Politica Esteri

La canapa nella legge degli Stati Uniti d’America Le Leggi della canapa/1 - Evoluzione e portata, nell’ordinamento federale e nei singoli Stati, delle normative in materia di canapa industriale, cannabis e marijuana

 

Leggi federali di riferimento (vigenti per i 3 ambiti: canapa/cannabis/marijuana)

 

L’ordinamento federale

Dopo un secolo di proibizionismo e repressione, gli Stati Uniti hanno rilanciato, durante la Presidenza di Barack Obama, la produzione di canapa industriale. Intanto, a livello nazionale si è avviata, con esempi significativi e sotto l’impulso del referendum dell’8 novembre 2016, un’inedita legalizzazione del consumo di cannabis non solo ad uso medico-terapeutico, ma anche ‘ricreativo’; senza contare il successo dei prodotti ‘light’ e dei derivati della cannabis, in diversi settori (cosmetico, parafarmaceutico, alimentare). Ma cosa dice la legge federale?

Qualunque utilizzo della ‘cannabis’ in quanto tale (canapa industriale compresa) è oggetto di divieto in base a una legge risalente ai tempi di Nixon (1970), che inserisce la pianta nella tabella delle droghe pericolose.

La normativa sul controllo delle sostanze –  Controlled Substances Act (CSA) – è parte del Federal Comprehensive Drug Abuse Prevention and Control Act, del 27 ottobre 1970. Il Titolo II riguarda la «politica federale sulle droghe tramite la regolarizzazione della fabbricazione, l’importazione, il possesso, l’uso e la distribuzione di alcune sostanze, compresa la cannabis». Il CSA prevede 5 tabelle che suddividono le droghe in base ai seguenti criteri: potenziale di abuso, applicazioni mediche negli Stati Uniti, livello di sicurezza e rischio di creare dipendenza.

Il THC contenuto nella cannabis rientra, in base a questa legge federale – inserimento e modifiche sono una prerogativa della Drug Enforcement Agency (DEA) -, nella Tabella I : qui marijuana sta insieme a eroina, LSD, ecstasy e peyote. Ad oggi, nemmeno l’uso medicinale è accettato, al contrario di quanto accade negli Stati che, legalizzandola, ne autorizzano l’uso medico e ricreativo secondo tabelle nazionali: la Carolina del Nord, ad esempio, la colloca – con l’eccezione del Marinol – tra le sostanze «a pericolosità relativamente bassa» (legge nazionale, Tabella VI).

Nella Tabella I sono inserite le sostanze ad alto potenziale di abuso, il cui utilizzo medico non è di norma accettato negli USA e che hanno uno standard di sicurezza (sotto supervisione medica) insufficiente. La DEA classifica la cannabis «sostanza pericolosa» (al pari, appunto, delle droghe sopra elencate).

I produttori di canapa sono rappresentati dall’Hemp Industries Association (HIA), fondata nel 1994, impegnata nella «importazione, fabbricazione, ricerca e sviluppo della canapa industriale e dei suoi prodotti».

Per una disposizione che autorizzi coltivare la canapa a livello sperimentale bisogna arrivare al 2014: il 7 febbraio è approvato l’Agricultural Act, noto come ‘Farm Bill’ (7 U.S.C. 5940), un pacchetto di leggi quinquennali sull’agricoltura che contiene (Section 7606) la previsione di ‘progetti pilota’ tesi a rilanciare un settore di importanza non più soltanto storica. Nel 2016 è redatta una serie di linee-guida ministeriali all’interpretazione del testo di legge, che passa l’iniziativa ai singoli Stati, attraverso i Dipartimenti dell’Agricoltura nazionali e gli istituti di ricerca: tra i primi, si sono attivati Kentucky e Colorado (dove, solo nel 2014, sono stati piantati 1000 ha di canapa).

Il 29 maggio 2014 sono approvati 2 emendamenti che evitano interventi della Drug Enforcement Agency (DEA) capaci di bloccare la coltivazione della canapa negli Stati in cui sono attivi questi programmi (come trattenere una partita di semi di importazione certificati).

Infine, se sarà approvato lo Hemp Farming Act, depositato alla Camera dei Rappresentanti nel 2018 (dopo l’affossamento di un precedente DDL, presentato al Senato nel 2015 e alla Camera nel 2017), la canapa diventerà, per la legge federale, ‘merce agricola’ e non subirà i limiti, le interferenze governative e le divergenze di disciplina esistenti tra uno Stato e l’altro.

In una cornice legale rigida, capace di creare forti incongruenze nel settore agricolo, ogni disciplina inerente al consumo personale di cannabis, per uso medico o – come è avvenuto di recente – ricreativo, è prerogativa autonoma ed esclusiva dei singoli Stati federati. Nel primo caso, il primo passo è stato compiuto dalla California nel 1996; nel secondo, dal Colorado e dallo Stato di Washington con i referendum del 2012.

L’Emendamento Rohrabacher-Farr, del 16 dicembre 2014, impedisce al Dipartimento della Giustizia di impiegare risorse che interferiscano con l’implementazione delle normative sull’uso medico dei singoli Stati. Questo provvedimento, che deve essere rinnovato in ogni esercizio finanziario, non comporta modifiche del Controlled Substances Act: inserita nella Tabella I, la cannabis resta una sostanza vietata dalla legge federale

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