Politica Esteri

Legalizzazione cannabis: in Canada, molta domanda, poca offerta Rassegna Stampa della Canapa nelle testate estere, dal 7 all’11 Gennaio 2019

Il Canada ancora una volta è sugli scudi. La legalizzazione totale della cannabis, sia a scopo medicale sia per destinazione ricreativa, oggi però, pongono un problema paradossale: ci si interroga sul fatto che le scorte e le forniture potrebbero essere sotto pressione o insufficienti rispetto alla domanda molto forte di cannabis soprattutto per uso ricreativo. Si tratta di un caso sul quale saranno destinati a ragionarci su anche altri Paesi, come – ad esempio – gli Stati Uniti. In California, studi scientifici alla mano, si dimostra chiaramente che la coltivazione di cannabis è fortemente meno impattante in termini di inquinamento da pesticidi rispetto a tutte le altre coltivazioni dell’agricoltura ‘tradizionale’.

 

Canada

La legalizzazione non solo della cannabis terapeutica, ma anche di quella ricreativa con le sue vaste esigenze oggi si scontra con la carenza di prodotto disponibile sul mercato

Dopo l’ufficializzazione della legalizzazione in Canada ci si chiede oggi quali siano gli aspetti controversi o dei quali bisognava tenere in conto al momento della approvazione della apposita legge. E i problemi non mancano. In cima alle preoccupazioni attuali degli apparati di governo della cosa pubblica vi è la questione della carenza di forniture. Si è stimato, negli ultimi giorni, che il ribasso nelle valutazioni delle risorse disponibili avrà una ricaduta almeno intorno ai tre anni perché sia poi mitigata. Alcuni addetti al settore ritengono che le previsioni di produzione per quest’anno sono state un po’ troppo ottimiste. Questo è almeno quel che riporta una stimata agenzia del settore, ovvero Bloomberg attraverso un proprio report sul tema. Poiché la legalizzazione avvenuta lo scorso Ottobre ha riguardato sia la cannabis ad uso medicale sia quella ad uso ricreativo, la carenza di produzione ha costretto alcuni venditori al dettaglio di cannabis a ridurre le ore disponibili per il consumo consentito.

Ad Alberta, ad esempio, il legislatore originariamente aveva stimato che fino a 250 punti vendita avrebbero potuto essere operativi nella provincia entro la fine dell’anno corrente. Ma la carenza di prodotto ha indotto a fissare una moratoria sul rilascio di licenze nel mese di Novembre. Da tutto questo è derivato che Alberta ha oggi solo 65 punti vendita di cannabis e prodotti derivati con una ventina di essi collocati nella città di Calgary. Chuck Rifici, Capo Esecutivo di Auxly Cannabis Group Inc., nella sua sede di Toronto ha affermato che la sfida della espansione della produzione di cannabis ha reso difficile il raggiungimento della quota dove si sta collocando oggi la domanda, soprattutto per quanto attiene l’incremento di quella parte del mercato che comprende l’uso ricreativo dovuto alla nuova disponibilità di accesso alla cannabis ricreativa. «Vi è una grande possibilità di rischio di esecuzione, le persone che ne fanno uso stanno diventando venti, trenta volte», ha affermato Rifici. «Personalmente credo ci vorranno tre anni perché si raggiunga un reale equilibrio. Recentemente alcune strutture manifatturiere che sono cresciute di venti volte affronteranno delle dilazioni».

Greg Engel, Amministratore Delegato di Organigram Holdings, ritiene che ci vorranno «un paio d’anni» perché domanda ed offerta si incontrino in modo equilibrato. Ed Everett Knight, il Vice Presidente Esecutivo per la Strategia e gli Investimenti presso Valens Groworks, ha affermato che serviranno due-tre anni. Dal suo punto di vista, alcuni coltivatori non avevano predetto accuratamente le perdite o i cali nella produzione a causa di alcuni aspetti come lo sviluppo di muffe. Knight ha anche aggiunto: «Coltivare cannabis è un compito meno semplice di quel che la gente potrebbe pensare a prima vista».

In ogni caso, Raj Grover, Amministratore Delegato del rivenditore High Tide, ha affermato che i problemi nelle forniture stanno migliorando «su base mensile e settimanale». Poi ha aggiunto: «I nostri magazzini ad Alberta sono ben riforniti. Ci stanno generando molte rendite. Credo che la decisione di Ontario di aprire 25 nuovi negozi sia un po’ troppo eccessiva, forse stanno un po’ esagerando».

