Politica Esteri

La canapa nella legislazione dell’Ungheria La legge ungherese in materia di canapa e cannabis

Posizione Paese

Non sono disponibili, al momento, dati sufficientemente verificabili. Tuttavia, l’Ungheria non figura – se non debolmente – nella graduatoria europeastilata ogni anno dell’European Industrial Hemp Association (EIHA).

Sistema industriale e commercio

L’inerzia legislativa,le scelte di politica economica e un recente incremento del controllo repressivo delle condotte relative al consumo di cannabis hanno prodotto nel Paese una situazione paradossale.  Lo sviluppo di un’industria tessile della canapa si è arrestato poco prima della Seconda Guerra mondiale. In seguito, la maggior parte dei vecchi macchinari è stata ricondizionata per produrre tessuti sintetici.  Nei primi anni’90, la canapa era coltivata sia per la fibra che– più a Sud – per i semi in parte destinati all’alimentazione(umana e animale) nella regione orientale,al confine con la Transilvania. Nonostante le premesse di rinascita e l’elevato potenziale per varietà e terreni, i costi elevati della lavorazione (soprattutto decorticazione e spremitura) uniti alla mancanza di aiuti finanziari hanno, nel tempo, scoraggiato i coltivatori.

Oggi, tra i membri associati all’EIHA, troviamo unicamente l’Istituto di Ricerca sulle piante e le erbe medicinali, con sede a Budakalász (nella Provincia settentrionale di Pest). Fondato nel 1915, nel periodo compreso tra il 1967 e il 1990 questa struttura è diventata il punto di riferimentonazionale per la ricerca fito-farmaceutica, con la creazione di nuove varietà medicinali attraverso il ricorso a metodi innovativi di coltivazione e di indagine analitica. Dal 1982,l’Istituto è stato gestito in base a un accordo comune tra 6 aziende farmaceutiche controllate dallo Stato(Ministero dell’Industria).Dopo una fase critica di riorganizzazione negli anni ’90(quando furono drasticamente tagliati i fondi per la ricerca), una delocalizzazione(2006) e la trasformazione dell’Istituto in Srl(2006), dal 2008 l’Istituto opera come membro del Gruppo PannonPharma, impegnato nella ricerca, nello sviluppo e nella produzione di farmaci.

In qualità di piccolo produttore, citiamo la Srl Kender-Kötelék, che produce legno di canapa truciolato o pressato, fibre, corde e filati di canapa (100%).

Quest’anno, nell’ambito della Strategia UE per la Regione danubiana adottata nel 2011, i Paesi partecipanti al Progetto europeo DanuBio ValNetper lo sviluppo di una bio-industria sostenibile(17 partners nella regione danubiana), di cui è parte l’Ungheria, hanno messo a punto una roadmapche rivaluta la canapa come motore di sviluppo economico regionale.

Tessuto sociale

Impiegata, oltre che per fini industriali, nella manifattura domestica dei tessuti e del vestiario tradizionale, la canapa è parte della storia economica dell’Ungheria. Nel Novecento, le aree adibite alla coltura si sono ridotte, ma essa non è mai del tutto scomparsa. Peraltro, la politica agraria sovietica degli anni ’60, centrata sui programmi di collettivizzazione della terra, ne ha arrestato la produzione.  Con la dissoluzione dell’URSS(26 dicembre 1991), il Paese ha cercato di rilanciarne l’industria, contribuendo ampiamente alla selezione qualitativa di varietà destinate al commercio in Europa e nel mondo.Il botanico e coltivatore dell’ Istituto di Ricerca in Agricolturadi Kompolt(Provincia nordorientale di Heves) Ivan Bûcsa, ha ottimizzato 4 varietà nazionali di canapa, creato una varietà ornamentale(‘Panorama’)e la celebre ibrida dioicaKompolti’.  Questa varietà presenta una resa elevata e un contenuto in fibra del 35-38%, ma non è inclusa nel Catalogo comune europeo per il tenore di THC eccedente lo 0,2% autorizzato (circa < 0,6%).

La recezione del diritto internazionale, che classifica la cannabis insieme alle droghe ‘pesanti’ non ha facilitato una nuova apertura verso i possibili impieghi della canapa.

Nonostante la severità della normativa,in Ungheria il consumo di cannabistra la popolazione è maggiormente diffuso rispetto ad altre sostanze, con una concentrazione nella fascia di età compresa tra i 18 e i 34 anni, anche se nel periodo 2007-2015 ha registrato un leggero calo a vantaggio di MDMA, cocaina e anfetamine (secondo i dati dell’Osservatorio europeo sulle droghe). Le cosiddette ‘nuove sostanze psicoattive’ (NPS), costituite in parte da cannabinoidi sintetici (come Apinacao  JWH-018), hanno incontrato particolare successo all’interno di quella stessa categoria di consumatori. La nuova politica di controllocondivisa da 5 Paesi europei (Ungheria Romania, Polonia, Portogallo e Serbia), da cui derivano le nuove misure contenute nel Codice Penale ungherese, è una risposta (repressiva) a queste nuove forme di dipendenza.

