Politica Esteri

Legalizzazione della cannabis: Thailandia pronta ad essere la prima Nazione in Asia Rassegna Stampa della canapa nelle testate estere, dal 29 ottobre al 5 novembre

La Thailandia si pone come Paese capofila nell’intero Continente asiatico nella liberalizzazione e legalizzazione dell’accesso alla cannabis, in questo stadio ad uso medicale. Un primato inaspettato visto che a promuoverlo è una Giunta militare che detiene il potere nel Regno del Siam dal 2014 e soprattutto alla luce del fatto che si intende realizzare tutto questo al più presto, se possibile nell’arco di un mese. Recenti studi medici di tipo applicativo a base di terapie attuate con cannabis, olii ed estratti derivati hanno convinto i vertici scientifici prima e politici poi a pianificare la liberalizzazione dell’accesso all’uso medicale. In questo modo la Thailandia sarebbe la prima Nazione ad intraprendere questa decisione nell’intero arco dei Paesi asiatici. In Israele c’è grande sorpresa per il divieto imposto in Canada alla importazione di prodotti a base di cannabis provenienti da Tel Aviv, anche perché il Canada ha più volte comunicato di far fronte con difficoltà al fabbisogno interno e quindi è Paese bisognoso di rimpinguare le proprie scorte e perché ha promulgato poco tempo fa la legalizzazione. In Israele si dibatte aspramente anche su un blocco imposti da Facebook contro una campagna a pagamento destinata a raccolta fondi per una petizione da presentare presso l’Alta Corte affinché riveda i principi restrittivi applicati sulla Cannabis sia ad uso medicale sia ad uso ricreativo nello Stato ebraico. E così ora sul tavolo dell’Alta Corte israeliana finisce un’altra denuncia, ovvero verificare se Facebook può andare contro i fondamenti del libero commercio e della libera circolazione delle idee. In California si dibatte sempre tra la liberalizzazione sulla carta a favore della cannabis e il fronte avverso di tipo politico ed ideologico. In Australia si constata il nesso positivo tra riforma del sistema giuridico-legale che regolamenta il settore e la più ampia redditività del settore della produzione e commercializzazione della cannabis nell’intero Continente Australiano. In America, il famoso regista Francis Ford Coppola presenta una linea di prodotti nel settore foods and beverages a base di cannabis.

 

Thailandia

Il Ministero della Salute intende legalizzare la cannabis rapidamente. Prima Nazione in Asia

Si tratta della legalizzazione auspicata per la cannabis ad uso medicale ed il Ministero della Salute pare stia lavorando alacremente al che tutto questo accada rapidamente. La Thailandia potrebbe così essere la prima Nazione in tal senso nell’arco di tutti i Paesi del Sud Est asiatico ovvero la prima Nazione in Asia ad intraprendere una tale storica decisione. Una volta che il Ministro della Salute Piyasakol Sakolsatayadorn ha manifestato il suo endorsement verso l’annuncio preparato dalla Food and Drug Administration (FDA), gli estratti di cannabis e gli olii diventeranno legali a scopo medicale, un po’ come accade con la morfina. «Gli chiederemo di siglare l’annuncio al prossimo meeting Narcotics Control Board», ha affermato l’altro ieri il Segretario Generale FDA Tares Krassanairawiwong. Ha poi aggiunto che la sua agenzia ha preparato un testo di riclassificazione della cannabis, cambiando totalmente lo status in modo opposto rispetto alla completa proibizione in Thailandia. Ha poi aggiunto che la FDA ha preso questa decisione dopo aver attentamente studiato la materia sia dal punto di vista accademico sia da quello più strettamente legale.