Tammy Jarbeau, una portavoce di Health Canada ha affermato in un comunicato stampa emesso a Novembre che c’è da aspettarsi quale caduta nelle forniture. «Così come in qualsiasi altra industria dove vi è un considerevole numero di consumatori sul lato della domanda, ci aspettiamo che ci possano essere periodi dove le scorte di alcuni prodotti possano avere qualche perdita o, in alcuni casi, siano del tutto sprovviste. Health Canada rimane fiduciosa nel fatto che vi è sufficiente fornitura di cannabis in generale quanto basta per incontrare la domanda sia oggi sia in futuro». Poi ha aggiunto che eventuali cali nelle scorte comunque potrebbero durare non molto tempo o subire pause troppo prolungate. «Così come la catena generale delle forniture ha finora sperimentato nel mercato canadese, ci si aspetta che difetti nelle scorte di prodotti specifici ci potrebbero essere con piccoli numeri», ha poi chiosato Jarbeau.

 

USA – Borsa

Con GW Pharmaceuticals anche la banca d’affari JP Morgan entra in competizione nel settore della cannabis mondiale

Il tempo di acquistare azioni di GW Pharmaceuticals, la società con base nel Regno Unito che produce medicine a base di Cannabinoidi approvate dalla FDA per curare l’epilessia ed altre malattie, era nel 2014 quando le azioni della società erano trattate a 80 Dollari. Oppure nel tardo 2016 quando le azioni erano date a 40 Dollari. O ancor meglio, prima nel 2013 quando nessuno nemmeno conosceva la società o le sue medicine che avrebbero potuto curare certe malattie o se la questione della legalizzazione della marijuana sarebbe stata una buona idea. Nessuno a parte qualche investitore che si avventurò nell’acquisto di azioni della compagnia quando valevano 10 Dollari. Ma per i ritardatari del mercato borsistico della cannabis, il 2018 è stato certamente lontano dal tempo ideale per prendere azioni della GW. ‘Denaro matto’, sospinto dalla febbre del mercato borsistico della cannabis che catapultò le azioni della GW fino a più di 150 Dollari, semplicemente per l’infatuazione della discesa, la smania di andare a vivere lo scintillio della prossima cosa interessante e vedere le azioni scendere nuovamente a 100 Dollari di nuovo. Ma non si tratta solo di notizie negative. Il mercato azionario di GW e il conseguente sali-scendi delle montagne russe che si accompagnano a questi fenomeni oggi stanno investendo positivamente in accordo con una delle principali banche d’investimenti americane che la scorsa settimana ha acquistato GW Pharma  con una gran mossa. Mercoledì scorso Cory Kasimov, un analista di JP Morgan ha stabilito che le azioni sono sottovalutate del 32 per cento.

Si tratta di una predizione notevole sotto due punti di vista. La prima è una buona notizia per ciò che serve per essere una grande azione blue-chip nel settore della marijuana, almeno prima che il Canada entrasse nella mischia e prima che lo facessero anche le società afferenti come il gigante del tabacco Altria ed il colosso dell’alcool Constellation Brands e Molson Coors. E la seconda motivazione è che, nonostante GW non sia una società del settore marijuana in se stessa, avendo l’imprimatur di banche realmente grandi come JP Morgan, costituisce un passo importante per le Borse collegate al campo della marijuana che fino a non molto tempo fa erano considerate delle azioni tossiche dagli scettici e dagli investitori diffidenti.

«Dal nostro punto di vista GW è un chiaro leader nel settore della Scienza dei cannabinoidi e dello sviluppo delle droghe, ora con due approvazioni di legge Epidiolex e Sativex nel proprio novero è di fatto una condotta rispettabile di asset addizionali tra una serie di indicazioni terapeutiche disponibili ed oggi è una piattaforma proprietaria e di ricerca che le può permettere di sostenere la crescita futura», ha scritto Kasimov in una nota agli investitori secondo quanto riportato da MarketWatch.

Finora, probabilmente il maggior endorsement per il settore della Marijuana giunto dalla finanza tradizionale è stato quello di Cowen. Come JP Morgan, Cowen è una banca di investimenti situata a New York. A differenza di Cowen, JP Morgan è la più grande banca d’America per gli asset nelle proprie cure con prezzo per singola azione circa 10 volte più grande.

Nel segnalare che GW Pharmaceuticals è sottostimata, JP Morgan non sta spezzando alcun paradigma. Potrebbe anche rivelarsi una scommessa vinta. Allo stato attuale noi realmente non possiamo sapere se GW ha più medicine con licenze in arrivo oppure cosa il mercato possa dire riguardo l’offerta azionaria che francamente è ora alquanto limitata. Per ora la cosa più grande è la notizia per la quale le banche di lascito stanno finalmente realizzando quel che i buyers GW sapevano già da tempo: investire nelle società che operano nel campo della cannabis oggi ed aspetta di veder crescere il verde sul lungo periodo.

