Politica Esteri

Stati Uniti: cannabis e sigarette elettroniche, l’inganno è dietro l’angolo Rassegna stampa della canapa nelle testate estere, dal 19 al 23 agosto 2019

L’aumento dei casi gravi di malattie polmonari getta un’ombra scura sull’unica possibilità di fumare cannabis in modo meno pericoloso che attraverso le vie normali, visto che vi sono i derivati dalla combustione della carta, il catrame e la nicotina. Ma le sigarette elettroniche con componenti difettati o taroccati si teme possano sviluppare particolari forme patologiche ai polmoni. Il piccolo e ricco Lussemburgo a breve potrebbe diventare la prima Nazione europea a legalizzare la cannabis.

 

Stati Uniti

In aumento i casi di ricoveri per problemi polmonari a causa di capsule di sigarette elettroniche taroccate

Nelle scorse settimane, decine di persone in numerosi Stati lungo tutti gli USA hanno sperimentato seri problemi ai polmoni, sono stati segnalati anche casi di ricovero urgente in strutture sanitarie. In molti di questi casi, si ritiene che si tratti di collegamenti col mercato illegale di prodotti connessi alle sigarette elettroniche.

I Centri per il Controllo Malattie a livello federale hanno aperto un’inchiesta su una crescente ondata di questi casi misteriosi in numerosi Stati USA, principalmente nell’area del Midwest, nelle settimane precedenti. Si tratta in prevalenza di casi che colpiscono la popolazione giovanile e che è abituata a fumare attraverso sigarette elettroniche.

I Centri Controllo Malattie CDC hanno annunciato la propria indagine in una dichiarazione datata 17 agosto. In essa si segnala che era stato rilevato come, dal 28 giugno 2019 al 15 agosto 2019, sono stati segnalati 94 casi possibili di grave malattia polmonare associata a fumo da sigaretta elettronica in 14 Stati. Il Wisconsin sembrerebbe essere lo Stato maggiormente colpito con 30 casi segnalati. I Centri Controllo Malattie stanno anche operando con le Autorità sanitarie locali alla ricerca delle cause basilari che si nascondono dietro questa casistica anche in Illinois, Indiana, Minnesota e California.

I medici di base locali, in molti casi, non hanno chiarito bene cosa i pazienti che rientrano nella casistica abbiano inalato. Gli esponenti ufficiali in ambito sanitario del Wisconsin hanno affermato che «i prodotti consumati potrebbero comprendere un certo numero di sostanze comprese nicotina, THC, cannabinoidi sintetici oppure una combinazione di tutti questi elementi».

Il Dipartimento Sanità della Carolina del Nord ha anche segnalato tre casi ed ha sottoscritto una raccomandazione rivolta ai consumatori che adottano le sigarette elettroniche affinché usino linee di prodotti specifici di smettere di usarli prima che le autorità sanitarie abbiano chiarito di cosa si tratti.

«Sappiamo che vi sono alcune caratteristiche comuni in questi casi ma non siamo ancora stati capaci di andare a fondo e rilevare con esattezza quale sia l’aspetto dello svapare o quale prodotto specifico o solvente oppure olio estratto stia causando questa tipologia di danni», ha affermato il dottor Emily Chapman, capo dello staff medico per l’Infanzia di una struttura sanitaria pubblica con sede principale a Minneapolis, nel momento in cui sono partite domande e sollecitazioni da parte di NBC News.

In tutto questo, la questione del proibizionismo potrebbe essere la parte più grande del problema. In uno degli Stati dove sono stati segnalati i casi più gravi, la California, le sigarette elettroniche sono disponibili sul mercato legale. Ma nella gran parte dei casi non sono disponibili come in Wisconsin proprio dove viene segnalato il numero più grande di tali casi gravi.

Le leggi che regolamentano gli estratti da cannabis variano da Stato a Stato e negli Stati dove la marijuana è illegale, le sigarette elettroniche sono molto popolari grazie al loro basso odore di cannabis e grazie alla loro forte somiglianza alle cartucce contenenti nicotina. Ma le cartucce non sono regolamentate da alcuna autorità in questi Stati.