Oltre ai casi di coltivazione domestica non autorizzata (in piccole quantità, con semi provenienti soprattutto dal mercato olandese – fonte: INCSR 2010), esistono una produzionesommersae un mercato della cannabis gestiti da gruppi criminali vietnamiti(in base al Reportdell’Osservatorio europeo sulle droghe del 2017). Questi dati depongono a favore dell’inferenza (emersa dalla ricerca sociologica nella maggior parte dei contesti nazionali) secondo la quale una politica repressiva non porta all’eliminazione del mercato illegale di droga, e difficilmente alla riduzione del consumo personale nella società.

Normativa di riferimento

Diritto internazionale

Convenzione Unica delle Nazioni Unite sugli stupefacenti– 1961 (ratificata il 24 aprile 1964) e relativo Protocollodel 1972 (adesione: 12 novembre 1987)

Convenzione ONU sulle sostanze psicotrope– 1971 (ratificata il 19 luglio 1979)

Convenzione ONU contro il traffico illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope– 1988 (ratificata il 15 novembre 1996)

Diritto dell’Unione Europea

Regolamento(CE) n. 1251/1999 (limite europeo di THC da 0,3% a 0,2%)

Regolamento(CE) n. 2860/2000 (coltivazione di canapa da fibra)

Direttiva2002/53/CE (disciplina il catalogo delle varietà di piante agricole)

Catalogo comune(varietà delle specie di piante agricole)

Regolamento(UE) n. 1307/2013 (contributi PAC; THC < 0,2%; varietà ammesse secondo il Registro europeo)

Regolamento(UE) n. 1308/2013 (regime di sostegno per la coltivazione dei prodotti agricoli)

Diritto interno

Codice Penale(riforma approvata il 13 luglio 2012, in vigore dal primo luglio 2013)

L’ordinamento ungherese

 Profilo penalistico

Nel diritto ungherese,la cannabis è schedata tra le «droghe pericolose», al pari delle sostanze ‘pesanti’ (cocaina, eroina, LSD).Il possesso e il consumo di cannabis in«piccole quantità»costituiscono reato punibile con una pena detentiva di 2 anni(da 1 a 5 anni, in caso di quantità maggiori). Peraltro a livello applicativo, la tendenza è di limitarsi, nel caso di persona incensurata, a una reprimenda del giudice, alla sospensione condizionale della pena o a ordinare la libertà vigilata.  La vendita di cannabis– come anche di altre droghe – è punita con la detenzione fino a 2 anni per una modesta quantità; diversamente,da 2 a 8 anni(fino a 20 in caso di condotte aggravate).

In linea con la nuova politica ‘rafforzata’ di controllo sulle «sostanze pericolose», il Codice Penale,con la riforma approvata nel 2012(in vigore dal primo luglio 2013), ha inasprito le sanzioni correlate sia al traffico che al possesso di droga, con un massimo edittale fissato– nel caso concorrano circostanze aggravanti –a 15 anni.

Per la modica quantità a uso personale,la giurisprudenza ha stabilito un limite di non punibilità:1 g di sostanza psicoattiva, il che significa una quantità di cannabis compresa tra i 12 g e i 100 g, in base alla valutazione che le partite sequestrate contengono tenori di THC che variano dall’1% all’8%. Nel caso in cui l’autore della condotta di consumo personale o vendita di piccole quantità di sostanza sia stato sottoposto a trattamento medico contro la dipendenza, l’Autorità giudiziaria ha la facoltà di non perseguirlo.

Coltivare cannabis costituisce illecito per la legge ungherese,con pene variabili a seconda delle quantità prodotte: da 1 a 5 anni; da 2 a 8, in caso di produzione potenzialmente destinata al commercio; da 5 a 15 per quantità particolarmente «consistenti».

Cannabis medica

Nel silenzio della legge, non si affacciano, al momento,proposte in sede parlamentare tese a introdurre un uso medico-terapeutico della pianta. Il 13 febbraio 2013, il Ministero degli Interni (Home Office) britannico ha trasmessoall’omologo organo ungherese una richiesta, contenente il parerefavorevole del Consiglio consultivo sull’abuso di stupefacenti (ACMD), per approvare la vendita del Sativex(fitofarmaco contenente cannabinoidi, prodotto e commerciato da GW Pharmaceuticals, destinato ad alleviare i sintomi della sclerosi multipla). Nessun farmacoa base di cannabis è finora stato approvato dal Governo e sembra che la ricerca scientifica (l’Istituto di Medicina Sperimentaledell’Accademia Ungherese delle Scienze),incentivata ad effettuare test clinici per stabilire l’efficacia dei cannabinoidi nella terapia del dolore(soprattutto dolori oncologici), non abbia offerto risultatipositivi.  In particolare, secondo le indagini condotte, un ‘sovraccarico’ dei recettori CB-1può portare a disfunzioni della trasmissione sinaptica, che incidono sulle funzioni cognitive, sui processi di memoria e apprendimento e sulla coordinazione motoria. Tuttavia non mancano i dissensi in materia alla luce del confronto con dati e analisiprovenienti da altri Paesi.

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