Politica Esteri

La nuova crisi economica si abbatte anche sulla cannabis Rassegna stampa della canapa nelle testate estere, dall’11 marzo al 15 marzo 2019

La crisi globale esplica effetti anche sul mondo della cannabis che sta colando a picco, soprattutto riguardo i prezzi. Negli USA il mondo della produzione ha persino difficoltà a saldare i debiti contratti con tutto il settore dell’indotto. Intanto si sta cercando di capire come omogenizzare i linguaggi giuridici interni agli USA in modo da non impedire la libera circolazione della merce cannabis attraverso i confini di Stati differenti con differenti leggi in tema. In Israele tutti i partiti di destra si schierano apertamente e nettamente contro ogni forma di legalizzazione o liberalizzazione della cannabis a livello nazionale.

 

USA

Le società sussidiarie della marijuana colpite dal declino del mercato si rivolgono verso mercati emergenti nel settore specifico

I prezzi delle vendite all’ingrosso della cannabis fortemente in ribasso in alcuni mercati stanno letteralmente devastando gli operatori appartenenti al mondo della coltivazione delle piante di cannabis ed il tutto sta generando una complessiva caduta per le società sussidiarie che forniscono servizi e prodotti destinati a questi rami merceologici specifici.

In quanto alle società sussidiarie, seguendo le ipotesi di consulenti, contabili e marchi della sicurezza, per continuare a crescere e mantenere flussi derivanti da rendite economiche e finanziarie in salute, alcuni loro titolari impegnati in questo ramo specifico stanno sempre più guardando ai nuovi mercati emergenti che si spostano progressivamente più a Est, nel Midwest e nel settore in forte crescita della marijuana a scopo ricreativo della California. Altri ancora stanno cercando nuove opportunità che vanno oltre gli Stati Uniti, compreso il Sud America mentre altre compagnie preferiscono diversificare andando oltre la sola cannabis.

«Generalmente, ognuno oggi si ritrova a dover combattere per vivere. I prezzi sono davvero depressi e vanno sempre più giù rapidamente», ha affermato Avis Bilbulyan, un consulente operativo nel settore della cannabis a Los Angeles. «Quando il business operativo non ha nemmeno il denaro per pagare i servizi ausiliari, anche il nostro business viene ad esserne colpito».

La testata Marijuana Business Daily ha effettuato un sondaggio tra molti titolari di società sussidiarie, per avere una indicazione su come si siano adattati all’evoluzione del mercato. Gli addetti affermano che le società coltivatrici colpite dalla crisi, specialmente in mercati maturi come Colorado, Oregon e lo Stato di Washington, siano oggi in difficoltà nel pagare i propri conti, sono mancanti di servizi essenziali come la sicurezza e hanno deciso di assumersi in proprio la responsabilità di alcuni temi come la messa in sicurezza del proprio denaro.

Ecco qui una raccolta di alcuni loro pareri:

Dean Guske, CPA, Guske & Co.Bellevue, Washington

I clienti hanno imbrogliato Guske -che si interessa di tassazione, contabilità, e consulenza nel business- quando sono usciti dal business e non hanno pagato per i servizi resi. Tutto ciò è accaduto specialmente in Stati con economie ben stabili nel campo della cannabis a uso ricreativo. «Nei mercati maturi, questo è stato davvero difficile per gli operatori del settore in specie nel mettere insieme il denaro, solo perché hanno immesso in circolo troppa produzione. Abbiamo bisogno di clienti fissi e cerchiamo di tenere le redini strette nel lavoro e di farci pagare per il lavoro che facciamo». Qualche successo è stato conseguito nel guidare mercati emergenti come la East Coast. «Nei mercati più nuovi, le persone non hanno avuto l’opportunità di fuoriuscire già dal business. Noi li stiamo aiutando a costruire il proprio business, magari anche svolgendo qualche consulenza per anticipi, oppure sostenendoli a tenere in ordine i propri conti».

