la sicurezza stradale sono spesso uno dei temi maggiormente citati in opposizione alla legalizzazione della cannabis. Oggi a sette anni di distanza dal voto storico condotto negli Stati del Colorado e di Washington che legalizzava la cannabis, vi sono sufficienti dati derivanti da analisi statistiche su quanto questo tipo di paure siano fondate oppure no ed uno studio scientifico specifico offre ulteriori dati di valutazione.

Un nuovo studio prodotto dalla Kansas State University sgretola ancor di più i dati sul tema in svariati modi. La testata ‘Marijuana Moments’ che per prima ha segnalato lo studio la scorsa settimana sottolinea fortemente le linee guida e gli esiti dello studio contenuti nelle conclusioni: «La legalizzazione della marijuana non è ravvisabile come statisticamente significativo per i tassi di incidenti fatali. I risultati mostrano che la legalizzazione della marijuana sia per uso medico sia per uso ricreativo non è associata né con la riduzione né con la crescita del tasso di incidenti mortali su 100.000 miglia automobilistiche percorse».

Intitolata ‘Legalizzazione della marijuana e sicurezza stradale. Uno studio di settore negli Stati Uniti’, la ricerca è stata scritta da Andrew R. Young, uno studente laureato nella pianificazione locale e regionale. Esamina le statistiche tratte dal Sistema di Segnalazione Analisi Incidenti (FARS) seguito dall’Amministrazione Sicurezza stradale e autostradale (NHTSA) da 23 anni dal 1994 al 2016.

Il giovane ricercatore è stato il primo a condurre una analisi regressiva, un metodo statistico che esamina le relazioni tra le due variabili. Ciò ha rivelato che non vi è alcuna correlazione tra le politiche relative alla legalizzazione, sia se si tratti di cannabis a scopo medicale sia se si tratti di cannabis ad uso ricreativo ed una crescita oppure decrescita degli incidenti automobilistici.

 

Myanmar

Un caso di cronaca che potrebbe risollevare la campagna a favore della legalizzazione

Un cittadino americano è fra le tre persone sottoposte ad arresto in Myanmar per aver condotto la coltivazione di 20 acri di cannabis e che oggi rischiano un lungo periodo di detenzione in carcere o persino la pena di morte. Ma il caso, seppur molto controverso, potrebbe rinfocolare la campagna a favore della legalizzazione in Myanmar.

Il Sud Est Asia è tradizionalmente parte del mondo con le leggi più severe in materia di cannabis. Ma negli ultimi anni gli sforzi degli attivisti cominciano a farsi notare soprattutto dopo alcune vicende giudiziarie ritenute evidenti ingiustizie. Alcune Nazioni dell’area stanno intraprendendo passi per aprire uno spazio di legalizzazione per uso medicale. Il Myanmar, apparso sulla scena delle democrazie solo di recente dopo una intera generazione di guida dittatoriale militare, non è certo possibile comprenderla in quel novero di Paesi. Oggi, forse, potrebbe essere l’occasione giusta.

La scorsa settimana un’azione di polizia s’è svolta con una incursione in 20 acri di terreno destinati alla coltivazione in esterni di cannabis nei pressi di Mandalay, la storica città nel centro del Myanmar. Pare che le autorità siano state allertate da alcune foto pubblicate riguardanti le fasi della crescita delle piante sul social Facebook da parte di un gruppo pro legalizzazione denominato ‘Movimento Mahar per la legalizzazione nel Myanmar’. Il Gruppo Mahar (dal birmano ‘grande’) ha pubblicato foto autorizzate ad essere pubbliche di una ‘piantagione di canapa industriale’. Ma le leggi del Myanmar non fanno distinzione tra canapa e cannabis. ‘Noi intraprendiamo azioni non appena si vedono post simili su Facebook”, ha affermato un rappresentante delle forze di polizia al ‘New York Times’.

 

USA

PayPal vuole sostenere l’acquisto di marijuana (e le banche)

La piattaforma di pagamento online ha ufficialmente stretto alleanza con un gruppo che sostiene la riforma federale del sistema di banking. PayPal, una delle prime società di servizi finanziari online, può essere usata – e viene usata – anche per attività illegali. Una categoria molto vasta che secondo il governo federale, comprende anche la cannabis.

Con eccezioni molto rare, i business della cannabis legale restano bloccati fuori dalle opzioni principali per le attività di banking ed i processi di pagamento online. Solo circa 40 istituzioni finanziarie nazionali – si afferma – si interessano di temi commerciali legati alla compravendita di cannabis.

Nel caso in cui si incappi in una farmacia online che accetti carte di credito o accetta assegni, vi è una forte possibilità che stia mentendo ai propri provider di servizi commerciali oppure ha degli accordi parecchio segreti di credito quantomeno azzardati. Questo è il motivo per il quale conviene entrare in una farmacia con le tasche piene di soldi e con il gestore del locale di vendita pronto a sgattaiolare da una porta laterale per consegnare decine di migliaia di dollari in valuta pregiata all’esattore fiscale.

