Politica Esteri

La cannabis nella legislazione del Cile Il Cile e la nuova frontiera dell’agricoltura ‘terapeutica’

Posizione Paese

Graduatoria

Su scala mondiale, il Cile – che storicamente ha una fibra di elevata qualità -ha un alto potenziale per ettari e quantità di prodotto. Finora la canapicoltura a destinazione industriale è in attesa di una legislazione che ne regoli le modalità, distinguendola dall’attività di coltivazione a uso terapeutico.

I dati sulla produzione di semi (legalmente autorizzata) oscillano, per il 2016, tra le 1.500(con un incremento annuo dello 0,74%) e le 4.385tonnellate. Nel secondo caso, il Cile segue, in ordine decrescente: Cina, Canada, Francia, Corea del Sud.

Le coltivazionidi canapa destinata all’industria alimentare coprono una superficie di circa 20.000 ha.

Giro di affari

Al momento, non disponiamo di dati verificabili.

Sistema industriale e commerciale

Canapa e cannabis medica

Sia la produzione alimentare che la coltivazione della pianta destinata all’uso medico, dipendono da un’autorizzazione del Ministero dell’Agricoltura (Servicio Agricola y Ganadero – SAG), che tra il 2013 e il 2017 su 42 domande, ha concesso 7 permessi: 4 alla Fondazione Daya, gli altri ad Alef Biotechnology(in partnership con la canadese Tilray per lo sviluppo di farmaci a base di cannabinoidi da distribuire in Chile e Brasile), Agrícola Fina e Agrofuturo Spa.

Il Chile è il primo Paese sudamericano a ottenere l’accesso, in farmacia e attraverso le strutture sanitarie, a fitofarmaci a base di cannabis.

Con l’iniziativa Tierra Santa, promossa da Daya a Quinamavida (Regione di Colbùn), nel gennaio 2016 sono state piantate in serra 6.900 piante certificate e destinate all’uso medico: la più grande piantagione di cannabis terapeutica del Sudamerica.

Consumo ricreativo

La coltivazione, la vendita e il consumo di cannabis nei ‘club’ (si contano almeno 16 dispensari nella sola Regione Metropolitana), sottoposti all’ottenimento di una licenza SAG, aspetta di essere adeguatamente disciplinato da una proposta di legge soggetta a disamina parlamentare.

Tessuto sociale

Già bersaglio di interessi commerciali coloniali (spagnoli e inglesi si spartirono i proventi a danno delle comunità Mapuche), nei primi decenni del ‘900 la canapa rese il Cile terzo produttore ed esportatore mondiale dopo la Russia e l’Italia. Soprattutto nella Valle di Aconcagua, la canapa era coltivata, raccolta e lavorata a livello comunitario in piccole imprese a gestione familiare.

Nel 1947 la produzione toccò i 20.300 ettari. La ‘guerra alla droga’ di cui furono espressione anche le leggi sulla Salute pubblica (1969-1973), sommata all’avvento delle fibre sintetiche e all’aumento del traffico di sostanze stupefacenti, portò all’eliminazione della coltura dalle terre cilene, provocando l’eclissi totale del mercato. Con l’attenzione concentrata sulle nuove possibilità in ambito medico-terapeutico e lo sviluppo di un nuovo mercato di prodotti eco-sostenibili, la canapa industriale è sottoposta alla condizione sospensiva di una normativa sulla produzione che – si auspica – potrebbe riportare il Cile tra i leader mondiali del settore. L’impresa Agrofuturoè pronta a raccogliere la sfida.

Una ricerca congiuntadelle Università di Santiago e Londra afferma che il Cile detiene il primato nel consumo di cannabis (40%) e la più alta propensione sociale all’utilizzo medico della pianta (7,9 punti, su una scala da 1 a 10).

In base agli studistatistici più recenti, in Cile il consumo di marijuana è aumentato soprattutto tra i giovani di età compresa tra i 19 e i 25 anni (dal 17,5% nel 2012 al 24% nel 2014). La marihuana trattata chimicamente (‘creepy’) è richiesta per i suoi livelli maggiorati di THC, anche se parte dei consumatori la rifiuta in quanto ‘non naturale’ e più tossica.

In genere, nei reati per droga, il più comunemente sanzionato è il trasporto di piccole quantità di sostanza per uso personale: nel 2016, il 41,69% dei casi di detenzione connessi alla droga rispondeva a questa fattispecie, seguita dal micro-traffico (24,79%) e dal consumo (15,7%).

Secondo le statistiche dell’Osservatoriocileno sulle droghe, a partire dal 2010 il consumo di marijuana, sia effettuato ‘una volta nella vita’ che ‘nel corso dell’ultimo mese’, è aumentato (rispettivamente, tra 2012 e 2014: dal 23% al 31% e dal 4,6% al 6,8%). Il Ministero dell’Internoregistra un aumentodei sequestri di marijuana trattata, soprattutto nelle Regione Metropolitana, in Antofagasta e Tarapacá. Tuttavia, la concentrazione in un’area del Paese è cosa distinta dalla diffusione interna alla società cilena. Inoltre, l’aumento dei sequestri non comporta una minore quantità di droga in circolazione, lasciando supporre – al contrario – che ve ne sia maggiore disponibilità.

Il cambio di percezione, come osserva il sociologo politico Octavio Avendaño, interessa la transizione dall’ottica ‘trasgressiva’ degli anni ’80 a una crescente consapevolezza delle destinazioni d’uso della cannabis, soprattutto del fatto che possa essere uno strumento valido per curare malattie gravi, migliorando la qualità della vita.

