Cultura & Società Esteri

No-Profit e Cannabis: un binomio possibile? Dalla Nuova Zelanda una proposta innovativa

La legalizzazione della Canapa Sativa è un tema attualmente centrale in molti Paesi del Mondo. Tra questi, la Nuova Zelanda, che recentemente si è distinta per delle proposte innovativein questo ambito. In particolare, a seguito di uno studio universitario, è stato suggerito di applicare un sistema di regolamentazione no-profit attualmente già in uso nell’ambito del gioco d’azzardo.

Diversi studi sono, infatti, stati condotti per analizzare ed avanzare dei modelli normativi che potessero soddisfare le moderne esigenze di un prodotto da sempre consumato ma raramentelegalizzato. Non a caso, spesso è stato fatto il paragone con le precedenti legalizzazioni di alcolici (‘Alcohol and cannabis: Comparing their adverse health effects and regulatory regimes.)e tabacco (The diverging trajectories of cannabis and tobacco policies in the United States: Reasons and possible implications.; Legal cannabis industry adopting strategies of the tobacco industry.). L’effetto sociale di questi cambiamenti è stato spesso valutato in base all’impatto sulla salute pubblica (Drug policy and the public good: Evidence for effective interventions.; Evaluating the public health impacts of legalising recreational cannabis use in the United States.), ma meno frequentemente ci si è concentrati sull’idea che gli introiti di questo nuovo mercato potessero in qualche modo essere direttamente reinvestiti per pubblica utilità.

Per questo motivo, può essere considerato interessante l’approccio impiegato nello studio dal titolo ‘A “not-for-profit” regulatory model for legal recreational cannabis: Insights from the regulation of gaming machine gambling in New Zealand’, condotto daChris Wilkinspresso lo SHORE & Whariki Research Centre, College of Health, Massey University e pubblicato a Gennaio 2018, dove viene ipotizzata l’adozione del regime di regolamentazione no-profit relativo al gioco d’azzardo ed alle slot machine, attualmente in vigore nel Paese, anche per il mercato della Cannabis Sativa. Si fa, quindi, riferimento ad un sistema che prevede che circa il 40% dei profitti derivanti dal gioco d’azzardo venga poi reinvestito in attività sociali. Tuttavia, questo modello è imperfetto, in quanto viene evidenziato il fatto che non sempre tali fondi vengono effettivamente destinati alle zone bisognose (nelle quali normalmente sono installate più slot machine), ma finiscono in altre aree ed in altri settori.

Ecco quindi che nel suddetto studio si fa un ulteriore passo avanti, proponendo un modello più raffinato e corretto per la legalizzazione della Cannabis Sativa. Si suggerisce, infatti, che un simile regime normativo no-profit per i consumo di cannabis legale ricreativa, dovrebbe partire da solide basi legali che si focalizzino sul principale aspetto della salute pubblica. Si tratterebbe quindi di inserire specifici riferimenti al«prevenire e minimizzare i danni derivanti dall’uso della cannabis, inclusa la dipendenza dalla stessa», oppure al «fornire e diffondere informazioni sui rischi per la salute derivanti dall’uso della cannabis»utilizzando strategie di minimizzazione del danno e suggerendo opzioni di trattamento farmacologico, come anche «garantire che i soldi derivanti dalle vendite di cannabis avvantaggino la comunità anche fornendo servizi relativi al trattamento delle dipendenze da droga».