In un quadro di ironia particolarmente strana, molte di queste imitazioni potenzialmente pericolose sembrano essere quasi tutte prodotte in Cina e destinate al mercato illecito americano, il che rende questo uno speciale caso di capitalismo cinese che sfrutta la proibizione americana. Chapman ha detto alla NBC che i quattro ragazzi ammessi al Minnesota Children sono tutti arrivati con quello che il personale sanitario interno originariamente ha assunto fosse una brutta infezione respiratoria, probabilmente polmonite. Questo è stato escluso quando -invece di migliorare con le cure- sono peggiorati. «I soggetti analizzati hanno mostrato progressione nella difficoltà di respirare e crescita di stress polmonare» – ha affermato Chapman – «Hanno finito quindi con l’aver bisogno delle terapie della nostra unità intensiva e del nostro sostegno nella respirazione». I medici negli altri Stati riportano situazioni simili. «Tutti i pazienti in cura hanno riferito di essere abituati a svapare prima del loro ricovero in ospedale ma non conosciamo tutti i prodotti che hanno usato in precedenza», ha affermato Andrea Palm del ‘Wisconsin Department of Health Services’ alla società affiliata NBC in ‘Green Bay Wisconsin’.

Uno di questi pazienti particolarmente sfortunati è Dylan Nelson, 26 anni, di Burlington, Wisconsin. Ha iniziato a sentirsi male dopo aver preso qualche svapata da una nuova cartuccia di sigaretta elettronica. La mattina dopo, è andato in ospedale e le sue condizioni hanno continuato a peggiorare durante la giornata. La sera, i suoi polmoni si sono riempiti di liquidi e i dottori hanno dovuto mandarlo in coma farmacologico. Da allora è stato dimesso e si sta lentamente riprendendo. Suo fratello, ha affermato Patrick DeGrave, alla NBC, ha riferito che Nelson ha comprato il suo vape cart dalla strada e non da un negozio rinomato. DeGrave è arrivato quindi, a quello che potrebbe essere la radice del problema: «La gente comprerà le cartucce da sigaretta elettronica dagli Stati in cui è legale e le riporterà in Stati come il Wisconsin dove non sono legali. Non si sa, quindi, se si sta comprando qualcosa da un uomo che ha preso la cartuccia da un apposito dispensario o se si sta comprando la cartuccia da qualcuno che l’ha manomessa e ci ha fatto la propria miscela». I produttori di cartucce per sigarette elettroniche piene di distillato di cannabis stanno affrontando oggi una sorta di crisi in quanto il mercato è stato invaso da prodotti contraffatti. Queste imitazioni vendute di contrabbando sembrano col loro aspetto esteriore ingannare molti consumatori ma possono contenere sostanze cariche di tossine e adulterate. Le comunicazioni ufficiali dell’industria del settore spingono gli acquirenti a stare attenti.

I produttori di sigarette elettroniche hanno naturalmente preso le dovute distanze da prodotti imitati o artefatti in modo illecito, sebbene il terreno delle sigarette elettroniche sia già pieno di una sua propria conflittualità all’interno. Come fa notare ‘Ars Technica’, i proponenti argomentano che svapare nicotina è significativamente più sano che fumare sigarette e può anche aiutare i fumatori a rivedere le proprie abitudini. Alcune società, però, dovuto sfidare fortissime critiche sul fatto che stanno facendo affari e mercato ai danni dei giovani e dei teenager, contribuendo a quella che la stessa FDA ha definito «epidemia d’uso giovanile di sigarette elettroniche»

JUUL Labs, il top dei produttori di sigarette elettroniche (che è stato censurato dall’FDA per le sue pratiche di marketing), ha affermato in un proprio documento pubblico rilasciato alla Reuters: «Questi resoconti riaffermano la necessità di mantenere tutti i prodotti a base di nicotina e tabacco fuori dalle mani della gioventù attraverso una legislazione significativa sugli accessi e sull’attuazione».

In una esplorazione sulle controversie circa il fumare da sigarette elettroniche. ‘Healthline’ ha intervistato il dottor Jordan Tishler, uno specialista sulla cannabis medicale. Tishler ha spinto coloro che hanno scelto di fumare attraverso le sigarette elettroniche ad usare il metodo più sicuro possibile: «Non tutti i modi di svapare sono gli stessi» – ha affermato Tishler – «Io consiglio di svapare l’intera infiorescenza della cannabis. Le sigarette elettroniche di piccole dimensioni che sono diventate così alla moda e che si basano sull’uso di olii estratti da cannabis devono essere evitate».

