Politica Esteri

Italia: cannabis, con Salvini fuori dal governo, legalizzazione più vicina? Rassegna stampa della canapa nelle testate estere, dal 16 al 20 settembre 2019

Dopo la fuoriuscita di Salvini dal Governo, si sono riaperte nuove grandi speranze riposte a favore dell’Italia e che la vedono come potenziale prima Nazione nell’Unione Europea a legalizzare la cannabis. L’ex Ministro degli Interni, infatti, aveva adottato una stretta sulla produzione e soprattutto sulla commercializzazione, riscuotendo anche una sentenza della Corte Costituzionale che vieta ogni tipo di stupefacente. Ma la cannabis in commercio ha bassi livelli di THC fissati da una precedente legge in materia. Con Salvini fuori dal Governo, ora il quadro giuridico-legale può essere chiarito in via più o meno definitiva. Importante ricerca negli USA sul rapporto tra cannabis e prodotti medicali derivati e gli effetti sul cervello umano attraverso la dopamina. L’Unione Europea approva il farmaco derivato dalla cannabis Epidiolex per la cura dell’epilessia nell’infanzia. In Israele giunge il momento dei chiarimenti definitivi a proposito della cannabis e della sua fornitura a pazienti che erano già precedentemente in cura, soprattutto dopo la chiusura della campagna elettorale per le recenti presidenziali.

 

Italia

Si guarda con grande attenzione alla rinnovata possibilità di rendere l’Italia la prima Nazione in Europa a legalizzare la cannabis soprattutto alla luce del fatto che Salvini non è più al Governo

Si tratta di un movimento culturale prima ancora che politico, che vien visto con grande interesse a livello internazionale, soprattutto alla luce del nuovo assetto governativo dove siedono accanto -l’una all’altra- componenti che non hanno posto veti di carattere negativo nei confronti della cannabis come aveva recentemente fatto l’ex Ministro degli Interni, Matteo Salvini.

Su questo tema è stato pubblicato un lungo articolo da parte della testata specializzata cannabisnow dove si spiegano anche le novità potenzialmente in atto, in base all’esempio dato dalla Regione Calabria e dalla provincia di Cosenza, nello specifico, additata come test positivo sul tema. A Cosenza, ad esempio, vi sono molti negozi e punti vendita autorizzati dove è disponibile cannabis legale e dove il relativo commercio è operativo in modo alquanto tranquillo. Uno dei punti vendita più noti è Cicileu, a pochi passi da Corso Mazzini, il centro più attivo nel tessuto urbano. Il punto vendita è stato aperto nel mese di aprile 2018, prendendo il suo nome dal dialetto locale, oltretutto celebrato persino nelle forme musicali locali reggae e rap. Le confezioni d’erba sono in bella mostra, ogni confezione reca le sue istruzioni e soprattutto tutte le informazioni di legge, come quelle relative al corretto contenuto di THC e CBD, visto che in Italia il limite ammesso è quello per il THC dello 0,6%. Nel caso in cui vi siano differenti parametri c’è la altrettanto corretta iscrizione: “solo per campione”, “per collezione” oppure “per solo uso ornamentale”. Ci sono anche bottiglie di olii estratti da infusi a base di CBD e pacchi di pasta a base di canapa. Il comproprietario di Cicileu, Antonio Agovino, nelle sue parole, esprime lo stato attuale delle cose: «Possiamo vendere CBD grazie ad un buco legislativo. Non c’è legge che afferma che si possa venderla ma non c’è nessuna legge che affermi che non lo si possa fare». In realtà, questo buco normativo ha alimentato periodi turbolenti. Nella scorsa primavera, quando Salvini era ancora Ministro degli Interni e Vice Presidente del Consiglio, fu avviata una politica apertamente anti cannabis. In quel periodo, Agovino chiuse temporaneamente il suo negozio per mettersi al sicuro. Quando Salvini, a settembre, è stato esautorato e sostituito nell’attuale governo, Agovino ha riaperto. La speranza è che il clima sia cambiato e che vi sia un atteggiamento più aperto sul tema.

