Politica Esteri

La canapa nella legislazione dell’Australia Il diritto del Commonwealth in materia di canapa industriale e cannabis

Posizione Paese

Il mercato della canapa industriale, oggetto della recente normativa federale, ha conosciuto uno sviluppo a partire dall’anno in corso.  Per il 2018, si stima una superficie coltivabile a canapa di circa 700 ha(nel 2011ne sono stati piantati 185,5).

Giro di affari

Per la canapa industriale, in assenza di dati sufficientemente completi, si pronosticano ampi margini di guadagno. Nel 2012, dalla canapa industriale è derivato un fatturato di 300.000 dollari australiani (circa 190.000 euro).

Al mercato delle cannabis medica uno studiodella società australiana di consulenza Everblu Capital ha attribuito, nel 2018 una dimensione compresa tra i 50 e i 100 milioni di dollari australiani (63,3 milioni di euro).

Sistema industriale e commercio

 Canapa industriale

In Australia la canapa industriale destinata all’alimentazione umana è un fatto nuovo: dal novembre 2017 la produzione e la vendita di bio-alimenti a base di semi e olio di canapa sono legalmente autorizzate, con l’apertura di un mercato prima limitato, per destinazione, ai prodotti cosmetici e ai mangimi animali. L’Associazione australiana dei produttori di canapa (Australian Industrial Hemp AllianceAIHA) rappresenta a livello federale i soggetti operanti nel settore (coltivatori, industrie di lavorazione, rivenditori, formatori e consulenti aziendali), molti dei quali sono membri di associazioni a base statale, dove la canapa è soggetta a diverse regolamentazioni (tenori di THC variabili). L’AIHA si pone come interlocutore privilegiato della Rural Industrial Research and Development Corporation(RIRDC), autorità governativa creata per promuovere, mediante investimenti orientati all’interesse nazionale, la ricerca e lo sviluppo strategico di settori industriali primari (nuove colture, zootecnia e sicurezza biologica per animali e piante), secondo un modello informato all’eco-sostenibilità e al sostegno delle comunità rurali e delle loro imprese.

Il settore sta conoscendo una prima fase di sviluppo e affronta tuttora la mancanza di uniformità nella disciplina (alcuni Stati devono adeguarsi adottando normative omogenee per facilitare la produzione). L’industria canapiera australiana non riguarda solo gli alimenti.  Tra i membri dell’AIHA troviamo: Australian Hamp Masonry, leader nello sviluppo di bio-materiali da costruzione (per 135 mq di muri sono impiegate circa 2/3 t di canapa); Hemp Gallery(impresa avviatain piccola scala alla fine degli anni ’90, oggi commercia tessuti di alta qualità e diversi altri prodotti, dai cosmetici all’‘health food’);Vita Hemp, gruppo di riferimento per l’industria alimentare: contrariaall’importazione di semi destinata al mercato alimentare – addotta come fattore negativo per le qualità nutrizionali della pianta – l’azienda fornisce di semi selezionati 3 imprese di coltivatori attive negli Stati di Victoria e Nuovo Galles del Sud; Zelios, produttore di olio di CBD estratto con CO2 (garanzia di purezza e qualità), con una variazione compresa tra il 25% e l’85%.

Tra gli esempi più promettenti, l’impresa Australian Primary Hemp(APH) ha sede a Newtown (Stato di Victoria) ed è nata nell’agosto del 2016 con l’intento di produrre alimenti biodi elevata qualità con metodi sostenibili lungo ogni fase del processo  produttivo, dalla semina all’imballaggio, triplicando quest’anno le superfici coltivate in partnership con agricoltori attivi in Victoria e in altri Stati (Tasmania, Nuovo Galles del Sud e Australia Meridionale). Uno dei principi dell’azienda, è aiutare l’economia del Paese impiegando solo canapa ‘aussie’, proveniente da terreni australiani. La lavorazione è assistita da un impianto di decorticazione che permette di ottenere 800 kg di semi in 1 ora. L’olio è estratto con macinazione e spremitura a freddo. I prodottiin vendita comprendono semi, olio, bevande e concentrati vegetali in polvere a contenuto proteico.