Tishler ha anche avvertito: «La cannabis in questi dispositivi è il più delle volte diluita con glicole propilenico o polietilenglicole. Nessuno dei due è sicuro per la salute. Vi sono alternative per i pazienti che trovano lo svapare tradizionale con cannabis coltivata a terra sia troppo. A quel punto consiglio lo svapare attraverso altri metodi e non con la sigaretta elettronica. Ad esempio, contenitori come bong etc a differenza delle sigarette elettroniche sono riutilizzabili oppure realizzati con materiali migliori, sebbene questa sia una questione più legata ai materiali utilizzati che a quello con cui sono riempiti». Il paradosso fondamentale è che negli Stati dove continua ad operare la proibizione, il bocciolo erbaceo è naturalmente illegale da trovarsi, il che è proprio il motivo per il quale coloro che vogliono fumare cannabis si rivolgono alle sigarette elettroniche almeno inizialmente.

 

Lussemburgo

Il Lussemburgo potrebbe essere la prima Nazione europea a legalizzare la cannabis

Non c’è da eccitarsi troppo perchè, gli stranieri ad esempio, potrebbero essere esclusi dal partecipare al processo e persino la coltivazione a terra a livello nazionale potrebbe ricevere un apposito divietoCon le dimensioni pari più o meno a quelle dell’area di Washington, D.C. circostanziata alla zona metropolitana e con una popolazione più o meno pari a quella di Oakland, California, il Lussemburgo è improvvisamente diventato molto rilevante nei principali circoli della riforma della politica della cannabis. Se tutto va secondo i piani, il Ducato potrebbe essere la prima Nazione in Europa a legalizzare la cannabis a scopo ricreativo per gli adulti -o almeno per alcuni adulti- tutti però dovranno essere cittadini lussemburghesi e che possono in generale godere di meno diritti dei pari adulti di Oakland e Washington, D.C. 

Ancora alcuna legislazione è stata progettata. Ma se il piano verbale fosse approvato dalla attuale coalizione di governo, uno scenario che potrebbe scaturire in una legislazione che condurrebbe alla legalizzazione della cannabis nell’arco di cinque anni, i cittadini del Lussemburgo potrebbero essere autorizzati ad acquistare ed utilizzare la cannabis prodotta sotto stretta regolamentazione approntata in un biennio, come riferito da Etienne Scheinder Ministro della Salute lussemburghese ai reporters in occasione di eventi pubblici ai media internazionali. Ciò renderebbe il Lussemburgo il primo Paese al di fuori delle Americhe a legalizzare la droga a livello nazionale ma sia i potenziali turisti sia i libertari dovrebbero prepararsi ad essere delusi: coerentemente con l’idea “lasciateci essere come vogliamo nel Lussemburgo” a proposito del confronto con la mentalità del resto d’Europa, la cannabis non sarebbe disponibile per i visitatori stranieri. Si tratta di un divieto specifico per evitare che il Paese diventi una specie di hotspot per il turismo della cannabis e la coltivazione a domicilio della pianta sarebbe anche bandita.

Per questi motivi, chiunque stia pianificando un viaggio ad Amsterdam o Barcellona, dove la cannabis è disponibile nei coffee shop e nei social club (e in abbondanza) non dovrebbe cambiare molto i propri piani. Tuttavia, il Lussemburgo prevede di diventare solo il terzo Paese al mondo nel legalizzare la marijuana ricreativa a livello nazionale, seguendo Uruguay e Canada. Anche undici Stati degli USA hanno legalizzato la cannabis a scopo ricreativo per adulti dai 21 anni in su. Chiunque abbia una mappa a disposizione, può facilmente controllare che ognuno di questi Stati è certamente più grande del Lussemburgo.

Un aspetto positivo è che il Lussemburgo, con la sua economia forte e con la sua configurazione finanziaria avanzata, non ha certo bisogno di trattare la cannabis come un bancomat. La logica di Schneider circa la legalizzazione è che bandire la cannabis in conformità con le convenzioni dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite sulle droghe stupefacenti non ha funzionato affatto e può solo aver reso la cannabis più attraente per i giovani.