Avis Bulbulyan, Amministratore Delegato, Siva Enterprises, Los Angeles

Una coppia di consulenti clienti di Bulbulyan ha mandato in fumo i propri soldi per pagare l’acquisto delle proprie strutture edilizie nell’attesa di ottenere la licenza per aprire la propria attività in California. «Hanno finito con lo staccare la spina al loro progetto. Abbiamo perso il loro business. Molte persone stanno cadendo come mosche». Il suo Marchio di consulenza con sede a Los Angeles protegge le sue retrovie difensive col diversificare la pratica di coprire differenti aree dell’industria, compreso il branding, il marketing, il rilascio di licenze e il rispetto delle leggi. Ha attratto clienti dal Maryland, Massachussetts e dal Missouri. Bulbulyan ha anche uno sguardo puntato su Florida, New Jersey e New York. «Senza questi altri Stati e senza questi altri dipartimenti, potrebbe essere incredibilmente difficile mantenere le porte aperte».

Hunter Gart, fondatore Iron Protection Group

Garth ha assistito alla caduta dei prezzi nelle vendite complessive di cannabis sia a uso ricreativo sia ad uso medicale nel Colorado più o meno alla metà del 2017. La sua società, che fornisce servizi di sicurezza a grandi marchi del settore cannabis, che rispecchiano fedelmente la caduta dei prezzi nelle vendite all’ingrosso. «Tutto ciò ci ha colpito direttamente in modo drammatico. Margins ha chiuso il contratto con noi. Si è trattato di una grande sfida per il nostro gruppo. Continueremo a vedere gente che taglierà i nostri contratti. E continueremo sempre più a vedere persone che ci pagheranno lentamente. Così come vedremo gente che non ci pagherà affatto». Per fermare l’emorragia la società ha dovuto andar fuori dall’industria della cannabis ed ha acquistato una società specializzata che si interessa di sicurezza presso la quale si è accomodata facendosi ospitare nella loro sede«Abbiamo anche contattato i nostri clienti che non hanno pagato i loro conti. Oggi abbiamo bisogno di un deposito cauzionale anticipato. Questi controlli esistono poiché abbiamo visto già numerosi clienti che vogliono tirarsi fuori al momento di pagare». Garth ha anche guardato agli Stati con nuovi programmi per la marijuana ma è stato più selettivo con i clienti che ha via via coinvolto. «Una gran parte di quel che abbiamo fatto nel 2018 e come noi continueremo a fare nel 2019 è dettato nella direzione dell’acquisire maggior velocità d’azione nei mercati emergenti. Siamo certi di star lavorando ora con la gente giusta. Ci sentiamo molto meglio dicendo chiaramente alle persone quando non vogliamo lavorare con loro».

Jon Valdman, Presidente Forever Flowering Greenhouses, Grass Valley, California

Forever Flowering Greenhouses vende serre alle principali società di orticoltura così come a coltivatori di cannabis. Nonostante il calo dei prezzi così vistoso sia ben noto allo stesso Valdman, ritiene che non vi sia nulla di nuovo dal suo punto di vista. «Non appena questi mercati sono andati in saturazione anche le vendite hanno subito un calo. Ma quello che sta accadendo ora, nell’ultimo anno in special modo, è che un sacco delle nostre vendite sono espansione di nostri precedenti clienti I nostri prodotti non sono dati se prima non sono pagati. E’ il mio 13mo anno in questa industria, ne abbiamo viste un sacco di cose di questo genere. Questi giochetti non ci interessano». Alcuni titolari di attività investono ancora nell’implementare la qualità della cannabis. «Ci sono persone da una parte che cercano di tagliare i costi quanto più possibile. Dall’altra parte ci sono persone che investono denaro nelle proprie infrastrutture, così non ci sono angoli da smussare. Come è noto, persone con infiorescenze di livello A+ le mettono esposte sugli scaffali ma il fiore di livello A è destinato ad essere estratto e questo influisce molto sulla propria linea di secondo livello».

Kara Bradford, CEO, Viridian Staffing, Seattle

Lo staff di reclutamento e della selezione del personale interinale per il lavoro nel settore cannabis di Bradford ha avvertito l’impatto della caduta dei prezzi di vendita a Washington un po’ di anni fa. Ma la società ha aggiustato il tiro e non ha subito troppo duramente il colpo così come accaduto negli ultimi due anni«Poiché ci siamo espansi in molti altri mercati, ed in Canada, Australia o Brasile, ciò che accade in una sola Nazione o Stato non esplica un effetto impattante su di noi poiché abbiamo molti altri Stati o Nazioni dove stiamo operando in termini di lavoro».