Molti studi scientifici mostrano come la marijuana esplichi effetti positivi nel trattamento di numerose malattie, compresi i disturbi neurologici, il cancro terminale così come l’Alzheimer ed il Parkinson’s. «Abbiamo bisogno di rimuovere i blocchi legali così che la Marijuana possa essere somministrata per offrire benefici ai nostri pazienti», ha aggiunto Piyasakol. Questo progetto è in linea con gli sforzi in atto per riformare l’attuale Legge sulla Droga che tende ad acconsetire l’uso della marijuana per la ricerca e per scopi medici.

L’Assemblea Legislativa Nazionale (NLA) attualmente sta seguendo questa linea di opinioni e sui cambiamenti proposti in ambito di riforme del settore. In separata sede, il Ministro per la Giustizia ACM Prajin Juntong ha affermato che il Primo Ministro in carica Prayut Chan-o-cha ha già informato le più rilevanti Autorità governative circa la sua richiesta di velocizzare le pratiche ai fini della legalizzazione della marijuana per scopi medicali. «Misure a breve termine saranno intraprese entro Dicembre», ha aggiunto Prajin, il quale riveste anche il ruolo di Vice Premier, Ha poi spiegato che le misure chiave potrebbero riguardare il controllo della cannabis, in un raggio che va dalla selezione delle sementi fino alla estrazione e preparazione. Il Segretario Generale del Board di Controllo dell’Ufficio Narcotici, Niyom Termsrisuk, allo stesso tempo ha affermato che la coltivazione di Cannabis potrebbe pure essere effettuata in un sistema a ciclo chiuso. «Ed i suoi risultati devono essere indirizzati verso il solo uso medico così da non finire in mani non autorizzate». In informazioni correlate, il Generale Prayut ha riferito vi sia la possibilità di acconsentire l’uso ricreativo della Marijuana durante un meeting con giovani scienziati e studiosi presso la Casa del Governo nella giornata dell’altro ieri. Alcuni scieziati hanno informato il Premier in carica che già alcuni Stati hanno legalizzato la Marijuana a scopo ricreativo. «No, noi acconsentiremo solo la marijuana a scopo medicale», ha aggiunto Prayut il quale ha sottolineato che la questione delle droghe è materia complessa e tutta da dirimere in Thailandia.

L’assistente Professore Dott. Thira Woratanarat, un lettore medico presso la Chulalongkorn University ha anche indicato il potenziale impatto negativo circa la legislazione sulla cannabis, affermando di essere preoccupato che la Marijuana possa finire in mani sbagliate e non autorizzate. In un recente forum tenuto dall’Assemblea Legislativa Nazionale, i partecipanti hanno parecchio dibattuto sulle misure da adottare per controllare l’uso della cannabis una volta che essa sia legalizzata. Niyom ha pure messo in guardia circa la marijuana contraffatta che sta invadendo il mercato nazionale, una questione di non poco conto.

 

Canada

Vietata l’importazione di cannabis da Israele sia per scopo ricreativo sia per uso medicale 

Il Governo canadese su questo punto è stato chiaro: non è consentito importare da Israele cannabis né per uso medicale né per uso ricreativo. Si tratta di una risposta ufficiale data dal Governo canadese ad una specifica richiesta di Cannabis Magazine alla quale ha provveduto a dare risposta lo stesso Ministero della Salute Canadese, stante comunque la liberalizzazione del mercato interno dopo il pronunciamento di due settimane fa per il quale il Canada ha legalizzato la cannabis sul proprio territorio, secondo Stato al Mondo ad intraprendere questa decisione dopo l’Uruguay. Si tratta di un chiarimento, dato da parte canadese, chiaro e definito per la prima volta in tale materia, oltre all’uso medicale o ricreativo, si è chiarito anche che più in generale è vietata l’importazione sul suolo canadese per qualsiasi scopo connesso al marketing ed alla vendita. L’importazione viene consentita solo con specifici permessi e per la replicazione o per la genetica con particolari progetti di business nel Paese.