Fin dal mese di giugno del 2018 Salvini ha ricoperto il ruolo di vero leader della Destra italiana. Quando si è giunti a trattare della tematica inerente la cannabis, Salvini è stato visto come la più prominente figura il cui compito prefissatosi è stato quello di impedire alcuna discussione nella direzione della legalizzazione nel Paese. Ora, dopo il cambio di vertice al Governo, avvenuto ad agosto, i sostenitori della causa oggi rivedono spazi d’azione in quest’ambito. Enza Bruno Bossio, una parlamentare del centrosinistra col PD, ha affermato la scorsa settimana che ora la strada che conduce alla legalizzazione è più chiara, come peraltro riferito al sito web specializzato Droghe. Salutando favorevolmente la fine di quella che ha definito l’oscurantismo salviniano, ha aggiunto che: «Ora possiamo finalmente aprire una discussione alla luce della nuova maggioranza giallo-rossa». I governi guidati dalle destre in Italia hanno spesso tentato di introdurre strette sulla politica moderatamente tollerante sulla cannabis fin dal 1993, quando gli elettori italiani approvarono -mediante referendum- la depenalizzazione del possesso di qualsiasi droga ad uso personale. Ma la coltivazione e la vendita sono comunque rimaste nel settore dei reati penali.

La Corte Costituzionale nel 2014 ha annullato una legge specifica del 2006 che prevedeva sentenze dure per chi avesse venduto, coltivato, o commerciato cannabis, con pene da 2-4 anni fino a 6-20 anni di carcere. Ma Salvini ha nuovamente vivificato la mano dura sul tema lo scorso mese di giugno. A maggio, infatti, aveva affermato: «Da oggi, andrò in guerra contro la cannabis, strada per strada, negozio per negozio, da quartiere a quartiere, città per città». Questa era in verità un assunto che riguarda THC a bassi livelli, prodotti venduti apertamente in appositi negozi in tutt’Italia e che certo non procura alcuno “sballo”. Alcuni fumano cannabis per ottenere CBD, altri semplicemente per ampliare il novero delle proprie esperienze.

L’Unione Europea, allo stato attuale, ha un limite del 2% di THC per la canapa legale, più basso dello 0,3% stabilito negli Stati Uniti. Ma per uso interno, cioè nel territorio italiano, la Legge 242 del 2016 stabilisce un limite dello 0,6%, ancora basso al fine di ottenere eventualmente un effetto stupefacente ma che offre più flessibilità nella disponibilità di varietà. Il giorno dopo il pronunciamento di Salvini, la Suprema Corte di Cassazione, il fattore giuridico di più alto livello nella Nazione, ha stabilito che la vendita di cannabis o dei suoi derivati è illegale nonostante la Legge 242. Il pronunciamento è stato salutato da Salvini come una vittoria ma probabilmente non aveva letto il dispositivo di legge o sperava che nessuno lo avesse fatto. Il testo, infatti, stabilisce che vi è una chiara eccezione per le ‘varietà agricole’ e ‘prodotti’ che in pratica «non esplicano alcun effetto stupefacente».

Contrariamente ai rumors messi in giro dai media, la sentenza non cambia proprio niente e la cannabis con THC a basso livello venduta nei negozi continuerà ad essere venduta ed i negozi appositi potranno continuare la loro attività commerciale come sempre. Dopo le minacce di Salvini, molti negozi avevano chiuso in attesa di tempi migliori ma soprattutto per il timore delle sue minacce. Ora hanno riaperto tutti.

Anche Cicileu ha riaperto e Agovino, il titolare, ha riaperto sempre nella stessa sede. Il suo prodotto di punta è ‘The Grandfather’s Weed’ (L’erba del Padrino). La confezione mostra anche un anziano contadino con un look rustico, un’espressione maliziosa e dei bei baffi. Si tratta di erba allo 0.2% di THC nel contenuto.