Charlie Wilson, Capo Ufficio Fiscale, Green Bits, San Jose, California

Green Bits vende software POS per società che operano nel settore della Cannabis e Wilson riconosce il livello attuale di maturazione del mercato e il margine di pressione in alcuni mercati. Vede il ruolo della sua compagnia come un sostegno per alleviare parte di quello stress. «Lo vediamo oggi sul mercato. Simpatizzo con gli operatori del settore e vorremmo che essi non si sentissero sotto il peso di questa così grande pressione. Ma è pertinente il nostro business, la sensibilità al prezzo è definitivamente elevata ed ulteriormente sospinta verso l’alto così noi aiutiamo questi operatori a lavorare in modo più efficiente e con un business operativo più robusto. Ciò amplifica il valore propositivo, il che è proprio quello che poniamo al primo posto».

Jim Marty, CPA, Bridge West CPAs, Denver

Bridge West CPAs fornisce servizi di contabilità per clienti che operano nel settore cannabis e canapa ed i suoi clienti hanno riferito a Jim Marty che non sono in grado di pagare poiché fuori dal mercato. Altri titolari di attività di business hanno deciso di effettuare in proprio le operazioni di registrazione contabile per proteggere un po’ il proprio denaro. «Ciò che ci colpisce da vicino è quando i clienti non riescono a pagare ed essi non possono pagarci in modo preciso. Così veniamo ad esserne colpiti in modo definitivo».

 

Unione Europea

Tutti gli attori coinvolti sono ottimisti circa la revisione delle leggi sui prodotti alimentari CBD

Tutti gli operatori variamente coinvolti nel settore della canapa in Europa sono fuoriusciti ottimisti da un incontro con i componenti ufficiali della Commissione Europea nella giornata di ieri l’altro, incontro nel quale si è discusso della revisione delle leggi recenti, revisioni che potrebbero raddrizzare il business della canapa a livello continentale«Quest’oggi abbiamo lanciato un buon dialogo per le negoziazioni con la Commissione e gli Stati Membri» ha affermato Lorenza Romanese, Direttrice Manager della European Industrial Hemp Association (EIHA) ai media dopo il meeting avuto con un gruppo di lavoro della Commissione Permanente dell’Unione Europea su Piante, Animali, Cibo e Alimentazione (PAFF). «Abbiamo di che lavorare insieme».

Il linguaggio delle leggi che riguardano il settore CBD, aggiornato lo scorso 20 gennaio, nel Catalogo dei Nuovi Alimenti della Comunità Europea potrebbe esprimere un notevole peso sui produttori di cibi a base di canapa poiché i Nuovi Alimenti sono sottoposti a regolamentazione molto stringente e più costosa rispetto ad altri cibi. La situazione minaccia di esplicare effetti sull’intero business dei cibi a base di canapa, un settore in forte espansione, in tutti i mercati dei Paesi Membri dell’Unione Europea, come peraltro sottolineato dalla stessa Romanese presso la Commissione a margine di una presentazione EIHA dedicata proprio al tema in oggetto.

I cambiamenti nelle leggi specifiche sono argomento molto importante poiché potrebbero esplicare degli handicap addossati sulle spalle degli imprenditori dell’Unione Europea su livello globale nel momento stesso in cui andassero le Nazioni che producono canapa maggioritarie come Canada, Stati Uniti, Cina ed il membro non comunitario qual è la Svizzera che sono a sviluppo fortemente avanzato in questo campo, come peraltro ha sottolineato la stessa Romanese durante la sessione PAFF.

In merito alla richiesta di una riconsiderazione relativa all’aggiornamento del Catalogo l’EIHA ha attenzionato le seguenti leggi in quanto: arrecano «la fine del mercato interno (UE), creando un vuoto che sarà occupato dal mercato grigio» come mostra uno studio olandese nel settore che mostra il 54% dei consumatori che intendono acquistare prodotti CBD anche qualora essi siano illegali; conducono ad una «perdita di controllo del mercato» ed al rischio che i prodotti non raggiungano i criteri adatti di sicurezza, oltre che negli standard di etichettatura e in altri standard connessi; significa la perdita di posti di lavoro nel mondo della produzione di canapa, nella sua processazione e vendita; causa la perdita di tutti i benefici ambientali derivanti dalla sua coltivazione in tutta l’Unione.

