Politica Esteri

La canapa nella legislazione della Lettonia La legge della Repubblica baltica in materia di canapa e cannabis

Posizione Paese

Pur non comparendo nella graduatoriastilata nel 2016 dall’European Industrial Hemp Association (EIHA), secondo i dati riportati dal quotidiano digitale ‘Delfi’, nel 2011 in tutto il Paese sono stati adibiti a canapa circa 400 ha, aumentati a 600 nel 2012(in base ai datiofferti da due Ricercatori dell’Università delle Scienze agrarie).

Nel 2017, le superfici coltivate corrispondono a circa 1000 ha(fonte: ‘Hemp Today’), collocando la Lettonia a un livello comparabile all’Austria e all’Ucraina.

Giro di affari

Non disponiamo, allo stato attuale, di dati sufficientemente verificabili.

Sistema industriale e commercio

A partire dal 2008, i tagli ai sussidi statali per il lino hanno spinto i coltivatori della storica regione orientale del Latgale(specie nell’area circostante Krāslava) a cercare nella canapa un valido sostitutoa quella coltura. Nel 2009 gli ettari coltivati a canapa in Lettonia erano 250e, 2 anni più tardi, 400, coinvolgendo una trentina di coltivatori e altre regioni(Kurzeme, Vidzeme e Zemgale). Il Centro di Ricerca in Scienze agrarie del Latgale ha avviato una serie di studi specifici sulla canapa (resistenza della fibra, condizioni di semina e di raccolta, impatto dei fertilizzanti), impegnandosi nella promozione della varietà locale, ‘Pūriṇi’, che ha tempi di crescita più rapidi delle varietà polacche e francesi e una resa in olio elevata.

All’interno del settore tessile che, sempre secondo la LIAA, nel 2016 occupava il 3,4% del totale della produzione manifatturiera(con circa 1900 imprese attive sul territorio e 12.000 occupati), la canapa trova oggi una destinazione specifica nella produzione di fibre tecniche destinate a comporre materiali e tessuti altamente isolanti.

L’Associazione lettone per la canapa industriale(LIKA), fondata il 20 luglio 2010 e iscritta nel pubblico Registro delle imprese  il 16 agosto dello stesso anno, rappresenta i coltivatori e i produttori di canapa nel Paese ed è impegnata nella promozione della coltura da fibra destinata soprattutto alla bio-industria dei componenti per automobili e dell’edilizia sostenibile(materiali compositi in fibra naturale) e alle tecnologie di sviluppo e risparmio energetico (bio-carburanti). Associata all’EIHA,  essa mira a diventare un punto di riferimento per i Paesi baltici, proponendosi di creare un ‘polo’ della canapa in Lettonia mediante una ‘joint venture’ tra mondo accademico e industriale: da un lato, l’Università Tecnicadi Riga, l’Università Nazionaledelle Scienze biologiche e della Tecnologia(in cui è stata reintegrata l’Università lettone delle Scienze agrarie), l’Università di Turība(Facoltàdi Economia aziendale) e il citato Centro di Ricerca in Scienze agrarie del Latgale(confluito, dal 2016, nell’Istituto per le Risorse agricole l’Economia agraria – AREI); dall’altro, diverse piccole e medie imprese, come la Srl Baltic NFS(titolare del marchio ‘Hemp Halva®’, alimento energetico a base di semi di canapa, che ha ottenuto la nominaper il Premio EIHA 2018 sui prodotti innovativi), Baltiks East(specializzata nelle fibre naturali), Latvijas Finieris(che produce pannelli di compensato) o Elagro(che opera nel settore degli alimenti per animali). Nel 2015, l’UE ha previsto che la maggior parte dei componenti impiegati dall’industria automobilistica (oggi l’85%) siano ricavati da fibre naturali pressate – una quantità media di 30 kg a unità. Per ciò che riguarda la bio-edilizia, nel Paese manca ancora una regolamentazione che fissi i requisiti tecnici relativi all’impiego di materiali derivati dalla fibra di canapa.

Tra i membri associati all’EIHA, troviamo anche l’Associazionenazionale per l’industria tessile e dell’abbigliamento, UK Energo, azienda in espansione che opera nell’ambito dei sistemi energetici e, per il settore alimentare (olio di semi, semi trattati e proteine in polvere), Transhemp, Srl con sede a Riga. Quest’ultima è nata nel 2011su iniziativa di Ivars Auzins, membro dell’Unione parlamentare degli agricoltori (‘Zemnieku Saeima’), istituita nel 1999.

