Politica Esteri

Stati Uniti, ancora divisi sulla strada della legalizzazione della cannabis Rassegna Stampa della canapa nelle testate estere, dal 17 al 21 dicembre

Nonostante tutto sia diretto verso la legalizzazione a livello confederale negli Stati Uniti e nonostante l’endorsement dello stesso Presidente Trump, negli USA vi sono ancora forti divisioni e vi è chi si oppone fieramente alla legalizzazione come accade nello Stato del New Hampshire. In Israele desta scalpore il caso di una Corte di Giustizia che chiede di innalzare la quantità di cannabis disponibile per cure mediche, nel caso in cui le Istituzioni nazionali non recepiscano le singole necessità di carattere terapeutico. In Alaska, invece, si propone il consumo personale di cannabis fumandola direttamente in loco all’interno dei locali autorizzati per la commercializzazione di prodotti derivanti dalla lavorazione della cannabis e nello Stato di New York il Governatore Cuomo si proclama paladino della legalizzazione.

 

USA

Il Governatore del New Hampshire promette la sua strenua lotta contro la legalizzazione

Il Governatore del New Hapshire Chris Sununu (Repubblicano) ha affermato in settimana che porrà il proprio veto su ogni tipo di legislazione che gli giunga sulla scrivania sotto forma di dossier «senza nemmeno tener conto di quel che la scritta possa far intendere», come riporta la testata The Concord Monitor. Di cosa si tratta? Delle proposte che gli vengono presentate circa la liberalizzazione della cannabis nel suo Stato. Anzi, il Governatore del New Hampshire ha definito la sua campagna contro la legalizzazione una delle tematiche di maggior rilievo durante il periodo della sua Amministrazione. Ha chiesto in modo pressante ai Membri della Commissione Governativa Prevenzione, Trattamento e Cura sugli Abusi di Alcool e Droghe di lottare duramente contro la legalizzazione. Il Governatore Sununu ha inoltre chiesto un consulto ad una vera e propria crociata anti-legalizzazione Kevin Sabet. Questi, un ex consigliere sulle politiche riguardanti le droghe nel periodo delle Amministrazioni Bush e Clinton oggi è a Capo del gruppo anti-legalizzazione ‘Smart Approaches to Marijuana. «Kevin Sabet si sta davvero impegnando molto con noi», ha affermato Sununu, «E’ molto eccitato, ha raccolto davvero molto denaro a livello nazionale». L’incontro dove Sununu ha cavalcato la sua reiterata campagna anti-legalizzazione è stata un modo inusuale per esternare la sua idea di lotta forte contro la cannabis. La Commissione è stata istituita con una previsione di spesa di svariati milioni di dollari investiti proprio nella lotta contro la dipendenza, una lotta nella quale la cannabis ha mostrato alcune sue potenzialità. Alcuni osservatori affermano che è discutibile e poco saggio investire una notevole quota parte di budget statale nella lotta contro le dipendenze attraverso la reiterata campagna proibizionista nei confronti della cannabis, in considerazione del fatto che milioni di americani muoiono ogni anno a causa della dipendenza da oppiacei e astinenza e che rimane pari a zero il numero dei casi registrati per una overdose fatale di cannabis. Inoltre, c’è forte sostegno pubblico a favore della legalizzazione nel New Hampshire, dove il 68 per cento lo sostiene ed il 74 per cento chiede leggi specifiche che regolamentino la commercializzazione e vendita. Per di più, vi è da considerare il fatto che lo Stato ha già depenalizzato la cannabis, così la pianta è già liberamente utilizzata attraverso tutto il territorio statale.

La Commissione ha deciso di calendarizzare la prossima discussione nella data del prossimo 25 Gennaio, ma non è ancora chiaro come voteranno i 28 membri che la compongono. I Democratici detengono la maggioranza nel Parlamento del New Hampshire ed hanno mostrato sostegno a favore della piena legalizzazione e della differente legalizzazione delle vendite. In questo modo, mentre Sununu ha promesso il suo veto contrario, i politici e legislatori locali possono avere sufficienti numeri per estrometterlo dai giochi.