 

Usa – California

La cannabis batte l’agricoltura tradizionale circa l’applicazione di pesticidi e nei criteri di protezione delle colture

Gli agricoltori della California segnalano un’effettiva difficoltà nel restare dentro i ristretti margini imposti dalle leggi e regolamentazioni attuali in termini di mercato legale: non è facile – essi affermano – essere sufficientemente verdi da riuscire a rispettare le leggi che regolamentano i livelli di applicazione dei pesticidi, specialmente quando queste limitazioni sono davvero parecchio limitanti. Nonostante questo quadro così fosco e dipinto con tratti preoccupati, alcuni report scientifici resi pubblici di recente hanno gettato alcune luci positive sul tema e sorprendentemente – nonostante i coltivatori di canapa non godano di alcuno dei privilegi concessi ai loro colleghi che operano coi metodi tradizionali – essi sono attualmente molto più vicini al rispetto dei criteri di legge oggi applicati rispetto ai propri competitor professionali.

Lo scorso 27 Dicembre, il Dipartimento della Legislazione sui Pesticidi della California (CDPR) ha pubblicato una analisi di mercato incentrata sulla contaminazione da pesticidi contenuti nella frutta e nei vegetali. Tra i 3.695 campioni sottoposti a studio, il CDPR ha riscontrato che il 96 per cento non ha tracce verificate di pesticidi o livelli residuali da collocare in pari posizione o al di sotto dei parametri EPA degli Stati Uniti. Mentre un 4 per cento di non rispetto dei limiti legali potrebbe sembrare fatto positivo, le cose sono davvero interessanti quando si attua una comparazione con ciò che si è verificato nella nascente industria che si basa sulla coltivazione di cannabis. Nel 2017, il Bureau di Controllo sulla Cannabis (BCC) ha pubblicato due report semestrali che fanno riferimento ai risultati dei test sulla cannabis. Durante la prima metà del 2017, tra i 10.695 campioni sottoposti a studio, solo 403 prodotti a base di cannabis hanno fallito nel rispetto dei parametri di legge superando i limiti consentiti, praticamente il 3.7 per cento di tutti i campioni sottoposti a test. Dal primo Luglio fino al 30 Novembre 2018, il BBC ha esaminato 23.864 lotti di prodotti e solo 700 hanno mostrato il mancato rispetto dei parametri di legge, solo il 2.9 per cento. Data la inferiore ampiezza dei campioni BBC inferiori di tre volte rispetto ai campioni esaminati dal CDPR, vi è qualche piccolo dubbio circa la precisione dei risultati ottenuti dal BCC.

Tutto ciò significa che l’industria della cannabis della California, un mercato regolamentato di recente con due soli anni di vita, ha già raggiunto un più alto livello di rispetto dei parametri di legge rispetto all’agricoltura tradizionale, con solo 1.1 per cento nel livello più basso di esposizione ai pesticidi. Ancor più impressionante, l’industria della cannabis ha raggiunto questi livelli senza il sostegno delle banche, senza debiti contratti dai contadini ed allevatori, senza assicurazione federale sulle colture e, nel mentre si combatteva nel processo 280E, e contro i disastrosi incendi che hanno funestato la California nel 2018. Ora, si afferma nel settore, se il business della cannabis può muoversi in questi così alti standard, dovremmo da ora in poi aspettarci qualcosa di più dai contadini tradizionali, piccoli o grandi che essi siano.

Un altro punto importante da annotare è che il CDPR ha tracciato dove i prodotti sono originati così i punti più lontani di comparazione per i coltivatori californiani di cannabis è in relazione ad altri prodotti provenienti sempre dalla California. Più di un quarto dei campioni prodotti nello Stato della California sono stati sottoposti al vaglio del CDPR, 563 prodotti venivano dalla California e tra di essi il 5.3 per cento ha fatto riscontrare residui illegali. Così, effettivamente, la cannabis della California è più pulita del 2.4 rispetto al totale della produzione restante realizzata all’interno della California stessa. Numerosi fonti che vanno da Associated Press a Eureka Times Standard hanno riferito circa la pesante ed onerosa regolamentazione riguardante l’applicazione dei pesticidi che hanno finito con l’opprimere l’industria della cannabis in California. In una recente intervista con Tim Blake, il fondatore di Emerald Cup, egli ha riferito a Cannabis Now che i test applicati sulla cannabis sono stati «realmente parecchio restrittivi in comparazione con quelli applicati sulla agricoltura tradizionale dove nessuno avrebbe superato quei livelli di controllo». Infatti la tolleranza nei test sui pesticidi in California per la cannabis è molto risicata, ma quanto restrittive esse sono se comparate con le linee guida di tolleranza EPA del 2014 alle quali il CDPR deve attenersi? Il BCC annovera due categorie di pesticidi, la Categoria 1 che riguarda pesticidi che sono banditi con nessun residuo consentito e la Categoria 2 che prevede un livello prestabilito di tolleranza per la Cannabis inalata ed altre categorie di prodotti.

