Politica Esteri

La canapa nella legislazione dell’ India L’ordinamento indiano in materia di canapa industriale e cannabis

Posizione Paese

In India, Repubblica federale comprendente 27 Stati e 7 territori, il contesto settoriale della canapa vive ancora una fase di introduzione, anche se non mancano le premesse di uno sviluppo assistito dalla sinergia tra l’amministrazione federale, i singoli Stati e l’Organizzazione di riferimento dei produttori (IIHA). Attualmente, nel quadro di un primo progetto pilota, il Governo dell’ Uttarakhandha autorizzato la coltivazione di 1000 ha di canapa destinati alla produzione di fibra.

Giro d’affari

Al momento, in base a una valutazionedel 2015 contenuta in un Report del Ministerodell’Industria tessile, come riportata dal quotidiano indiano ‘The Economic Times’, dalle fibre di canapa industriale può derivare un fatturato di circa  240 milioni di rupie (circa 2,98 milioni di euro) l’anno. La IIHA stima, inoltre, che il raccolto di ogni ettaro di canapa – considerando anche i semi e l’infiorescenza – potrebbe rendere economicamente circa 4670 euro.

Sistema industriale e commercio

Canapa industriale

Legalizzata a livello federale dal 1985, la canapa ha sofferto per decenni di scarsa attenzione da parte delle autorità a vantaggio delle coltivazioni di oppio. Negli ultimi anni, con lo sviluppo dei mercati cinese ed europeo, anche il Governo federale ha mostrato interesse per questa coltura, intesa quale risorsa utile alla crescita economica e all’occupazione nei diversi ambiti industriali.

La licenza per coltivare canapa da fibra è stata appena rilasciata dallo Stato dell’Uttarakhand (Distretto di Pauri Garhwal) che, d’intesa con la Indian Industrial Hemp Association(IIHA), il 5 luglio ha lanciato il primo progetto pilotaper la promozione dell’industria canapiera nel Paese (limitata, per ora, alla fibra). In base alle aspettative, lo sviluppo economico locale, la risposta alla domanda interna e la porta aperta agli investimenti potrebbero convergere con i trend di un mercato globale in cerca di fonti alternative ed eco-sostenibilità.

Incoraggiato dalle qualità di sobrietà e resistenza della coltura, nel 2015 l’allora Primo Ministro dell’Uttarakhand, Harish Rawat– criticato dal Bharatiya Janata Party (‘Partito del popolo indiano’, che oggi ha invertito l’orientamento) – ne ha sostenuto e legalizzato la coltivazione, con la collaborazione del Centrodi Ricerca ‘Vivekanand’ di Almora e dell’Universitàdi Pantnagar (Scienze Agrarie e Tecnologia) per il futuro sviluppo di sementi a basso THC destinate all’uso industriale. Fino a oggi, tuttavia, nessuna licenza era ancora stata rilasciata.

L’IIHA, organizzazione non-profit costituita nel 2011, con sede a Gurgaon (Stato dell’Haryana), comprende i soggetti legati al mondo produttivo della canapa (coltivatori, imprese di lavorazione, imprese commerciali, ricercatori, etc.) assicurando la qualità dei prodotti in commercio mediante un proprio marchio di omologazione. L’Associazione ha lo scopo di diffondere l’informazione, promuovere la coltivazione della canapa nelle sue diverse destinazioni e coordinare la ricerca scientifica, oltre ad assicurare uno scambio di informazioni con omologhe realtà associative internazionali (ad esempio l’europea EIHA). Essa rappresenta il settore canapiero in tutto il Paese ed è principale interlocutore delle Amministrazioni centrali, pubblicando aggiornamenti, report e fornendo raccomandazioni e linee-guida per i singoli Stati. Nel caso del progetto pilota, l’IIHA ha ottenuto una licenza della durata di 5 anni per un’area di 10.000 ha.

Secondo Chandra Prakash Shah, esperto nella ricerca sulla produzione di fibre naturali, e membro dell’IIHA, l’India potrebbe tenere testa alla Cina nel soddisfare la domandadi fibra destinata all’industria tessile (tessuti anti-batterici e protettori UV).

La Società BOHECO, con sede a Bombay (l’acronimo sta, infatti per ‘Bombay Hemp Company’), è stata fondata da 7 giovani imprenditori con l’intento dichiarato di rimuovere il vecchio stigma che pesa sulla coltura e promuovere migliori condizioni economiche e la qualità della vita dei coltivatori. Sviluppo con inl supporto governativo, di aree coltivate a canapa nel paese. Prodotti tessili, alimentari, cosmetici, nano-tech, erboristica. BOHECO ha lanciato il primo programma autorizzato di coltivazione della canapa, con il supporto di enti e istituti di ricerca governativi e della Fondazione Athulya Krishi, secondo standard di certificazione dei semi e di procedure di coltivazione e lavorazione approvati.  Per la separazione delle fibre e l’estrazione dell’olio, l’azienda dichiara di adottare processo naturale rispettoso dell’ambiente con tecniche specifiche secondo il tipo di canapa coltivata. Un registro appositamente creato contiene informazioni sull’avanzamento del know how e delle relative attività e tecnologie applicate, come la creazione di materiali per la bio-edilizia, di elettrodi in lamine ultra-sottili per batterie, lo studio dei semi, con una disponibilità alla ricerca e alla produzione in campo medico-farmaceutico.  Partnership nello Stato

