Politica Esteri

La canapa nella legislazione della Repubblica Ceca La legge ceca in materia di canapa industriale e cannabis

Posizione Paese

Tra gli Stati dell’Unione Europea, guidati dal gigante francese, la Repubblica Cecafigura come Paese presente sul mercato della canapa industriale (insieme a Slovacchia, Croazia, Danimarcae la più promettente Slovenia) nonostante le criticità strutturali legate alla produzione.  Secondo stime dell’European Industrial Hemp Association(riportate dall’ ‘Hemp Business Journal’), gli ettari coltivati a canapa erano 556 nel 2016.

I dati offerti dalla ricerca scientificaparlano di un potenziale (specie per la produzione di fibra, meno ‘esigente’) di 30.000 ettari coltivabili.

Giro di affari

Per ragioni sostanziali di mercato (flessione nel settore industriale o realtàin embrione per la cannabis), non si dispone di dati sufficientemente verificabili.

Sistema industriale e commercio

Il 1998 ha segnato il ‘ritorno’ della canapa: 2 ettari in via sperimentale, con esito positivo per almeno 5 aree del Paese, là dove si disponesse di impianti di trasformazione. Il potenziale, in termini di superficie, è elevato per la fibra, mentre i semi si prestano alla produzione nel Sud del Paese. Dalla fine degli anni ’90, la Repubblica Ceca ha iniziato a produrre alimenti e cosmetici ricavati dai semi. La produzione tessile di imprese di piccola scala (Hempy; Grateful Hemp) non ha avuto successo, a differenza di Agritec, già istituto di ricerca durante i governi cecoslovacchi e leader nazionale per la fornitura di semi.

L’industria limitata fino alla legge del 1998, che riconosce la canapa come coltura tecnica e adatta a diversi settori (edilizia, cosmetica, alimenti) e alla produzione di energia.

Il decennio 2000-2010 ha visto la comparsa di nuovi attori del settore: la prima a trasformare la canapa è stata l’impresa del lino Lenka Kácov, nel 2005, con un contributo del Ministero dell’Industria di 10 milioni di corone (oltre 385.000 euro); citiamo anche Hemp Production Cz (2006) e Canabia, che ha sviluppato una nuova linea di lavorazione vicino a Hodonín, nel Sud della Moravia. La massima estensione in ettari si è toccata nel 2007 (1538), ma solo 3 anni dopo era ridotta a un decimo (130). La ragione principale di questi sbalzi – che hanno provocato diversi fallimenti aziendali – risiede nell’inefficienza dell’equipaggiamento e dei macchinari per la raccolta (gli stessi impiegati per altre fibre più ‘tenere’), ma il deficit sta soprattutto nelle le fasi successive (impianti di imballaggio e trasformazione). Una situazione, per certi versi, inversa all’esperienza olandese.

Come illustra uno studio della Ricercatrice Šárka Roušavá, dell’Università Masaryk(Brno) Al volgere del 2009, la lavorazione della fibra di canapa era prerogativa di 2 imprese: Lenka Kácov e Josef Benedict, che producevano un totale di 3852t di fibre (19.000t di parte legnosa), ma sono in seguito state sottoposte ad amministrazione controllata. Il costo degli impianti di lavorazione ha portato a cessare l’attività anche Canabia. La mancanza di un interesse pubblico nel promuovere questa coltura e la concorrenza di Germania e, in misura maggiore, della Francia, hanno provocato uno scoraggiamento nella classe imprenditoriale e un forte aumento dell’import (2080 t soltanto nel 2010).

L’attenzione sui benefici ambientali (per la canapa) e l’uso medico della cannabis (dal 2013) sollevata dalla comunità scientifica può dare adito a previsioni più ottimiste per il futuro, ma è un processo tuttora in corso.

«Il mercato alimentare della canapa è in crescita costante», afferma Hana Gabrielova, AD di Hempoint Ltd, azienda che produce alimenti a base di canapa, «ma in Europa continuiamo a importare metà dei semi, soprattutto da Cina e Canada. Ciò non è sostenibile sul piano ambientale nel lungo termine, come dimostra la domanda, nei diversi Paesi europei, di semi prodotti localmente».