Come la testata ‘The Guardian’ ha riferito, la legalizzazione è qualcosa che è nella mente di Schneider da qualche tempo. Schneider e Felix Braz, Ministro della Giustizia. hanno visitato il Canada l’anno scorso, dove hanno visitato uno dei negozi della ‘Canopy Growth Corporation’. A quanto pare, non tutto ciò che hanno visto in Canada li ha impressionati, o non spingerebbero verso un rigido schema di legalizzazione che potrebbe scatenare l’indignazione e una campagna di opposizione tra la maggior parte degli attivisti americani per la cannabis. Altri dettagli ancora da definire in Lussemburgo includono dove la cannabis può essere consumata legalmente e quanto pesantemente sarà tassata. È probabile che il possesso sia limitato a non più di 30 grammi alla volta. Quindi, il piano del Lussemburgo è da ritenersi folle? Non è granché impressionante in quanto a novità e non ha necessariamente un impatto maggiore di qualsiasi cambiamento sostanziale a favore della cannabis medicale, come accade ad esempio, nel Regno Unito.

Allo stesso tempo, se un Paese di grande successo legalizza senza effetti negativi, può diventare un esempio che può essere presentato in positivo in altre arene più grandi. La si può vedere, quindi, come un’opportunità nella direzione dell’espansione anche a livello globale.

 

Stati Uniti

Il mercato illegale della California è tre volte più grande del mercato legale

Un nuovo documento nei suoi dettagli descrive la tipologia e la diffusione del consumo di cannabis in California sin da quando lo Stato ha lanciato la legislazione che regolamenta l’uso tra adulti il 1° gennaio 2018. Il mercato della cannabis della California è direzionato verso gli 8,7 miliardi di dollari in termini di rendita.

Questo è ciò che risulta dalle più recenti stime messe a disposizione da ‘Arcview Market Research’ e ‘BDS Analytics’ intitolate ‘California: lezioni dal più grande mercato mondiale della cannabis‘, un report che è stato pubblicato proprio nella giornata di ieri. Sebbene la California vedrà una crescita del 23% del proprio mercato entro la fine dell’anno corrente, secondo quel che afferma l’Amministratore delegato di ‘Arcview Group’, Troy Dayton, nelle sue parole i giorni migliori devono ancora venire. «Nonostante gli oneri imposti al mercato legale dalle autorità di regolamentazione, con un prodotto interno lordo di 2,7 miliardi di dollari (nel 2018), la California ha il più grande mercato di cannabis legale del mondo e continuerà a finché la legalizzazione federale lo rende solo una parte del più grande mercato americano» – ha affermato Dayton – «A quel punto, la California assumerà il suo solito posto nell’economia mondiale come un grande esportatore di materie prime agricole e dei loro prodotti derivati, una tecnologia meccanica notevole, e grande creatore di tendenza dei prodotti di consumo». 

Nella relazione si fa anche notare che la California è stata il primo Stato che ha visto un calo delle vendite nell’anno in cui si è passati all’apertura del mercato per gli adulti. I californiani hanno speso circa 500 milioni di dollari in meno nel 2018 rispetto al 2017, dopo l’inizio della vendita legalizzata il 1° gennaio 2018. Ma quest’anno si stima che vi sia un rilancio tornando ai valori precedenti. «Le aziende californiane che sono sopravvissute ai due eventi del 2018 sono emerse più forti e ben posizionate ai fini di aumentare la loro quota di mercato in futuro», ha detto Tom Adams, amministratore delegato e principale analista per il gruppo ‘BDS Analytics Industry Intelligence’ e caporedattore per ‘Arcview Market Research’. «Ancor più di più di questo, esse sono fortemente improntate alla battaglia ed ha dato il via a una fusione e all’acquisizione nella prima metà del 2019 che permetterà loro di sfruttare le loro posizioni di vantaggio in California per competere in tutto il Paese». Un altro aspetto importante della relazione è che alla gente non piace pagare una quantità ridicola di tasse sulla cannabis e questo non cambierà in nessun momento a breve.