 

USA

Il Governatore dello Stato di New York si proclama fedele paladino della legalizzazione

Il Governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo, ha riferito ai media, nel corso di una conferenza stampa fortemente anticipata che spingerà per la legalizzazione della cannabis tra gli adulti nel corso di pochi mesi, fatto peraltro confermato anche dalla testata The New York Times. Si ritiene che questa decisione possa generare circa 1.7 miliardi di dollari in termini di vendite e, secondo lo stesso Cuomo, è fatto che caratterizza la sua Amministrazione nella direzione degli sforzi attuati per far «avanzare la nostra agenda circa la Giustizia e particolarmente per quel che concerne tutte le forme di ingiustizia che per un tempo troppo lungo hanno colpito ingiustamente la comunità Afro-Americana e le comunità minoritarie». Poi ha aggiunto: «Il fatto è che noi abbiamo due sistemi penali: uno per i ricchi e benestanti ed uno per tutti gli altri». Subito dopo il discorso di Cuomo, la ‘Drug Policy Alliance ha annunciato attraverso un comunicato stampa: «Il Governatore Cuomo e la nuova maggioranza dei Democratici hanno un’ occasione d’oro per attuare la legalizzazione, instradandola nella giusta direzione, molto a lungo giusta», come controfirmato da Kassandra Frederique, la direttrice esecutiva DPA per lo Stato di New York.

Il Dipartimento Salute dello Stato di New York ha definito un report agli inizi dell’anno in corso che ha suggerito i pro della legalizzazione della cannabis come prevalenti sui contro a fronte del proibizionismo sul tema. Da quel momento in poi, i funzionari statali hanno ulteriormente informato della propria decisione attraverso decine di differenti sessioni tenute sul tema. Il Governatore Cuomo solo recentemente è tornato vicino all’idea della legalizzazione. Si era fieramente opposto al programma statale iper-restrittivo sulla Cannabis medicale quando fu introdotto nel 2014 e ha osteggiato certa vetusta oleografia che vedeva la Cannabis demonizzata in quanto definita “porta d’ingresso” per le droghe come accaduto in anni recenti. Alcuni ritengono che il recente riavvicinamento di Cuomo al tema della legalizzazione sia stato dettato dall’ ex oppositore nelle primarie dei Democratici per il ruolo di Governatore e star della celeberrima serie ‘Sex and the City’ Cynthia Nixon, che aveva annunciato durante il discorso della sua candidatura una piattaforma volta alla chiusura del proibizionismo sulla Cannabis e mostrato il nuovo sistema metropolitano di New York.

Attualmente vi sono 10 Stati – più Washington D.C. – che hanno scelto l’opzione di chiudere la fase del proibizionismo contro la cannabis e molti sono vicini degli Stati del New England.

 

Alaska

Proposta di legge per liberalizzare il consumo di cannabis in locali pubblici autorizzati. Diventerebbe così il primo Stato a consentirlo 

A breve i politici e legislatori dell’Alaska terranno una udienza pubblica per discutere una proposta relativa all’uso consentito di marijuana nei locali di vendita che hanno ottenuto specifica autorizzazione per i prodotti derivati. Sia i sostenitori della proposta sia i suoi oppositori si alterneranno nella discussione che è stata finora sostenuta dal gruppo nazionale pro-legalizzazione ‘Marijuana Policy Project (MPP). Coloro che sostengono questa causa ritengono che le leggi che regolamentano le modalità sui luoghi dove gli adulti possano consumare cannabis siano eccessivamente restrittive, poiché proibiscono il consumo al di fuori della residenza privata. Essi stanno operando per convincere il ‘Marijuana Control Board statale di offrire all’industria del settore alcune delle libertà disponibili per i bar ed i ristoranti o i luoghi dove sono serviti alcolici. La legge proposta potrebbe consentire ai titolari di locali di vendita e commercializzazione di sottoscrivere una apposita richiesta che consenta loro di vendere fino a un grammo di cannabis e prodotti edibili contenenti fino a 10 mg di THC perché possano essere consumati in loco presso lo stesso locale di vendita. Potrebbero delinearsi anche normative aggiuntive circa la ventilazione, la sicurezza e la promozione. Per il Progetto MMP altre regolamentazioni potrebbero riguardare: nessun fumo visibile potrebbe fuoriuscire dal palazzo; Nessun odore specifico potrebbe fuoriuscire dallo stabile del locale di vendita; l’impianto di aria condizionata potrebbe convogliare l’aria all’esterno ed usare un filtro; mezzi per ridurre o annullare qualsiasi fastidio nei confronti dei vicini.