La War on Drugs, inaugurata nel 1971 dall’ex-Presidente USA Richard Nixon ed estesa a diversi Paesi latinoamericani (Messico e Colombia in particolare) sembra destinata a protrarsi anche a livello federale, con ricadutesociali pesanti e un parallelo potenziamento del mercato nero.  In Cile e in altri Stati del Sudamerica questo approccio repressivo è stato ripensatoe, in alcuni casi, respinto (per l’uso della cannabis, citiamo: Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Messico, Perù e, in particolare, Uruguay).

Dopo la legalizzazione dell’uso medico-terapeutico nel 2015, la comunità scientifica e i consumatori si sono attestati su posizioni divergenti.

Un rapporto della Fondazione Epistemonikosla cui validità è sostenuta dal Collegio dei Medici, dalle Società di Pediatria e Anestesiologia e da altre associazioni, afferma che la cannabis, oltre a non produrrebbe miglioramenti nella condizione dei malati sottoposti a terapia, è dannosa alla salute. Più precisamente, secondo gli esperti non vi sarebbe alcuna condizione nella quale i benefici prodotti dall’utilizzo della cannabis e dei suoi derivati superino gli effetti negativi e i rischi che esso comporta. Le critiche non si sono fatte attendere. Ana María Gazmuri, AD della Fondazione Daya  (impegnata nella ricerca di terapie alternative per la cura del dolore), afferma che, in base al Rapportopubblicato nel gennaio 2017 dalle Accademie riunite di Scienze, Ingegneria e Medicina (Health and Medicine Division), ci sono prove sostanziali e definitive – confermate dal confronto di circa 10.000 casi clinici – che la cannabis abbia effetti positivi sulla riduzione dei dolori cronici, della spasticità muscolare nella sclerosi multipla nonché per i pazienti sottoposti a chemioterapia. Considerati gli ingenti interessi dell’industria farmaceutica, è quantomeno «sospetto», afferma Gazmuri, che il rapporto di Epistemonikos sia apparso in concomitanza con la discussione alla Camera dei Deputati (Commissione Salute) del DDL di modifica del Codigo Sanitario (al fine di inserirvi l’utilizzo, autorizzato con ricetta medica, di cannabis auto-coltivata dal paziente).

Il Cile, per la sua storia, non è nuovo a mobilitazioni fortemente partecipate della società civile (un esempio emblematico è la lotta per i diritti della donna, che ha portato all’istituzione di un Ministero ad hoc, il 20 marzo 2015). L’attivismo sull’uso terapeutico cannabis è una realtà che riunisce diverse realtà associative e istituzionali, come – oltre a Daya – la Fondazione Mamá Cultivao l’ Istituto cileno di Fenomenologia medica. Le istanze di questi attori e di associazioni a base ‘corporativa’ come Dispensario Nacionalo la Fundación de Apoyo Social Integral y Medicinal del Cannabis (FASIMC) sono favorevoli a una coltivazione regolamentata di cannabis a uso terapeutico, attuata in proprio o collettivamente, e alla disponibilità di fitofarmaci a basso costo. Il consenso tra la popolazione su questo tema è elevato.

Normativa di riferimento

Diritto internazionale

Convenzione Unica sugli stupefacenti– New York, 1961 (ratificata dal Cile nel 1968)

Convenzione ONUcontro il traffico illecito di sostanze stupefacenti e psicotrope – Vienna, 1988 (ratificata dal Cile nel 1990)

Normativa nazionale

Risoluzione del Ministero dell’Agricoltura– 2003 (autorizzazione sui semi di cannabis; modifica 2014)

Legge 20.000/2005(traffico illecito di stupefacenti. Art. 8)

D-L 84/2015

L’ordinamento cileno

Il Cile ha riconosciuto la liceità dell’uso medico (certificato) della cannabis con la legge 20.000 2005 mentre il Governo (Ministero della Sanità), modificando 2 decreti, ha autorizzato l’importazione, l’esportazione e la vendita sul territorio nazionale di farmaci o prodotti non lavorati a base di cannabis. Il Decreto n. 84 del 2015 ha segnato una ‘svolta’ per l’ordinamento giuridico e la società cilena, autorizzando la proscrizione medica di cannabis con ricetta (e suo trattenimento, in conformità all’Art. 6 della Legge citata, che prevede la condizione della necessità medico-terapeutica).

A livello nazionale si è parallelamente autorizzato il Sativex, spray prodotto in Gran Bretagna che non si trova in farmacia e ha un costo elevato (sorte simile è toccata ai farmaci distribuiti dalla canadese Tilray).

Attraverso una rete sanitaria predisposta dalla Fondazione Daya, che conta 44 professionisti in 15 città e ha finora raggiunto 17.000 pazienti, si è promossa un’iniziativa nazionale finalizzata ad assicurare la possibilità di auto-coltivazione a fini terapeutici al 71% dei pazienti, che non possono permettersi altri canali di accesso alle cure, in linea con quanto confermato dalla Corte Supremanel 2015, occorre precisare che la Legge 20.000 non punisce il consumo individuale o concertato di droga in uno spazio privato, che è cosa distinta dal fornirla ai consumatori (o facilitarli in tale scopo). Il «consumo personale, esclusivo e ravvicinato nel tempo» (Artt. 4 e 8), come la «destinazione» di una droga «a un trattamento medico» (Art. 4) non danno luogo a responsabilità penale.

Intanto, a fine marzo di quest’anno la Camera dei Deputati cilena ha approvatoun DDL (‘Ley del Cultivo Seguro’, che ora dovrà passare il vaglio del Senato) contenente importanti novità, soprattutto la possibilità di consumare – previa autorizzazione e rilascio di ricetta medica – cannabis auto-coltivata e prodotti da essa derivati a fini terapeutici.

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