La pubblica dichiarazione, che è stata data in risposta ad una specifica domanda presentata da Cannabis Magazine, è ovviamente contraria alle speranze di molti elementi dell’industria della cannabis d’Israele i quali pensavano che l’approvazione governativa correlata alla esportazione di cannabis medicale all’estero fosse imminente soprattutto alla luce della legalizzazione in territorio canadese.

La sorpresa da parte israeliana nasce dal fatto che -al netto della legalizzazione della cannabis in Canada- numerosi segnali favorevoli all’ accettazione del prodotto israeliano esportato in Canada si erano avvicendati negli ultimi tempi anche presso rilevanti centri istituzionali o di ricerca, in quanto spesso si rileva carenza di prodotti derivati dalla lavorazione della cannabis, in specie in ambito medicale e che quindi vi è -di fatto- una buona disponibilità ad importare prodotto similari che giungono dall’estero, Israele in primis. Vi erano segnali relativi anche all’ammontare potenziale di prodotto importato che secondo fonti vicine al mondo della produzione di cannabis in Canada potrebbe attestarsi comodamente tra le 20 e le 50 tonnellate annue di prodotto secco. E tutto questo nonostante il fatto che il Canada nell’intero 2017 abbia consumato solo 25 tonnellate di cannabis.

In realtà, sono ancora in atto chiarimenti in materia, soprattutto per quel che riguarda la cannabis ad uso medicale poiché non è chiaro se le società siano autorizzate ad esportare cannabis medicale verso il mercato legalizzato canadese o soltanto per il mercato medicale. Al momento le massime Autorità governative canadesi e del Ministero della Salute del Canada hanno preferito non pronunciarsi in via definitiva.

Anche se la procedura canadese ufficiale stabilisce chiaramente che le importazioni di cannabis sono consentite solo per scopi medici, tutto ciò è in sintonia con la Convenzione Internazionale sui Narcotici ma ora il Ministero Canadese per la Salute è molto più restrittivo e stabilisce per la prima volta che tutte le importazioni di Cannabis, da Israele o da qualsiasi altra Nazione, sarà possibile solo in casi eccezionali ed in formati limitati. In ogni caso, non per scopi di commercializzazione per pazienti che usano canapa medicale né per il mercato legalizzato.

Alla luce del nuovo chiarimento del Governo canadese, le società israeliane che lavorano e commercializzano cannabis sembrano non avere molti altri obiettivi per il proprio mercato globale. In Europa, dove i principali mercati di settore sembrano essere un po’ tutti sul punto di aprire, le grandi compagnie canadesi hanno già stabilito proprie strutture, fattorie, terreni coltivati proprio per ottenere cannabis medicale la cui produzione non a caso è da registrarsi in crescita, come accade ad esempio in Portogallo e Danimarca. Ed ancor più, attraverso questi capisaldi il Canada poi ne approfitterà per esportare verso l’estero ed in specie verso il resto dei territori dell’Unione Europea.

 

Canada

Nonostante la legalizzazione, la maggior parte dei canadesi rifiuta di ammettere che fuma marijuana

Nonostante la legalizzazione in atto, un recente studio mostra che il 60 per cento dei fumatori di erba preferisce mantenere la propria abitudine al fumo nascosta. Ora che la Nazione nordica delle Americhe ha reso ufficialmente legale la marijuana come parte della propria cultura ricreativa, i canadesi preferiscono tenersi al lontano dal pubblicizzare le proprie abitudini, che peraltro hanno condotto alla vera e propria rivoluzione culturale dell’uso della cannabis e che hanno consentito la sua legalizzazione. Il che rende la cosa alquanto bizzarra. Da una parte sulla scena pubblica i movimenti e le singole persone hanno innescato un dibattito culturale, basato su logiche di Diritto e di Libertà e dall’altra parte prevale il privato dove si continua a fumare oggi in piena libertà marijuana, ma non si è disposti a rendere pubblica l’usanza domestica, di fatto slegando l’uso personale dal livello sociale della questione.