Mentre la maggioranza degli Stati oggi ha una qualche forma di legge sul consumo di cannabis legale sulla carta, sia per uso medicale sia per uso ricreativo, le aree di utilizzo e consumo sociale restano largamente proibite con poche eccezioni legislative locali, come accade a Denver, dove gli elettori hanno approvato un referendum locale sul tema specifico e San Francisco che ha qualche locale di vendita di cannabis medicale che consente anche il consumo in loco. L’Alaska potrebbe diventare così, il primo Stato nella Nazione che permetta proattivamente il consumo in loco se il board, alla fine, consentirà ai venditori al dettaglio di ottenere queste specifiche autorizzazioni.

 

USA

La cannabis medica considerata opzione nel trattamento dell’Alzheimer, ora si pensa a studi specifici

Il Governo federale chiede il sostegno pubblico nel tracciare studi riguardanti la diagnosi ed il trattamento dell’Alzheimer e specificatamente l’informazione scientifica sulla marijuana medicale per come essa possa trattare la condizione cognitiva all’interno della lista delle risorse correlate. Mentre la cannabis non è considerata un trattamento approvato dalla Food and Drug Administration per la cura dell’Alzheimer, la ‘Agency for Healthcare Research and Quality (AHRQ) è all’ opera per rivedere gli studi sugli effetti dei cannabinoidi, come riportato in comunicati ufficiali di settore. Si specifica che la ‘marijuana medicale’ è una delle molte droghe che sono «usate per il trattamento» di Dementia Alzheimer-Tipo.

La notizia, pubblicata Martedì scorso sul Federal Register rivela un livello di apertura e disponibilità nei confronti del potenziale terapeutico della cannabis medicale che non è facilmente riscontrabile presso le agenzie federali. Davvero rimarchevole e da notarsi che le parole ‘marijuana medicale’ attestano una profonda revisione dell’atteggiamento sul tema.

Alex Azar di Health and Human Services Sec. il quale guida il Dipartimento del quale AHRQ fa parte, agli inizi di quest’anno ha affermato che «Davvero non c’è niente come la marijuana terapeutica» . Il chirurgo generico Jerome Adams ha rilasciato pari messaggio nel corso di questo mese, dove afferma che «Niente cura meglio della marijuana terapeutica». Vi è da dire che ci sono stati recenti segnali che mostrano come il Governo stia tentando almeno di incrementare la ricerca sulla cannabis e sui suoi elementi base chimici all’interno della legislazione corrente che è ancora oggi grandemente restrittiva.

Vi è un certo numero di questioni che AHRQ ha elencato nella nota pubblica, la gran parte dei dubbi è correlata alla efficacia o ai danni di ‘interventi da prescrizione farmacologica’  in pazienti con Alzheimer. L’agenzia non richiede che il pubblico risponda direttamente alle questioni ma afferma che potrebbe essere usato come guida per quel genere di studi scientifici. Uno studio che potrebbe essere oggetto di interesse di AHRQ è stato pubblicato sulla rivista ‘Aging and Mechanism of Disease nel mese di Giugno. Ricercatori presso il ‘Salk Institute hanno stabilito che la cannabis può aiutare nella rimozione cellulare di una proteina tossica che è associata con l’Alzheimer.

 

Belgio

Altri due marchi di birra entrano nel business della Cannabis: dopo Heineken e Corona ora anche Stella-Artois e Budweiser

Dopo le industrie produttrici di Birra Heineken e Corona, ora anche le famose marche Stella-Artois e Budweiser decidono di entrare nel business della cannabis. Insieme con la società canadese Tillray, i due marchi svilupperanno birre analcoliche a base di cannabis contenenti THC e CBD. La compagnia belga AB InBev, proprietaria del famoso brand noto con i marchi Budweiser, Stella Artois ed altri, sta per entrare a far parte attiva del mercato della cannabis con un controvalore che si attesta su circa 100 milioni di dollari. La compagnia ha annunciato nella prima mattinata di ieri che sta cooperando con la compagnia canadese Cilabis Tilray che all’inizio della settimana aveva annunciato anche una cooperazione col gigante farmaceutico Novartis.