Si stima che il 2019 possa vedere in California il mercato illecito condurre a 8,7 miliardi di dollari di entrate, quasi tre volte quello che i consumatori nel mercato legale spenderanno nell’anno corrente, livello che si attesta a 3,1 miliardi di dollari. I californiani hanno goduto di una legalizzazione a lungo attesa e poi tranquillamente son tornati alle fonti tradizionali quando hanno visto i prezzi al netto delle imposte posizionate al 77% del carico fiscale e regolamentare quindi il mercato legale, è scritto nella relazione.

Il precedente Governatore della California, Jerry Brown, aveva previsto che il mercato legale avrebbe generato 643 milioni di dollari nel 2018. In realtà i dati attuali sono differenti: «Il gettito fiscale reale legato alla cannabis è sceso al di sotto delle proiezioni, per un totale di poco più di 345 milioni di dollari, con 182 milioni di dollari provenienti da accise specifiche sulla cannabis e 36 milioni di dollari da imposte sulla coltivazione», fa notare il rapporto. Il rapporto ha anche presentato il quadro più aggiornato di chi sta comprando cannabis in California. La ricerca sulle intuizioni dei consumatori di ‘BDS Analytics’ mostra che il consumatore legale medio di cannabis ha 44 anni, mentre molti sostenevano che il mercato medico era una copertura per la maggior parte dei giovani uomini sani.

Indipendentemente dalla loro età, i consumatori sono certamente una parte dell’industria della cannabis, e gli autori presentano un caso in cui essi sono una comunità sottodimensionata. L’Oregon ha un dispensario ogni 5.567 adulti e il Colorado ne ha uno ogni 4.420. Ma in California, c’è solo un rivenditore autorizzato per ogni 35.147 persone sopra i 21 anni. Un importante fattore che contribuisce a questo è il numero di contee e comuni che hanno vietato le attività di cannabis. In generale, il report è una specie di versione specifica californiana di ‘Arcview’ del proprio progetto principale ‘Lo Stato del Mercato della Cannabis Legale’. Che è stata una delle principali misure per la crescita dell’industria della cannabis globale in questo decennio.

 

Israele

Una class action del valore di mezzo milione di NIS è stata presentata contro le società che producono cannabis

Le società che operano nel settore della cannabis stanno costituendo un cartello sfruttando la debolezza del cliente e non marcando correttamente i prodotti in modo che essi non possano sapere esattamente che cosa contengono. Questo è il motivo principale della class action che è stata pianificata e indirizzata nel corso della settimana corrente per un controvalore monetario notevole, cioè dieci milioni di NIS. La class action è destinata a colpire 685 compagnie attive ed operanti nel settore della cannabis sul territorio nazionale israeliano, soprattutto quelle specializzate nella coltivazione e nello sviluppo di fattorie che coltivano e trattano cannabis. Il querelante, Ben Lavi, chiede che le aziende gli paghino NIS 15.585, come hanno fatto anche ognuno degli altri sottoscrittori della class action, 44.000 pazienti, nella quantità complessiva di oltre mezzo miliardo di NIS. Il querelante sostiene che le aziende che producono cannabis medica in Israele non divulgano informazioni importanti sui componenti del prodotto, il che è apparentemente contrario alla pratica abituale nel campo farmaceutico.

«I principi attivi nei prodotti a base di cannabis sono caratterizzati da medie percentuali o da dati generici piuttosto che dalle concentrazioni esatte delle sostanze», afferma il testo della petizione. Secondo Ben Lavi, uno studente di legge e paziente in prima persona curato con farmaci derivati da cannabis per circa 9 anni, «Come risultato di una scarsa marcatura, i pazienti sono costretti ad acquistare il pacchetto completo a sorpresa perché è impossibile capire quali sono le concentrazioni di droga contenute». Egli sostiene anche che «le aziende operano come un cartello della cannabis sottoposto a una regolamentazione che però agisce in una nebulosa giuridica piena di vuoti e aspetti da dirimere» e quindi cerca un risarcimento. «Per chiunque il cui rispondente abbia fornito prodotti a base di cannabis le cui concentrazioni di principi attivi non sono state accuratamente etichettate come farmaceutiche».