I partecipanti al sondaggio affermano che non si sentirebbero a proprio agio nel fumare una canna in pubblico anche se si trovassero in un Cannabis Cafè o altri luoghi deputati al consumo di marijuana e lì dove la legge lo consente.  Così come hanno confermato nel sondaggio che non si sentireberro a proprio agio nel dover ammettere in famiglia, nel lavoro o in varia società di fumare una canna ogni tanto. E così, mentre la legge nazionale consente -nelle forme descritte nei dispositivi di Leggeda qualche settimana l’uso legale di Marijuana anche a scopo ricreativo e non più solo in ambito medicale, il 60% del campione di canadesi intervistati nell’ambito del sondaggio Global News continua a ritenere che non si sentirebbe rilassato nel dover ammettere in pubblico di farne uso, una specie di outing non richiesto e che i canadesi che fumano o consumano variamente marijuana preferiscono in ogni caso evitare. Molti di questi pavidi consumatori sono stati assoggettati da un così lungo tempo di proibizionismo che oggi lo stigma connesso alla canna continua a risuonare forte e chiaro. Che la cosa piaccia o no, la marijuana ancor oggi subisce delle connotazioni negative. Ancor oggi, infatti, traspare la connotazione negativa per la quale il consumo di Marijuana in ambito ricreativo sia fenomeno circoscritto a frange estreme della società, frange reiette da lunghi periodi di stigmatizzazione e censura.

Ad avvalorare questo punto di vista giunge ora il sondaggio condotto per Global News da parte di Ipsos Public Affairs persino nelle parole della sua stessa Vice-Presidente Jennifer McLeod. Oggi non è più necessario farsi prescrivere un surplus di cannabis ad uso terapeutico per poter accedere a quantità con diverso utilizzo, ricreativo, appunto. Attualmente la Legge consente -sul territorio nazionale- di poter liberamente acquistare ed utilizzare cannabis sulla base della maggiore età, tutti motivi per i quali si ritiene che le vendite di cannabis per uso medicale possano subire un vero e proprio tracollo. Il sistema implementato in Canada è simile a quello spinto e applicato in parte degli Stati Uniti -Marijuana, medicina, qualsiasi cosa la si voglia chiamare, oggi è per uso ricreativo. Ma allo stesso tempo, gli utilizzatori si sentono subito giudicati come se si trattasse di gente che vive ai margini da lungo tempo, chiuso nel suo voler essere diverso, hippie, contestatario, un dipendente da sostanze in una qualche maniera. Il timore di essere giudicato un drogato’. Oggi l’industria del settore si ritrova a dover gestire – dopo la legalizzazione – questo tipo di grande responsabilità. Uscire dallo stigma sociale e creare una nuova cultura più liberale e affrancata dal pre-giudizio nei confronti della cannabis ad uso semplicemente ricreativo.

Certo occorrerà del tempo, il Canada ha dovuto attraversare 95 anni di proibizionismo. L’idea che oggi gli utilizzatori autorizzati o tutti coloro che vogliano liberamente fumare della marijuana così come quando si va in un negozio ad acquistare dell’alcool, siano persone che accedono liberamente all’offerta del mercato è ben lungi dall’essere accettata facilmente così, come dopo tanti anni di proibizionismo sull’alcool, a lungo coloro che acquistavano una semplice bottiglia di alcool da condividere in famiglia o con amici, nel proprio focolare domestico, erano visti come dei reietti poco sopra la media dei barboni o dei senzatetto in strada.

