Politica Esteri

La canapa in Giappone: difetti giuridici e retaggi preconcetti La coltivazione di canapa in Giappone risale all’antico passato ma la legislazione nipponica post II Guerra Mondiale contiene ancor oggi parecchi difetti di definizione, con tutto quel che ne consegue in una coltivazione che s’è andata parecchio restringendo nel Tempo

La coltivazione di canapa in Giappone ha radici molto antiche. Dalla canapa, soprattutto sotto forma di fibre e prodotti derivati, si sono a lungo ottenuti manufatti e tessuti diventati -in alcune Prefetture- un elemento caratterizzante la cultura del luogo. Uno spartiacque importante, soprattutto nel senso della limitazione, lo si è avuto alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando il Giappone, dopo il disastro militare e la stipula dei Trattati internazionali di pace in specie con gli USA, è passato sotto tutela degli Stati Uniti, con compiti di Governatorato guidato dall’allora Generale MacArthur . Oggi la coltivazione di canapa è soggetta a licenze messe a disposizione dalle singole Prefetture. Bisogna pur riconoscere, però, che non molte licenze sono state concesse in quest’ambito negli ultimi anni. Ad oggi vi sono due tipi di licenze. Una è più facile da ottenere e consente ai coltivatori di poter far crescere sui propri terreni canapa a basso contenuto di THC a scopo non-stupefacente. Il seme più comune conosciuto in quest’ambito in Giappone è noto col nome ‘Tochigishiro‘,  una specie a contenuto bassissimo di THC messo a punto dalla Stazione Sperimentale Agricola della Prefettura di Tochigi,  a 50 chilometri a Nord di Tokyo. Come è noto, molte altre Nazioni al Mondo -ad esempio, Germania, Austria, Svizzera- non richiedono particolari permessi o licenze per poter coltivare canapa a scopi non-stupefacenti. La legislazione giapponese corrente riecheggia quanto richiesto dai trattati sulle droghe degli USA che lo stesso Giappone ha ratificato. Queste legislazioni derivanti escludono specificamente le coltivazioni a scopo non-stupefacente dalle pesanti limitazioni evitando così che vi siano ulteriori controlli.

Vi sono evidenze, frutto di ricerche storiografiche, per le quali si hanno notizie di coltivazioni di canapa in Giappone risalenti alla cosiddetta Era Jomon , cioé circa 10.000 anni fa o anche più indietro nel tempo. Tracce di canapa sono state trovate in oggetti di uso comune così come nelle rovine delle strutture edili dell’epoca. Bisogna pur aggiungere che non molte informazioni sono disponibili, fuori dal Giappone, su cosa sia stato raccolto in termini di documenti e prove scientifiche. E che il Giappone è alquanto restio a rilasciare; questo tipo di conoscenze scientifiche, almeno fino allo stato attuale sono poco trasmesse all’esterno. Questo potrebbe spiegare, in parte, come mai nella maggioranza dei casi, nel Mondo poco o nulla si sappia circa la coltivazione e l’utilizzo della canapa in Giappone fin dall’antico passato. La canapa viene utilizzata non solo per l’ottenimento di fibre per abbigliamento o a fini di alimentazione. Se ne trovano presenze persino nella realizzazione di corde per archi da competizione sportiva come accade nel Grand Sumo Tournament . Persino stringe e componenti delle scarpe contengono fibre di canapa in oggetti reperite in un lungo arco di tempo e di studi condotti in Giappone. La fibra di canapa è stata molto importante nel tessere sacchi che avrebbero poi contenuto un elemento basico della cultura culinaria e dell’alimentazione giapponese, ovvero il riso. La canapa è stata ed è ancor oggi importante negli utilizzi di tipo religioso come accade nel corso delle manifestazioni religiose e celebrazioni che si tengono nei templi di Scuola Shintoista.

