Politica Esteri

L’imprenditoria mondiale del tabacco pronta a entrare in campo nel mondo della canapa La settimana della canapa nelle testate estere, dal 10 al 14 settembre

Settimana che segnala l’imminente ingresso delle più grandi multinazionali del tabacco a livello mondiale nel campo della coltivazione, produzione e commercializzazione della Cannabis, l’alta redditività di questa coltura a fronte di un settore agricolo globale in forte crisi è tra i maggiori punti di successo e potrebbe spingere ad investire grandi quantità di capitali. USA e Malaysia, ancor oggi, però, dimostrano che gli allineamenti dei sistemi giuridici non hanno ancora del tutto recepito il “ridisegno” del territorio della Cannabis. Nel caso malese ci sono state due condanne alla pena capitale nonostante gli olii estratti dalla Cannabis fossero destinati a puro uso medicale

USA

Le multinazionali del tabacco pronte ad entrare nel mercato della Cannabis

La società Altria Group, casa madre di Philip Morris e Marlboro, a breve potrebbe essere l’apripista negli investimenti massicci nel settore della produzione, trattamento e commercializzazione di Cannabis e per tutto l’indotto

Si vociferava da tempo, parecchi rumors vedevano le maggiori multinazionali del tabacco aver fiutato l’affare: entrare nel business della Cannabis https://www.xn--4dbcyzi5a.com/en/2012/12/The-tobacco-conspirator-on-the-market-cannabis-bo/ . Ora è più di qualche semplice voce di corridoio. Altria Group, impresa che possiede i Marchi Philip Morris e Marlboro tra altri, sta materialmente esplorando le varie opzioni disponibili per entrare nel mercato della Cannabis https://www.xn--4dbcyzi5a.com/en/2018/09/Cigarette-maker-Marlboro-is-looking-into-entry/. In realtà, si vociferava di tutto questo già nel 2012, non appena gli Stati USA Washington e Colorado avevano annunciato la legalizzazione e quindi, tutte le imprese variamente coinvolte nella coltivazione di tabacco furono tirate in ballo e soprattutto gli impianti manifatturieri di Philips Morris e Marlboro furono collocati in prima linea, da questo punto di vista, ovvero entrare a pieno titolo nei processi produttivi e dell’indotto che ruota intorno alla Cannabis. Da parte di Philip Morris, non è stata data alcuna conferma ufficiale, anzi, si paludano le scelte definitive del Marchio in merito alla questione, confermando -invece- di voler rimanere nell’alveo della produzione e trattamento del tabacco. Si tratta di una mimetizzazione produttiva attuata anche nel 2016 quando il portavoce ufficiale di Philip Morris nuovamente negò alcun progetto del Marchio nel settore della Cannabis. A fronte di tutti questi dinieghi, però, Sunset Philip Morris, alla fine di quell’anno, investì 20 milioni di Dollari nella compagnia israeliana “Saiki” che ha sviluppato a sua volta Cannabis Inhaler, ovvero quello esattamente nel settore della produzione, lavorazione e commercializzazione della Cannabis, come peraltro recita lo stesso nome societario. Ora giunge un comunicato ufficiale -per la prima volta- della società principale di Philip Morris, Altria Group (Altria) che annuncia che in effetti si sta esaminando le opzioni relative ad un ingresso nel mercato della Cannabis. «La Società è particolarmente attenta alla possibilità di cambiamenti imminenti nella legalità della Cannabis negli Stati Uniti e sta ora studiando, valutando le opportunità del business in questo mercato -hanno affermato il Vice Presidente Murray Garnick, oltre che l’Amministratore Delegato William Gifford nel corso di una conferenza stampa tenutasi proprio questa settimana- In ogni caso, la Cannabis è ancor oggi illegale negli USA per le leggi federali e noi intendiamo proseguire nel rispetto delle leggi».

Il Gruppo Altria è la società madre di Philip Morris che lavora i marchi del tabacco comune come Marlboro, Next, L & M, Parliament ed altri. Possiede inoltre alcune azioni di giganti dell’alcool quali Stella, Lef, Budweiser e Hogarden. Secondo Robert Pagan, un analista che opera per GMP con base a Montreal, le società citate sono in attesa del definitivo chiarimento in ambito giuridico-legale prima di fare ingresso definitivo e totale nel campo della Cannabis. Nonostante l’attuale incertezza giuridica, vi sono altri Marchi manifatturieri del tabacco che hanno già provato e testato la loro operatività in materia di Cannabis. Alcune settimane fa (Giugno 2018), il gigante britannico del tabacco Imperial Brands ha investito una vasta somma nella società Qxford Cannabinoid Technologies, una società biotecnologica inglese che lavora nel settore dello sviluppo delle medicine basate sulla Cannabis. Inoltre, si fa notare che l’interesse dell’industria del tabacco nei confronti della Cannabis data almeno dagli Anni ’70 in poi. In un testo ad uso interno https://www.industrydocumentslibrary.ucsf.edu/tobacco/docs/#id=nypy0002  di Philip Morris del 1970 si rivela che la Cannabis è definita «un altro modo e forse persino migliore di soddisfare le necessità del soddisfare il fumo da sigaretta». 