L’Italia ha uno specifico programma sulla marijuana medicale fin dal 2004 ma è posto sotto strettissimo controllo. La cannabis viene coltivata in una base militare nei pressi di Firenze e i pazienti in lista ufficiale per l’accesso alle terapie a base di cannabis possono ottenerne solo un grammo al mese presso una farmacia autorizzata. «Così le persone devono andare in strada e comprare illegalmente poiché la quantità autorizzata non è sufficiente», ha affermato Agovino in persona.

La più grande e tristemente nota organizzazione malavitosa calabrese, la ‘Ndrangheta, ha a lungo coltivato la cannabis ma ha ampiamente convertito il proprio focus imprenditoriale a favore della cocaina fin dagli Anni ’80. La gran parte delle forniture illegali proviene dall’Albania attraverso il Mare Adriatico e, come lo stesso Agovino ha confermato, spesso si tratta di roba adulterata col metadone. 

Ma la produzione legale di THC a bassi livelli attraverso la identificazione di nuove specie vegetali sta prendendo sempre più piede. Secondo Agovino, «C’è stata una vera e propria esplosione nella coltivazione di cannabis quest’anno in Calabria». Ed egli è anche fiero di far parte di questa nuova economia. Agovino -ex dipendente della società petrolifera e del ramo energia, l’ENI- afferma di essere oggi molto più felice: «Questo è il mio sogno fin da quando ero un ragazzo».

 

Stati Uniti

Cannabis e dopamina: un link rivela rischi e speranze

Alcuni ricercatori stanno esplorando la connessione tra i cannabinoidi e la dopamina nel cervello umano, una connessione che controlla fenomeni come la dipendenza e l’euforia. Le ricerche stanno rivelando sia il potenziale nei trattamenti dei disordini psichiatrici sia i rischi potenziali derivanti dall’uso eccessivo. La pianta di cannabis contiene più di 100 diversi cannabinoidi, ciascuno dei quali interagisce con il cervello umano in un modo specifico. I ricercatori si stanno concentrando sempre più sul ruolo chiave della dopamina in queste interazioni. Questo non è sorprendente, dato che la dopamina è fondamentale per il sistema compensatorio del cervello, il quale ha una parte nella creazione di motivazione derivante dal premio’, conferendo una spinta importante nei suoi aspetti euforici oppure, al contrario, ha un ruolo altrettanto importante dal punto di vista negativo, proprio perché quella spinta non la concede. Questo, quindi, rende la dopamina cruciale nella comprensione della dipendenza o altri modelli comportamentali identificati come patologici, tipo la depressione.

La ricerca in corso su cannabis e dopamina può far luce sulla recente serie di affermazioni molto pubblicizzate, che collegano l’uso di cannabis alla “psicosi e alla schizofrenia” e quali sono i rischi reali, o i potenziali benefici, in realtà.

Le prove di un collegamento cannabinoidi-dopamina stanno crescendo da un po’ di tempo. Non è ancora chiaro quale sia esattamente il collegamento e cosa significhi per gli utenti a lungo termine.

Uno studio britannico del 2016 pubblicato sul sito del National Center for Biotechnology Information ha trovato che: «La prova a disposizione indica che l’esposizione al THC produce effetti complessi potenzialmente a lungo termine sul sistema dopaminico, compresa la accresciuta infiammazione del nervo ed il rilascio di dopamina in risposta ad acuto THC e livello dopaminergico attutito associato con un uso a lungo termine». Questo suggerisce una immediata risonanza da «accresciuta infiammazione nervosa” ma la diminuzione si esplica poi come produzione dopaminica che è “smussata” a sua volta. Questo è un pattern che sembra essere familiare a molti utilizzatori di lungo periodo.