Cannabis medica

Lo sviluppo di una produzione destinata all’uso medico-terapeutico è confinato all’ambito della ricerca scientifica, finché non sarà varata una legislazione che permetta una produzione vincolata a tale utilizzo. L’Amministratore delegato della società Patanjali Ayurved(Haridwar), che ha un fatturato dichiarato di circa 1,31 miliardi di euro e 200.000 dipendenti) lo scorso febbraio, ha reso noto che l’azienda sta conducendo ricerche sui principi della cannabis e sulla produzione di estratti di cannabis da integrare tra i prodotti già in commercio (alimenti bio, personal care, erboristica e prodotti ayurvedici), ma la sola impresa ufficialmente autorizzata ad affiancarel’Istituto federale di Ricerca scientifica, titolare di una licenza esclusiva per lo studio delle proprietà medicinali della cannabis, è la stessa BOHECO, che ha anche iniziato a stringere rapporti con l’industria farmaceutica olandese.

Tessuto sociale

Come attestano i nomi delle varie componenti della pianta (‘bhanga’, ‘ganja’, ‘charas’) il suo uso in India è secolare e indissolubilmente legato alle sue componenti rituali. Avrà, perciò, poco senso pensare al consumo ‘ricreativo’, diffuso tra la popolazione, dissociandolo da questo retaggio.

Nel 1894, un resoconto dell’Indian Hemp Drug Commission, redatto da un consiglio di esperti sotto il Governo coloniale britannico, parlando della cannabis riportava che:

«in generale, l’uso moderato di questa droga è la norma e non produce effetti nocivi, mentre un uso eccessivo resta eccezionale (…) Il danno prodotto da un abuso della sostanza è, comunque, limitato al singolo consumatore, mentre un effetto socialmente esteso è difficilmente apprezzabile. La caratteristica più saliente di questo studio è stato constatare quanto poco evidenti siano gli effetti della canapa all’osservatore».

A più di mezzo secolo dalla prima Convenzione dell’ONU, questa connessione tra cultura e consumo – constatata con stupore persino dai funzionari coloniali – conferma la distanza storica esistente tra le politiche repressive e di criminalizzazione della cannabis (che, per certi versi, colleganole logiche di dominio operanti nel XIX secolo alla politica repressiva della ‘guerra alle droghe’) e le istanze di una società che ha sempre integrato l’uso di questa sostanza, a prescindere dall’affiliazione religiosa (dalle feste hindu di Holi, che anticipa la primavera, o dell’Ambubachi Mela di Guwahati, al festival sufi di Nagaur o all’Hola Mohalla dei Sikh).

Oggi,  mentre si amplifica il dibattito sulla cannabis medica, le critiche alla legalizzazione non mancano e non sono espressione unica di ambienti sociali conservatori. Sameer Raturi attivista politico ambientale del movimento Himalaya Bachao Andolan (HBA), sostiene che la cannabis, se non controllata da una normativa restrittiva, potrebbe alimentare il mercato illecito, la criminalità organizzata e  la dipendenza – come è successo, di fatto, con gli alcolici.  L’ambientalista Anil Joshi, in riferimento alla legalizzazione della canapa, avverte che «il Governo dovrebbe tenere presente il fatto che anche le piantine di canapa sono ‘erba’. Perché promuovere la canapicoltura quando ci sarebbero altre varietà disponibili, che offrono una fibra di migliore qualità?». Il pensiero di Joshi è rivolto soprattutto al consumo di marijuana da parte dei giovani e al fatto che in regioni remote del Paese (come, appunto, l’Uttarakhand) i limiti legali possano essere facilmente elusi. Il consumo di cannabisè una realtà poco o nulla controllata tra i giovanissimi e il 20% della popolazione che fa uso di droghe nel paese è sotto i 21 anni.

Normativa di riferimento

Diritto internazionale

Convenzione Unica delle Nazioni Unite sugli stupefacenti– 1961 (ratificata il 13 dicembre 1964 – riserva: Art. 49, par. 1, lett. d) e relativo Protocollo– 1972 (adesione: 14 dicembre 1978, con riserva inerente a obblighi di limitazione, controllo, monitoraggio e repressione penale di attività di produzione, distribuzione e transazione connesse al consumo di cannabis – Artt. 5, 6, 9, 11, 14)

Convenzione ONU sulle sostanze psicotrope– 1971 (adesione: 23 aprile 1975, con riserva relativa all’Art. 31, par. 2 – possibilità di deferire una controversia fre 2 o più Parti alla Corte Internazionale di Giustizia)

Convenzione ONU contro il traffico illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope– 1988 (adesione: 27 marzo 1990)

Diritto interno*

Legge federale sulle droghe narcotiche e le sostanze psicotrope– 1985

Successivi emendamenti e integrazioni alla materia– (miscellanea)