 

Israele

Facebook blocca la pubblicazione di una campagna volta a presentare una petizione presso la Corte Suprema dove si chiede l’annullamento del divieto sulla cannabis sul territorio nazionale

Il caso potrebbe finire anch’esso sul tavolo della Corte Suprema, nel caso in cui Facebook non acconsenta la pubblicazione. Nel frattempo il social network ha bloccato la pubblicazione di una campagna di raccolta firme e di informazione nella quale si chiede alla Corte Suprema di rivedere il divieto relativo alla cannabis sull’intero territorio nazionale e di annullarlo. Si tratta di una raccolta fondi a sostegno di una azione legale all’interno di una cornice connessa alla strutturazione di una petizione popolare da presentare presso la Corte Suprema nella quale si chiede di rivedere la regolamentazione del mercato della cannabis in Israele. Il network, però, ha finora rifiutato il denaro via via raccolto in questa petizione popolare per la pubblicazione di un apposito link che rimanda alla sottoscrizione della petizione ed alla raccolta fondi stessa. La motivazione addotta è che – secondo i gestori del social network – si tratta di una campagna che incoraggia l’uso delle droghe. Qualsiasi tentativo di prendere contatto con il direttore delle pubbliche relazioni Ma’ayan Sarig e con la portavoce della società Jordana Kotler, non ha avuto alcun esito. In risposta al blocco, una lettera è stata inviata agli inizi della settimana scorsa agli uffici di Facebook in Israele a Tel Aviv all’attenzione del Procuratore Dekel Ozer, dove si chiede la cancellazione del blocco e il permesso della pubblicazione della campagna. Nella lettera tra altre cose è scritto: «Rifiutarsi dal fornire servizi pubblicitari sulla base di posizioni negative è una offesa fonte di illegalità ed una ingiustizia civile poiché secondo la Legge, la discriminazione è proibita se basata su di elementi di politica o di ideologia».

Il blocco di Facebook, che potrebbe sfociare anch’esso in una denuncia da presentarsi presso l’Alta Corte, rappresenta un altro indurimento delle politiche già restrittive di Facebook che per molti mesi ha bloccato ogni ricerca che includesse la parola cannabis’.

Il sito web The Globes che per primo ha pubblicato l’argomento, ha anche mostrato i contenuti della lettera inviata dagli avvocati che difendono il diritto alla pubblicazione della petizione, persino un video allegato dove -nella pubblicità- si evince chiaramente che non c’è alcunché a sostegno dell’uso delle droghe né contiene alcun altro messaggio violento.

La campagna segue il desiderio di una politica pubblica e sostiene la presentazione presso l’Alta Corte di Giustizia, annota la lettera ufficiale. «Noi non abbiamo trovato su Facebook una specifica direttiva che vieti la raccolta fondi per la presentazione di una petizione o richiesta presso l’Alta Corte di Giustizia e non vi è una direttiva che vieti l’espressione del proprio sostegno per una politica pubblica specifica, anche quando la politica pubblica è di fermare l’incriminazione dei consumatori di Cannabis, una politica che peraltro esiste in 13 degli Stati USA e in diverse altre Nazioni nel Mondo».

 

Stati Uniti

California: una strada ancora lunga per la legalizzazione. Nonostante tutto

La California avanguardia del movimento culturale favorevole alla legalizzazione e ad un accesso più ampio alla coltivazione di Canapa nel proprio territorio. Già alla fine di Settembre, il Governatore della California, Jerry Brown aveva siglato una legge che consente agli agricoltori di coltivare la cannabis per CBD per la prima volta nella storia dello Stato. Lo scopo è quello di facilitare l’accesso per i coltivatori e tutti coloro che siano interessati a reinvestire in agricoltura coltivando canapa a scopo commerciale. Il Senatore dello Stato Scott Wilk, lo sponsor della legge 1409, ha affermato -nel corso di conferenze stampa ufficiali- che la nuova legge acconsentirà al che la California proceda ancor più speditamente sul proprio programma statale finalizzato al progetto pilota sulla Canapa. «Questa è una grande vittoria per i nostri coltivatori locali», ha affermato Wilk, il quale ha recentemente firmato una legge che semplificherà molto l’accesso alla coltivazione di Canapa per i contadini che abbiano intenzione di dedicarsi alla coltura di Canapa Industriale per scopi commerciali nel territorio della California. Poi ha aggiunto: «Ora la California potrà completare il gruppo delle trenta Nazioni e 19 Stati nella crescita della Canapa Industriale. Sarà certamente un grande sostegno per l’economia della California e dei coltivatori locali».

