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OMS, la cannabis terapeutica non è pericolosa L'Organizzazione mondiale della sanità ha inviato il suo parere alle Nazioni Unite raccomandando l'eliminazione della cannabis dalla Tabella IV della Convenzione unica sugli stupefacenti

L’Organizzazione mondiale della sanità ha dato una svolta alla questione dello status della ‘cannabis‘: infatti, dopo un’attenta analisi della ricerca scientifica sugli usi terapeutici e sugli eventuali danni e pericoli derivanti dal suo uso, l’OMS ha inviato in questi giorni il suo parere in una lettera firmata dal direttore generale, Tedros Adhanom Ghebreyesus, inviata al segretario generale delle Nazioni Unite António Guterresraccomandando ai governi di eliminare la cannabis dalla Tabella IV della Convenzione unica sugli stupefacenti risalente al 1961, contenente le sostanze ‘particolarmente dannose e di valore medico o terapeutico estremamente ridotto’; viene richiesto all’ONU l’inserimento di alcune preparazioni farmaceutiche a base di cannabis nella Tabella III della stessa Convenzione che contiene le sostanze con valore terapeutico e con basso rischio di abuso; viene sancito che le preparazioni di cannabidiolo puro, con meno dello 0,2% di THC, non devono essere sotto controllo internazionale; si richiede poi la rimozione del THC dalla Convenzione del 1971, contenuta nella Tabella I della convenzione del 1961.

Nel marzo del 2016, un gruppo di esperti di cannabis di fama mondiale riuniti dall’organizzazione dei pazienti ‘Americans for Safe Access‘ aveva presentato all’Organizzazione mondiale della Sanità un documento completo che dimostrava la funzione medica della cannabis e, nel novembre dello stesso anno, l’OMS ha dato il via libera ad una revisione, conclusasi con queste raccomandazioni al Comitato delle Nazioni Unite sugli stupefacenti. Anche Forum DrogheSocietà della Ragione e Associazione Luca Coscioni  avevano inviato all’OMS una nota che spiegava l’esperienza italiana. L’esito era atteso nello scorso dicembre. Secondo il centro di ricerca FAAT, il risultato è soddisfacente poiché «riconosce chiaramente le applicazioni mediche di Cannabis e cannabinoidi, li reintegra in farmacopea, equilibra i danni e di fatto respinge la posizione dell’OMS dal 1954 secondo cui “dovrebbero esserci sforzi verso l’abolizione della cannabis da tutte le pratiche mediche legittime”».Anzi, ha dichiarato Kenzi Riboulet-Zemouli, responsabile della ricerca FAAAT, «questo è il miglior risultato che l’OMS potesse esprimere. Questo è solo l’inizio per la politica internazionale sulla cannabis». Per Michael Krawitz, Consulente per la politica globale FAAAT, «l’OMS ha fatto passi da gigante nel mettere le cose in chiaro. È tempo per tutti noi di sostenere le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e garantire che la politica non superi la scienza. I sostenitori ringraziano gli esperti dell’OMS per il loro lavoro e la leadership dell’OMS per la difesa coerente dei bisogni medici del nostro mondo».

L’Associazione Luca Coscioni ha voluto sottolineare come «la decisione da parte dell’OMS rappresenta una vittoria dell’evidenza scientifica sulla politica dello struzzo praticata da tutto il mondo da oltre mezzo secolo. Una revisione radicale delle tabelle internazionali sarebbe un passo nella direzione di politiche di buon senso che tengono di conto il progresso scientifico nonché le buone pratiche di riduzione dei danni (spesso penali) imposti da decenni di proibizionismo. Adesso occorre che quei paesi, come l’Italia, che in parte hanno già rivisto le tabelle, sostengano questa storica raccomandazione per promuovere una più ampia decriminalizzazione, se non vera e propria legalizzazione della cannabis in molti paesi. Ciò beneficerà i cittadini, che potranno finalmente avere libero accesso ad una sostanza necessaria per uso medico, mentre non saranno più penalizzati se decideranno di usarla per fini personali».

Grazia Zuffa, presidente de ‘La Società della Ragione’, ha sostenuto che «la decisione della Organizzazione Mondiale della Sanità di riconoscere i preparati medici a base di cannabis come farmaci, togliendoli dalle tabelle delle sostanze proibite internazionalmente, prende finalmente atto della grande estensione dell’uso terapeutico della cannabis, riconosciuto nella legislazione di tanti paesi d’Europa, compreso il nostro. A livello delle politiche internazionali sulla droga, la posizione della OMS rappresenta una svolta di grande importanza, perché inverte la tendenza alla criminalizzazione indiscriminata. La decisione finale sulle tabelle delle Convenzioni Internazionali Onu sulle droghe spetta però alla Commission on Narcotic Drugs, l’istituto di decisione politica, mentre l’organismo scientifico (il Comitato di Esperti della OMS) ha solo il potere di proposta».

Maria Stagnitta, Presidente di Forum Droghe, ha evidenziato che «si tratta di un passo in avanti, finalmente basato sulle evidenze scientifiche e non sull’ideologia. Avevamo auspicato, con il documento presentato a maggio scorso, che venissero finalmente riconosciute da un lato le proprietà terapeutiche della cannabis e dall’altro posto fine all’assurda collocazione all’interno della tabella delle sostanze più pericolose. Ora aspettiamo di capire chi rappresenterà l’Italia all’appuntamento di Vienna 2019, e se intende, come fatto dai precedenti governi, avere un rapporto franco e aperto con le organizzazioni che si occupano di politiche sulle droghe». La raccomandazione, infatti, sarà messa in votazione durante la sessantaduesima sessione della Commissione sugli stupefacenti che si terrà in Austriaa Vienna, nel marzo prossimo dove cinquantatré Stati membri dovranno, anche a maggioranza semplice, decidere se confermarla oppure no. E non è detto che ciò avvenga: infatti, ha ricordato Grazia Zuffa, presidente de la Società della Ragione, «nel passato le pressioni politiche hanno spinto a ignorare il parere scientifico. Così accadde nel 2002, quando la OMS stilò una raccomandazione per rivalutare le proprietà terapeutiche dei cannabinoidi: che neppure giunse all’attenzione della CND, finendo in un cassetto degli uffici del United Nations Office on Drugs and Crime (allora diretto dall’italiano Antonio Costa). Ci auguriamo che nel futuro le decisioni che riguardano benefici e rischi per la salute siano riconosciute come competenza esclusiva della OMS».

Poche settimane fa, l’ ‘European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction‘ ha pubblicato il primo rapporto sull’uso medico della cannabis: secondo l’UE la base delle prove dell’efficacia della cannabis si sta evolvendo rapidamente ma è attualmente abbastanza limitata e frammentata. Ad esempio, contro il dolore neuropatico, spastico, sclerosi e per il dolore cronico canceroso le ricerche hanno registrato solo riduzioni marginali e l’efficacia come di qualità ‘moderata‘ e gli effetti clinici ‘modesti‘.

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