USA

Canapa, Colorado e dispute in tribunale che atterriscono gli investitori

Due società finiscono davanti al giudice, una accusa l’altra di inadempienze e di non aver rispettato i patti sottoscritti nella coltivazione di canapa in contratti congiunti. Un precedente giudiziario che incute parecchio timore per il suo potenziale ruolo di “apripista” in contenziosi di rilevanza mondiale

Una disputa legale tra due società che operano nel settore della Canapa e che ha condotto alla distruzione di 600 Ettari in ambito agricolo in Colorado, oggi apre uno squarcio su di un potenziale clima di conflittualità legale che lascia molti dubbi e timori tra i produttori e tutti coloro che sono variamente interessati all’indotto della coltivazione e commercializzazione di Canapa https://hempindustrydaily.com/hemp-dispute-may-be-harbinger-of-approaching-legal-storm/. Si tratta di aspetti delicati, in quanto ad essere rimessi in discussione potrebbero essere anche i potenziali investimenti in questo campo, dato che stiamo vivendo una fase storica rilevante ed in chiara crescita complessiva. Presso la Corte Superiore della California la società che ha sede a California H2 Partners ha citato in giudizio la United Cannabis Corp. (UCANN) e l’Amministratore Delegato Ernest Blackmon per: 650.000$ estorti in qualità di esperti di coltivazione di Canapa nel settore degli investimenti come joint venture; di aver assunto personale incompetente per coltivare e sviluppare la coltura di Canapa; falsificazione dei costi e di aver dichiarato false valutazioni di danni conseguiti dal tempo avverso.

Ora H2 Partners chiede 16.7 milioni di Dollari in danni, che comprendono 16 milioni di Dollari in profitti che la società afferma avrebbe potuto guadagnare in una proficua collaborazione nella coltivazione di canapa congiunta. Il Procuratore della Carolina del Nord Rod Kight ha affermato -sollecitato dai media- che si tratterà certamente di un divorzio doloroso e costoso.

Ad essere messa in discussione è la fiducia tra partners coinvolti in questa specifica produzione a fronte di un evidente e forte sviluppo della coltura di Canapa e della sua commercializzazione, il che getta una luce inquietante sulle joint ventures che potrebbero nascere, seppur a fronte di tante operazioni similari in corso un po’ in tutto il Mondo e non solo negli Stati Uniti. Oltretutto UCANN non è nuova a contenziosi legali di notevole spessore. Attualmente -infatti- è parte in una causa in Colorado dove la società è accusata circa il fatto che la sua formula di Cannabinoidi per uso medicale abbiano una formula che è stata copiata da Pure Hemp Collective. La questione potrebbe anche trasformarsi in un “precedente” giudiziario rilevante anche nel contesto globale, in quanto la joint venture in oggetto prevedeva non solo la redistribuzione dei dividendi e degli utili ma anche una più attenta cura degli aspetti relativi all’Ambiente. Il mancato rispetto di questo ultimo aspetto a favore della redditività apre il destro ad una valutazione in termini di “mancato rispetto contrattuale”, da qui l’importanza che il fatto possa avere -in fase di definizione di giudizio in Aula- per quel che riguarda i futuri eventuali e potenziali investitori che abbiano voglia di investire i propri capitali nella produzione e distribuzione di Canapa.

USA

Canapa e coltivazione: cosa si guadagna lavorando in questo settore?

Negli Stati Uniti il settore della coltivazione della Canapa sta vivendo la sua fase di boom, sempre più persone avviano attività professionali in questo campo e nell’indotto più in generale ed altrettante sono in cerca di occupazione in un campo economico e produttivo che mostra sempre più ampi panorami di crescita. Ma cosa rendono i lavori che si svolgono nel ramo della coltivazione e commercializzazione di Canapa? In tal caso si può adottare la lettura dei contenuti del Vangst Cannabis Industry Salary Guide 2018 https://www.hempgazette.com/news/cannabis-jobs-pay-hg0739/ .

Direttore della Coltivazione

Si concentra sulla produzione di Cannabis di alta qualità. Si tratta di un ruolo complesso che comprende la designazione le procedure standard di operatività, definisce le schede per l’applicazione di nutrienti, la raccolta ed il controllo dei pesticidi. Comprende anche un elemento HR -assunzione, addestramento e gestione del personale. La retribuzione è intorno agli 88.000 $ per anno. 