Un articolo intitolato «Uno studio sui cannabinoidi: Il ruolo del rilascio di dopamina nella individuazione della ricompensa», pubblicato nel 2012 da Cold Spring Harbor Perspectives in Medicine, ha revisionato diversi studi recenti per postulare infine che i problemi con il rilascio della dopamina potrebbero essere la causa della sindrome di “astinenza da cannabis. Lo studio ha stabilito che smettere con l’uso di cannabis può causare «ansietà/nervosismo, diminuzione dell’appetito/del peso, inquietudine, difficoltà nel sonno compresi strani sogni, brividi, senso di depressione, dolore allo stomaco, malessere fisico, tremore, sudorazione». Tutto questo può sembrare un po’ esagerato, ma è plausibile che la cannabis crei il desiderio nei suoi confronti, giocando con il sistema di ricompensa regolamentato dalla dopamina. «È probabile -il documento ha concluso- che questi sintomi di astinenza contribuiscano alla dipendenza da cannabis attraverso processi di rinforzo negativi».

Secondo il National Institute on Drug Abuse (NIDA), gli effetti del THC sull’atteggiamento sono determinati da due tipi di neuroni: i neuroni GABA e i neuroni glutammatergici (rilascio di glutammato). Le cellule GABA (per l’acido gamma-amminobutirico, il tipo di neurotrasmettitore che queste cellule intercettano) bloccano il rilascio di dopamina in ordine al tenere il tutto più stabile ma il THC può inibire il rilascio di neuroni GABA.

Quando i neuroni GABA sono inibiti, si può ottenere un certo effetto piacevole da dopamina. Quando le cellule glutammatergiche sono inibite, il cervello è deprivato di glutammato che assomiglia alla dopamina, è associato con il piacere ed è vicino all’interagire con esso.

Questo effetto duplice potrebbe spiegare perché alcune persone godono dell’uso della cannabis mentre altre sembrano non avvertire alcun effetto: «Se il farmaco è sperimentato come gratificante o avverso, dipende in gran parte da quale dei due tipi di neuroni è inibito maggiormente», afferma NIDA. E questo può variare da organismo ad organismo «Col risultato che quando una persona è esposta a THC, l’esperienza può essere di natura avversativa o neutrale».

Ricerche recenti hanno guardato ai cannabinoidi come possibili trattamenti per disturbi psichiatrici -e come la maggior parte di tali trattamenti- questo ha a che fare con l’impatto su come la dopamina viene prodotta e trasmessa nel cervello. I tradizionali “antipsicotici” sembrano funzionare controllando il rilascio di neurotrasmettitori come dopamina, noradrenalina, acetilcolina e serotonina. Un articolo di agosto apparso su Medical Life Sciences News afferma, dopo aver esaminato sei studi peer-review: «L’ipotesi della dopamina, che ha dominato il trattamento della psicosi fino ad oggi, postula che un eccesso di dopamina nel cervello provoca sintomi psicotici». I farmaci antipsicotici ampiamente in uso oggi si legano ai recettori della dopamina, riducendo così la produzione di dopamina. Ma per coloro che non rispondono a questi farmaci tradizionali, i cannabinoidi vengono esplorati come un trattamento alternativo. «Il CBD è particolarmente considerato come una possibile nuova classe di trattamento per la psicosi». Citando studi recenti, il rapporto di Medical Life Sciences rileva: «Quando si esaminano gli effetti del CBD in aggiunta ai farmaci antipsicotici convenzionali, si riscontrano modesti miglioramenti sulla cognizione e sull’impatto della malattia sui pazienti sulla loro qualità di vita e sul funzionamento globale». Ma se il CBD sta calmierando la dopamina, il THC potrebbe inondare i neurorecettori con questo elemento, almeno inizialmente. Questo perché -mentre il CBD sembra essere un antagonista dei recettori CB1 del sistema endocannabinoide- il TCH sembra attivare gli stessi recettori CB1, causando sensazioni di euforia.

