Politica Esteri

La canapa salverà la Terra dai cambiamenti climatici? Rassegna Stampa della canapa nelle testate estere, dal 15 al 19 aprile 2019

La canapa può essere la risposta migliore nella difesa dell’ambiente e dell’ecosistema mondiale. Il miglior test sul quale oggi si riflette è il settore tessile, finora preda degli idrocarburi e delle fibre sintetiche o chimiche. La canapa migliora l’ossigenazione dell’atmosfera e dei terreni. E produce capitali e lavoro senza aver bisogno di inquinanti

 

Mondo

Quello che indossiamo ci aiuterà nel combattere i cambiamenti climatici o li aumenterà? La canapa ci salverà dall’inquinamento atmosferico?

Le recenti edizioni del ‘Friday for Future’ e la visita di Greta Thunberg a Roma da Papa Francesco indicano la presa di coscienza, più o meno ipocrita ma questo è un altro discorso, sullo stato delle cose del Pianeta. Nell’ampio novero della produzione della canapa, oggi in ascesa in quanto a settore produttivo e merceologico, ci si interroga anche su quale apporto possa dare la canapa nel migliorare e meglio difendere la natura e l’ambiente così bisognoso di essere trattato con rispetto e dedizione. Certo, fanno notare gli studiosi del settore, al giorno d’oggi persino le Nazioni Unite ed il governo degli Stati Uniti (in epoca d’Amministrazione Trump) oltre alle associazioni no profit stanno suonando le campane del risveglio delle coscienze e della soglia d’attenzione sui cambiamenti climatici.

Secondo un report della Organizzazione dell’Alimentazione e dell’Agricoltura delle Nazioni Unite (FAO) emesso nel 2017, l’agricoltura annovera circa il 24 per cento delle emissioni gas su base annua. I numeri della FAO ricordano molto da vicino i dati precedenti contenuti in un altro report di varie agenzie riguardanti le percentuali di emissioni che provengono dall’agricoltura. Questo significa che, in quest’ambito, vi è da registrare un progressivo aumento di emissioni nocive da parte dell’agricoltura. L’impatto determinato dagli allevamenti di animali è il più grande contributore per questo tipo di inquinamento. Mentre la FAO non specifica il tipo di impatto determinato dal singolo aspetto del settore tessile ‘Ellen McArthur Foundation’ (EMF) attraverso un proprio studio del 2015 mostra che il settore globale del tessile in termini di emissioni carbonfossili è aumentato del 2 per cento. Senza poi dire circa quel che accade in termini di utilizzo di materiali plastici e l’aumento esponenziale di abbigliamento basato su fibre tessili sintetiche. Cioè il 26 per cento delle emissioni globali entro il 2015. Ovviamente qualcosa deve cambiare.

La canapa può dare una prima risposta, per quanto riguarda il rifornire i terreni di ossigenazione, per quanto riguarda l’ossigenazione dell’atmosfera, per quanto riguarda il bassissimo impatto nell’utilizzo di sostanze chimiche per la crescita e lo sviluppo della pianta, per la sua capacità di fornire fibre che nel settore tessile (e non solo) non abbisognano di trattamenti chimici ulteriori e successivi alla raccolta e trattamento .

 

Germania

Tutte le parti interessate alla produzione della canapa in prendono posizione

Tutti i principali attori del mondo dell’industria della canapa in Germania hanno chiarito la propria posizione in merito agli estratti da canapa dopo che l’Ufficio Federale della Protezione dei Consumatori e per la Salute Alimentare (BVL) nel mese scorso ha dichiarato che il settore CBD potrebbe essere non inserito nella catena di vendita. Definendo la dichiarazione, pubblicata il 20 marzo scorso sul sito web BVL «strana ed incomprensibile», l’Associazione Europea Canapa Industriale EIHA ha confutato la legge con un documento forte e dettagliato, un testo di 10 pagine reso pubblico lo scorso 11 aprile. «I consumatori e gli impiegati EIHA sono confusi. Alcuni (EIHA) membri che producono legalmente oppure vendono prodotti contenenti cannabis CBD per uso alimentare sono quasi-pubblicamente classificati in una specie di “industria illegale’ e ‘nettamente discriminati’», si legge in quel testo. BVL ha quindi chiesto con insistenza a EIHA di «cambiare o apporre supplementi» al testo ufficiale «senza ulteriori ritardi, in relazione al prevenire una dannosa confusione tra i gruppi interessati al mercato specifico».

