Politica Esteri

Legalizzazione cannabis medica: il ‘caso Israele’ Rassegna stampa della canapa nelle testate estere, dal 27 al 31 maggio 2019

Israele che non ti aspetti, oggi preso nell’onda restrittiva e poliziesca contro la cannabis sul proprio territorio mentre già col governo Rabin del 1933 avviò una politica molto più libertaria soprattutto nei riguardi della cannabis medicale

 

Israele

Fu Rabin il primo a legalizzare l’uso della cannabis a scopo medicale nel Paese

Nel 1933 una richiesta ufficiale fu sottoposta al Ministro della Salute d’Israele per approvare l’uso della cannabis per pazienti in ambito medico. Il Governo Rabin accordò questo permesso e la polizia cominciò a declinare il proprio atteggiamento sospettoso nei confronti dell’hashish. Da allora, l’industria della cannabis in Israele ha cominciato a svilupparsi.

Il Governo guidato da Yitzah Rabin è stato il primo in Israele ad approvare l’uso della cannabis medicale per pazienti in cura e da allora l’area di consenso sulla materia si è sempre progressivamente espansa.

La prima autorizzazione medica in Israele fu presentata da un paziente del 1933 quando Haim Ramon era Ministro della Salute nel Governo Rabin. Nel 1944 Ramon lasciò il suo scranno per assumere quello di leader dell’Histadrut e Rabin mantenne nelle sue mani il portafogli del Ministero della Salute fino al suo assassinio alla fine del 1995. La prima richiesta era relativa all’uso di hashish che fu poi accettata nel 1993-94. Il richiedente ebbe la sua fornitura di cannabis dallo Stato per anni, fornitura tratta da cannabis confiscata durante le perquisizioni della polizia.

Nel 1966 un altro paziente ricevette una autorizzazione per l’uso di cannabis a seguito di una patologia asmatica che attualmente non è compresa nella serie di patologie trattabili con cannabis nella Lista Autorizzazioni Cannabis Medicale.

Fin dalla metà del 1998, il tasso di applicazioni per uso di cannabis medicale ha sempre visto una progressiva crescita raggiungendo il numero di 10 nell’anno corrente per tutti i pazienti trattati con cannabis ad uso di terapia medica. La gran parte delle richieste in quel tempo, secondo fonti ufficiali del Governo, furono presentate contro l’atteggiamento generale che voleva procedure criminalizzanti e che permanessero forme di contrasto di tipo criminalizzante attraverso esponenti legali che applicassero tutti i metodi possibili per contrastare tale diffusione di legalizzazione all’uso medicale.

Nel mese di gennaio del 1999 la Commissione Droga ed il Ministero della Salute decisero di definire una cornice generale di riferimento per determinare i criteri secondo i quali poter accedere all’uso della cannabis legalmente. La commissione non completò quel lavoro a causa del numero molto scarso di casi.

Negli anni 2000-2001 il Ministero della Salute discusse questa materia per intero nuovamente nella cornice per la quale per la prima volta si considerava l’importazione di cannabis dall’estero. Questa soluzione non ebbe successo e si decise quindi, di rimandare tutto in termini di discussione e di tornare al punto dei due anni precedenti.

Nello stesso anno, una licenza fu concessa per la prima volta a fini di coltivazione di cannabis per un paziente nel proprio contesto domestico e per uso personale, caso seguito poi da alcuni altri. Fino al 2005, fu concesso un numero di 250 richieste di licenza per uso medicale di cannabis e meno di 100 licenze per coltivazione in proprio di cannabis per uso personale per pazienti in cura con cannabis e prodotti derivati. Nel 2006, lo staff ministeriale ha cominciato ad operare per sottoporre a legislazione più definita circa la coltivazione per un numero più vasto di pazienti con il management dell’Abarbanel Hospital, dott. Yehuda Baruch, il quale s’è preso cura del progetto.