In questo modo,il commercio della cannabis passerebbe per delle società con licenza di vendita no-profit, che farebbero da tramite tra i produttori ed i rivenditori autorizzati. Si avrebbe un successivo reinvestimento intorno al 40% degli introiti, una metà per scopi comunitari autorizzati(gruppi sportivi e culturali, servizi sanitari della comunità, prevenzione delle dipendenze) e l’altra metà interamente destinata ai servizi locali di trattamento della droga disponibili al pubblico. È importante che tutto ciò avvenga con i migliori standard qualitativi, per evitare che gli ambienti più fragili della società finiscano con il pagare nuovamente il prezzo dell’abbandono già visto nel caso del gioco d’azzardo. In questi contesti, il finanziamento di attività sportive e culturali può essere estremamente utile nella prevenzione stessa degli eccessi da consumo di cannabis come di alcolici e di qualunque altra sostanza possibilmente dannosa se presa in quantità troppo elevate. Problemi di violenza e di salute mentale potrebbero essere risolti già con questo genere di investimenti, indipendentemente dall’impiego di trattamenti farmacologici. Va quindi vincolato al territorio di vendita della cannabis, almeno l’80% delle sovvenzioni previste, per evitare che queste vengano deviate e destinate ad aree meno bisognose. Il restante 20% spendibile al di fuori andrebbe comunque impiegato in organizzazioni culturali e sportive nazionali.

Altri elementi regolatori importanti da prendere in considerazione, riguardano sicuramente la determinazione di un prezzo minimo per i prodotti a base di cannabis. Il costo è sempre un forte disincentivante all’acquisto di sostanze come cannabis, tabacco ed alcol. Bisogna tuttavia che la regolamentazione sia fatta correttamente. Nei Paesi dove il consumo di alcolici è legale, mentre quello della cannabis non lo è, si ha una situazione in cui le fasce più povere si concentrano sull’acquisto di alcol più che su quello di cannabis, con notevoli danni alla salute che altrimenti non avrebbero.

A tutto ciò si aggiunge un ulteriore aspetto di estrema rilevanza, ovvero l’impatto sul mercato nero. È ragionevole pensare che la maggior parte dei consumatori si sposterà rapidamente dal mercato nero a quello regolare, anche solo per timore di incorrere in eventuali conseguenti legali, ma soprattutto per poter accedere a prodotti più sicuri e certificati. Esempi lampanti di questo andamento riguardano la legalizzazione del tabacco e dell’alcol, modelli di riferimento sempre validi in questo ambito. Solo in rari casi in cui la tassazione sul prodotto legalizzato dovesse aumentare notevolmente, si può pensare ad un ritorno al mercato nero dei consumatori. Va tuttavia tenuta a mente quella fascia di popolazione che fa uso di cannabis e che non potrebbe comunque accedere ai prodotti regolarizzati, ovvero i minorenni. Questi continuerebbero probabilmente a far riferimento al mercato nero, rendendo necessari adeguati controlli delle forze dell’ordine, che avrebbero però a questo punto anche l’aiuto anche degli utenti e dei venditori regolari per l’identificazione di chi agisce al di fuori della legge.

Da quanto emerso e proposto in questo studio, un simile sistema potrebbe essere impiegato nell’immediato applicando le opportune correzioni a quello già attivo relativamente al gioco d’azzardo.
La proposta non è ancora diventata legge, ma considerando l’attuale situazione politica già riportata da un precedente articolodeL’Indro, le possibilità che si arrivi in tempi brevi ad una regolamentazione potrebbero rivelarsi concrete. Altri segnali che portano ad ipotizzare una risoluzione in tempi rapidi si possono osservare nellavivacità del dibattito che pervade il Paese, investendo direttamente la politica, con le opinioni personali in merito del Primo MinistroJacinda Ardene della società civile nei suoi diversi rappresentantie sotto diversi aspetti.

Sebbene quest’idea sia stata concepita in Nuova Zelanda, nulla vieta che venga esportata ed applicata anche in altri Paesi, che a tutt’oggi si trovano a sperimentare vecchie e nuove regolamentazioni della cannabis ad uso ricreativo, spesso tutt’altro che efficaci.

Rimane indiscussa l’importanza di un simile approccio, poiché mette in relazione un mercato sinora illegale, con la possibilità di trasformare lo stesso in un commercio legittimo che sia anche utile alla società e prevenga eventuali effetti collaterali derivanti dall’uso improprio ed eccessivo di droghe.

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