Questa cooperazione, grazie anche agli aiuti statali destinati allo sviluppo rurale e nel quadro della definizione di una ‘roadmap 2020’ per le colture da fibra (canapa e lino), hanno permesso la costruzione, nel 2012, di 2 nuovi stabilimenti di lavorazione. Tuttavia, sia le oscillazioni del mercato che i rischi meteorologici ed epidemici (parassiti e malattie della pianta) che interessano l’attività dei produttori di canapa, hanno indotto questi ultimi alla prudenza, considerando anche la scarsità di metodologiediffuse di previsione, valutazione e gestione del rischio in agricoltura.

In base ai Programmi di Sviluppo ruraleassisiti da fondi europei e nazionali(cui corrispondono, nei limiti del tema trattato, i Piani nazionali 2007-2013 e 2014-2020), le rappresentanze produttive del settore possono richiedere aiuti all’UE a titolo di«supporto per le aziende agricole di semi-sussistenza in fase di ristrutturazione», «sostegno ai giovani agricoltori» e «modernizzazione delle fattorie». Ciò costituisce un’opportunità di avviamento o di espansione per i giovani imprenditori. La ‘semi-sussistenza’ implica una produzione destinata in gran parte al consumo personale, con esclusione dal circuito dei mercati agricoli e/o commerciali, ma anche – in senso propositivo – l’immissione sul mercato, da parte di piccole realtà aziendali capaci di rivitalizzare le aree in cui operano, di prodotti che valorizzano i singoli contesti, dal paesaggio alle eccellenze locali.

La società Agropro, con sede a Kaunas (Lituania), è uno dei principali fornitori della varietà finlandese ‘Finola’ (inclusa nel Catalogo UE) alle aziende del settore. Recentemente, 2 varietà di cannabis sativa ricomprese nel Catalogo UE fanno parte del ‘Catalogo delle varietà vegetali lettoni’: l’autoctona ‘Adzelvieši’ (data di inserimento: 22 marzo 2017) e la lituana ‘Austa SK’ (data di inserimento: primo gennaio 2018).  Tuttavia, non troviamo varietà di canapa inserite nell’elenco nazionale delle varietà vegetali protette(che implicano diritti di proprietà industriale e commercializzazione in capo al costitutore di una data varietà o al detentore della sua tutela).

Attualmente, esistono impianti di trasformazione in diverse aree del Paese (laLIKAcita i Comuni di Preiļi, Rezekne, Eleja, Limbaži e Skaistkalne) e l’industria nazionale della canapa, che riceve dall’UE sussidi per 500 euro/ha, è orientata alla produzione di semi e di fibra come materia prima destinata all’export. Per la semina del 2016 sono state acquistate dalla Francia sementi di varietà ‘Futura 75’ al prezzo di 7 euro/Kg.  Se pensiamo al settore automobilistico, le opportunità di mercato non mancano: ogni anno la Germania produce oltre 5 milioni di automobili, che corrispondono a circa 150 mila tonnellatedi fibra di canapa.

Inoltre, le linee-guida sul risparmio energetico definite dal Governo mantengono l’obiettivo di una riduzione del consumo specifico di calore negli edifici, che un progetto assistito da fondi strutturaliUEavrebbe aiutato a raggiungere (un vantaggio toccato a 10 Paesi dell’Unione, Estonia compresa, ma non alla Lettonia).

Tessuto sociale

Per secoli, l’industria tessile ha ricoperto un ruolo centrale nell’economia del Paese. I suoi prodotti furono esportati nel contesto commerciale che, in Nordeuropa e in tutta l’area Baltica, vide protagoniste le città della Lega Anseatica(Secoli XIII-XVI). Successivamente, con l’aumento della domanda estera di fibra, le colture del lino (la seconda risorsa più importante dopo il legname) e della canapa, impiegate anche nell’economia a base familiare, furono incrementate arrivando a coprire, alla fine dell’Ottocento, i 70.000 hadi superficie(dato riportato dall’Agenzia governativa per gli Investimenti e lo Sviluppo, LIAA, dipendente dal Ministero dell’Economia).