Tra gli anni 2006 e 2009, il dottor Baruch ha distribuito licenze commerciali a cinque punti vendita, compresa la prima compagnia di cannabis medicale in Israele, Tikun Olam. Inizialmente la fornitura di cannabis era esentasse per circa 1.000 pazienti autorizzati nel 2006, poi 5.200 entro la fine del 2009. Nel 2010 già operavano 8 compagnie in crescita e con una prima concessione alla distribuzione (inizialmente 360 NIS per mese e successivamente 370 NIS al mese). Alla fine del 2011 in Israele, c’erano 9.600 pazienti autorizzati alle cure con cannabis e prodotti derivati.

Ad agosto, il governo ha approvato la decisione di “supervisionare e legiferare la fonte della fornitura di cannabis per scopi medicali e per la ricerca”. Dal 2011 questa struttura ha continuato ad operare nel senso della definizione dei criteri di legge per regolare la materia.

Nel 2013 il Ministero della Sanità ha tentato di trasferire la proprietà del marchio di cannabis medicale a Sarel, il fornitore di apparecchiature per ospedali pubblici, che in verità è una società privata con i benefici di società vicina al governo in ogni aspetto correlato.

Nel 2016, dopo una petizione a favore dei coltivatori di cannabis presentata presso l’Alta Corte di Giustizia, il governo accettò l’idea di lasciar perdere Sarel e cominciò a motivarsi sulla strada della digitalizzazione. Il nuovo modello è attualmente operativo (la cosiddetta “Riforma Farmaceutica”) e la sua essenza è la separazione della produzione, l’avvicinamento inoltrato tra produttori ed i pazienti e l’apertura di un marchio da aggiungere ai precedenti concessionari.

Allo stato attuale, ci sono 1.000 pazienti con licenze autorizzate dal governo per l’accesso a terapie mediche a base di cannabis ma dipende dalla fonte alla quale ci si rivolge, secondo il Ministero della Sanità nel 2019 ve ne sono 40. Le compagnie che sono autorizzate alla distribuzione e fornitura dicono che sono 2.500. Inoltre, vi sono circa 60 farmacie con una apposita licenza governativa per la fornitura di cannabis medicale, 3 società manifatturiere, 6 case di distribuzione e 12 concessionari che sono vicini all’ottenimento di autorizzazione similare a quelle precedentemente citate. Approssimativamente vi sono 1.300 richieste di impiego al lavoro nell’industria del settore e 850 compagnie hanno ricevuto un codice per avviare le operazioni, la pianificazione e la costruzione.

 

USA

L’Alta Corte dell’Arizona include estratti e concentrati nel Programma Medicale Marijuana

L’Alta Corte dello Stato ha finalmente legiferato definendo che il suo programma sulla marijuana medicale copre anche concentrati ed estratti. La decisione è una vittoria per i pazienti che usano prodotti edibili, tinture o hashish. In una sessione legiferante, la Corte Suprema dell’Arizona lo scorso 28 maggio ha stabilito che le resine da cannabis e gli estratti sono protetti da legge approvata nel 2010 sulla marijuana. Scrivendo per la Corte di Stato dell’Arizona Rodney Christopher Jones, il Vice Capo Giustizia Robert Brutinel ha stabilito che la Legge dell’Arizona per la Marijuana Medicale AMMA «definisce marijuana come inclusiva di tutte le parti della pianta e del gene della cannabis sia in fase di crescita oppure no». Consistente con questo linguaggio si presuppone che la definizione AMMA di marijuana comprende sia i fiori secchi sia le resine estratte compreso l’hashish.