L’Unione Europea definisce Nuovi Alimenti come cibi che non sono stati consumati da un esteso gruppo di cittadini dell’Unione Europea prima del 1997, quando la prima legislazione riguardante i Nuovi Alimenti è apparsa ed è entrata in operatività. I Nuovi Alimenti possono essere sviluppati di recente, possono essere innovativi e prodotti usando le nuove tecnologie ed i processi di produzione, così come possono essere cibi mangiati tradizionalmente ma fuori dai confini dell’Unione. La legislazione richiede che tali alimenti siano sicuri e siano con etichette ben chiare in modo da non indurre in confusione i consumatori, tra altre specifiche richieste comunitarie. L’esito finale di tutto questo per i produttori di cibo è un mercato più oneroso dato che i nuovi alimenti sono regolamentati in modo molto più stringente e costoso in termini di autorizzazioni e caratteristiche richieste.

Prodotti derivanti dalla canapa come i semi e gli olii estratti da semi sono Nuovi Alimenti autorizzati secondo le leggi europee, esentati dalla registrazione poiché già consumati dagli Stati Membri prima di maggio 1997. Ma i recenti cambiamenti nel linguaggio delle leggi riguardanti il Catalogo dei Nuovi Alimenti è tale per cui oggi «estratti di Cannabis sativa L. e prodotti derivati contenenti cannabinoidi compreso il Cannabidiolo (CBD) sono considerati Nuovi Alimenti poiché la storia del loro consumo precedente non è dimostrato».

Durante la sessione del 12 marzo, in ogni caso, EIHA ha respinto l’argomento, citando gli esiti di un sondaggio condotto da Nova Institute del 1997 avviata dalla Commissione Europea nella quale 23 società di varia nazionalità in Europa hanno evidenziato un totale di più di 255 tonnellate di cibi a base di canapa come prodotti prima del 1997. Quei prodotti ovviamente contenevano CBD, sostiene EIHA. Il membro del board EIHA Daniel Kruse, il quale ha anche partecipato alla sessione PAFF, ha affermato che la commissione «era davvero aperta, molto positiva».

«Sono stati impressionati dalle prove che noi abbiamo portato alla loro attenzione. E’ chiaro che essi comprendono che gli Stati Membri dovranno riconsiderare l’intera materia», ha affermato Kruse, un veterano dell’industria della canapa con 25 anni di esperienza nel settore e Amministratore Delegato presso Hempro Int. GmbH & Co. KG, oltre che di HempConsult GmbH, entrambe con base a Dusseldorf.

EIHA ha presentato un esempio specifico ottenuto da fonti storiche in Germania, Italia, Polonia, Slovacchia, Svezia dove si mostra che la canapa contenente CBD è stata consumata nel Continente da secoli, è stata persino citata una ricetta di un piatto che veniva realizzato dallo chef del Vaticano durante il Papato di Martino V agli inizi del 15mo Secolo. Questa citazione, supportata da fatti storici, ha di fatto galvanizzato la platea ed i membri che partecipavano al meeting EIHA, tutto questo ha corroborato l’ipotesi per la quale risulta evidente che il consumo di canapa, anche con CBD, è avvenuto in Europa in tutta la sua Storia, e che non si tratta solo di dicerie, ha fatto notare la stessa Romanese in persona. Proprio dalla sua bocca è giunta conferma che EIHA spingerà affinché si esplichino effetti positivi sulla Commissione Europea.

 

USA

La confusione dei test sulla canapa manda in confusione la Legge Agricola sul commercio garantito inter-statale

I coltivatori e i responsabili della manifattura della canapa intravedono una mancanza nella nuova promessa federale a garanzia del commercio interstatale di canapa e soprattutto sui test di produzione correlatiLa legge Agricola del 2018 aveva promesso protezione per il trasporto di canapa ma ha tralasciato gli Stati che non hanno una via uniforme per testare il contenuto di THC. Così, le piante di cannabis che possono viaggiare a bordo di un automezzo in qualità di canapa legale in uno stato possono risultare non capaci di superare un test THC in un altro Stato e venir bollato come trasporto non autorizzato di marijuana illegale.

