Politica Esteri

Indonesia: cresce il movimento a favore della legalizzazione della cannabis Rassegna stampa della canapa nelle testate estere, dal 10 al 14 febbraio 2020

Il Continente Asiatico potrebbe fornire un’altra grande sorpresa, dopo la legalizzazione della cannabis ad uso medicale in Thailandia. Questa volta, la grande novità potrebbe venire dall’Indonesia, il più vasto arcipelago al Mondo e la Nazione musulmana più popolosa al Mondo. Vi sono molte barriere culturali e di lobby economiche, soprattutto quella del tabacco ma i movimenti pro legalizzazione stanno acquisendo sempre più apprezzamento in Indonesia. Sempre in Asia, il Nepal, dove la cannabis è vietata da decine di anni, il Partito Comunista Nepalese sta seriamente riflettendo di sganciarsi dalle volontà di Paesi terzi, soprattutto occidentali e decidere in autonomia di legalizzare la cannabis. Negli Stati Uniti va prendendo quota la ristorazione a base di prodotti derivati dalla cannabis in alta fascia, quasi un simbolo di status con elevati costi di acquisto. Lo strano caso del Kentucky: i parlamentari del Governo locale stanno valutando se legalizzare o no la cannabis, che porterebbe grandi vantaggi soprattutto dal punto di vista economico e sempre nel Kentucky, a causa delle leggi restrittive in materia, le Forze di polizia stanno effettuando numerosi sequestri e intentando procedimenti sempre a causa dell’uso o diffusione di cannabis.

 

Indonesia

I movimenti ed attivisti a favore della legalizzazione ora affermano che si può fare nel Paese musulmano più popoloso al Mondo

Collocato tra l’Oceano Indiano ed il Pacifico, l’Indonesia è il più grande Arcipelago del Pianeta. Ed è la casa di più di 240 milioni di persone, un Arcipelago ricco in cultura, pieno di Natura rigogliosa dove però poco risalta la marijuana .

Il Governo indonesiano potrebbe ora veder lasciato sul tavolo parecchio denaro che potrebbe invece introitare se solo seguisse gli stessi passi già intrapresi dalla Thailandia; la cannabis medicale è stata legalizzata nel Regno di Thailandia il 26 dicembre 2018. Si è previsto che il settore possa raccogliere circa 661 milioni di dollari entro il 2024, l’industria è già abbastanza avanti per avviare un ciclo produttivo e redditizio di notevoli dimensioni. Insomma il settore cannabis e la legalizzazione sono in Thailandia così avanti che i sostenitori della cannabis thailandese ora stanno nientemeno spingendo per la legalizzazione della cannabis ricreativa.

Gli sviluppi della cannabis si stanno verificando anche in altre parti dell’Asia; l’erba potrebbe essere illegale in Cina, ma i produttori cinesi di CBD (cannabidiolo) riforniscono i compratori stranieri della sostanza non psicoattiva, che potrebbe far guadagnare 15 miliardi di dollari al Continente entro il 2024; a settembre, il Governo indiano ha annunciato che permetterà la ricerca sulla cannabis medica per la prima volta; anche se illegale a Singapore, l’azienda di coltivazione industriale di cannabis CannAcubed sta coltivando la canapa. La canapa è cannabis che contiene lo 0,3% (o meno) del composto psicoattivo THC (tetraidrocannabinolo).

Tenendo conto di quanto sopra, l’Indonesia è chiaramente mancante sul ‘Green Rush’ che si sta diffondendo in gran parte dell’Asia. Tuttavia, nonostante la severa proibizione, non si perde ogni speranza per la riforma della cannabis in Indonesia. Una recente intervista condotta con i membri fondatori e del team di un movimento pro-cannabis noto come ‘LGN’ porta a credere che l’erba legale potrebbe essere all’orizzonte. Un giorno, per lo meno.

Abbreviazione di Lingkar Ganja Nusantara che si traduce in Cannabis Circle Archipelago in inglese, LGN è un gruppo di primo piano che lavora per la riforma della cannabis in Indonesia. Composto da circa 55 membri, @LGN_id ha raccolto oltre 271.000 follower su Instagram da quando il gruppo è stato fondato nel 2010. Fin dalla sua creazione, il team LGN ha ospitato e/o partecipato a oltre 100 eventi. Il noto gruppo sta compiendo passi da gigante verso la realizzazione delle seguenti missioni in tutta l’Indonesia: Essere il centro di ricerca ed educazione della cultura della cannabis indonesiana; Lottare per ildiritto di coltivare, consumare e conservare la cannabis per ogni cittadino indonesiano, così come costruire un movimento di pensiero che sia armonico con i principi della Natura; Sviluppare un ecosistema sostenibile dell’impresa sociale.