I livelli di tolleranza EPA d’altro canto possono essere profondamente differenti dipendendo da che tipo di prodotto si ha in mente ed a quale livello sarà fornito. Ad esempio, il limite di tolleranza EPA per il livello di methomyl da 0.1ppm per prodotti come le lenticchie ed i fagioli secchi o mais fino ad un massimo di 40ppm per fieno che è da intendersi non per alimentazione umana. Questo significa che la cannabis contaminata da pesticidi potrebbe essere in taluni casi contrassegnata come non confacente ai criteri di legge rispetto ai prodotti della agricoltura tradizionale. Materia su cui riflettere.

 

Israele

Lotta continua tra Corte di Giustizia e Ministro della Sanità in merito ai dosaggi di medicine contenenti cannabis

Due settimane dopo il pronunciamento della Corte nel quale si imponeva di tornare ai livelli precedenti di somministrazione di medicine contenenti sostanze derivanti da trattamento con base cannabis il cui taglio era stato deciso dal Ministro della Sanità, la Polizia ha fatto irruzione nell’abitazione della paziente di 83 anni che si sottopone da tempo a questo tipo di terapie ed ha prelevato il figlio 53enne per sottoporlo ad interrogatorio alla fine del quale è stato rilasciato senza cauzione.

L’indagine è stata condotta in prossimità di un caso che si terrà in Aula, nel quale S. è rappresentata da una procuratrice alla quale ha conferito incarico Miriam Brainin contro il Ministero della Sanità che aveva ordinato il taglio del dosaggio di cannabis senza alcuna spiegazione. La storia di S. una paziente gravemente ammalata di cancro e che è in trattamento con olii estratti da cannabis per la terapia del dolore e per le profonde cicatrici nel torace era stato inizialmente raccontato nella testata Cannabis Magazine dopo di che aveva vinto. Circa tre settimane fa attraverso un ordine della Corte dello stesso tipo che aveva emanato disposizioni similari aveva imposto a firma di Ram Winograd al Ministro della Sanità di rifondere l’intero ammontare. Meno di due settimane fa, dopo che questa ordinanza era stata comminata, un certo numero di poliziotti ha fatto irruzione nella sua abitazione nel giorno dedicato all’ingresso del nuovo anno ed ha sottoposto ad arresto il figlio con l’accusa relativa a reati connessi con la droga. Durante l’interrogatorio era stato accusato dalla Polizia di aver venduto parte della cannabis di sua madre ma poiché sulla materia è stato espresso netto diniego ed in assenza di alcuna prova, il figlio della paziente S. è stato rilasciato senza alcuna condizionale.

La contrapposizione della decisione del giudice di riportare il dosaggio della paziente ai livelli precedenti di cannabis da somministrare contrariamente alla decisione relativa al taglio di quel dosaggio emanata dal Ministero della Sanità con la conseguente irruzione della polizia nella abitazione di S. oggi solleva numerose questioni circa la natura dell’indagine e circa la amministrazione dei dosaggi. Al momento, soprattutto sulla decisione del Ministero della Salute di apportare un taglio e restrizioni così limitanti al dosaggio, non è giunto alcun chiarimento o alcuna spiegazione ufficiale. La Polizia non ha ancora chiarito quale fosse l’accusa ufficiale che ha dato adito all’ordinanza di irruzione nell’appartamento di S. e perché il figlio sia stato sottoposto ad arresto ed interrogatorio sebbene non vi fosse alcuna prova di alcun reato in corso, né è stato chiarito perché vi siano ancora indagini in corso e perché nessun mandato sia stato esibito in tutta questa procedura. Durante la perquisizione, dopo aver esaminato come il figlio prepara l’olio di cannabis per la madre, la Polizia ha anche raccolto mozziconi di sigarette dal posacenere nella casa per trovare qualche prova di fumo da cannabis, sebbene l’anziana donna abbia l’autorizzazione ad usare cannabis medicale. «Il fatto che il figlio sia stato prontamente rilasciato alla fine della indagine senza alcuna condizionale rinforza l’ipotesi che non vi fosse nulla di sbagliato nella sua condotta e certamente non in quella della madre 83enne», ha affermato la procuratrice Brainin. «L’inchiesta certamente non ha aggiunto alcunché alla salute della paziente sebbene essa fosse già preparata a tali eventualità».

