Politica Esteri

La canapa nella legislazione del Messico La legge della Repubblica federale messicana in materia di canapa e cannabis

Posizione Paese, sistema industriale e commercio

Ci troviamo, qui, di fronte a un paradosso: il Messicoautorizza l’importazione di semi e fibra canapa destinata all’industria tessile e alla produzione di trecce e corde, ma la legge che vieta la coltivazione della pianta di cannabis impedisce di avviare una produzione nazionale della canapa.

Nonostante l’intervento normativo del 2017, tuttora non è agevole accedere a prodotti contenenti cannabidiolo (CBD). Il gruppo Medical Marijuana Inc, il primo del settore a essere stato quotato in borsa negli USA, a settembre 2017 ha registrato un incrementodi reddito del 255% in un anno (da 2,18 a 7,78 milioni di dollari). La compagnia è la sola abilitata a commerciare i prodotti in territorio messicano e  comprende HempMedsMéxico, azienda controllata nata nel 2016 con sede a San Pedro Garza García (nello Stato nordorientale del Nuevo León). Il prodotto in commercio – gli acquisti interessano un numero esiguo di famiglie – è un olio a base di CBD, denominato RSHO-X.

Tessuto sociale

 La ‘guerra alla droga’, nelle sue consuete e risalenti applicazioni, è stata dichiarata fallita dall’ ex Presidente Enrique Peña Nieto, che nel 2017, durante la Sessione speciale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UNGASS), ha sottolineatol’urgenza di un nuovo ‘decalogo’. Esso dovrà tradurre un approccio politico alla droga (compresa la ‘mota’, come è denominata in Messico la marijuana) centrato sul passaggio «dalla proibizione a una effettiva prevenzione e una regolamentazione efficace», il che, concretamente significa combattere i trafficanti evitando di criminalizzare e punire severamente i consumatori (aspetti che, entrambi, non sono stati ridotti dal proibizionismo). Una risposta che, in parte, si distacca dalle zone d’ombra lasciate dai suoi predecessori nella lotta dichiarata ai cartelli della droga. Quando aFelipe Calderón Hinojosa(Presidente dal 2006 al 2012) furono chiesti chiarimenti sul bilancio delle vittime correlato a tale politica (la stima è di circa 70.000 personenei 6 anni di presidenza), egli risposeche si trattava di ‘danni collaterali’.   Per il Capo dello Stato – che, dal punto di vista personale, si è detto contrario a una legalizzazione a 360 gradi -, la sentenza della Corte Suprema del novembre 2015 (si veda, in proposito, il paragrafo dedicato all’ordinamento messicano) è indice di una visione che prefigura questo cambiamento.

Introdotta nel Paese dai coloni spagnoli, la produzione di fibra fu incoraggiata nel Settecento e proseguì per tutto il secolo successivo. Nel 1920, il Governo messicano iniziò a limitare la produzione e la vendita di canapa.

La prospettiva di una economia sostenibile capace di aprire la strada al post-estrattivismo è vista da diverse realtà aziendali del Paese come opportunità di sviluppo e occupazione e interessa i settori alimentare, cosmetico, cartiero, tessile e i possibili impieghi della canapa nella bio-edilizia. L’economista Pedro Aspe, già Ministro delle Finanze nel Governo guidato da Carlos Salinas (1988-1994) – promotore di un accordo di riduzione del debito con gli Stati Uniti che, nel 1994, avrebbe portato al NAFTA l‘Accordo americano di libero scambio’ tra USA, Canada e Messico -, intervistatodal giornalista Emilio Godoy(Agenzia ‘IPS’), affermava che «Si dovrebbero considerare, mediante una adeguata regolamentazione, i vantaggi economici della produzione industriale di canapa». Ciò è possibile a condizione di «disporre di regimi produttivi che comprendano programmi governativi di supporto e relativi finanziamenti», secondo il suggerimento dell’imprenditore Guillermo Torreslanda, che prefigura la necessità di separare la catena produttivo dalla distribuzione evitando monopoli e stimolando la concorrenza.

La cannabis illegale, destinata soprattutto al mercato statunitense, è coltivata negli Stati messicani meridionali e occidentali, ma anche a nord nella Sierra de Juárez, mentre la canapa da fibra o da seme non è autorizzata.

Raul Elizalde, Direttore Generale di HempMeds Mexico e padre di una bambina affetta da sindrome di Lennox-Gastaut(una forma grave di epilessia farmacoresistente a esordio in età infantile) è tra i primi fautori dell’accesso legale al CBD a fini terapeutici attraverso la Fondazione ‘Por Grace’ e ha portato avanti questa causa di fronte al Governo messicano.

Come riporta Janet Burns, giornalista del magazine ‘Forbes’, secondo Elizalde le acquisite possibilità per imprese e consumatori, rispetto al contenuto in CBD dei prodotti sanitari, hanno portato il Messico tra le ‘avanguardie’ in materia di cannabis terapeutica a livello globale. La risposta positiva del Governo deriva dall’acquisita «consapevolezza della non pericolosità del CBD per la salute pubblica. Non avrà troppo senso, perciò, regolare al milligrammo le quantità: se 60 mg al giorno sono la dose giornaliera di un paziente, ci sono studi che dimostrano che 250 mg non comportano un rischio per la salute della persona».  Ciò costituisce la base per tracciare una necessaria separazione tra cannabis medica e ricreativa: «nessuno acquista CBD per ‘sballarsi’ o abusarne (…) Non stiamo parlando di una droga, ma di un integratore a uso medico-terapeutico». Dopo la vittoria giudiziaria del 2016, con la quale è stata autorizzata l’importazione del farmaco dagli USA, la famiglia Elizalde ha riscontrato significativi miglioramenti prodotti dal trattamento con CBD: da allora, le crisi convulsive quotidiane di Graciela, da 400, sono passate a 20.

