Politica Esteri

La canapa nella legislazione dell’ Argentina La legislazione argentina in materia di canapa industriale e cannabis

Posizione Paese

In Argentinanon esiste un mercato della canapa industriale in quanto la coltura non è legalmente definita né autorizzata. La cannabis medica è stata legalizzata nel 2017. Da questo punto di vista l’Argentina si colloca tra i Paesi fautori di una nuova politica sanitaria, affiancando – con specifiche limitazioni – Cile, Colombia, Uruguay e Messico.

Industria e commercio della cannabis

Per ciò che riguarda l’uso medico della pianta, il riconoscimento legislativo è troppo recente per prevedere gli eventuali sviluppi di un mercato nazionale 

Tessuto sociale

 Come riferisce Liza Binelli, autrice di una Tesi(pubblicata su iniziativa dell’Associazione Canapa in Mostra) sulla storia e l’attualità sociale della canapa come risorsa economica,la cultura della canapa è tuttora bandita in l’Argentina.Ciò ha spinto aspiranti canapicoltori come Fernando Diego Pergolini, creatore del Proyecto Cáñamo Argentina, a ricercare un avviamento dell’attività in Colombia.

Diversa e articolata è, invece, la realtà della cannabis e del suo consumo, sia medico che ricreativo. A ridosso della Sentenza della Corte Suprema del 2009,le autorità ecclesiastiche e le associazioni dei familiari hanno protestato in base all’argomento che un riconoscimento giuridico del consumo– anche minimo e ‘privato’ – ne avrebbe prodotto un aumento indiscriminato. Peraltro l’apertura creata dal precedente non sempre è stata ripresa dai tribunali minori, che hanno emesso decisioni contrastanti anche grazie all’assenza, nella legge, di espliciti criteri quantitativi.

L’impattosulla situazione carceraria provocato dalla politica repressiva in applicazione della Legge n. 23737 è aumentato dagli anni ‘90 al 2010, coinvolgendo soprattutto donne e persone immigrate (nel 2007, nella sola Provincia di Buenos Aires, rispettivamente il 40% e il 68,46%). Frattanto, all’affacciarsi di nuovi paradigmi e disegni di legge non sono mancate le opposizioni e gli affossamenti.

Di fronte all’esempio di altri Paesi – Uruguay in testa, nel 2014 –, la mobilitazione popolare per la legalizzazione della marijuana si è fatta sentire anche a Buenos Aires e in diverse Province,e il discorso sul consumo si è esteso alla possibilità di ricorrere all’auto-coltivazione della sostanza per la cura del dolore, un’attività ‘tradizionale’ praticata ai tempi della dominazione spagnola (l’argomento è stato discusso da un Deputato argentino all’Expoweeddi Santiago de Chile del 2014).

La legalizzazione dell’uso medico ha segnato un importante passo avanti, in risposta a un processo di cambiamento globale che sta investendo, in varia misura, tutto il Sudamerica. In proposito, è stato determinante l’apporto dell’Associazione Mama Cultiva, che rappresenta le madri delle persone affette da patologie curabili con trattamenti a base di cannabis.  Mentre una – parziale – riforma in materia penale sta per vedere la luce, manca ancora una normativa che autorizzi e tuteli la produzione di canapa da fibra e da seme.

Normativa di riferimento

Diritto internazionale

Convenzione Unica delle Nazioni Unite sugli stupefacenti– 1961 (ratificata il 10 ottobre 1963) e relativo Protocollo– 1972 (ratificato il 16 novembre 1973)

Convenzione ONU sulle sostanze psicotrope– 1971 (ratificata il 16 febbraio 1978)

Convenzione ONU contro il traffico illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope– 1988 (ratificata il 28 giugno 1993)

Diritto interno

Costituzione dell’Argentina– 1994

Legge federale sulle droghe– 1989 (n. 23737 – Art. 14, comma 2, dichiarato incostituzionale)

Legge sulla cannabis medica–  2017 (n. 27350)

Regolamentodi attuazione (Decreto n. 738, pubblicato il 22 settembre 2017)

  • Giurisprudenza federale

Corte Suprema, ‘Caso Arriola’ – CSJN, A. 891 XLIV, 25 agosto 2009

Tribunale Supremo di Rìo Negro, ‘Caso Navarro’ – 2018

L’ordinamento argentino

Cannabis ‘ricreativa’ – depenalizzazione vs legalizzazione

Nel 2009 la Corte Suprema federale(‘Caso Arriola’, relativo a due giovani arrestati per il possesso di uno ‘spinello’ ciascuno) ha rilevato che il possesso personale di una modica quantità di cannabis in uno spazio privato non è punibile, dichiarando incostituzionale l’Art. 14(comma 2) della Legge penale sulle droghe del 1989 (detenzione da 1 a 6 anni e multa; da 1 mese a 2 anni per modeste quantità a uso personale; nel secondo caso, l’Art. 17 prevede la possibilità di applicare misure alternative per la cura e la riabilitazione del reo). La norma costituzionale coinvolta sancisce il principio di tutela della vita privata:

«Le condotte private individuali che non offendano in nessun modo l’ordine e la moralità pubblici, né rechino pregiudizio a terzi, sono solo riservate a Dio ed esenti dall’autorità dei magistrati. Nessun abitante della Nazione sarà costretto a fare ciò che la legge non impone e non sarà privato di ciò che essa non proibisce» (Costituzione dell’Argentina, Art. 19).