A livello europeo, dal 2012 al 2017, il progetto ‘Multihemp’ ha visto la partecipazione di numerose realtà aziendali, tra cui le italiane Fibranova e CMF Technology, ela ceca Agritec, ricostituita come impresa privatanel 1994 con sede a Šumperk. Il progetto ha contribuitoallo sviluppo di un modello di bioraffineria a basso impatto ambientale che permetta la sostenibilità della produzione di fibre naturali, che – si è dimostrato – presentano una bassa impronta di carbonio.

Tessuto sociale

Nel XIX Secolo, durante il lungo dominio asburgico, la canapa era prodotta in Boemia e, per l’alta qualità, in Moravia (distretto di Hanna). Nel Novecento la sua diminuzione è imputabile, in parte, allo spopolamento delle campagne successivo all’occupazione tedesca; nei decenni successivi, alla delocalizzazione in Slovacchia (Nitra) dell’industria a metà degli anni ’50. Altri fattori ‘esterni’ sono l’influenza politica della lotta internazionale alle droghe, e la progressiva eclissi della domanda sul mercato mondiale provocata dal commercio delle fibre sintetiche. Molti macchinari furono venduti o distrutti, nonostante coltivare canapa fosse permesso dalla legge. La coltura è stata reintrodotta nel 1998.

Fino all’89 consumo personale di droga era limitato a una nicchia ristretta di popolazione e ritenuto tabù nel dibattito pubblico (al di fuori dell’ambiente psichiatrico). Dopo la ‘Rivoluzione di velluto’ le droghe – prima fra tutte l’eroina – si sono diffuse grazie a reti criminali e meccanismi di distribuzione organizzati sul territorio. Contemporaneamente, si è assistito allo sviluppo di un approccio partecipativo agli effetti delle varie sostanze e alla prevenzione secondaria e terziaria che ha coinvolto la società civile (associazioni a base cristiana, gruppi di medici e psicologi, ex-tossicodipendenti). A Praga e in città come Brno e Ostrava, il lievitare del mercato di sostanze illecite e l’aumento dei reati ad esso connessi (soprattutto il ricorso a false prescrizioni mediche) è stata l’occasione per la campagna repressiva di Jiří Komorous, dal 1993 al 2009 a capo dell’Unità Centrale Anti-droga, che ha provocato uno squilibrio tra repressione, burocrazia e politica sociale e sanitaria. I centri di trattamento e riabilitazione sono stati integrati in una Strategia nazionale(2010-2018), con la previsione di 250/300 programmi di assistenza presso unità psichiatriche e centri di accoglienza distribuiti sul territorio nazionale. La strategia è confluita in un progetto di riforma (2014-2020) dell’assistenza psichiatrica alla dipendenza basata su un protocollo dell’Associazione nazionale dei Medici.

Alla fine degli anni ’90 la coltura della canapa è stata reintrodotta con successo. Nel 2006, secondo Michal Ruman, ex-Presidente della Konopa Civic Association, si coltivarono 1700 ha. Poi la produzione è calata per la mancanza di macchinari e di impianti e tecnologie di lavorazione disponibili nelle aree rurali più decentrate. Un altro disincentivo è dato dalla stretta disciplina che accomuna la canapa al papavero, sottoponendo l’attività a certificazioni e controlli. L’Associazione si è anche impegnata affinché il legislatore, riconoscendo le virtù terapeutiche della pianta, adottasse una normativa sull’utilizzo e il commercio delle infiorescenze e dei loro derivati.

La Repubblica Ceca è stata la prima, tra i Paesi dell’ex-blocco orientale, a legalizzare la cannabis a uso medico terapeutico e a consentire, nei limiti legali, il possesso personale e l’auto-coltivazione della pianta.