Delineando i vari alimenti elencati secondo la legge, Il Vice Capo Giustizia Robert Brutinel ha aggiunto: «E’ inverosimile che gli elettori intendano consentire ai pazienti con queste condizioni di usare marijuana solo se possono consumarla nella forma di foglie secche. Una tale interpretazione preclude l’uso della marijuana come opzione per coloro il cui fumo o consumo di parti della pianta di marijuana risulti inefficace o impossibile. Consistente con l’intento degli elettori la nostra interpretazione consente ai pazienti di usare la marijuana medicale per minacciare le proprie condizioni mediche debilitate in qualsiasi forma meglio si adatti fino a quando essi non posseggano più della quantità consentita».

La ACLU dell’Arizona, entusiasta per questa decisione ha twittato: «La Corte ha ragione. La legge odierna significa che qualificare i pazienti non è più da temersi a lungo in quanto ad essere accusati per l’uso delle proprie medicine nella forma che meglio aiuta nei trattamenti. Questo è ciò che gli elettori intendevano quando hanno approvato la Legge AZ Medicale sulla Marijuana».

Come la testata ‘Phoenix News Times segnala, la decisione significa che la gente che possiede la card per la marijuana medicale può utilizzare in modo legale prodotti edibili correlati al THC, tinture, estratti o resine derivanti dalla pianta. Sia i pazienti sia i rivenditori sono stati in suspense per circa un anno fino a quando la Corte d’Appello ha ribaltato la decisione di Rodney Jones arrestato per possesso di hashish. Jones, un afroamericano il quale era un paziente al quale era stato consentito di accedere al programma statale di marijuana medicale, è stato tuttavia arrestato in un hotel Prescott nel marzo 2013, quando la polizia che aveva ricevuto una denuncia per molestie ha trovato un minuscolo quantitativo pari a 1,4 grammi (0,05 once) di hashish in un barattolo nel suo zaino. Anche se si tratta di giustizia giunta solo nella forma retroattiva per Rodney Jones è fondamentalmente la vittoria morale della rivendicazione in atto, così, la lotta che ha intrapreso rimuove una proverbiale Spada di Damocle che era sopra la testa di molti utenti medici in Arizona.

 

Corea del Sud

Uno studio scientifico dimostra che il cannabidiolo può aiutare nella lotta contro le cellule cancerogene

Le forme tumorali colorettali muoiono quando esposte a CBD ed a trattamenti sperimentali, come avvalorato da una recente ricerca scientifica condotta in questo settore. «La cannabis cura il cancro» comunque è una affermazione falsa. Almeno per il momento. E’ una affermazione falsa perché -anche se alcune ricerche suggeriscono che i composti della cannabis possono innescare la morte cellulare in alcuni tumori umani- un legame definitivo è lontano dall’essere clinicamente dimostrato. Ed è tema pericoloso, perché molte persone sono state già prese da false promesse per le quali la cannabis può curare il cancro -l’esempio principale delle notizie fake correlate all’erba- mentre soffrono per la salute provata e tutto sfocia in consegue dal punto di vista penale e legale in genere. Questo è il quadro generale di riferimento ed il contesto sul quale essere chiari fin dall’inizio per non ingenerare false speranze, sebbene vi sia sempre la possibilità tecnica e scientifica di ottenere realmente prodotti medicali da CBD che possano orientare meglio le cure che uccidono le cellule tumorali.

Consapevoli dei benefici anti-infiammatori e di altri potenziali benefici curativi del CBD, uno dei cannabinoidi presenti nella cannabis (e ora presenti in quasi tutto, dai cosmetici ai lattati curcumici ai biscotti, proprio a causa di questa scoperta), i ricercatori di oncologia presso il Korea University College of Medicine di Seoul, Corea del Sud hanno deciso di accoppiare CBD con un trattamento comune del cancro.

