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La canapa nella legislazione della Svezia La legge svedese in materia di canapa industriale e cannabis

Posizione Paese

Attualmente sono coltivati in Sveziacirca 130 hadi canapa(fonte: NirVara), nei limiti delle varietà registrate e contenenti un tenore di THC inferiore allo 0,2%, un livello equivalente al 2014, che sembra confermato dall’assenzadel Paese dalle graduatorie dell’EIHA.

Giro di affari

Per la Svezia, non si dispone al momento di dati sufficientemente verificabili. Un’analisidel mercato mondiale della cannabis del 2017, considerando i 4 Paesi scandinavi nel loro insieme (Svezia, Danimarca, Norvegiae Finlandia), stima un mercato di 1,19 milioni di europer la canapa industriale.

 Produzione industriale e commercio

Tra la fine degli anni ’60 e il 2005, la coltivazione di canapa da fibra o da seme è stata vietata dalla legge svedese.

Le varietà più adatte al clima e alle latitudini scandinave trovano un limiteoggettivo a nord del 65° parallelo(il territorio svedese è compreso tra i 55°20’ e i 69°4’ di latitudine Nord). Ricerche sulla canapa da fibra sono state avviate dagli anni ’60, mentre in Svezia meridionale, tra il 1999 e il 2001, sono state testatele varietàmonoiche francesiFedora’, ‘Felina’ e ‘Futura’ (oggi inserite nel Catalogoeuropeo), con una resa in semi variabile tra i 30 e i 60 kg/ha (nel primo caso il diametro del fusto era maggiore, mentre la produzione di fibra e biomassa presentava differenze trascurabili).

Nel 2004, a un anno dalla pronuncia della Corte di Giustizia dell’UE(‘Caso Hammarsten’), erano registrati 19 potenzialiproduttori di canapa(fonte: Ministero dell’Agricoltura), che sarà ‘liberalizzata’ l’anno successivo. Da circa 15 anni si esprimono buoni auspici per una produzione tuttora limitata politicamente e destinata all’industria tessile, alla bio-energia, all’edilizia sostenibile. Tra il 2007 e il 2009 le aree coltivate a canapa– in base a un regime di pagamento unico per azienda – sono diminuitein senso inversamente proporzionale alla scagliola palustre(altra coltura ‘energetica’), passando da 800 a 200 ha(Contee di Västra Götaland e Västmanland).

Tra gli associatiall’EIHA (L’Associazione europea dei produttori), troviamo l’Associazione svedeseper la canapa industriale(Hampanätet), fondata nel 1999, che collabora con imprese nazionali ed estere e istituti di ricerca, tra cui l’Università delle Scienze Agrariedi Alnarp (nella Contea meridionale della Scania), per promuovere la produzione e la vendita della canapa e dei suoi derivati. Essa comprende, attualmente, 15 membriimpegnati in diversi ambiti: dalla ricercasulla fibra alla produzione di tessutio alla lavorazioneper ottenere materiali isolanti non sintetici, mangimi per animali, olio di semi di canapa, biocarburanti (Progetto ‘Hampaprodukter’, Societàregistrata nel 2009: coltivazioni a Grästorp, circa 100 ha, nella Contea di Västra Götaland, con una resa in prodotto secco di 30kg/ha).  In questa cornice variegata, troviamo una holding formata da un gruppo di Srl:  Scandinavian Hemp Systems, con sede nella Contea centro-occidentale di Värmland, ha lanciato un progetto di sviluppo in cooperazione con gli agricoltori locali, centrato sulla produzione di bio-alimenti (semi, olio e proteine in polvere). Ad essa si aggiungono prodotti cosmetici, fibre composite e bio-carburanti. L’obiettivo, per il momento, è coltivare 6 t di canapa l’anno su una superficie di 4 ha.

A partire dal 2005, l’azienda Bionicha iniziato a importare semi dalla Francia e la canapa è stata ‘adottata’ come coltura energetica sperimentale. In base a uno studiosulle bioenergie pubblicato nel febbraio 2011, il biogas ottenuto dalla canapa (in media, 16 t / ha di materia prima disidratata ottenuta nell’arco di un triennio da coltivazioni site nel Sud del Paese) è indicato dai ricercatori come una valida alternativa all’etanolo dal frumento e al biodiesel dalla colza (anch’essi, peraltro, ottenibilidalla canapa grazie ai processi di gassificazione e idrolisi acida).

Tessuto sociale

Tradizionalmente coltivata in Svezia per l’uso domestico della fibra, per fornire materia prima all’industria tessile e approvvigionare la Reale Marina, negli anni ’60 la canapa è stata bandita dalla leggeLe possibilità di coltivare la canapa, a seguito dell’intervenuta autorizzazione governativa sono inibite da un’inerzia dell’iniziativa politica non estranea a una normativa rigida in materia di cannabis, da test sporadici sulle colture, da una scarsa conoscenza e informazione dell’opinione pubblica sul tema. L’alto potenziale relativo ai diversi impieghi della fibra, della ‘lana’ di canapa, delle biomasse e dei semi per l’industria alimentare, necessita dei necessari investimenti.

Il ritardo della democrazia svedese in materia di canapa/cannabis è evidente nella vicenda di Ulf Hammarsten, coltivatore di canapa penalmente sanzionato per avere violato la normativa sulle droghe, il cui ricorso ha portato la Corte di Giustizia europea a pronunciarsi in termini contrari al diritto nazionale, che non può precludere la coltivazione della canapa industriale secondo quanto stabilito da un Regolamento europeo del 1998 (in quanto tale, direttamente applicabile in Svezia).