 

Gran Bretagna

L’Unione Europea approva l’Epidiolex come trattamento per le crisi epilettiche dell’Infanzia

L’Unione Europea ha approvato l’Epidiolex come trattamento di due condizioni riguardanti l’epilessia nell’Infanzia. E’ la prima volta che l’Unione Europea ha approvato una medicazione a base di prodotti correlati alla cannabis. L’Unione Europea, infatti, ha approvato il farmaco derivato dalla lavorazione della cannabis, Epidiolex, prodotto dalla GW Pharma, per due specifiche condizioni legate all’Epilessia nell’Infanzia, secondo quanto riporta la stessa fonte giornalistica BBC. Questa approvazione ufficiale segna in modo storico la prima volta nella quale l’Unione Europea abbia approvato un farmaco derivante dalla lavorazione della cannabis a livello della intera Comunità.

Il farmaco è stato approvato come opzione di trattamento per i bambini così come per i ragazzi nel caso specifico di due soggetti sofferenti di Sindrome Lennox-Gastaut o Sindrome Dravet.

Ley Sander, Direttore Medico presso l’Epilepsy Society e Professore presso la Cattedra di Neurologia presso University College London, ha affermato che il farmaco: «Porterà nuove speranze ad alcune famiglie e la approvazione dell’Unione Europea lo si può considerare un passo di sicuro impatto positivo».

Il mese scorso, il National Institute for Health Care and Excellence, un gruppo politico del Regno Unito, ha deciso di non consigliare la prescrizione il CBD con clobazam per le condizioni di Epilessia resistenti ai trattamenti farmacologici, citando il fattore legato alla scarsa conoscenza sull’efficacia dei trattamenti a lungo termini. Epidiolex è realizzato con trattamento da CBD e clobazam. Nel 2018, il Regno Unito ha approvato alcuni farmaci contenenti THC per il trattamento di talune condizioni per le quali altre opzioni farmacologiche avevano fallito. Quelle prescrizioni erano rare nella Nazione. In ogni caso, il farmaco sintetico da THC. Il Nabilone è stato approvato per il Paese per singole persone in trattamento con chemioterapia ed il Sativex è stato approvato per persone con Sclerosi Multipla

A febbraio, l’Unione Europea ha approvato una risoluzione per aiutare Paesi Membri a togliere dalla Scheda dei farmaci non consentiti la cannabis, seguendo una specifica raccomandazione emessa dalla Organizzazione Mondiale della Sanità OMS- Quella risoluzione pone priorità sugli studi di origine scientifica e clinica connessi alla cannabis.

 

Israele

L’Alta Corte dovrà decidere: la riforma della cannabis sarà fermata oppure no?

L’Alta Corte ed i suoi giudici dovranno esprimersi entro domenica se accettare o no la petizione riguardante il blocco della riforma sulla cannabis oppure no. Entro domenica i giudici dell’Alta Corte dovranno confrontarsi su una petizione riguardante lo stop alla riforma farmaceutica, basata grandemente sul fatto che la riforma ed il trasferimento dei pazienti a favore di una nuova regolamentazione non sono fattori basati su un soddisfacente parterre scientifico o su valida base medica.  Nella petizione, presentata da Ady, Miriam Brainin, Jasmine Mizrahi, i proponenti affermano che secondo loro il direttore generale Yuval Landschaft avrebbe formulato procedure che porterebbero i pazienti a dover interrompere il trattamento e a partecipare a ciò che essi definiscono “esperimenti umani”. In un’altra presentazione di petizione, tenutasi alla fine del mese di marzo dell’anno corrente, il Ministero della Salute e l’Autorità di Salute Pubblica hanno cercato di risolvere alcune delle richieste contenute nella petizione su una base patch-to-patch, ad esempio, attraverso l’approvazione di forniture in farmacie di prodotti non conformi in ordine a colmare una eventuale carenza di forniture, in contrasto con le procedure che erano state stabilite inizialmente.