Il cancro del colon-retto è il terzo cancro più comune al mondo, con 1,4 milioni di nuovi casi diagnosticati in tutto il mondo ogni anno. I ricercatori hanno esposto le cellule del cancro colorettale umano isolato in un laboratorio (cioé, in un piatto e non un essere umano) per un trattamento chiamato TRAIL, o TNF-Related Apostosis Inducing Ligand, una proteina che è diventato sempre più popolare nei cerchi oncologici per la sua apparente capacità di innescare apostosi (morte) in alcune cellule tumorali — così come il CBD. Il CBD «significativamente aumentato apoptosi» rispetto a TRAIL da solo, secondo i ricercatori, i cui risultati sono stati pubblicati lo scorso 9 maggio nella rivista Cancers. «I nostri studi dimostrano che il cannabidiolo migliora l’apoptosi indotta dal TRAIL -apoptosi indotta -e suggerisce che il cannabidiolo è un nuovo agente adatto per aumentare la sensibilità al TRAIL», hanno scritto i ricercatori, aggiungendo che “concludiamo che la combinazione di cannabidiolo e TRAIL è una nuova significativa terapia potenziale” per chi soffre di cancro colonrettale. «Al meglio delle nostre conoscenze», hanno scritto i ricercatori, «Questo è il primo rapporto dove si dimostra che il cannabidiolo induce una significativa apoptosi indotta da TRAIL delle cellule tumorali colorettali, sottolineando che le relazioni precedenti suggeriscono che una risposta proteica diversa è responsabile della morte delle cellule tumorali».

Per molto tempo, il principale aiuto della cannabis nei casi di cancro, oltre al sollievo dal dolore, è stato quello della stimolazione dell’appetito. Trattamenti come la chemioterapia rovinano l’appetito, ed è molto difficile per un corpo malnutrito tornare in buona salute. Questo studio è un altro segnale, e molto forte, che la cannabis ha più potere di altre soluzioni anche in questo tema, e probabilmente non sarà l’ultimo.

 

Stati Uniti

Vasta operazione contro il mercato illegale di cannabis in Colorado

Con l’aiuto della polizia locale, gli ufficiali federali, nella scorsa settimana, hanno arrestato decine di persone, nel corso di 250 perquisizioni ed il sequestro di 80.000 piante di cannabis, oltre a 4.500 pound di erba sequestrata.

Nel corso della settimana scorsa, 42 persone sono state arrestate dagli agenti federali e decine di poliziotti dipartimentali sono stati impiegati in una vasta operazione condotta contro il mercato illegale di cannabis in Colorado. La grande ondata di arresti ha avuto avvio lo scorso 22 maggio ed è durata almeno tre giorni. In un testo reso pubblico da parte del Procuratore degli Stati Uniti del Distretto del Colorado, Jasun Dunn, si è trattato di quella che egli stesso ha definito «una delle più grandi operazioni contro il mercato della marijuana nella intera storia del Colorado».

Nelle sue parole, «Il Colorado è diventato l’epicentro del mercato nero della marijuana negli Stati Uniti. Sta attuando un grande impatto sulle nostre comunità, nei nostri vicinati e sta impattando anche sulla salute pubblica Ma questa operazione di indagine potrebbe essere solo la punta dell’iceberg. Continueremo a perseguire coloro che operano alla crescita e lo sviluppo del mercato nero e lo faremo fino al pieno conseguimento ed applicazione delle leggi».

Il Dipartimento di Giustizia ha fatto notare che durante gli ultimi due anni, la applicazione della legge ha condotto a più di 250 investigazioni da parte delle forze di polizia. Una nuova ondata di indagini ha avuto avvio la scorsa settimana con numerosi arresti il cui avvio è partito mercoledì scorso. Nella giornata di venerdì si sono annoverati 42 arresti per coloro che hanno infranto leggi connesse variamente alla cannabis con altrettanto numerose e diverse accuse o capi di imputazione.

Ventisei degli accusati dovranno rispondere di accuse mosse loro da parte dello Stato del Colorado ed altri 16 sono alle viste dello stato di detenzione in carcere. Alcuni tra coloro che hanno pendenti accuse sul proprio capo per questo genere di reati, avevano più di 100 piante di marijuana nelle proprie coltivazioni. Se le accuse nei loro confronti saranno sostanziate durante il processo, rischiano di essere condotti in carcere con una pena non inferiore a 5 anni di detenzione, per non dire del rischio di vedersi inflitti pene fino a 40 anni di carcere.