Pur non scomparendo del tutto, la filiera ha conosciuto una fase di declino dopo la Seconda guerra mondiale. Durante tutto il periodo sovietico, la canapa ha continuato ad essere piantata nelle aree rurali, su terreni incolti un tempo adibiti a frutteto. Una delle virtù della pianta è, in effetti, la sua capacità di rigenerare il terreno. Intanto, con l’entrata in vigore del ‘nuovo’ Codice penale sovieticodel 1960, coltivare «canapa indiana» divenne una condotta vietata (Art. 225), mentre la canapa da fibra continuò a rappresentare una parte importante dell’intera produzione agricola. Questa sorta di ‘doppio binario’ ha influenzato anche la politica delle Repubbliche socialiste, Lettonia compresa, nonostante le forti spinte indipendentiste interne al Paese, soprattutto dagli anni ’80 (variamente espresse dal Movimento per l’Indipendenza nazionale, dal Fronte Popolare e dal Congresso dei Cittadini lettoni).

Con il rilancio della coltura nell’ultimo decennio (a partire, cioè, dal 2008/2009), nonostante le difficoltà logistiche e materiali, si è acquisita anche a livello sociale (non solo strettamente aziendale) una consapevolezza sul potenziale specifico della canapa per lo sviluppo delle aree rurali: secondo l’opinione dello studio accademicocitato in apertura, essa « non solo migliora la diversità biologica, ma contribuisce a tutelare la diversità paesaggistica e il patrimonio naturale delle aree rurali della Lettonia. Fornendo la produzione industriale con risorse rinnovabili (…), sarebbe possibile mantenere e, forse, aumentare l’occupazione nelle regioni del Paese, adattando le caratteristiche specifiche della fibra a molteplici settori». In altre parole, mentre il ‘burro di canapa’ continua ad essere venduto nelle fattorie lettoni e venduto al Mercato Centrale di Riga come prodotto territoriale di eccellenza, il carattere multi-funzionale della canapa costituisce, ad ampio raggio, un fattore di sviluppo economico sostenibile per il futuro.

A partire dagli anni ’90, il consumo illegale di cannabis è aumentato allineandosi ai Paesi dell’Europa occidentale, parallelamente alla criminalizzazione dell’uso e del possesso personale. Secondo il Report 2018dell’Osservatorio europeo sulle Droghe, nel 2017 il consumo di cannabis in Lettonia nella fascia di età compresa tra i 15 e i 24 anni interessa il 14,5% della popolazione(6,6% tra i 25 e i 34 anni), con una netta prevalenza di consumatori maschili (quasi 4 volte in più per i ‘giovani adulti’ compresi tra i 15 e i 34 anni di età), mentre tra gli adolescenti di 15 e 16 anni aumenta il ricorso alle cosiddette ‘nuove sostanze psicoattive’ (NPS), che comprendono la cannabis sintetica.

In base ai dati forniti dai centri specializzati nel trattamento della tossicodipendenza, nel decennio 2006-2016 l’età media di coloro che hanno iniziato a fare uso di cannabis è di 18,2 anni, mentre quella dei destinatari del primo trattamento è stimata a 24,4 anni. Nel 2016, i consumatori di cannabis che entravano per la prima volta in un centro erano 158, su un totale di 194 ingressi.

Nonostante dal 2012 e, successivamente, nel 2015 siano state raccolte firme per una proposta di legge volta a depenalizzareil possesso di piccole quantità di cannabis (fino a 3 piante e una scorta domestica di 20 g), finora tali sforzi sono stati disattesi. A livello sociale, la cannabis è pur sempre percepita come ‘sostanza proibita’ e associata alla dipendenza da alcol (diffusa nel Paese), da fumo e da altre droghe: la minaccia alla salute personale costituisce, di per sé – e paradossalmente – un elemento deterrente per affrontare da più parti il discorso sull’uso medico della cannabis.