Poi il Ministro della Sanità ha dichiarato e disposto il sequestro e la confisca della produzione di cannabis dai magazzini aziendali ed ha ordinato alle aziende di iniziare a rifornire le farmacie le quali avevano lamentato la necessità di dover compensare le carenze riscontrate nella gestione delle scorte, oltre che le carenze nelle scorte stesse. Queste, infatti, avevano creato grandi problemi ai pazienti che erano stati registrati secondo il vecchio ordinamento successivamente emendato attraverso “Better” e “IMC”.

Il Ministero della Sanità ha anche annunciato l’estensione automatica delle licenze per tutti i pazienti così come qualsiasi altro tipo di estensione per quei pazienti che si mostrano d’accordo nel passare alla nuova legislazione in materia. E’ stato anche annunciato che i controlli sui prezzi potrebbero imporre uno stop alla crescita da 3 a più volte circa i costi di gestione, sebbene questa procedura non sia ancora stata di gran successo. Le procedure sui pesticidi ammessi, la capacità dei farmacisti di fornire cannabis in dosi e quantità differenti da quelle previste dai dottori ed altre linee di procedure, tutte improntate ad alleviare le richieste contenute nelle petizioni, sono state anch’esse tutte aggiornate. In ogni caso, sulla base della richiesta iniziale per la quale la riforma è basata su determinazioni non-mediche, il Ministero della Salute ha reso tutti sicuri di voler ignorare completamente la questione almeno per un lungo periodo.

Nel corso della prima audizione tenutasi a giugno, il Giudice cittadino Hanan Meltzer del Ministero della Sanità, compreso lo stesso Landschaft , che era presente nella sala centrale, ha affermato che gli esperimenti umani erano proibiti e che quella cautela avrebbe dovuto comunque essere esercitata. «La prima regola è non far del male», ha spiegato ed ha poi chiesto a Landschaft: «Cosa faresti coi pazienti che si ritrovassero danneggiati con questo tipo di trattamento? ». Queste argomentazioni sono lontane dall’avere una chiara risposta eccetto per la spiegazione che questa è una procedura dinamica che ha bisogno di tempo ma alla fine dell’intero quadro, tutto sarà sistemato in modo tale che tutti i pazienti potranno ricevere la miglior cura del caso.

I firmatari della petizione hanno risposto che tutte le franchigie dichiarate dal Ministero della Salute durante il periodo in cui la petizione veniva formalizzata, erano in realtà una specie di “tangente” che il Ministero sta cercando di dare ai pazienti per la tentazione di acconsentire al nuovo regolamento. Dicono che non è ancora stato spiegato sulla base di quale argomentazione siano state fissate le procedure di riforma, perché i pazienti sono costretti a ricevere prodotti di un tipo diverso da quelli a cui erano già abituati, in quantità limitate, senza l’obbligo di esporre varietà, senza riguardo per la varietà di principi attivi e a prezzi molto più elevati e se eventuali forniture sono disponibili per tutti. In risposta, il Ministero della Salute ha chiesto alla Corte di includere le aziende che operano nel settore della cannabis e le farmacie, le quali successivamente hanno presentato la loro risposta alla questione. La maggior parte di esse ha sostenuto la riforma, sostenendo di aver già investito ingenti somme di denaro nello sviluppo e nella creazione di strutture ai sensi dei nuovi regolamenti e che abrogare o ritardare l’attuazione della riforma causerebbe loro gravi danni economici. La corte ha respinto la richiesta di decine di pazienti di unirsi alla discussione. Questa domenica alle 11.00 tre giudici dell’Alta Corte discuteranno ampiamente sul tema, Hanan Meltzer, Neil Handel e Noam Soldberg, per decidere se soddisfare la richiesta del firmatario e congelare la riforma fino a quando le parti non raggiungeranno un accordo in un procedimento arbitrale. Tale arbitrato può anche richiedere mesi e fermare effettivamente la riforma e consentire ai pazienti e ai produttori di continuare ad applicare il vecchio regolamento, vale a dire, la consegna diretta ai pazienti piuttosto che attraverso le farmacie. Se i giudici respingeranno la petizione, potrebbero essere presentate decine di petizioni individuali da parte di pazienti direttamente interessati alla materia del cambiamento dell’ordinamento vigente, così come sono interessati anche alle variazioni di prezzo. La discussione è aperta al pubblico.