Chris Boucher è Amministratore Delegato di Farmtiva, una società integrata verticale dal seme ai CBD che ha appena completato la coltivazione di 55 acri di Canapa nella Imperial Valley californiana. Ha riferito alla testata Hemp che la legge SB 1409 migliora il processo che potrebbe condurre alla legalizzazione della Cannabis nello Stato. «Nel 2013 è stata approvata la Legge SB 566 che si è rivelata essere un approccio parecchio disorganizzato alla materia legale riguardante la Canapa, probabilmente uno dei tentativi peggiori nello stilare una legge di settore». Inoltre Boucher afferma che alcuni dei problemi derivanti dalla legge SB566 comprendevano i requisiti per l’impianto intensivo, un divieto sull’impiantare cloni ed un divieto riguardante le colture di alcun materiale della pianta fino al raccolto. Dopo che la Legge Agraria del 2014 ha approvato i programmi pilota per la coltivazione di Canapa, i legislatori dello Stato hanno fissato per legge che la Legge SB 566 non era compatibile con la nuova legislazione federale impedendo ulteriormente la coltivazione della canapa in California. In merito alla materia in oggetto, la Legge SB 1409 permette di piantare cloni, consente di coltivare quote di terreno destinate a piante maschio, e consente il taglio di materiale della pianta come ad esempio i campioni per i test di laboratorio. I coltivatori possono anche impiantare una varietà con più bassa densità il che promuove la produzione di fiori di canapa di maggiore e più elevata qualità. In precedenza, la California non aveva consentito l’estrazione di CBD dalla canapa, poiché la Legge SB 566 non legalizzava la produzione di estratti dalle piante di canapa.

La proposta di Legge 64 che legalizzava la Marijuana ad uso ricreativo in California nel 2016, aveva definito la canapa industriale e provò a correggere alcuni problemi che erano contenuti nella Legge SB 566. A sua volta, però, ne creò altri e di differente natura come ad esempio, il requisito relativo al fatto che la Canapa dovesse essere testata per le sue potenzialità presso un laboratorio certificato dalla DEA, nonostante il fatto che l’agenzia non ha laboratori che effettuino registrazioni. Precedenti tentativi di legalizzare la Canapa in California furono persino peggiori. L’ex Governatore Arnold Schwarzenegger pose un veto contro la legalizzazione della canapa per tre volte in un anno. La prima volta nel 2006 affermò che la legislatura allora corrente attraverso la Legge dell’Assemblea 1147 «avrebbe potuto legittimare i coltivatori verso un falso senso di sicurezza e la credenza per la quale la produzione di Canapa Industriale sia una qualche attività ammantata di legittimità e avviata secondo leggi federali», come ebbe a scrivere Schwarzenegger in persona. L’allora Governatore della California affermò anche che «la legalizzazione della Canapa potrebbe porre un filtro alle possibili risorse e causare problemi significativi con le attività di rafforzamento connesse con le droghe».  E mentre Brown ha siglato la Legge SB 566 e SB 1409, nel 2011 aveva posto il veto sulla Legge SB 676 che avrebbe permesso la coltivazione di canapa in 5 zone della California. Il Governatore affermò in una dichiarazione pubblica che i legislatori a Washington avrebbero dovuto prima cambiare la Legge.

In ogni caso, il fronte senatoriale dello Stato che riflette sui vantaggi nella commercializzazione di oltre 25.000 prodotti derivati dalla lavorazione della canapa e l’implementazione di tutto l’indotto lavorativo che racchiude la coltivazione e commercializzazione della Canapa è un panorama troppo vasto e lucroso perché non se ne tenga conto nella acquisizione dello stato delle cose relative alla Canapa Industriale ed alla legalizzazione sul territorio dello Stato.