Cannabis medica

Il primo Stato australiano ad avviare studi clinici sperimentali sugli effetti terapeutici della cannabis è stato il Nuovo Galles del Sud nel 2015 relativamente a casi di epilessia infantile. Oggi, a valle della legge del 2016 che ne legalizza l’utilizzo medico, troviamo un gruppo di imprese autorizzate a questa speciale produzione: Algae Tec,  Auscann Group Holdings,Botanix Pharmaceuticals, MGC Pharmaceuticals, Zelda Therapeutics(l’elenco è esemplificativo; altre aziende operanti nel settore sono Esense Lab, Creso Pharma, Roto-Gro International). Tutte queste imprese sono autorizzate dal Governo federale a coltivare indoor la pianta dopo avere ottenuto una licenza dall’Ufficioper il Controllo delle drogh (in base a valutazioni comprovate di sicurezza della sostanza). Le coltivazioni sono localizzate principalmente nello Stato di Victoria.

Tessuto sociale

Coltivata nella Hunter Valley (Nuovo Galles del Sud) e in Tasmania dal 1840, la canapa australiana e le sue fibre hanno rifornito per decenni la marina britannica. La coltura è stata gradualmente soppiantata dal cotone, per poi cadere sotto divieti legali che, per tutto il Novecento, non avrebbero distinto la canapa dalle altre droghe.

Dopo che la cannabis fu bandita dal Commonwealth nel 1928 e, successivamente (per i prodotti che ne contenessero una percentuale), nel 1940, l’Australia ha ratificato, nel 1967, la Convenzione Unica dell’ONU sugli Stupefacenti e approvato il divieto di consumo e commercio con normativa federale.

Le proposte di depenalizzazione si affacciano, negli anni ’70, nel Nuovo Galles del Sud (commissione parlamentare sulle droghe), ma la Convenzione internazionale è usata come scudo per tali argomenti. Nel decennio successivo è inaugurata una campagna ufficiale di lotta alle droghe e criminalizzazione del loro consumo (cannabis compresa) che confluirà, in parte, nella Strategia Nazionalepreventiva sulla cannabis. I termini del dibattito sulla depenalizzazione, negli ultimi anni, sono ripresi (ad esempio, in senso preventivo rispetto al consumo di alcolici, in un articolodel 2013).

Il primo Stato australiano ad avviare studi clinici sugli effetti terapeutici della cannabis è stato il Nuovo Galles del Sud nel 2015 relativamente a casi di epilessia infantile. Nello stesso Stato il favore per una legalizzazione dell’uso medico destinato ai malati terminali era stato espresso, due anni prima, in sede di commissione parlamentare, con una raccomandazioneche chiedeva il supporto federale rispetto all’autorizzazione, per i pazienti, a possedere 15 grammi di sostanza – previa una idonea prescrizione medica. Soprattutto con l’intervento legislativo del 2016, gli australiani hanno mostrato un interesse crescente per l’uso medico della cannabis, nonostante il numero esiguo di studi clinici effettuati, fatto che frena il consenso dei medici. Per questo il Ministero della Sanità, di concerto con le amministrazioni statali, ha provveduto alla pubblicazione di nuove linee-guidadestinate alla professione e contenenti una revisione aggiornata della casistica in base alla ricerca scientifica più avanzata (hanno partecipato alla redazione le Università di 3 Stati, coordinate dal Centro di ricerca sulle sostanze stupefacenti e alcoliche).

Normativa di riferimento

Diritto internazionale

Convenzione Unica delle Nazioni Unite sugli stupefacenti– 1961 (ratificata il primo dicembre 1967) e relativo Protocollo– 1972 (ratificato il 22 novembre dello stesso anno)

Convenzione ONU sulle sostanze psicotrope– 1971 (ratificata il 19 maggio 1982)

Convenzione ONU contro il traffico illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope– 1988 (ratificata il 16 novembre 1992)

Diritto interno

Costituzione federale– 1900 (‘Commonwealth of Australia Constitution Act’)

Legge federale sulle droghe– 1967 (‘Narcotic Drugs Act’)

Legge sulla cannabis medica– 2016 (‘Public Health Act’)

Legge sulla canapa industriale– 2017 (‘Industrial Hemp Act’ – IHA)

Regolamento di attuazione– 2017 (‘Industrial Hemp Regulations’ – IHR; contenente specificazioni e definizioni relative all’IHA)

  • Esempi dalla legislazione statale

 Australia Occidentale: Legge sulla canapa industriale– 2004 (THC: 0,35%)

Stati che hanno legalizzato l’uso medico della cannabis(2016-2017)

L’ordinamento australiano

 Il ‘Commonwealth of Australiaè una monarchia federale costituzionale formata da 6 Stati e 3 Territori a gestione autonoma, più altri Territori direttamente dipendenti dal Governo centrale. Materie come la sanità, l’agricoltura, l’industria, il commercio e lo sviluppo delle risorse naturali sono di competenza esclusiva (e residuale) dei singoli Stati, il che significa che la legislazione statale sulla canapa e la cannabis prevale, nel territorio dello Stato membro, su quella federale. Nelle competenza legislativa generale degli Stati rientra, inoltre, il diritto penitenziario (Costituzione federale– Artt. 51, 107 e 120).