La causa ufficializza la nuova categoria di semi di cannabis medica, descritta da ‘Il Libro verde’ messa a punto da Yuval Landschaft, il manager di IMCA, secondo cui i gruppi di prodotti di cannabis sono ordinati secondo le percentuali THC e-CBD in spazi piuttosto ampi. Dice che questo divario nella percentuale di principi attivi porta i pazienti a non sapere se il prodotto che hanno ricevuto contiene la gamma superiore del divario, o la sua gamma inferiore. Non si tratta di cose di poco conto. Questo divario di portata può naturalmente avere effetti molto diversi sui consumatori. Secondo i latori della class action, «è chiaro che la classificazione dei prodotti per categorie generiche non assolve i produttori dalla obbligatorietà di una chiara marcatura effettuata con precisione, dove si descrive bene la concentrazione di materiali da riportare sulla confezione».

Per esempio, presenta una confezione di un farmaco chiamato ‘Tramadex’ usato per trattare il dolore e sostiene che «Ogni compressa contiene 100 mg di principio attivo, che è lo standard nell’industria farmaceutica». Il querelante, invece, presenta due pacchetti di cannabis medica di due diverse varietà (AK-47 e PK) realizzati da ‘Better’, confezionati da ‘Panaxia’. Secondo lui, «La scarsa marcatura porta i pazienti a non sapere se il prodotto PK contiene 0% CBD e 16% THC o 2% CBD e 24% THC». Questa scoperta, ha detto, «Ha portato alle licenze dei consumatori che hanno ottenuto accesso all’utilizzo di cannabis ma in una sorta di forma ‘clienti ciechi’, in parte perché la loro capacità di conoscere la concentrazione del principio attivo nei prodotti è limitata». Per esempio, mostra una fotografia della confezione di cannabis prodotta all’estero con i dati esatti dei principi attivi. Per esempio, mostra una fotografia della confezione di cannabis prodotta all’estero con i dati esatti dei principi attivi. «Gli intervistati sembrano essere liberi di fornire prodotti in cattive condizioni a causa delle stesse disabilità dei consumatori e il fatto che la necessità medica di continuare il trattamento non consente loro di smettere di consumare il prodotto come un atto di protesta», si segnala nel report. Va notato che il querelante non ha citato il Ministero della Salute o l’IMCA, ma solo le aziende ‘Aspiration for Life’ (BOL), Pharmucan, IMC (focus sull’erba ), Shrub (arbusto relic), Kan 10, Kanduk (Intercure), Better (Kan) Prodotti farmaceutici).

 

Israele

Sara Netanyahu, moglie del Premier: «la cannabis medicale è una benedizione»

E’ una cosa molto importante per le persone ammalate e coloro che soffrono il dolore. Spero diventi sempre più facile possibile l’accesso per le persone al suo utilizzo, ha affermato Sara Netanyahu, moglie del Primo Ministro in carica nella sua prima uscita pubblica sulla cannabis. Il settore sul quale si è pronunciata è relativo alla sola cannabis ad uso medicale e non sulla legalizzazione nel suo complesso. In un nuovo video postato sulla sua pagina Facebook, la moglie del Premier spiega che la cannabis ad uso medicale è una cosa benvenuta e mostra le sue speranze in una maggiore facilità di accesso al suo utilizzo in ambito medico e curativo. Gilboa, che è stato recentemente nominato consigliere del Primo Ministro per gli affari vegani, sostiene la legalizzazione in maniera dichiarata ed ha anche promosso l’agenda sul settore durante la sua performance nel programma ‘Il Grande Fratello’. Questo è il primo riferimento di Sarah Netanyahu alla cannabis, dopo che suo marito, Primo Ministro, aveva già affrontato la questione molte volte in passato, incluse le allusioni ad un ulteriore alleggerimento sulla normativa di settore se rieletto durante la più recente campagna elettorale.

Anche il figlio della coppia Netanyahu, cioè Yair, che svolge attività di consulente alle strette dipendenze del Primo Ministro, ha trattato in precedenza l’argomento – anche se in quel caso si trattava solo di chiarire il proprio supporto per l’esportazione di cannabis medica all’estero. In questi giorni il tema della cannabis sta prendendo gran parte dello spazio nella campagna elettorale del Likud.

Stati Uniti: cannabis e sigarette elettroniche, l’inganno è dietro l’angolo Rassegna stampa della canapa nelle testate estere, dal 19 al 23 agosto 2019">