Politica Esteri

La canapa nella legislazione di Israele La legislazione della Repubblica israeliana in materia di cannabis

Posizione Paese

Al momento, la canapa industriale è soggetta a una fase di rilancio sperimentale da parte del Governo di Gerusalemme.

Per quanto riguarda il mercato della cannabis medica, Israele sarebbe secondo soltanto al Regno Unito (che esporta circa 1,8 t l’anno). La produzione interna di cannabis medica è di 10 t l’anno, in base alla domanda, mentre il potenziale ufficialmente stimato(per 8 realtà produttive) è di 25 t, 15 delle quali destinate all’export.

Giro di affari

Per la cannabis medica, nell’agosto 2017 è stato calcolato – in sede di commissione parlamentare – un turnover pari a 1,1 miliardi di dollari l’anno, con un aumento del business previsto (4,4miliardi?) per i prossimi anni.

Sistema industriale e commercio

Canapa industriale

Dopo che il Ministero della Giustizia israeliano ha rimosso, nel luglio 2017, la canapa dalla lista delle ‘sostanze pericolose’,il Ministero dell’Agricoltura ha approvato un progetto pilotaper il rilancio della coltura in 3 aree del Paese l’Arava centrale, l’area di Lachish e le alture del Golan meridionale-, a 75 anni dalla sua eclissi produttiva (il riferimento storico è al raccolto del 1942nel Kibbutz Dafna). Il primo obiettivo è produrre olio per il mercato alimentare. In caso positivo, seguiranno ulteriori iniziative. La decisione del Ministero della Giustizia ha suscitato i malumori della polizia nazionale, ora obbligata ad accertare la natura delle piante coltivate in base al confine legale che separa la canapa dalla cannabis (un THC contenuto sotto la soglia dello 0,2%).

A metà marzo di quest’anno, 3 fattorie delle regioni citate hanno seminato canapa sponsorizzate dal Governo. La durata minima dell’esperimento, per l’esito del quale si attende uno studio di fattibilità per l’implementazione della coltura, è stata fisata lungo un intero ciclo di raccolta (circa 100 giorni).

Cannabis medica

Nel 2015 la lista dei soggetti autorizzati a produrre e vendere cannabis a uso medico comprendeva 9 aziende(per un totale di 23.050 utenti), ma oggi si sono aggiunte nuove realtà imprenditoriali.

Breath of Life Pharmaopera nel settore secondo il protocollo delle buone prassi farmaceutiche: «Lavoriamo in qualità di società farmaceutica, non di ‘industria della cannabis’», afferma Tamir Gedo, Amministratore delegato della Società. Gedo lavora a stretto contatto con la ricerca clinica: ad esempio, per il trattamento dell’autismo infantile, con il Centro medico ‘Shaare Zedek’ di Gerusalemme, fondato nel 1902.

 Kanabo Research, startup cresciuta rapidamente, lavora in partnership con un’impresa statunitense, con un alto tasso di investimenti destinati ricerca.  Nei Paesi di importazione, il problema maggiore è dato dal costo dei farmaci per i pazienti, che non è coperto dalle assicurazioni sanitarie (diversamente da quanto accade in Germania).

Citiamo ancora, tra le diverse esperienze, l’accordo tra una filiale del Gruppo farmaceutico israelianoTeva Ltde una compagnia di Tel Aviv, Syqe Medical, per lo sviluppo e la vendita di inalatori capaci di regolare il dosaggio (al microgrammo) secondo il trattamento medico prescritto. Un altro esempio interessante è il sodalizio tra l’impresa Cannablisse il Centro ‘Hadassah’ di immunoterapia e ricerca sul midollo osseo di Gerusalemme per la fornitura di oliia uso medico con concentrazione variabile di THC.

Israeli Medical Cannabisè, dal 2010, l’attore di riferimento individuato dal Governo per la fornitura alle strutture sanitarie.

La produzione e distribuzione ai pazienti avviene presso le farmacie delle strutture sanitarie o anche a domicilio (tramite corriere).

Tessuto sociale

All’inizio degli anni ’40, la canapa fu introdotta nell’esperienza di lavoro dei Kibbutz per avviare lo sviluppo durevole di un’industria e promuovere l’occupazione. In seguito, la pianta è stata proibita dalle politiche e dalla normativa anti-droga.