Canapa industriale

Il 12 novembre 2017,il Council of Australian Governments ha varato il Regolamento attuativo(IHR) dell’Industrial Hemp Act(IHA) approvato a maggio, che fa entrare la canapa nel mercato bio-alimentare. L’esito di un iter legislativo formalmente iniziato nel 2017 rappresenta, a sua volta, l’‘ultimo atto’ di una campagna durata circa 20 anni.

La Legge federale (IHA) definisce «canapa industriale» le «piante del genere ‘Cannabis’ nate da sementi certificate, con un tenore di THC nelle foglie e nell’infiorescenza non superiore all’1%, oltre ai semi e ai prodotti derivati dalla pianta» (Art. 3). La legge regola i requisiti oggettivi e soggettivi per ottenere la licenza ed essere iscritti (Art. 26) nel Registro federale dei produttori (non essere stati condannati per reati di droga, ma anche possedere attributi morali come «onestà e «integrità» del richiedente e dei suoi eventuali associati – Art. 10). La licenza (Artt. 11-17), rilasciata da un alto funzionario responsabile per le politiche agricole e industriali, dura 5 anni ed è rinnovabile (con un preavviso minimo di 3 mesi) e può essere rilasciata anche per attività scientifiche di ricerca.

Normativa di dettaglio, oltre a definire le procedure di etichettatura e le regole sulla pubblicità dei prodotti, l’IHR determina i limiti di THC relativamente ai semi certificati: ossia, quei «semi capaci di produrre piante di canapa con una concentrazione massima dello 0,5% di THC nelle foglie e nell’infiorescenza».

Nel corso di un’inchiestaufficiale durata 9 mesi e condotta dalla Productivity Commission(organo consultivo del Governo in materia di economia e industria), l’AIHA ha presentato, nel febbraio 2016, un parere motivato sull’opportunità di una rimozione del ‘bando’ sugli alimenti derivati dalla canapa guardando al modello canadese e degli eccessivi ostacoli – riconosciutidalla Commissione come «unnecessary regulatory burdens» – che il diritto dei diversi Stati comporta alla produttività e alla competitività economica dell’intero Paese. Queste considerazioni hanno offerto una base solida per la prima bozza di regolamentazione stilata dal Food Standards Australia New Zeland (FSANZ), organo federale che sovrintende al controllo degli alimenti, che ha appoggiato la campagna.

Tuttavia, sono gli Stati a definire, in base alle proprie leggi, entro quale limite di THC si possa coltivare e produrre canapa. In proposito, in Australia Occidentaleè tuttora in disamina una proposta di leggefinalizzata a portare il limite dallo 0,35%, previsto dalla legge statale in vigore (del 2004), all’1% fissato dalla nuova legge federale del 2017. Lo stesso limite è previsto in Victoria e Tasmania, mentre nel Queensland e nel Nuovo Galles del Sud vale l’1%.

Cannabis medica

La nuova normativa del 2016 modifica in modo significativo il ‘Narcotic Drugs Act’ del 1967, prevedendo l’utilizzo della cannabis per finalità medico-terapeutiche.

In assenza di un documento programmatico federale sulla materia, la Therapeutic Goods Administration (TGA), agenzia governativa dipendente dal Ministero della Sanità australiano, sovraintende all’adozione, nei diversi Stati, di normative adeguate alla legge del 2016. A livello statale, Victoria è stato il primo ad autorizzare l’uso medico, ma limitatamente ai casi di epilessia infantile, mentre il Nuovo Galles del Sud, lo stesso anno, ha autorizzato la coltivazione per finalità di ricerca scientifica e per la cura dei malati terminali. Sono, poi, intervenuti Queensland (2016, casi di epilessia, cancro, HIV), Australia Occidentale (con diverse restrizioni), il Territorio della Capitale (ACT, comprese patologie come epilessia infantile e spasticità), l’Australia Meridionale, il Territorio del Nord  e, nel 2017, la Tasmania.

Cannabis ricreativa

L’uso ricreativo della cannabis non è autorizzato in nessuna modalità e misura dall’ordinamento australiano.

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