Politica Esteri

La Corea del Sud legalizza la cannabis ad uso medico Approvata dall' Assemblea Nazionale la proposta di riforma del Narcotics Control Act

Battendo sul tempo Malaysia e Thailandia, dove il Ministro della Salute Piyasakol Sakolsatayadorn ha già manifestato il suo endorsement verso l’annuncio preparato dalla Food and Drug Administration (FDA) e dove, mentre l’Assemblea Legislativa Nazionale (NLA), il 9 novembre, ha presentato una proposta per riclassificare la cannabis come farmaco legale, il Ministro per la Giustizia Prajin Juntong ha affermato che il Primo Ministro in carica Prayut Chan-o-cha ha già informato le più rilevanti Autorità governative circa la sua richiesta di velocizzare le pratiche ai fini della legalizzazione della marijuana per scopi medicali, dicendo che «misure a breve termine saranno intraprese entro Dicembre», la Corea del Sud diventa la prima Nazione dell’Asia orientale ad approvare una legge sulla cannabis ad uso medico. L’Assemblea nazionale, infatti, ha recentemente votato a favore di alcuni emendamenti alla legge sulla gestione degli stupefacenti, Il Narcotics Control Act (NCA), che consentirà prescrizioni di cannabis medica. In questo modo, come già annunciato dal Ministero della sicurezza alimentare, saranno concesse una più ampia varietà di trattamento ai pazienti affetti da malattie rare.

La Corea del Sud produce ogni anno più di 14mila tonnellate di cannabis industriale. Come già avevamo scoperto, le tre Regioni tradizionalmente coltivate a canapa sono l’Andong, nota per i tessuti di elevata qualità, il Boseong, che ha fornito le più grandi quantità di fibra e il Jeongseon, leader nella produzione dei semi. A differenza che in Cina e in molti altri Paesi, i semi in Corea del Sud vengono utilizzati per produrre mangimi animali, ma non per l’alimentazione umana.

Dopo la Guerra di Corea, mentre le superfici coltivate a canapa decrescono progressivamente, negli anni ’60 si assiste all’aumento del consumo di cannabis a scopo ricreativo fino agli anni ’70, quando la cannabis finisce per essere vietata da una nuova legge, il Cannabis Control Act(1976). Il Narcotics Control Act (NCA) punisce ogni tipo di transazione commerciale o attività di lavorazione della cannabis, con l’eccezione dei semi, dello stelo e delle bacchette, oggetto di coltivazione controllata nel Paese per i noti usi industriali della fibra, di cui la Corea del Sud è uno dei massimi produttori. Per il sistema penale coreano, il possesso di cannabis costituisce in sé reato, incorrendo in una pena anche di un anno di reclusione o nel pagamento di una multa fino a 7700 euro, mentre una condanna per spaccio di stupefacenti può comprendere la sospensione condizionale della pena a 5 anni di reclusione e 50.000 won di multa.

Finora, sono stati numerosi i casi in cui commesse private di olio di cannabis di provenienza estera sono state bloccate dalle autorità di dogana e i clienti, i pazienti, sono stati imputati per avere violato la legge penale anti-droga. Il commercio mondiale dei prodotti contenenti CBD a uso terapeutico, incoraggiato dalla vendita online, ha reso possibile che lo scorso anno si verificassero 80 casi di istanze rivolte all’Autorità doganale per sequestri effettuati in porti e aeroporti sudcoreani.

Tuttavia, molti coreani erano convinti della necessità di una legislazione della cannabis medica. Dopo l’affossamento di una proposta nel 2015, 11 parlamentari del Partito Democratico della Corea del Sud guidati da Shin Chang-hyun avevano depositato, all’inizio del 2018, un DDL (Bill n. 2011285) con una proposta di revisione del NCA tale da autorizzare l’accesso a fitofarmaci a uso medico-trapeutico, la loro fornitura e il commercio di prodotti contenenti CBD, con tutti i relativi effetti di policy e di mercato. L’autorizzazione, previa prescrizione medica, andrebbe concessa caso per caso, in conformità con uno specifico regolamento ministeriale successivamente approvato. Proprio questo progetto è quello che è stato approvato il 23 novembre dall’Assemblea nazionale, dopo una discussione in commissione parlamentare avviata in aprile.

La legge approvata permetterà unicamente l’importazione di cannabidiolo (CBD), privo di THC e, quindi, di effetti psicoattivi, sotto lo stretto controllo del Centro per i farmaci orfani della Corea al quale i pazienti dovranno rivolgersi per richiedere il farmaco, presentando la prescrizione medica. I medici potranno prescrivere il cannabidiolo per far fronte a varie malattie e disturbi, come i sintomi della crisi d’astinenza da alcol e droga. Infatti, ha ricordato

Il cannabidiolo potrà essere prescritto dai medici per una varietà di disturbi, compreso il trattamento dei sintomi dell’astinenza associati all’abuso di droga e alcol, Shin Chang-Hyun, uno dei promotori della riforma della legge, «è noto che l’olio di cannabis è un farmaco che si è dimostrato efficace contro altre droghe, come i narcotici».

«La Corea del Sud che legalizza la cannabis medica, anche se sarà strettamente controllata con una limitata selezione di prodotti, rappresenta una svolta significativa per l’industria globale della cannabis», ha detto Vijay Sappani, a capo di Ela Capital, una società di venture capital che esplora i mercati emergenti nel settore della cannabis. Inoltre, «l’importanza che la Corea sia il primo paese in Asia orientale a consentire la cannabis medica a livello federale non dovrebbe essere sottovalutata. Ora è una questione non di se, ma di quando altri Paesi asiatici seguiranno Seoul».

La cannabis medica rimane ancora in un regime molto controllato, ma l’approvazione della legge in un Paese come la Corea del Sud, da sempre contraria a qualsiasi tipo di legalizzazione nonostante sia tra i produttori più importanti, è un’apertura storica che può far sperare sulla possibilità che altri Paesi possano seguire lo stesso esempio. Non va comunque dimenticato che Seoul ha recentemente avvertito i cittadini intenzionati a fare uso di cannabis durante il loro soggiorno estero: chi viene scoperto, ovviamente non si tratta di casi legati all’uso medico, rischia fino a cinque anni di carcere una volta tornato in patria.

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