Direttore dell’Estrazione

Questo ruolo riguarda chi si interessa di estrazione di Cannabis e sua raffinazione, compresa la definizione di migliorie, la fissazione di procedure di sviluppo del lavoro, adeguamenti di legge e cura del settore risorse umane. Retribuzione di circa 72.000 $ per anno.

Manager di rispetto della legge

Come fa intendere la intestazione, il Manager di rispetto della Legge ha la responsabilità di assicurare l’allineamento con le leggi locali, dello Stato e federali, che comprendono anche quelle relative allo sviluppo di politiche e procedure per proteggere l’azienda affinché sia rispettosa dei vari livelli di governo. La retribuzione è intorno ai 62.000 $ per anno.

Rifinitore

Una posizione fortemente pratica ed operativa, si interessa della selezione e della fioritura con annessi prodotti, fino al prodotto finale pronto per la vendita. La paga oraria è intorno a $ 12.25 per ora.

Direttore del dispensario farmaceutico

Controlla giorno per giorno le attività del dispensario, compreso la gestione dello staff e dell’inventario, l’allineamento a livello di procedure interne ed esterne alla vendita. Retribuzione di circa 56.250 $ su base annua.

Budtender

Un ruolo che opera come i “bartender” al bancone, un ruolo molto simile, servendo pazienti e clienti in attività del dispensario sia a fini medicali sia a fini ricreativi. Retribuzione oraria: circa 13.25$ per ora

Rappresentante vendite esterne

Così come un responsabile vendite in ogni altra industria, il responsabile vendite Cannabis cerca di trovare nuovi contratti e clientela, nuove relazioni con distributori e getsori di dispensari nell’ambto della Cannabis così come il condurre e mantenere in essere le relazioni già esistenti. Retribuzione media annua: 58.800 $. Va fatto notare che per le posizioni descritte si tratta di retribuzioni medie. Ad esempio, il raggio di retribuzione di un Direttore di Estrazione era da 47 fino a 191.000 $ secondo la lista Vangst. Si può meglio comprendere i contenuti dei vari ruoli esaminando appunto direttamente il Vangst Cannabis Industry Salary Guide 2018 https://blog.vangst.com/cannabis-salary-guide-2018/. 

Secondo la lista Vangst, si constata un aumento del 690% nelle assunzioni nel settore rispetto a Gennaio dell’anno in corso e la media delle retribuzioni è cresciuta del 16.1% tra il 2017 ed il 2018.

Malaysia

Cannabis medicale e pena di morte

Uomo condannato alla pena di morte per aver fornito olii di Cannabis medicale a scopo curativo a propri pazienti. Non è l’unico caso

La Cannabis medicale può essere motivo di vita o di morte non solo per alcuni pazienti che l’hanno adottata nella sua forma di metodo di cura ma anche per i suoi fornitori in alcune parti del Mondo, anche se per motivazioni parecchio differenti. La settimana scorsa, Muhammad Lukman Bin Mohamad -come hanno riportato alcuni media ufficiali- è stato condannato alla pena capitale per impiccagione da un giudice malese per possesso di più di 3 litri di olio di Cannabis e 279 grammi di Cannabis compressa https://www.hempgazette.com/news/malaysia-medical-cannabis-hg0735/ . Il suo arresto risale al 2015. In Malaysia, infatti, gli individui arrestati in possesso di 200 grammi di marijuana o più sono considerati al pari di spacciatori di droga, sono quindi passibili -secondo la legge locale- di pena di morte. Le pene comminate per quantitativi inferiori possono essere commutate in punizioni corporali (fustigazione) o in stato di detenzione in carcere per una durata fino a 10 anni. I difensori e sostenitori del signor Lukman insistono sul fatto che egli non sia affatto un trafficante né uno spacciatore ma soltanto una persona che opera a fin di bene. «Gli olii derivati dalla Cannabis si devono intendere destinati al trattamento di malattie e non per procurare uno stato alterato o incorrere in qualsiasi altro atto criminale o illegale come invocato dalla pubblica accusa. Per coloro che son troppo poveri per pagare, il signor Lukman ha provveduto in proprio a fornire gratuitamente gli olii da Cannabis», afferma una sezione del testo ufficiale attribuito alla Malaysian Awareness Society MASA. Nonostante la gravità della situazione e delle circostanze, il signor Lukman finora sembra affrontare tutto serenamente, non nutre alcun risentimento nei confronti del giudice che lo ha condannato ed è ancora ottimista sull’esito finale della intera vicenda. «Non si tratta di un errore del giudice, ha solo agito in base alla legge scritta. E’ chiaro che non è ben informato sulla verità (Cannabis ad uso medicale). Io credo che questo non è il verdetto finale. Nel caso in cui lo sia, allora, la legge malese è crudele». Un caso molto simile di Cannabis medicale fornita a scopo di cura a vantaggio di alcuni pazienti malesi ha riguardato Amiruddin Nadarajan Abdullah, il quale sta anch’egli confrontandosi con la condanna alla pena capitale e sempre per lo stesso capo di imputazione ovvero aver infranto la legge malese che regolamenta e sancisce in maniera ferrea il campo delle droghe e degli stupefacenti, non tenendo conto degli effetti della marijuana a scopo medicale. La Malaysia Awareness Society MASA sta svolgendo attività di difesa legale in entrambi i casi, entrambi gli uomini sono sostenuti da un ampio numero di pazienti i quali hanno trovato sollievo proprio grazie all’uso della Cannabis medicale e dei prodotti derivati loro forniti dai due uomini ora condannati dalla Giustizia malese.