Le due società investiranno congiuntamente più di 100 milioni di dollari in ricerca e sviluppo di nuove bevande contenenti cannabis e che quindi contengono i componenti della cannabis THC e CBD. Allo stesso tempo, i due marchi hanno annunciato che nel primo stadio la nuova cooperazione tra di essi si concentrerà sul solo sviluppo e su ciò che ora non è già in commercio. Se poi ci sarà importazione in futuro, le due società riceveranno un investimento addizionale al 50% di un milione di dollari ciascuna.

La ricerca sarà condotta da Labatt Breweries, una società sussidiaria canadese di InBev unitamente a High Park, una sussidiaria canadese di Tillray. «Intendiamo sviluppare una profonda conoscenza condivisa sulle bevande non alcoliche contenenti THC e CBD», ha affermato in un comunicato stampa il Presidente delle società produttrici di birre Kyle Norrington. «Questa sarà la base per future possibili decisioni correlate al marketing dei prodotti». A seguito dell’annuncio Teilray ha visto le proprie azioni aumentare del 15%. Attualmente Tillray opera in 12 differenti Nazioni comprese Australia, Nuova Zelanda, Canada, Germania, America del Sud e Portogallo.

Tutto come annunciato di recente dalla manifattura di birra Heineken che ha cominciato a produrre una birra senza alcool e basata sulla cannabis, così come la società che possiede il marchio Corona (Constellations Brands) che ha acquistato la gran parte delle maggiori compagnie che producono birra al mondo, così come la stessa Coca Cola ha annunciato che sta allo stesso tempo valutando le possibilità da sondare nel settore, come la società manifatturiera di sigarette Marlboro che ha già siglato un accordo per coltivare cannabis in Israele .

 

Israele

Un signore che coltivava marijuana a casa finito in Tribunale dove lo stesso Giudice chiede allo Stato di innalzare il dosaggio visto che l’imputato è un paziente in cura con la cannabis

Lo Stato ha chiesto una condanna alla detenzione ma, dopo una richiesta di patteggiamento, il Magistrato della Corte di Kiryat ha convertito la pena aggiungendo che il Ministero della Salute dovrebbe sostenere l’aumento del dosaggio per il paziente. Il caso è relativo ad un signore – Moshav Nahalat – il quale è stato arrestato lo scorso anno durante una operazione di Polizia condotta nella sua casa dove furono rinvenute 118 piante di cannabis che aveva coltivato in due stanze della sua abitazione senza avere specifica autorizzazione. Nella giornata di ieri, il Giudice presso la Corte di Pace, Moga Shmueli-Mayer, ha emesso una condanna a 6 mesi, servizi sociali ed al pagamento di un’ammenda da pagare in rate ma senza passare per la carcerazione. La decisione relativamente blanda è stata comminata sulla base di una richiesta di patteggiamento siglata dalle due parti ma anche per il fatto che l’imputato è un paziente in cura con cannabis terapeutica con licenza concessa dal Ministero della Salute.

Unitamente alla pronuncia della pena, la Giudice ha inviato una copia al vertice della Unità Medica Centrale in relazione alla necessità di alzare la soglia della dose da somministrare. Tra l’altro i due Procuratori che hanno seguito il caso, Yaniv Peretz e Eitan Kabrian, hanno sostenuto che l’imputato soffre di un trauma derivatogli dalla sua partecipazione alla Guerra dello Yom KippurL’imputato che ha ottenuto una licenza per uso di cannabis medicale con un sostegno governativo mensile si è visto rifiutare un certo numero di richieste di aumento della dose presentate al Ministero della Salute, secondo quel che riporta il suo avvocato difensore, questo per spiegare perché abbia poi deciso di passare alla coltivazione di cannabis in proprio. Inoltre hanno attestato che il peso complessivo delle piante sottoposte a sequestro (14 kg) rappresenta attualmente solo un chilogrammo a fini di consumo se si escludono steli, radici ed altre parti della pianta. L’accusato si è scusato nel caso di valutazione errata a fini di consumo personale e la Corte ha verificato che si tratta del quantitativo pari ad un consumo medio personale di cinque mesi. Il giudice e la Corte hanno simpatizzato col caso e con l’imputato, un reduce di guerra ed ha avvalorato l’ipotesi dell’uso personale, argomento da sottoporre all’attenzione del Legislatore.

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