 

Australia

I miglioramenti nelle leggi sostengono la crescita della produzione e commercializzazione della cannabis

La canapa industriale, la ricerca scientifica affine, la coltivazione e la sua commercializzazione si sono enormemente sviluppate in Australia grazie soprattutto alle variazioni di legge ed alle riforme che sono state introdotte in questo settore ma anche grazie ai risultanti -parecchio promettenti- che vengono via via raggiunti nel mondo della ricerca scientifica. Sempre più coltivatori, infatti, aderiscono ai progetti di ricerca ed alla sperimentazione in atto in svariate regioni del Paese. Allo stesso tempo va annotato che si tratta di un processo espansivo che ha preso ulteriore avvio nel 2017 quando la legge ha consentito la produzione e commercializzazione della canapa nella intera catena dell’alimentare ad uso e consumo umano, il che ha dato un forte impulso alla produzione industriale del settore in tutto il Continente. Nello Stato dell’Australia del Sud, l’Atto sulla Canapa Industriale è stato approvato nel Parlamento Statale nell’Aprile 2017 e questo ha fatto seguito a quanto già accaduto in Tasmania, Victoria, Queensland e Nuovo Galles del Sud.  Nel Luglio 2017 è stata necessaria una consultazione pubblica per determinare i principi che regolamentano la coltivazione e la processazione della canapa nella Regione. Dopo la approvazione di tipo giuridico-legale, le Leggi sulla canapa industriale 2017 sono entrate in azione nel Novembre dello stesso anno. I membri dell’Australia del Sud impegnati nel mondo della canapa Industriale si sono recentemente riuniti per la prima volta al fine di discutere i risultati preliminari derivanti dai trials di ricerca in atto. E si son ritrovati tutti d’accordo nel determinare come cinque varietà di canapa abbiamo espresso valori in coltivazioni su terreni sabbiosi e argillosi. Le varietà comprendono semi da Cina, Pakistan, Europa così come da varietà coltivate in Australia. Sono stati valutati anche altri fattori come la percentuale di semina, i periodi di crescita così come altre variabili interessate. Sono stati anche organizzati viaggi e gite aperte al pubblico per imparare quanto più possibile già nel mese di febbraio dell’anno in corso. La ricerca è stata condotta dal South Australian Research and Development Institute (SARDI) che aveva già condotto trials di ricerca nel 1995. SARDI è un progetto indirizzato nel condurre un nuovo trial di ricerca su sei differenti varietà di semi agli inizi del mese in corso. Altre ricerche sulla Canapa condotte nell’Australia del Sud comprendono la definizione di grani ottenuti da venti differenti varietà da destinare a scopi alimentari e condotte dall’Università di Adelaide.

Durante il meeting sulla canapa è stato reso pubblico che sono state approvate dal Governo dello Stato dell’Australia del Sud 10 licenze per la coltivazione e la processazione. «Il numero delle licenze per la Canapa Industriale approvate finora è aumentato e vi è un interesse sempre più grande a favore della Canapa Industriale», ha affermato il Ministro per le Industrie Primarie e lo Sviluppo Regionale Tim Whetstone. «La creazione di un nuovo settore per la canapa Industriale nello Stato è una prospettiva eccitante ed è una gran buona notizia per i coltivatori poiché fornisce un’altra opportunità per diversificare la propria operatività». Oltretutto questo rappresenta una nuova industria nell’Australia del Sud e si spera che la coltivazione possa dare un suo robusto contributo all’economia. «Secondo le attuali stime di settore, la nuova industria emergente potrebbe avere un rendiconto in campo agricolo non inferiore a tre milioni di Dollari nell’arco di cinque anni», ha aggiunto Tim Whetstone.