Dal 1948, epoca del Governatorato protezionista attuato dagli USA nel periodo post-bellico, una apposita licenza che consente la coltivazione di canapa viene rilasciata annualmente su base territoriale legata alla singola Prefettura. Senza questa specifica autorizzazione, la coltivazione di canapa è vietata in modo assoluto, cioè al di là dello scopo più o meno dichiarato dai singoli coltivatori. La legislazione infatti risentiva dei sentimenti di dubbio legati alla potenziale coltivazione di canapa ad uso di creazione di sostanze stupefacenti. Oltretutto, man mano che sostanze oleose (anche e soprattutto a scopo alimentare) di altra origine (vista anche l’influenza della presenza USA sul territorio giapponese) si andavano diffondendo, la coltivazione di canapa per estrazione di olii è diventata -anno dopo anno- sempre più ristretta se non rara. Correlativamente, il numero di personale agricolo e coltivatori che trovavano in questo specifico segmento di mercato il proprio core business ha via via preferito tralasciare questo tipo di coltura.

La coltivazione di canapa in Giappone era pari ad una estensione di 4049.2 acri soprattutto per ottenimento di fibre vegetali e individuazione di semi autoctoni e pari ad una scala di 25.118 individui impiegati nel settore lavorativo fino al 1950. Per fare un raffronto, nel 1996 si è giunti a soli 12.4 acri complessivi secondo quanto conferma lo stesso Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste al giorno d’oggi. Di quella somma finale, 12.0 acri nella sola Prefettura di Tochigi, circa 50 chilometri a Nord di Tokyo. Oggi vi sono solo 102 coltivatori di canapa (Dati del Ministero della Salute e del Welfare, Divisione Narcotici Bureau Sicurezza Farmaceutica e Medicale aggiornati al 1999, il trend è poi stato in ulteriore discesa). Attualmente la coltivazione di canapa è destinata solo per fibre di archi sportivi professionali, cerimonie religiose e manufatti folcloristici. Gli esperti, in buona sintesi, affermano che la selezione e coltivazione di semi specifici ed autoctoni nipponici è prossima alla definitiva estinzione, se si considera la cosa dal punto di vista dei numeri (impietosi) nell’arco di 50 anni.

Il sistema legislativo che regolamenta la coltivazione di canapa in Giappone si basa essenzialmente su cinque specifiche leggi: la Legge sul Controllo delle Droghe ad uso Narcotico e Psicotropo entrata in operatività nel 1990; la Legge sul Controllo della Cannabis del 1948; la Legge sull’Oppio del 1954; la Legge sul Controllo delle Sostanze Stimolanti del 1951; la Legge sui casi speciali ascritti ai Narcotici corrispondente al Nuovo Accordo del 1991, entrata in azione in pari anno.

In buona sostanza, la Legislazione giapponese che regolamenta il settore della Cannabis è alquanto lacunosa e risente degli effetti derivanti dallo stato di confusione legislativa riscontrabile alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Come è facile immaginare, alla fine del conflitto mondiale, nella Dieta giapponese era alquanto complesso poter dirimere tale settore nel linguaggio parlamentare dell’epoca, oltretutto sotto tutela degli Stati Uniti. Così, la definizione giuridica che consente di chiarire nettamente cosa sia consentito e cosa sia vietato circa la coltivazione di canapa oggi in Giappone, porta con sé questa specie di difetto giuridico-legislativo congenito ed ancor oggi in gran parte irrisolto. Se la canapa è recepita come una sostanza narcotica o stupefacente è necessario descrivere precisamente il tipo e la specie di Cannabis Indica. In ogni caso, gli esperti consigliano di scrivere nel testo di legge qualora si tratta solo di Cannabis Sativa L. usata principalmente come coltivazione destinata ad ottenimento di fibre. E’ sorprendente, inoltre, che lo scopo della legge non sia affatto menzionato nel testo in oggetto, affermano gli studiosi del settore. Si può essere, quindi, arrestati per possesso di canapa, senza distinzione se si tratti di ‘Indica‘ o ‘Sativa‘, il che dimostra -affermano gli studiosi esperti, che la Legge di settore in Giappone è parecchio difettosa.

La canapa in Giappone: difetti giuridici e retaggi preconcetti La coltivazione di canapa in Giappone risale all’antico passato ma la legislazione nipponica post II Guerra Mondiale contiene ancor oggi parecchi difetti di definizione, con tutto quel che ne consegue in una coltivazione che s’è andata parecchio restringendo nel Tempo">