Se anche l’uso medico della pianta, in assenza di una legge ad hoc, soffre di forti limitazioni e ha portato all’esito negativo – e in netto contrasto con l’evoluzione mondiale delle politiche in materia – di una vicenda giudiziaria di più di 10 anni fa in cui l’imputata, Susanne Eriksson, di 39 anni e affetta da sclerosi multipla, che consumava cannabis per alleviarne i sintomi, è stata condannata dalla Corte distrettuale di Sollentuna a 37 giorni di carcere.

Nonostante l’ingresso del Sativex nella lista dei farmaci autorizzati dal Governo, l’accesso ai trattamenti a base di cannabis rimane limitatissimo. Una legge ‘liberale’ in materia, con un sistema avanzato di assistenza sanitaria come quello svedese, porterebbe nei fatti a un ribaltamento dell’attuale statuto della sostanza e all’ascesa di un nuovo mercato

Sul fronte ‘ricreativo’, il Governo manifesta una tolleranza zeroevidente nelle prassi di polizia; nessuna apertura è concessa, neanche rispetto alla depenalizzazione di piccole quantità destinate al consumo privato. Ciò, tuttavia, non scoraggia chi, a livello politicoe associativo, tenta di fare avanzare un dibattito sulla legalizzazione.

Normativa di riferimento

Diritto internazionale

Convenzione Unica delle Nazioni Unite sugli stupefacenti– 1961 (ratificata il 18 dicembre 1964) e relativo Protocollo– 1972 (ratificato il 5 dicembre 1972)

Convenzione ONU sulle sostanze psicotrope– 1971 (ratificata il 5 dicembre 1972)

Convenzione ONU contro il traffico illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope– 1988 (ratificata il 22 luglio 1991)

Diritto dell’Unione Europea

Regolamento(CE) n. 1251/1999 (limite europeo di THC da 0,3% a 0,2%)

Regolamento(CE) n. 2860/2000 (coltivazione di canapa da fibra)

Direttiva2002/53/CE (disciplina il catalogo delle varietà di piante agricole)

Catalogo comune(varietà delle specie di piante agricole)

Diritto interno

Legge penale sulle sostanze stupefacenti– 1968

Regolamentosul controllo delle sostanze stupefacenti – 1992 (Allegato I)

Legge sul controllo delle sostanze stupefacenti– 1992

Regolamento del Ministero dell’Agricoltura – 2005 (adattamento alla Sentenza della Corte di Giustizia dell’UE del 2003 // fonte non rinvenuta)

L’ordinamento svedese

Membro ‘anomalo’ dell’Unione Europea dal 1995, la Monarchia svedese rimane tuttora fuori dall’eurozona, contro il diritto dei Trattatiistitutivi e in base alla scelta definita dal referendum del 14 settembre 2003.

Secondo la legge sulle droghe del 1968, «è proibito coltivare, o detenere in qualsiasi altra forma, sostanze stupefacenti, senza possedere l’autorizzazione necessaria» (Art. 1), mentre l’Allegato I del Regolamento sul controllo delle sostanze stupefacenti, afferma che «la legislazione svedese considera sostanze stupefacenti le parti di tutte le piante coltivate della specie Cannabis, a prescindere dalla loro denominazione, che si trovano sopra la terra (ad eccezione del seme), da cui non sia stata estratta resina. Il tenore di tetraidrocannabinolo (THC) non ha alcuna importanza in questo contesto».

Inoltre, in base alla Legge sul controllo delle sostanze del 1992, «le sostanze stupefacenti non possono in particolare essere importate, prodotte, esportate, offerte in vendita o detenute – tranne a scopo terapeutico, scientifico o per altro scopo socialmente utile» (Art. 2). Per la produzione, inclusa la coltivazione, di sostanze stupefacenti occorre, ai sensi degli artt. 4 e 8 della stessa Legge, un’autorizzazione del ‘Läkemedelsverket’, l’Agenzia governativa per il controllo dei medicinali.

Nel 2005, la normativa svedese è stata modificata a seguito di una Sentenzasignificativa della Corte di Giustizia europea(2003) che, in merito al procedimento penale a carico del canapicoltore Ulf Hammarsten, si è prononciata in via pregiudizialesulla conformità della condotta di Hammarsten ai Regolamenti dell’UE (nn. 1308/70 e 619/71, come modificati rispettivamente dai Regolamenti 2826/2000 e 1420/98). La coltivazione di canapa è stata autorizzata da un Regolamento del Ministero dell’Agricolturache prevede, oltre alla registrazione, una dichiarazione annuale delle aree coltivate e delle quantità di prodotto certificato entro i limiti europei dello 0,2% di THC.

Dopo la vicenda di Susanne Eriksson (si veda, qui, la voce ‘Tessuto sociale’), l’Agenzia governativa per il controllo dei prodotti medicinali, in seguito (dicembre 2011) ha approvato il Sativex, da prescrivere in circostanze ristrette per il trattamento della spasticità provocata dalla sclerosi multipla. Per i limiti di costo e disponibilità del prodotto (uno spray orale fabbricato dalla britannica GW Pharmaceuticals).

I prodotti contenenti CBDsono considerati, anch’essi, farmaci e perciò dovranno, in base alla legge svedese, essere registrati per essere venduti, cosa che finora non è avvenuta, nonostante diversi centri di ricerca, tra cui il Karolinska Institutetdi Solna (area metropolitana di Stoccolma), ne abbiano fatto un oggetto di studio privilegiato.

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