Paypal spinge affinché il Congresso per passare il SAFE Bancking Act all’inizio dell’anno corrente, secondo un documento ufficiale reso noto dal parlamentare democratico del Colorado Earl Perlmutter, il principale sponsor della carta stessa. Lo stesso Perlmutter ha confermato che la società ha raggruppato entità interessate a convincere il Congresso sulle attività di banking di cannabis durante i primi tre mesi del 2019. Le soluzioni per il problema del cash flow per l’industria della cannabis – solo uno dei modi disponibili per il denaro di fluire è nel cercare denaro – sono state difficili da trovarsi. Gli sforzi per noleggiare banche pubbliche a livello statale che accettino denaro per la marijuana non sono poi mai sfociati in azioni concrete, visto lo stato di necessità di azioni a livello federale.

Poiché le stime parlano chiaro di una attività di acquisto di elevato spessore in termini di capitali spostati, risulta altrettanto chiaro che le attività di banking online in caso di acquisto di marijuana sono oggi tema primario di discussione in ambito parlamentare.

 

Israele

Nonostante le sbandate a destra, due ex primi ministri abbracciano la causa della cannabis

Due ex primi ministri israeliani sono oggi coinvolti nell’industria della cannabis e della legalizzazione, tema diventato argomento chiave negli ultimi mesi della campagna elettorale. E per quanto possa apparire oggi paradossale, proprio nello spazio più a destra nella scena politica israeliana oggi ci si proclama con maggior forza a favore della legalizzazione.

In effetti, a guardare il mondo della politica israeliana, il tema della cannabis sembra essere stato sdoganato nel corso di quest’anno. La Nazione ha già in agenda la legalizzazione ma tra le misure volte alla depenalizzazione dello scorso anno e l’espansione del programma della marijuana a scopo medicale l’accettazione della cannabis nello spettro complessivo della politica sta diventando progressivamente sempre più grande.

Nel corso del mese corrente, ad esempio, due ex Primi Ministri vengono annoverati nell’apparato dell’industria della marijuana a livello nazionale. Il primo Ehud Barak del Partito Laburista che ha guidato la Nazione dal 1999 al 2001 è stato lo scorso settembre nominato capo di ‘InterCure, che opera nel settore della cannabis e della sua coltivazione e dello sviluppatore di produzione ‘Canndoc Pharma. Barak a sua volta è stato coinvolto nell’industria della cannabis da Ehud Olmert del partito di destra al governo Likud, il quale è stato Primo Ministro dal 2006 al 2009. ‘Univo Pharmaceuticals ha annunciato agli inizi di aprile di aver nominato Olmert in qualità di consulente. In realtà, sono varie le figure che hanno svolto ruoli di spicco nelle formazioni governative precedenti e che oggi svolgono compiti di rappresentanza o consulenza nel mondo dell’industria della cannabis. Lo scopo di tutto questo è quello di allargare la platea politica favorevole alla legalizzazione della cannabis, oggi terreno parecchio contrastato, soprattutto alla luce dei processi decisionali che si compiono all’interno della Knesset.

 

Svizzera

Sulla strada della creazione di un mercato legale della cannabis

Il danno derivante dalla cannabis è limitato ed il modo di proteggere i giovani è quello del chiarimento del quadro legale e giuridico che regolamenta la materia. Sono queste le conclusioni cui si è addivenuti nella nuova commissione di nomina governativa prodotta dal Governo svizzero ai fini dei chiarimenti relativi alla legalizzazione.

La Commissione Nazionale sui Problemi della Dipendenza (CFLA) della Svizzera, un corpo governativo costituito da esperti che svolgono consulenza per il Governo sulle politiche relative alle droghe, ha raccomandato ufficialmente l’abolizione dell’abuso di consumo di cannabis ed ha proposto la legge sul mercato della cannabis legale per scopi ricreativi nella Nazione, in altre parole, la legalizzazioneLa Svizzera è una delle Nazioni più permissive per quel che riguarda l’uso della cannabis ed attualmente è in discussione nel Parlamento un nuovo progetto per il quale lo Stato consentirà l’uso di cannabis legale a 5.000 soggetti come test pilota prima della potenziale ed effettiva legalizzazione.

In Svizzera la cannabis con la concentrazione di THC di meno dell’1% è considerata già legale ed è venduta come sostitutivo delle sigarette negli appositi chioschi e punti vendita in tutto il Paese. Dal 2013 in Svizzera non vi è incriminazione per possesso superiore di cannabis quando gli adulti sono trovati con quantità superiori fino a 10 grammi e viene loro comminata una sanzione di 100 franchi svizzeri. Ora, come era stato pianificato, una raccomandazione ufficiale per una legislazione volta alla piena legalizzazione del mercato della cannabis, precedentemente pubblicata su un apposito report, è oggi presentata sul sito ufficiale del Governo della Svizzera sotto il titolo ‘Aggiornamento Cannabis 2019’. La Commissione sintetizza secondo queste specifiche raccomandazioni: la punizione per l’uso della cannabis verrà revocata; il mercato controllato della cannabis verificherà la concentrazione di ingredienti attivi ed il processo della produzione, distribuzione e vendita di prodotti correlati; saranno intraprese misure per ridurre il rischio ed il danno derivante dall’uso della cannabis. Questi tre principi sono la base per proteggere la popolazione specialmente i minori e la popolazione giovanile attraverso un mercato controllato.

Stati Uniti: la cannabis non causa incidenti stradali Rassegna Stampa della canapa nelle testate estere, dal 30 aprile al 3 maggio 2019 ">