 

Israele

Le fake news: il primo coffee shop aperto nello Stato Ebraico

Alcuni media locali riportano l’apertura del primo coffee shop in Israele. Ma si tratta di una fake news che potrebbe risultare pericolosa per gli stessi avventori che vi si recassero e che siano pazienti già in cura con trattamenti a base di prodotti derivati dalla lavorazione o estrazione di olii da cannabis. Si tratta di informazioni riportate da News Reporter 12 e da “Mako”, una notizia relativa alla apertura del primo coffee shop d’Israele e che è finita sui programmi di prima serata come “First Edition”. 

La verità è che non apre propriamente un cofeeshop, che non apre oggi e non è nemmeno il primo in Israele, come riporta il testo dove si cita Amit Moreno, quale fondatore dell’iniziativa, il quale non ha stoppato il corrispondente dal farlo apparire in televisione sotto il titolo “Amsterdam a Beer Sheva”. Non c’era motivo di fare riferimento a questo report se non fosse stato per decine di migliaia di lettori che erano stati già esposti alla notizia e poi vi è il fatto importante che una mossa come quella che Amit Moreno sta progettando, o sognando di fare, potrebbe portare a revocare le licenze di cannabis medica per i pazienti malati, o peggio, a incriminarli. Per qualche motivo, il sito Mako e News Reporter 12 stanno pubblicando i commenti di Moreno senza alcuna verifica specifica per le quali risulterebbe che “tutto è legale”, anche se la procedura ufficiale del Ministero della Salute per il consumo di cannabis fuori l’ambiente domestico da parte dei pazienti che hanno ottenuto il permesso di consumare cannabis sotto forma di olio o di sola inalazione, non fumare, e nessun’altra autorizzazione di legge che regolamenta la materia. La verità, come tutti coloro che non si accontentano dei rumorosi titoli e sanno per conoscenza approfondita, è che si tratta di un’iniziativa non originale di stabilire un caffè che includerà il fumo di cannabis da composto specifico per i pazienti autorizzati alla sola cannabis medicale.

Naturalmente, contrariamente a ciò che viene definito come un coffee shop, come tutti coloro che hanno visitato Amsterdam sa, nel nuovo posto la cannabis non sarà acquistata ma sarà presumibilmente fumata solo da pazienti autorizzati, anche se questo è vietato dalla legge. Secondo Moreno, che non viene identificato col suo nome completo e si presume essere uno dei leader del movimento “Legalize Now”, movimento che non è riconosciuto dalle altre organizzazioni che operano a favore della legalizzazione, come p stato già ampiamente riportato in altre sedi, il caffè che intende aprire “E’ un modo per portare alla legalizzazione”.

Contrariamente al comune modo di comunicare la cosa sui media, dove si riporta l’apertura del Cup nella giornata di ieri, Amit Moreno intende realizzare quel posto in futuro oppure, a suo dire, «Siamo senza il budget anzi chiediamo se ci sia qualcuno che ci dia una mano, la cosa può avere grandi prospettive». Va notato che ci sono già club che permettono ai pazienti di consumare cannabis medica che portano da casa loro, quindi anche se fosse un caso del genere non è originale.

Il Ministero della Salute ha chiarito nella sua risposta alla rivista Cannabis Magazine che la procedura ufficiale non è stata modificata o aggiornata in alcun modo e quindi vieta ancora ai pazienti di fumare cannabis medica fuori casa, oltre a proibire l’uso di cannabis medica in presenza di un’altra persona.

Italia: cannabis, con Salvini fuori dal governo, legalizzazione più vicina? Rassegna stampa della canapa nelle testate estere, dal 16 al 20 settembre 2019">