Questa confusione ha di fatto rotto le promesse relative al rendere la canapa un bene commerciale a livello nazionale. Si prenda il caso di una impresa manifatturiera del Colorado che ha ordinato 14.000 pound di canapa dall’Oregon e che trovi la metà del prodotto trasportato sottoposto ad attenzione dalle autorità dell’Idaho e che stabilisce che la canapa non possa varcare il confine in relazione alla Legge Agricola che regolamenta anche il commercio interstatale. Ebbene, la manifattura Big Sky Scientific si è appellata alla decisione ma deve aspettare mesi prima che si ottenga una risposta, mentre l’Idaho è libero di lasciar decadere la canapa.

Un’altra manifattura CBD del Colorado, Panacea Life Sciences, ha visto una spedizione di canapa dal Kentucky sottoposta a controlli lo scorso mese in Oklahoma. I conducenti che trasportavano la canapa avevano i documenti rilasciati dal Kentucky dove si evinceva chiaramente che stavano trasportando canapa legale ma le piante sono state comunque sottoposte a sequestro.

Un coltivatore di canapa della West Virginia è finito in una trappola per un caso di droga a livello federale per l’accusa di trasporto illegale di canapa ottenuta da semi del Kentucky. Un giudice federale ha citato la Legge Agricola del 2018 ordinando un passaggio sicuro per la compagnia che trasportava canapa in Pennsylvania a fini di estrazione di olii.

Lo sfondo dettato dalla confusione legale per il commercio della canapa sottolinea un grande problema nel portare l’industria della canapa fuori dal patchwork di progetti statali nel momento in cui si trasla tutto questo dal livello locale al nazionale e persino nel contesto del mercato globale.

Nel caso specifico degli USA, persino il livello di THC inferiore al 3% è materia di divisione, in quanto l’applicazione dei test segue criteri standard differenti da Stato a Stato e questa disomogeneità nei test applicati, così come nei risultati che si ottengono, non fa altro che aggiungere confusione sulla trasportabilità o meno attraverso i singoli Stati USA, un tema sul quale si sta dibattendo animatamente negli Stati Uniti, in varie sedi, anche e non solo tra i legislatori e gli esperti di Diritto.

Nel frattempo, alcuni Stati stanno verificando la possibilità di uniformare gli standard dei test applicati sulla rilevazione dei livelli consentiti secondo legge durante le verifiche della trasportabilità di canapa attraverso gli Stati degli USA. La omologazione dei test e della loro applicabilità, in quanto a responso e tecniche di applicazione deve essere quanto più possibile omogenea perché si possa giungere efficacemente ad un criterio di ammissibilità legale valido per tutti. Mentre, però, si discute su tutto questo, il trasporto di canapa inter-statale negli USA è – de facto – paralizzato.

 

USA

Il Michigan ha aggiunto la paralisi cerebrale alle condizioni qualificanti della cannabis

Il Michigan ha aggiunto la paralisi cerebrale ed ha respinto il comportamento aggressivo cronico tra le condizioni qualificanti per la cannabis medicaleCome riportato da Detroit Free Press il Michigan ha aggiunto la paralisi cerebrale alla lista di condizioni che qualificano la cannabis medicale. Il Dipartimento di Concessione Licenze e della Regolamentazione degli Affari del Michigan controlla la lista delle condizioni ed ha deciso di aggiungere la paralisi cerebrale alla lista di più di 25 condizioni qualificanti. Il Dipartimento ha considerato inoltre di valutare il comportamento aggressivo cronico ed ha stabilito di non aggiungerlo al programma di cannabis medicale del Michigan.

La paralisi cerebrale è una condizione neurologica che colpisce più di 750.000 persone negli Stati Uniti. Alcuni hanno pensato che una simile causa di paralisi cerebrale sia un danno subito durante lo sviluppo cerebrale nell’epoca dell’infanzia. La cannabis medicale, allo stesso tempo, è stato visto che aiuta a combattere sintomi di spasticità, controllo motorio anormale, sofferenza e può causare una riduzione nei valori di tali fattori. La maggioranza di coloro che soffrono, più di 500.000, è costituita da soggetti con un’età al di sotto dei 18 anni.

Il Michigan ha anche approvato la legalizzazione piena per l’uso tra adulti lo scorso anno ma ogni persona al di sotto dei 21 anni di età e che ha bisogno di cannabis deve ancor oggi passare attraverso i controlli del programma cannabis medicale dello Stato. Il programma della cannabis medicale del Michigan attualmente vede in cura 294.000 pazienti. Allo stesso tempo, i pazienti del Michigan che sono in cura con cannabis ora possono rinnovare o registrarsi con la loro carta di identità attraverso il portale online che è stato aperto a gennaio scorso.