Le implicazioni di questa vasta operazione di polizia sono chiare. Nell’epoca della cannabis legale, vi sono ancora persone che potrebbero vedere la gran parte del proprio tempo di vita in una cella di un carcere e questo per una coltivazione non violenta di cannabis che non offende nessuno. Secondo il DOJ, alcuni degli accusati che hanno sul proprio capo accuse per reati penali connessi con la coltivazione di più di 1.000 piante rischiano, nello specifico, da 10 anni alla detenzione per ergastolo.

La gran parte delle azioni volte all’applicazione della legge sono accadute non troppo lontane da Denver. A Nord e ad est della città di Denver, Adams County è stata la sede di ben 120 operazioni di indagine da parte delle forze di polizia e di relative esecuzioni. Nella parte a Sud della Capitale, Arapahoe Country, ha visto l’applicazione di 63 indagini di polizia. Queste due contee hanno visto la gran parte delle operazioni che hanno caratterizzato la scorsa settimana ed in altre aree dello Stato sono state condotte altre 70 ulteriori indagini di polizia. Queste in verità, hanno riguardato una vasta area territoriale. Gli agenti federali e le polizie locali di supporto hanno individuato 80.000 piante di marijuana in tutte le singole operazioni considerate nel loro insieme come computo finale. Inoltre, le operazioni di polizia hanno individuato 4.500 pound di ‘marijuana finita’ o cannabis disidratata pronta all’uso. Circa 2.000 dollari sul mercato illegale finale che avrebbero potuto fruttare almeno 9.000.000 di dollari. In aggiunta a tutto ciò quelle 80.000 piante avrebbero potuto produrre un ulteriore vasta somma di denaro.

 

Israele

E’ stata presentata una petizione contro la Polizia israeliana: avrebbe rivelato quanti mandati di ricerca per cannabis sono stati ricevuti

I giudici sono diventati un semplice timbro apposto sui mandati di ricerca e indagine per droghe a sottoposte alla Polizia? La Polizia ha rifiutato di rivelare dati secretati ed una petizione amministrativa è stata presentata nella mattinata di ieri l’altro presso la Corte Distrettuale di Gerusalemme.

Infatti, una petizione amministrativa è stata presentata dalla rivista ‘Cannabis Magazine’ alla Corte Distrettuale di Gerusalemme contro la polizia israeliana dopo che questa si è rifiutata dati relativi al numero di mandati d’indagine ricevuti per questioni di droga in case private. Secondo la petizione su base annua i giudici sono stati sfruttati come un semplice timbro da apporre su tutte le richieste di mandati d’indagine presentati dalla Polizia per cercare cannabis così come altre droghe.

Alcune volte, come segnalato a mezzo stampa, la polizia arriva con un mandato d’ispezione firmato da un giudice e poi alla fine non si trova nulla in casa oppure si trovano dosi molto piccole che vengono codificate molto semplicemente come destinate ad uso personale.

In relazione all’analizzare e capire come questa procedura di approvazione dei mandati d’ispezione siano concessi, ‘Cannabis Magazine’ ha richiesto alla Polizia di pubblicare dei dati relativi a quante richieste di concessione di visto del giudice su mandati d’ispezione sono stati presentati da parte della Polizia per questioni di droga e quante di tali richieste sono state approvate da un giudice.

La Polizia ha rifiutato di disvelare i dati e questo tipo di informazione, motivo per il quale è stata presentata l’istanza secondo quanto previsto dalla Legge sulla Libertà d’Informazione. Questo tipo di richiesta è stata respinta anche per il fatto che tecnicamente non vi sarebbe il modo di poter rendere pubblici tali dati.

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