Per la cannabis medica, l’esperienza israeliana si differenzia da quella degli altri Paesi.

Nel 1964, i ricercatori del Weizmann InstituteYechiel Gaonie Raphael Mechoulam, oggi docenti di chimica medicinale all’Università di Gerusalemme, isolarono la molecola psicoattiva contenuta nella cannabis lavorando su 4,53 kg di sostanza sequestrata dalla polizia di Tel Aviv. Senza prevederne gli sviluppi, erano state poste le basi scientifiche per la futura produzione finalizzata all’uso medico-terapeutico.

A più di 50 anni di distanza, le conoscenze acquisite sono state viste come opportunità dal Governo, che presso la Medical Cannabis Unitdel Ministero della Sanità si avvale di diversi specialisti: una «insolita coalizione» – come l’ha definita il ‘New York Times’ – di coltivatori, avvocati, ricercatori, imprenditori, che l’ultra-ortodossoYakoov Litzman, dell’United Torah Judaism Party, oggi Viceministro della Sanità. Di fronte allo sviluppo della coltivazione indoor e di un mercato d’eccezione, troviamo la diffidenza verso la linea aperturista, politicizzata da Litzman, di una parte delle associazioni e degli istituti di medicina, mentre le autorità di polizia temono che ciò produca uno sconfinamento nel consumo a scopo non terapeutico, a vantaggio del mercato nero. Parte dell’opinione pubblica ritiene, invece, che l’aumento dell’export danneggerà l’immagine di Israele, visto come Paese dedito a negoziare principalmente in armi e droga.

Il Volcani Centerdell’ARO(Agricultural Research Organization), dipendente dal Ministero dell’Agricoltura è impegnato nella ricerca sulla marijuana medica, con il supporto finanziario del Ministero dell’Economia. Tamir Gedo(Breath of Life Pharma) ha definito l’intervento governativo «più rapido dell’iniziativa privata».

Nel 2016, una riforma avviata in concerto da più Ministeri (Sanità, Agricoltura, Giustizia, Finanze, Sicurezza nazionale) ha disposto nuove norme per il personale medico autorizzato a prescrivere la sostanza, oltre ad aprire le porte a nuove realtà aziendali.

Se, nel 2009, 400 pazienti furono autorizzati all’uso della sostanza, nel 2013 erano 11.000, mentre a Novembre del 2016 25.000 cittadini (su 8.5 milioni di abitanti) erano legalmente autorizzati a ricorrere alla cannabis per la cura del dolore provocato da cancro, epilessia e altre gravi patologie.

Nel 2018 è venduto il primo vaporizzatore per uso medico (già diffuso in California) approvato ufficialmente, prodotto da Kanabo Research.

Peraltro, la sperimentazione clinica, secondo il Professor Mechouam, è insufficiente, dato che Israele supera un colosso come gli USA, dove la cannabis medica è legale in diversi Stati, ma continua a non esserlo per la legge federale.

La sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul tema avviene attraverso una serie di conferenze annuali sul tema (la prossima ‘CannX’ si terrà a Tel Aviv in ottobre), al fine di garantire una adeguata diffusione di conoscenze e informazione.

Il consumo ‘ricreativo’ di cannabis, secondo uno studiodell’Autorità anti-droga pubblicato nel 2017, è fortemente aumentato dal 2009. Nel 2016, il 27% della popolazione compresa tra i 18 e i 65 anni ha consumato cannabis (più dell’Islanda, al 18% e degli USA al 16%). Nell’auspicio di prevenire l’aumento del mercato nero e promuovere il controllo del consumo personale (per i maggiori di anni 18) e la ‘riduzione del danno’, una proposta legislativa di depenalizzazione è in fase finale di approvazione in Parlamento.