Legge statale sulla canapicoltura, Stato dell’Uttarakhand– 2015 (documento non disponibile)

Legge statale sulla cannabis, Stato di Assam – 1958 (‘Assam Ganja and Bhang Prohibition Act’)

Legge statale sulla cannabis, Stato di Maharashtra – 1949  (‘Bombay Proibition Act’)

Emendamento sulle sostanze vietate, Stato di Gujarat – 2017 (‘Gujarat Prohibition (Amendment) Act’)

DDL Ghandi  – 2016 (MP Dharamvira Gandhi)

  • Le leggi statali vigenti sono integrate da successive modifiche

L’ordinamento indiano

Dal 1985, la canapa industriale è legale in India.

Iniziando dal diritto internazionale, nel 1964 la Repubblica ha ratificato la Convenzione Unica delle Nazioni Unite sugli stupefacenti (1961), con la riserva di «autorizzare temporaneamente, in uno dei suoi territori (…) l’uso della cannabis, della resina di cannabis, di estratti e tinture di cannabis a fini para-medicinali [‘non medical’]» (Riserva prevista dall’Art. 49, par. 1, lett. d). Si noti che l’Articolo 49, al secondo comma, precisa che «le attività menzionate al paragrafo 1 possono essere autorizzate soltanto se ritenute tradizionali nei territori per i quali è prevista la riserva e vi erano consentite il primo gennaio 1961».

La diffusione, nelle divere realtà sociali dell’India, di un consumo della cannabis legato ad aspetti rituali o, a vario titolo, culturali ha fatto sì che, rispetto al testo della Convenzione, sia stato tracciato un distinguotra la ‘cannabis’, intesa come infiorescenza e cime della pianta (‘ganja’), e i semi, il fusto e le foglie inferiori, parti riferibili alla cosiddetta ‘bhang’ – le foglie (ma anche i fiori della pianta femmina) sono tuttora largamente consumate nelle feste tradizionali. La firma dell’atto internazionale imponeva all’India un adeguamento, sia pur differito (25 anni), in senso repressivo per tutte le attività connesse a una sostanza classificata in termini equivalenti alla cocaina e all’eroina.

Nel 1985 è stata approvata una legge federale (Narcotic Drugs and Psycotropic Substances Act), che mantiene (Art. 2) l’accezione distintiva di cannabis ora riportata (alla ganja è equiparata la resina, anche allo stato liquido) e ammette la coltivazione su larga scala di cannabis «a fini industriali od orticoli» (Art. 14). Mentre la legge vieta l’auto-coltivazione per uso ricreativo (Art. 8), l’Art. 14 autorizza perciò i singoli Stati (in base a un provvedimento generale o speciale del Governo federale) a piantare la canapa per la produzione di fibre e di semi. La normativa di dettaglio in materia spetta ai diversi Stati.

Nello Stato federato dell’Uttarakhand, la coltivazione della canapa è stata legalmente autorizzatanel novembre 2015 per percentuali di THC comprese tra 0,3% e 1,5%, con la previsione di una successiva integrazione normativa finalizzata a evitare l’elusione di tali limiti. La prima concessione risale, come si è visto, al 5 luglio scorso.

Il fatto che la legge federale permetta, entro certi limiti la coltivazione della canapa non implica di per sé che i singoli Stati non possano prevedere ulteriori restrizioni o divieti. In Assam, il divieto è totale (compresi il possesso, il consumo e la vendita di semi) in forza di una vecchia legge dei 1958, benché sembri poco applicato durante le feste hindu come l’Ambubachi Mela, mentre nello Stato dell’Odisha la ‘bhang’ può essere venduta al dettaglio come prodotto erboristico naturale (il consumo ‘culturale’ di cannabis è ampiamente tollerato).

L’autorizzazione mediante licenza a coltivare, produrre e commerciare ‘bhang’ è prevista dalla legge del Maharashtra (Art. 66, par. 1, lett. b), mentre il Gujarat, dal 21 febbraio 2017, tollera il consumo ricreativo di bhang, a seguito di protesteoccorse contro l’applicazione impropria della disciplina sulle sostanze intossicanti, dalle quali la cannabis è stata esclusa.

Sulla spinta dell’evoluzione giuridica in corso in diversi Paesi del mondo nonché del Grande Movimento per la Legalizzazione, dal 2014 impegnato nel promuovere campagne in tutto il Paese per il riconoscimento degli usi medico-terapeutico e ricreativo, tra il 2015 e il 2017 sono state avanzate, in sede governativa e parlamentare, diverse proposte argomentate, tra cui un disegno di legge(2016) per riformare la normativa federale del 1985.

Infine, sulla base di una nota del Ministro per la tutela delle Donne e dell’Infanzia, il Governo federale ha rilasciato la (prima) licenzaal Consiglio nazionale per la Ricerca scientifica e industriale (CSIR), in collaborazione con BOHECO: nel luglio 2017, la ricerca sperimentale sulla cannabis per finalità medico-terapeutiche ha avuto inizio.

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