Nel testo ufficiale, l’agenzia di protezione dei consumatori affermava che non vi era un solo caso annotabile dove il CBD risultasse inserito nei cibi e che la richiesta BVL prevedesse l’istituzione di un mercato ancor prima di definire gli ambiti ristretti medicali o assegnabili alla alimentazione all’interno dei confini dell’Unione Europea.

 

Spagna

Le Autorità spagnole emettono una direttiva poco chiara sugli estratti da canapa

L’Agenzia Spagnola per gli Affari dei Consumatori, Sicurezza Alimentare e Nutrizione (AECOSAN) ha dato un brutto colpo alla produzione della canapa ed ai suoi coltivatori nel corso dei loro sforzi di definire la via che conduce al chiarimento complessivo circa i cibi estratti da canapa in Europa. AECOSAN ha emesso una direttiva nel corso della settimana corrente per la quale sono considerati edibili solo cibi derivati da semi di canapa, i quali «hanno una chiara e comprensibile storia di consumo all’interno dell’Unione Europea». Secondo questa visione, gli estratti derivati dalla pianta della canapa, dalle foglie e dalle infiorescenze sono quindi considerabili «nuovi alimenti» secondo le vigenti leggi europee. Il linguaggio delle leggi che riguardano il settore CBD, aggiornato il 20 Gennaio scorso nel Catalogo dei Nuovi Alimenti dell’Unione Europea potrebbe dare un brutto colpo ulteriore ai produttori di cibi contenenti estratti da canapa poiché i nuovi alimenti sono inscritti in un regime giuridico molto più restrittivo rispetto ad altre tipologie di alimenti. Le leggi che guidano il Catalogo dei Nuovi Alimenti nell’Unione Europea è una lista di cibi che non sono assunti comunemente tra gli Stati Membri prima del 1997. Il Catalogo è essenzialmente un meccanismo di difesa nell’ambito della sicurezza alimentare comunitaria. I produttori stranieri ora sono alquanto preoccupati circa la situazione spagnola ed attendono una ‘legislazione chiara’ sul mercato, secondo quanto riportato anche dal sito web CBD-Intel.

 

Cina

Il Governo cinese potrebbe limitare la concessione di licenze in risposta agli aumenti delle scorte

Il governo cinese ha imposto delle restrizioni nei controlli sulle concessioni di licenze per la canapa dopo le recenti impennate nelle fluttuazioni nei prezzi delle azioni delle società di commercio pubbliche o compartecipate. La Commissione Nazionale Cinese Anti-Droga ha annunciato la decisione alla fine di marzo annotando che il governo ha già pianificato la approvazione della cannabis industriale per fini di cure mediche e nel suo inserimento nella lista dei cibi consentiti, secondo quanto confermato anche dal ‘China Securities Journal’. La decisione giunge dopo che due azioni collocate nella Borsa di Shenzhen – ‘Shanghai Shunhuo’ e ‘Jilin Zixin Pharmaceutical’ hanno guidato a lungo le borse di settore che sono letteralmente schizzate verso l’alto nell’anno in corso. Le azioni di entrambe le società sono sprofondate dopo l’annuncio relativo ai più stretti controlli da parte del governo centrale cinese. La Cina è il più grande produttore mondiale di canapa ed il più grande esportatore a livello globale di carta ottenuta da fibre di canapa e tessili derivati ma l’informazione generale sull’industria della canapa in Cina è molto difficile da ottenere.

 

USA

Per i consumatori di cannabis, maggior bisogno di anestetici durante le procedure mediche che prevedono l’uso di anestesia

Un nuovo studio scientifico ha rilevato che i consumatori abituali di cannabis hanno maggior bisogno di anestetici durante le procedure mediche che prevedono l’uso di anestesia. I consumatori abituali di cannabis nello studio risultano aver bisogno di dosi fino a 2 volte il livello di anestetico utilizzato per tutti gli altri pazientiLo studio condotto negli Stati Uniti e pubblicato su ‘American Journal of Osteopathy’, sembra avvalorare l’ipotesi per la quale i consumatori abituali di cannabis abbiano bisogno di dosi maggiori di anestetico nel caso in cui il trattamento medico lo richieda. I dati sono tratti da una ricerca condotta nel Colorado dove la cannabis è legale e da 25 a 250 (il 10%) degli intervistati hanno dichiarato di essere consumatori abituali di cannabis.

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