 

Stati Uniti

Il regista Francis Ford Coppola entra nell’industria della cannabis con una propria linea di prodotti

In meno di quattro ore i biglietti per l’inaugurazione al Thursday Infused sono andati tutti venduti e per una buona ragione, poiché l’evento tenutosi in un clima esclusivo in un locale famoso ha visto il lancio di una linea di prodotti ottenuti dalla lavorazione della cannabis di proprietà del famoso regista americano Francis Ford Coppola. Fin dalla sua fondazione da parte di The Herb Somm agli inizi di quest’anno, tutte le cene curatissime sono state dichiarate sold out in grande anticipo, da tutto ciò deriva un unico forte messaggio, ovvero che gli adulti non sono interessati solo alla legalizzazione della canapa, gli adulti la vogliono a prescindere -diciamo- anche nei cibi ed accostati con il loro vino preferito. Thursday Infused serve quella verità, offrendo un’ esperienza sensoriale che mostra accostamenti di alto livello tra erbe e vino, tra i migliori prodotti di alta fascia del settore con una cucina accurata e ben educata. Questo speciale evento serale ha avuto come ospiti lo Chef di Alfred Plates Holden Jagger di Los Angeles, la Cannabis di Utopia e Humbolt Brothers, sigarette elettroniche di Kurvana e la scoperta di nuovi brand come Rosebud Woman e Coppola Cannabis Company (sì proprio quel Coppola). I fortunati possessori di biglietti per la serie di cene a San Francisco ricevono le istruzioni e le note relative alla location via e-mail 24 ore prima ma la ‘location segreta’ annotata nell’e-mail non tragga in inganno, non si tratta certo di un qualsiasi pub underground che ci si aspetterebbe di vedere. La cena di Ottobre si è tenuta in una residenza privata nel cuore di San Francisco, nel quartiere Mission in una casa con decorazioni moderne, manufatti chic che farebbero svenire rockers e hippies come il patio esterno perfetto per chi voglia fumare prima della cena, lo spirito della serata incoraggiava i partecipanti a portarsi anche la “roba” da casa senza farsi troppi problemi.  Dopo i saluti di ricevimento di Herb Somm ed un bicchiere di bollicine, la cena entra nel vivo attraverso la visione della cucina domestica delle evoluzioni del cuoco e del personale coinvolto nel servire le pietanze in casa e sul patio esterno.

Non c’è un momento morto tra l’happy hour e la cena al Thursday Infused. L’esperienza di due ore e mezza vola via abbastanza rapidamente.  I momenti salienti della cena hanno visto nell’happy hour un mocktail a base di CBD, una collaborazione tra Altered Plates e Rosebud Woman. Il sidro di mela era piccante, dolce e aveva sentore di rose, perfetto per una croccante serata che volge al buio. Successivamente si viene delicatamente informati che Francis Ford Coppola sta entrando mani e piedi nel settore della Cannabis. In una collaborazione con Humboldt Brothers, la serie di Coppola Grower’s Series vede tre differenti porzioni di Cannabis NorCal in un pacchetto campioncino con una tazza e si accompagna ad una bottiglia. O meglio, l’intero packaging è contenuto nella bottiglia col logo di Coppola. Il debutto sul mercato -secondo gli osservatori locali- avrà certamente successo, si presenta bene anche come confezione regalo e sicuramente attrarrà l’attenzione di chi vuole provare una bevanda ottenuta da tre differenti tipi di Cannabis e ritrovarsi nella confezione anche un paio di canne da fumare in omaggio. Alla cena di presentazione, dopk aver assaporato diversi tipi di essenze a base di Cannabis attraverso le sigarette elettroniche venendo così a conoscenza di Utopia of Santa Cruz, si sono assaggiati degli stuzzichini con vari ingredienti compresa la cannabis, lo chef Jagger è stato il primo ad usare la pianta maschio in differenti modalità nella cucina. Lui stesso coltiva una propria varietà di cannabis che usa per ottenere infusi coprendo un’ intera esperienza dalla pianta al piatto. Nel caso in cui si voglia partecipare ai prossimi eventi pianificati, si può dare uno sguardo qui 

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