Come si ricorderà, questo caso riecheggia quello della Cannabis medicale prescritta ai propri pazienti anziani dal dottor Johnyy Greenfield nel quale decine di suoi pazienti hanno presentato una petizione presso la Corte per chiedere di rivedere tagli ai dosaggi e che il giudice Winograd aveva rivisto presentando ordine al Ministero della Sanità di ripristinare i dosaggi antecedenti alla decisione ministeriale del taglio rifondendo quindi, interamente le quantità iniziali.

Nella petizione che ha condotto alla decisione del giudice, la procuratrice Brainin sottolinea che S. che è nata nel 1936, ha ricevuto diagnosi di cancro al seno nel corso del 2006 ed h avuto un taglio severo al seno con trattamento chirurgico. Nel 2015 ha dovuto subire una seconda mastectomia per il nuovo manifestarsi del cancro ed oggi ha diagnosi di cancro al seno con metastasi e linfonodi. Per non dire della più recente diagnosi di tumore ai polmoni.

«Da quando la gran parte delle sofferenze è causa di prurito e di una sensazione di bruciore diffuso sulla pelle, la paziente ha iniziato ad applicare esternamente la cannabis alle lesioni dopo aver miscelato la cannabis con olio di cocco», ha spiegato la procuratrice Brainin a Winograd. «L’uso citato le arreca immediatamente sollievo, le allevia la sofferenza e la mette in grado di raggiungere un livello basico nella qualità della vita». Finora la Polizia non ha dato alcuna risposta né chiarimento sul proprio operato.

 

Israele

Scoperti altri appartamenti dove si coltiva cannabis con idrocultura, la dura mano della Polizia e della Magistratura su questo fiorente mercato nazionale

La Polizia segnala che centinaia di piante di cannabis sono state rinvenute in un certo numero di appartamenti ad Ashod e nelle vicinanze. Disposto l’arresto del proprietario di appartamenti affittati. Secondo i resoconti della Polizia, un residente di Rishon Lezion, Ben di 30 anni, che aveva affittato gli appartamenti proprio allo scopo di coltivare la cannabis è stato arrestato e la Polizia ha chiesto successivamente l’estensione della sua detenzione. Nel testo si riporta: «La Polizia israeliana ha scoperto lunedì scorso nella notte un certo numero di appartamenti destinati alla idrocultura di piante di cannabis in appositi laboratori costruiti in ambiente domestico nei dintorni di Ashod». Tra altre cose si riporta anche che «attraverso attività sotto copertura condotte dai detective della Polizia, si è giunti alla scoperta di numerosi appartamenti nella città di Ashod e nelle adiacenze dove l’affittuario di Rizon Lezion ha sviluppato altrettanto numerosi laboratori di idrocultura e trasformando gli appartamenti stessi in vere e proprie serre». Poi si aggiunge che «In quanto parte di una operazione che è diventata chiarificante sul tema, il sospetto è stato arrestato e trasferito per l’interrogatorio presso la stazione di Polizia dopo di che è stato condotto in carcere. Sono state così rinvenute centinaia di piante». La Polizia afferma che «continueremo con attività diligente a localizzare tali laboratori ed i sospetti che risultino implicati in questo tipo di reato in relazione all’opera di prevenzione nei confronti del rischio di mancato rispetto della legge».

Il caso è esemplificativo del fatto che -nonostante i numerosi arresti ed i tanti appartamenti scoperti adibiti alla coltivazione in proprio di cannabis senza le opportune autorizzazioni e quindi destinata al mercato illegale- si continuino a rintracciare appartamenti dove si coltiva marijuana con idrocultura a fronte di una cultura profondamente proibizionista in Israele, particolarmente dura ed asfissiante sul tema della cannabis fino a giungere a veri e propri paradossi nella amministrazione delle regolamentazioni e leggi in tema di cannabis medicale. Facile immaginare quale possa essere il livello della pervicacia dell’apparato di Polizia e della Magistratura quando si stratta di marijuana a uso ricreativo ed al di fuori dei canoni (ristrettissimi) adottati in Israele.

Legalizzazione cannabis: in Canada, molta domanda, poca offerta Rassegna Stampa della Canapa nelle testate estere, dal 7 all’11 Gennaio 2019 ">