 

Israele

«La cannabis fa male al cervello, la legalizzazione è una bugia». La Destra israeliana contro ogni apertura a favore della cannabis

Il principale candidato dei partiti di Destra in Israele si esprime pubblicamente e nettamente nel corso del pubblico dibattito politico sul tema, dove si scontrano le opinioni sulla liberalizzazione e/o legalizzazione della cannabis, dove non mancano i supporter a favore. La Destra ritiene che il mercato della cannabis legale in Israele sia una bugia che potrebbe condurre i minori a diventare dipendenti nei confronti delle cosiddettedroghe pesanti in futuro e tutti i partiti della destra sono uniti nel criticare fortemente l’attuale Premier Netanyahu che si era espresso recentemente a favore della materia nella direzione di qualche apertura.

Il capo del Jewish Home Party, Bezael Samotrich, è fortemente critico del discorso propositivo e favorevole all’apertura nei confronti della cannabis in Israele. In un suo tweet, Samotrich ha espresso chiaramente rabbia ed astio nei confronti dei supporter del movimento pro cannabis poiché – egli ritiene – stanno diffondendo bugie che condurranno Israele ad essere inondati di droghe nelle proprie strade ed i minori si ritroveranno ad essere dipendenti da droghe facilmente alla loro portata.

«Dovete dire la verità, questa ‘legalizzazione’ è un falso modo per riciclare il fiume che potrebbe inondare le nostre città con le droghe, i bambini anche i più piccoli che si fermano lungo la strada per andare a scuola si ritroverebbero tra le mani caramelle e dolcetti taroccati e drogati con la cannabis all’interno e tutto ciò potrebbe colpire duramente il loro cervello nell’epoca più delicata del suo sviluppo conducendoli così a brutte esperienze neuropsicotiche. La strada che conduce alle droghe più pesanti», ha scritto nel suo testo.

Smutrich, il cui partito è lo Jewish Home vuole -unitamente al Jewish Power ed al partito della National Union – nell’ambito della lista della Union of Right Parties, unirsi al partner Michael Ben Ari, capo del partito Ozman che ha anch’esso chiarito ieri l’altro la sua opposizione alla legalizzazione in Israele. «Non ho alcuna intenzione di allinearmi con questo stile populista pericoloso», continua Smotriz con un lungo e dettagliato tweet. Ha affermato infatti che è «solo un agnello d’oro che idealizza debolezza e lo incarta in un discorso pseudo-illuminato sulla libertà».

Il dibattito pubblico sulla legalizzazione si è via via intensificato fin dalla giornata di ieri l’altro col Primo Ministro Benjamin Netanyahu che aveva espresso un testo ufficiale dove si è mostrato disponibile a riconsiderare la materia e potrebbe persino esprimere il proprio personale endorsement positivo. Per tutta risposta, Smotrich ha affermato: «E’ una vergogna che Netanyahu sia finito in questo scuro ruscello invece di anteporre la sua propria leadership come ci si sarebbe aspettati in casi come questo esprimendosi poi in modo ufficiale in chiave del tutto contraria».

Ha aggiunto: «Sono finiti tutti i gravi problemi e le cose importanti che ci sono da fare in Israele? Non ci sono problemi di sicurezza, questioni riguardanti la società, l’economia e la salute pubblica o le periferie? Nessuna questione riguardante la situazione politica attuale? E gli argomenti in essere sulla religione e lo Stato? C’è solo da discutere sulla legge riguardante la cannabis? Forse ci sono troppe persone in Israele che cominciano la giornata con quale canna e si dimentica della vita reale. Non v’è altra spiegazione per questo voto così deludente».

Dopo tutto, come i media israeliani avevano già annotato, la lista dell’Union of the Right Parties è uno dei maggiori oppositori avverso alla legalizzazione e quindi non esprime la voce di coloro che si sono espressi -invece- nella forma di supporter della legalizzazione. Infatti, se si cerca negli archivi storici dei media favorevoli, si trovano zero file sul tema rappresentativi delle destre israeliane.

La nuova crisi economica si abbatte anche sulla cannabis Rassegna stampa della canapa nelle testate estere, dall’11 marzo al 15 marzo 2019 ">