Come è stato sottolineato nella ConferenzaEuro-americana sulla cannabis, tenutasi a Praga a metà novembre 2017, per il Paese lo sviluppo del mercato (soprattutto nel settore dei fito-farmaci) appare esitante ed incerto: non basta legalizzare, occorre disporre di strumenti adeguati e incontrare la domanda. Il fatto che, per tutta l’Europa, ci siano pochissimi fornitori a costi elevati (come il gigante canadese Tilray) dovrebbe promuovere un mercato interno. 800.000 cittadini cechi, in base a stime ufficiali, ricorrono ogni anno alla cannabis per curarsi, ma attraverso il mercato nero. Secondo Sean Carney, che dirige per Tilray le relazioni governative e imprenditoriali con i Paesi europei, è che la Repubblica Ceca ha seguito il modello olandese, che prevede il monopolio della produzione ufficiale in capo a un soggetto: i produttori sono vincolati alle varietà indicate dallo Stato e si trovano nell’incapacità di fornire i prodotti richiesti dai pazienti e dalle strutture sanitarie. Una soluzione all’impasse non troppo problematica, suggerisce Carney, sarebbe lavorare sui dosaggi (forma e composizione) dei farmaci richiesti; ma urgono anche altri correttivi: un’uniformità delle prescrizioni – elettroniche – per ogni farmaco, quindi anche per la cannabis, e una copertura assicurativa sul modello tedesco, dove la ‘cassa malati’ è obbligata a coprire parte dei costi dei farmaci a base di cannabis.

L’opinione pubblica si mostra, in maggioranza, favorevole all’implementazione dell’uso medico.

Quadro normativo di riferimento

Diritto internazionale ed europeo

Convenzione Unica sugli Stupefacenti– 1961  (e successive: Convenzione ONUsulle sostanze psicotrope 1971; Convenzione ONUcontro il traffico illecito di sostanze stupefacenti e psicotrope, 1988)

Quadro europeo(panoramica)

Regolamenti(principali): (CE) n° 1251/1999; (CE) n° 327/2002  (CE) n° 335/2003 (THC : 0,2%, regime di controlli sul 30% delle superfici coltivate; varietà ammesse)

Varietà ammesse

Diritto statale

Legge n. 362/2004(coltivazione della canapa)

Codice Penale(Legge 40/2009)

Legge n. 50/2013(legalizza l’uso medico della cannabis)

Ordinamento della Repubblica Ceca

La prima legge a regolare specificamente la coltivazione della canapa è del 1998, con successive modifiche intervenute nel 2004 (Legge n. 362): non si richiedono particolari permessi, salvo per aree coltivate superiori ai 100 ha (tuttavia vale il limite del THC inferiore allo 0,3% (oggi 0,2%, secondo i parametri europei vigenti dal 2001).   L’olio di cannabis è stato incluso, dal 2010, nella lista ufficiale delle sostanze medico-farmaceutiche, mentre nel 2011 il Sativex, farmaco impiegato per i malati di sclerosi prodotto della britannica GW Pharmaceuticals, è stato autorizzato dall’IstitutoStatale per il controllo dei farmaci.

Hana Gabrielova(Hempoint), in proposito, lamenta l’assenza di un diritto uniforme a livello europeo: una regolamentazione in grado di assicurare, in ogni Stato, il rispetto di standard relativi al controllo della qualità e al livello di THC negli alimenti (mediante appositi test clinici). Con questa base, avrebbe più senso avviare una produzione controllata e assistita dal sistema UE.

Consumare e vendere cannabis è illegale in Repubblica Ceca, con alcuni temperamenti. Il Codice penale, vigente dal 2010, distingue la cannabis dalle altre sostanze e riduce la punibilità del suo possesso se questo risulta maggiore di una «modica quantità». Anche in questo caso, la pena detentiva massima è di 1 anno (contro i 2 anni comminati per le altre sostanze, che possono arrivare a 8 per quantità consistenti). Il limite di non punibilità per la cannabis è poi stato fissato dalla Corte suprema a 10 grammi.

Il 2013 è anche la data in cui lo Stato legalizza la cannabis medica. Il suo utilizzo è riservato a persone maggiori di anni 18 e affette da patologie gravi: HIV, sclerosi multipla, cancro, Morbo di Parkinson. Sono molte le compagnie assicurative che non coprono il trattamento. Una sola impresa è stata autorizzata, mediante licenza del Ministero della Salute, a importare dall’Olanda il farmaco durante il primo anno di decorrenza della legge. Il problema del costo del farmaco, che avvantaggia una parte esigua dei pazienti, e la mancata copertura assicurativa hanno spinto un Istitutodi ricerca internazionale ad avviare la coltivazione di cannabis. Contemporaneamente, si è richiesta una fornitura anche allo Stato di Israele, che tuttavia si è mostrato reticente a commerciare il prezioso prodotto in Repubblica Ceca.

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