Normativa di riferimento

 Diritto internazionale

Convenzione Unica delle Nazioni Unite sugli stupefacenti– 1961 (adesione: 16 luglio 1993) e relativo Protocollodel 1972 (adesione: 16 luglio 1993)

Convenzione ONU sulle sostanze psicotrope– 1971 (adesione: 16 luglio 1993)

Convenzione ONU contro il traffico illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope– 1988 (ratificata il 24 febbraio 1994)

Diritto dell’Unione Europea

Regolamento(CE) n. 1251/1999 (limite europeo di THC da 0,3% a 0,2%)

Regolamento(CE) n. 2860/2000 (coltivazione di canapa da fibra)

Direttiva2002/53/CE (disciplina il Catalogo delle varietà di piante agricole)

Catalogo comune(varietà delle specie di piante agricole)

Regolamento(UE) n. 1307/2013 (contributi PAC; THC < 0,2%; varietà ammesse secondo il Registro europeo)

Regolamento(UE) n. 1308/2013 (regime di sostegno per la coltivazione dei prodotti agricoli)

Diritto interno

Legge sulla tutela delle varietà vegetali– 2002

Legge sulla circolazione delle sementi– (1999) 2010 (versione consolidata del 2013; certificazione conforme al Catalogo nazionale o al Catalogo comune europeo)

Regolamentoapplicativo del Catalogo nazionale delle varietà vegetali – 2011

Catalogo delle varietà vegetali lettoni(versione aggiornata al 27 luglio 2018)

Legge sulla procedura di entrata in vigore e applicazione della legge penale– 1998 (Tabella sulle droghe, comprese le «sostanze psicotrope pericolose per la salute»; piccola/grande quantità)

Legislazione in materia penale(modifica del 2013)

 

L’ordinamento della Lettonia

La Lettonia, indipendente dal 1991 (anno della dissoluzione dell’URSS), è una Repubblica parlamentare ripartita dalla Costituzione in 4 Regioni ‘culturali’ e amministrativamente organizzata in 26 distretti, membro dell’Unione Europea dal 1 maggio 2004.

La canapa industriale, che inizia a essere incentivata a livello nazionale ed europeo, è inserita nel Catalogo nazionale delle varietà vegetali (non protette) e può essere coltivata mediante regolare iscrizione al Registro dei coltivatori, nel rispetto degli standard europei (per le varietà catalogate, aventi tenore di THC inferiore allo 0,2%).

Per il diritto penale lettone, la cannabis con THC superiore allo 0,2% appartiene alle «sostanze pericolose» elencate in tabella dalla Legge del 1998. La differenza tra «piccola» e «grande quantità» non è rimessa alla discrezionalità del giudice, ma definita in base a limiti precisi (rispettivamente: 1g e 100g per la cannabis essiccata, 5 g e 1 Kg in caso contrario; 0,05 g e 20 g per resine, estratti, olio e tinture di cannabis). L’uso non autorizzato, l’acquisizione e l’accumulo di modeste quantità di droga sono illeciti amministrativi sanzionati con una multa fino a 280 euro. Diversamente, maggiori quantità destinate all’uso personale possono portare a una pena penale fino a tre anni di carcere. L’uso ripetuto e non autorizzato, la produzione e il possesso di piccole quantità di droga nei 12 mesi decorrenti dalla commissione di un illecito penale costituiscono reato e sono punibili con una pena detentiva di breve durata tra 15 giorni e tre mesi, una prestazione di lavoro socialmente utile o una sanzione pecuniaria. Il giudice potrà disporre la sospensione condizionale della pena, escludendo la responsabilità penale o amministrativa nei casi in cui il soggetto interessato acconsenta di sottoporsi al trattamento – benché, in proposito, l’Osservatorio rilevil’assenza di un meccanismo adeguato di controllo. Diversamente, la vendita di piccole quantità di droga è sanzionata con la reclusione fino a 3 anni, mentre le fattispecie relative al traffico di sostanze stupefacenti sono punite con la detenzione secondo intervalli edittali di 2-8 anni, 3-10 anni(se il reo agisce in gruppo con altre persone), 5-15 anni (nei casi di quantità consistenti e/o di attività criminale organizzata).

La riformaintervenuta nel 2013 ha introdotto un sistema di controllo generico per le nuove sostanze psicoattive (NPS). La fornitura di tali sostanze è punibile, dal 2014, con la reclusione fino a 2 anni o a 5, se concorre a provocare un danno grave alla salute. Fuori dai casi di traffico, che comportano sempre una responsabilità penale in capo all’agente, il possesso personale di NPS è sottoposto allo stesso regime delle altre droghe (illecito amministrativo, punibile con una sanzione pecuniaria fino a 280 euro, passibile di diventare reato in caso di recidiva occorsa entro un anno o in ragione delle quantità di sostanza interessate.

Il ricorso al trattamento medico-terapeutico con farmaci a base di cannabinoidi, al pari dell’uso ricreativo della sostanza, sono vietati dalla legge.

 

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