Allo stato attuale sono state raccolte 7.916 firme in una petizione avviata dai vari gruppi di supporter dei due uomini e che chiedono al Governo malese di riesaminare il settore della Cannabis e acconsentire al che si svolga ricerca scientifica sul proprio territorio, si faccia educazione e si applichi in ambito medicale. La associazione MASA ha attivato un gruppo di medici, avvocati, scienziati, genitori e parenti oltre che pazienti che oggi implorano il Governo malese di avviare la ricerca medica sull’uso della Cannabis medicale. MASA chiede inoltre l’abolizione della pena di morte e che sia profondamente rivisto l’Atto sulle Droghe Pericolose, riconoscendo la Cannabis medicale per le sue proprietà terapeutiche.

 Australia

Olivia Newton-John da Grease alla Cannabis medicale

La famosa cantante e attrice -dopo la sua esperienza personale nella lotta al cancro- si fa testimonial della Cannabis medicale e ne chiede libero accesso per i pazienti oncologici in Australia

La famosa cantante, attrice e più recentemente testimonial della Cannabis per uso medicale, Olivia Newton-John, attraverso un canale TV nazionale australiano ha nuovamente fatto una chiamata generale per chiedere un libero accesso alla Cannabis medicale per i pazienti australiani affetti da cancro https://www.hempgazette.com/news/onj-medical-cannabis-hg0738/ . 

La stessa Newton-John ha adottato come metodo di cura la Cannabis medicale nella sua personale lotta contro il cancro all’incirca dal 1992. «Mio marito la coltiva per me in California. E’ legale coltivare una certa quantità di piante a fini di utilizzo personale in ambito medicale, così lui in persona ne realizza tinture. Mi aiutano in caso di dolore, mi aiutano ad addormentarmi. Sono davvero fortunata nel vivere in uno Stato dove è legale così come sono fortunata nel fatto che mio marito sia un uomo esperto nel piantare e coltivare questa pianta ad uso medicale», ha affermato la attrice-cantante Newton-John sul programma TV Sunday Night trasmesso da Channel 7. In realtà, in Australia, i pazienti oncologici non sono così fortunati. La coltivazione di Cannabis in proprio è considerata illegale ed accedere alla Cannabis per uso terapeuti richiede un complesso processo da superare oltre che parecchio costoso. «Il mio sogno -ha affermato Olivia Newton-John- è che presto in Australia sarà disponibile per tutti i pazienti ammalati di cancro e per tutti coloro che possano soffrire a causa di qualsiasi malattia che genera dolore».

Olivia Newton-John è notoriamente molto attiva nel sostenere la ricerca sul cancro e dare conforto ai pazienti. Sono ormai molti i programmi che vedono il suo nome associato a tale operatività attraverso l’Olivia Newton-John Cancer Wellnes & Research Center, che incorpora in sé l’Olivia Newton-John Cancer Research Institute. Mentre la Cannabis continua attualmente a non essere prescritta dai medici presso l’ONJ Centre, il Centro stesso ritiene che si tratti di un importante settore di ricerca clinica e che condurrà ricerche in questa specifica materia, per conto proprio. Lo scorso anno, Olivia Newton-John ha incontrato il Primo Ministro australiano Malcom Turnbull, il leader dell’opposizione Bill Shorten, l’allora Ministro della Salute Greg Hunt ed altri Ministri per discutere su come i ricercatori che operano nel campo dei tumori possano essere meglio sostenuti nel loro lavoro. Durante la sua visita ha anche avuto modo di incontrare la locale alfiera della Cannabis Lucy Haslam ed ha intrattenuto colloquio con la signora proprio su tematiche inerenti l’accesso alla Cannabis medicale in Australia. Proprio ieri Olivia Newton-John ha visto pubblicato il suo volume Don’t stop believin’, non a caso, un’autobiografia.

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