Nella sentenza, la «modica quantità a scopo di uso personale» non è definita e rimane oggetto di un’autonoma valutazione da parte delle corti. Inoltre, pur creando un importante precedente, la pronuncia tocca il caso singolo e non comporta, di per sé, una generale depenalizzazione del possesso di pochi grammi di cannabis.

Prima di questa sentenza si contano due pronuncedi segno opposto della stessa Corte: nel 1986 (‘Caso Bazterrica’) il giudice federale dichiarò – con un anticipo di oltre 20 anni – la non punibilità del consumo personale di piccole quantità di marijuana, decisione poi ribaltata nel 1990 (‘Caso Montalvo’), durante il Governo di Carlos Menem.

Sulla scorta del Caso Arriola, l’allora Ministro per la Giustizia, la Sicurezza e i Diritti Umani Aníbal Fernandezaveva proposto un Piano quinquennaleper una politica integrata mirante alla ‘riduzione del danno’, alla depenalizzazione del consumo e alla contestuale repressione del traffico. In seguito, in qualità di Senatore, Fernandez ha presentatoun primo disegno di leggeper riformare la normativa a tutela della salute dei consumatori di stupefacenti.

Nel 2012 la Chiesa si è oppostaall’approvazione di un successivo DDL(redatto dall’intergruppo parlamentare FPV-UCR-FAP) volto ad autorizzare il possesso – per quantità decise dai giudici, caso per caso – e l’auto-produzione di qualsiasi droga per uso privato, facendo leva sull’aumentodel consumo di cannabis tra gli adolescenti (del 17% 2009-2012) e denunciando il forte pregiudizio di una depenalizzazione legale del consumo per i giovani socialmente più vulnerabili.

Nel 2016, il Governo federale ha previstouna riforma che, modificando la Legge del 1989, stabilisca nel dettaglio i limiti per il consumo personale (sono stati proposti 5 grammi), la previsione mediante decreto di una lista delle sostanze estesa a droghe e derivati sintetici – non contemplati dalla legge – e una netta distinzione tra repressione dei trafficanti e trattamento riservato ai soggetti tossicodipendenti.

In linea con una risposta politica alla raccomandazione, avanzata dalle Nazioni Unite all’Argentina (febbraio 2017), di adattare la legge alla portata decisionale del Caso Arriola, una Commissione di espertiper la riforma del Codice Penale ha lavorato per 16 mesi a un progetto di legge, che sarà presentatoal Presidente Mauricio Macriil prossimo 21 agosto nella sua veste definitiva. Il testo, che mira a sanzionare le grandi organizzazioni del narcotraffico, contiene nuove disposizioni sulla non punibilità del consumo, in luoghi privati, di modeste quantità di droga «con scarso potere psicoattivo» – ossia di cannabis, considerando la Sentenza del 2009. Nessuna apertura, nel testo, alla legalità della coltivazione personale (punibile con la detenzione da 1 mese a 2 anni). La disciplina resterebbe separata dall’ambito medico-terapeutico, in quanto un consumo ‘autogestito’ è ritenuto poco controllabile e suscettibile di agire da ‘ponte’ verso quantità maggiori o sostanze più pericolose.

Cannabis medica

Il 29 marzo 2017 il Senato dell’Argentina ha approvato all’unanimità(58 voti) un testo di legge ratificato dal Congresso 4 mesi prima, che garantisce il libero accesso al trattamento medico con olio di cannabidiolo (CBD) per i pazienti ammessi al Programma nazionale («Programma per lo studio e la ricerca dell’uso medico della cannabis») approvato dal Ministero della Sanità. In base alla nuova Legge n.27350, il Programma prevede un Registro nazionale(RECANN) contenente i dati dei pazienti (sottoposti a trattamento con cannabis o inseriti in un protocollo di ricerca), dei loro eventuali rappresentanti legali e dei medici responsabili. L’Agenzia Nazionale per i farmaci, gli alimenti e la tecnologia medica(ANMAT) riceve la documentazione necessaria all’iscrizione e la trasmette, perché sia approvata, alla Direzione Nazionale del Programma (Regolamentodi attuazione, Annex I) con cadenza settimanale. Per richiedere l’ammissione al Programma, è necessario presentare, oltre al modulo, la ricetta medica ufficiale che prescrive la sostanza.

La Legge consente a organismi scientifici (come l’Istituto Nazionale di Agro-tecnologia – INTA) di produrre cannabis medica per scopi di ricerca e ne autorizza, in capo all’ANMAT, l’importazione.  Tuttavia, di fronte alla perdurante inerzia del Governo nell’avviamento del Programma (finora la produzione è a zero), la cittadinanza reclama l’integrazione delle disposizioni attuative della legge andando oltre i casi previsti di epilessia refrattaria, nonché l’autorizzazione all’auto-coltivazione per la cura dei sintomi di ulteriori patologie: HIV, sclerosi multipla, fibromialgia, Morbo di Alzheimer, artrite. Per ora,  risultaiscritto nel Registro nazionale un numero di pazienti affetti da epilessia refrattaria compreso tra 40 e 80 (la seconda stima è ufficiale).

Nello stallo governativo, l’iniziativa è stata assunta dai giudici. Il 2 luglio, il Tribunale federale di Viedma (Rìo Negro, ‘Caso Navarro’) ha autorizzato una famiglia ad auto-coltivare la cannabis per uso medico per patologie non incluse nella legge del 2017. Nella fattispecieportata all’attenzione del giudice federale si tratta della Sindrome di Tourette, che ha colpito Joaquín Navarro, un bambino di 5 anni.

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