Normativa di riferimento

Diritto internazionale

 Convenzione Unica delle Nazioni Unite sugli stupefacenti– 1961 (adesione: 23 novembre 1962) e relativo Protocollo– 1972 (ratificato il 1 febbraio 1974)

Convenzione ONU sulle sostanze psicotrope– 1971 (adesione: 10 giugno 1993)

Convenzione ONU contro il traffico illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope– 1988 (ratificata il 20 marzo 2002)

Diritto interno

Dangerous Drug Ordinance– 1973 (Ministero della Sanità; successivamente modificato)

Legge sulla cannabis medica– 1999

Provvedimenti del Governo(fino al 2017)

  • DDLper la depenalizzazione consumo ricreativo di cannabis (in fase di approvazionein Parlamento)

L’ordinamento israeliano

 La cannabis è tuttora classificata dal diritto israeliano come droga pericolosae il suo uso ‘ricreativo’ rimane illegale. Secondo la legge penale, fa parte di una classificazione (Tabella I) che non distingue tra droghe leggere e pesanti ed è così definita: «qualsiasi tipo di pianta di cannabis o qualsiasi sua parte, comprese le radici, ad eccezione dell’olio estratto dai suoi semi». Tuttavia, nel 2017 – anno in cui è stata disposta una prima depenalizzazione del consumo di modeste quantità –  la canapa è stata esclusa dalla lista da un provvedimento del Ministero della Giustizia, che ha aperto la strada a un progetto pilota promosso dal Ministero dell’Agricoltura per il rilancio della canapa da fibra e da seme in Israele.

L’autorizzazione all’uso medico della cannabis risale agli anni ’90, per casi particolari che coinvolgevano persone malate di Parkinson, morbo di Crohn, sclerosi multipla o dolori cronici derivanti da stress post-traumatico (per quest’ultimo caso, nel 2004, il ministero della Salute, con il supporto dell’Università di Gerusalemme, ha avviato una serie di test sperimentalisu volontari dell’esercito). La legalizzazione della cannabis medica è del 1999, anche se si è dovuto attendere il 2007 per le prime somministrazioni autorizzate parte dello Stato. Nel 2009 il programma relativo ai trattamenti è stato implementato e lo Sheba Medical Center (Tel Hashomer) è stata la prima struttura a curare i pazienti con la cannabis. Il Governo ha riconosciutoufficialmente (pubblicazione di linee-guida) l’utilità terapeutica della sostanza nel 2011.  Nei 6 anni successivi, il Ministero ha perfezionato ulteriormente la regolamentazione dell’accesso e dell’uso della cannabis, nello sforzo di rendere Israele un centro internazionale di produzione e di cure specializzato. Tenendo ferma la distinzione ufficiale tra ambito medico e ricreativo, l’esperienza della ‘cannatech medica’ (ad esempio, quella avviata da Kanabo Research) mostra che basta cambiare natura giuridica al bene (un vaporizzatore) per poter aggirare i divieti che limitano l’export della cannabis medica.

Per l’evoluzione delle pratiche legali relative alla cura del dolore, il Green Bookè il documento di riferimento del Governo. Pubblicato ogni anno dal 2016 (e, da quest’anno, disponibile in versione aggiornata anche in inglese), esso contiene le linee-guida per il personale sanitario alla luce del processo di ‘medicalizzazione’ dalla cannabis. La produzione, la vendita e le procedure di trattamento mediante cannabis sono definiti sulla base di standard rigorosi informati ai seguenti ambiti: coltivazione e produzione (IMC-GAP, IMC-GMP), sicurezza (IMC-GDP), distribuzione (IMC-GDP), trattamento clinico adeguato (IMC-GCP).  Dal Green Book possiamo capire le quantità autorizzate, il sistema delle licenze, i livelli di THC per ogni trattamento, ecc.

La Medical Cannabis Unitistituita presso il Ministero della Sanità collabora con gli istituti di ricerca, coordinando l’attività dei soggetti coinvolti nel processo di medicalizzazione.

Le tariffe dei prodotti sono stabilite dal Ministero. Una volta approvata la richiesta firmata dal paziente e dal medico autorizzato, il Ministero rilascia al venditore entro 2 mesi la licenza per la vendita. L’acquisto del prodotto è previsto una volta al mese, nei limiti di quantità autorizzata dalla prescrizione medica. Il nome del venditore è registrato sulla licenza in via esclusiva, mentre la richiesta di una licenza sostitutiva, motivata da idonea raccomandazione medica, può comportare diversi mesi di procedura.

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