Il mercato della cannabis, a uso sia medico che ricreativo, sembra destinato svilupparsi e a tamponare le ferite di decenni di conflitti che marcano i confini di transito della droga.

 Normativa di riferimento

Diritto internazionale

Convenzione Unica delle Nazioni Unite sugli stupefacenti– 1961 (ratificata il 18 aprile 1967) e relativo Protocollo– 1972 (adesione – con riserva-: 27 aprile 1977)

Convenzione ONU sulle sostanze psicotrope– 1971 (adesione – con riservarelativa agli usi culturali delle popolazioni autoctone -: 20 febbraio 1975)

Convenzione ONU contro il traffico illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope– 1988 (ratificata l’11 aprile 1990)

Diritto interno

Costituzionepolitica degli Stati Uniti messicani – 1917

Legge federale sulla tutela della Salute– 1984 (e successive modifiche, in particolare il Decretodi riforma emanato il 20 agosto 2009: CAP. VII, Art. 479)

Decreto di riforma della Legge sulla tutela della Salute–  2017 (normativa sulla cannabis medica, approvata il 19 giugno)

L’ordinamento messicano

La ‘Ley General de Salud’ del 1984, successivamente modificata e integrata dalla riformaentrata in vigore il 21 agosto 2009 (Governo Calderón), permette il possesso di marijuana per consumo personale nei limiti dei 5 g (circa 5 sigarette). In generale, ossia soprattutto per droghe più ‘pesanti’, è prevista l’assistenza alla persona facoltativa, che diventa obbligatoria la terza volta in cui si sia trovati in possesso della sostanza. La vita privata e familiare sono tutelate dalla legge in linea con l’Art. 16 della Costituzionefederale (libertà personale e inviolabilità del domicilio). La priorità di tali aspetti non comporta – beninteso – alcuna autorizzazione a consumare cannabis in luogo pubblico.

Già nel 2013 si contavano almeno 8 iniziativeavanzate in sede legislativa in materia di cannabis, 3 delle quali riservate alla canapa industriale.

Con la Sentenza del 4 novembre 2015, la Prima Sezione della Corte Suprema federale (‘Suprema corte de Justicia de la Nación’ – SCJN) ha accolto il ricorso di di 4 membri della ‘Società messicana per l’autoconsumo responsabile e tollerante’ (SMART) contro , autorizzandoli al «consumo personale con fini ricreativi (coltivazione, raccolta, preparazione, possesso trasporto) esclusivamente della cannabis (componenti, resina e derivati) e del THC in essa contenuto. (…) In nessun caso sono autorizzate forme di commercio, cessione o distribuzione delle sostanze menzionate». Al centro del riconoscimento è la rilevanza giuridica – prevista dalla Costituzione e violata, secondo i giudici federali, da 5 articoli della Legge del 1984 – al libero sviluppo della personalità. Questa prima apertura ha permesso, nel caso specifico, il rilascio di un’autorizzazione ai ricorrenti dal parte della Commissione federale per la Protezione contro il Rischio sanitario(COFEPRIS, organo di controllo e vigilanza del Ministero della Sanità, la ‘Secretaría de Salud’). Al precedente, che – sensibile all’influenza della vicina California – ha aperto la strada a nuove istanze di regolamentazione, hanno fatto seguito altre due pronunce della stessa Corte sul diritto a coltivare e consumare cannabis, occorse in aprile e giugno di quest’anno. L’incostituzionalità della Legge del 1984, per ciò che riguarda il consumo privato di cannabis – ha affermatoil Giudice José Ramón Cossío Díaz– interessa la lesione indebita di alcuni diritti inalienabili riconosciuti dalla Carta fondamentale messicana: diritto all’identità personale, all’immagine, all’autodeterminazione e al libero sviluppo della personalità.

Nell’aprile 2017, un’inchiesta nazionalesulla percezione sociale dell’insicurezza, ha rivelato un Paese spaccato quasi a metà sulla questione del libero consumo di cannabis.

Il 19 giugno 2017 Enrique Peña Nieto, a un anno dalla diffusione, per sua iniziativa, del dibattito sulla legalità della cannabis in Messico, ha apposto la firma definitiva al Decreto che legalizza la coltivazione, la lavorazione e il consumo di cannabis con un tenore di THC inferiore all’1% a uso medico-terapeutico.

Approvata dal Senato federale nel dicembre 2016 e nell’aprile successivo, ampiamente sostenuta dal Congresso (con 371 voti favorevoli e 19 contrari), la normativa sull’uso medico prevede l’autorizzazione al commercio di olio di CBD per il trattamento dei sintomi derivanti da forme di epilessia, cancro e Morbo di Parkinson. Finora l’implementazione organica della legge (come la vendita dei prodotti) è ancora agli albori e necessita di un solido intervento regolamentare da parte del Ministero della Sanità. La COFEPRIS è l’agenzia governativa responsabile per i permessi ai laboratori nazionali ed esteri interessati alla produzione farmaceutica. Probabilmente il programma per l’accesso al trattamento con cannabis, relativo alla registrazione dei pazienti e alle autorizzazioni sanitarie specifiche alla prescrizione del farmaco, sarà ricalcato su un europeo (olandese o tedesco – nel secondo caso, c’è da chiedersi quale sarà la effettiva copertura assicurativa dei costi).

Al di là dei limiti stabiliti dalla Legge del 2017, la produzione e il commercio di cannabis, compresa la canapa industriale – che non beneficia di una regolamentazione ad hoc-, sono vietate in Messico.

La canapa nella legislazione del Messico La legge della Repubblica federale messicana in materia di canapa e cannabis">