La cannabis e l’hashish in Indonesia si affiancano alle droghe illecite pericolose del gruppo 1, come eroina, cocaina, mescalina, MDMA (ecstasy), psilocibina, mescalina, LSD, anfetamina, metanfetamina, oppio e derivati dell’oppio.

Mentre l’Indonesia è prevalentemente musulmana, l’isola paradisiaca di Bali è principalmente un’isola indù.

Nell’Islam, la cannabis, a causa dei suoi effetti inebrianti che, naturalmente, dipende in realtà dalla specie, è ritenuta religiosamente proibita.

Qualcosa che sta seriamente muovendosi nel settore dell’erba legale in Indonesia è l’industria florida del tabacco. Circa il 70% degli uomini adulti indonesiani fuma, sulla base dei dati pubblicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Il movimento della cannabis LGN è stato rallentato dai giganti del tabacco, che hanno venduto 272 miliardi di sigarette in tutta l’Indonesia durante i primi sei mesi del 2018.

Nel 2017, il presidente Widodo – meglio conosciuto come ‘Jokowi’ – ha incaricato i funzionari di polizia di sparare a vista sui sospetti trafficanti di droga. Jokowi era al potere quando i leader dell’anello Bali 9 del narcotraffico –i cittadini australiani Andrew Chan e Myuran Sukumaran– hanno pubblicamente affrontato la pena di morte da plotone di esecuzione nel 2017.

La cannabis in Indonesia è stata bandita nel lontano 1927, durante il periodo coloniale olandese. Nel 1976, è stata classificata come droga Scheda 1 dopo l’emissione della legge n. 9 del 1976; ora legge n. 35 del 2009.

Nonostante il proibizionismo, l’Indonesia è uno dei maggiori mercati della droga in Asia; nel novembre 2017, il rappresentante principale dell’Agenzia Nazionale Antinarcotici, Sulistiandriatmoko, ha annunciato che ci sono quasi sei milioni di persone che si dilettano in droghe illegali in tutto l’arcipelago.

Educare l’opinione pubblica indonesiana al fatto che la legalizzazione della cannabis comporta notevoli benefici – non solo per l’economia ma anche per la società nel suo insieme – è qualcosa che è necessario su vasta scala per capovolgere la bilancia.

L’istruzione è essenziale per rendere la popolazione indonesiana consapevole dei benefici della cannabis. La pianta ha una reputazione tabù, ma il problema sta nella mancanza di consapevolezza.

 

Nepal

I parlamentari presentano proposta per legalizzare la coltivazione e l’uso di cannabis

La cannabis in Nepal è stata messa fuori legge decine di anni fa. Oggi i parlamentari nepalesi hanno presentato una proposta in Parlamento finalizzata a legalizzare la cannabis, decenni dopo che la marijuana è stata posta fuori legge nella Nazione Sud Est Asiatica, dopo le richieste in tal senso, presentate da svariate Nazioni Occidentali, Stati Uniti in primis . La proposta è stata avanzata da Birodh Khatiwada, un legislatore e membro del Partito Comunista Nepalese al governo del distretto di Makawanpur.

Il Makawanpur è uno dei maggiori produttori di marijuana illegale del Paese, marijuana che è stata vietata nel 1973 con l’approvazione della Narcotic Drugs Control Act in risposta alle pressioni da parte degli Stati Uniti e di altre nazioni. I consumatori di cannabis possono essere condannati fino a un mese di carcere, mentre i trafficanti rischiano pene detentive fino a 10 anni.

Affermando che ben 65 paesi, compresi gli Stati Uniti, il Canada e la Germania da allora hanno legalizzato la cannabis, Khatiwada ha detto che è tempo che il Nepal faccia altrettanto.

Khatiwada ha anche aggiunto: Legalizzare la marijuana aiuterà i poveri agricoltori e dal momento che la maggior parte del mondo occidentale, il motivo per il quale inizialmente ci era stato chiesto di renderlo illegale, hanno già terminato il proibizionismo, anche il Nepal dovrebbe anche revocare tale divieto”.

Il Nepal ha una inveterata tradizione nella coltivazione e nell’uso della cannabis che risale a secoli fa, arrivando al suo culmine di notorietà negli anni ’60 con l’emergere della cultura hippie, che ha apprezzato la versione artigianale locale di hashish nota come Charas. Dopo la proibizione, tuttavia, il governo ha annullato tutte le licenze per i coltivatori di cannabis, commercianti e negozi, spingendo l’industria verso il mercato illegale.

La coltivazione illegale, tuttavia, è proseguita nel tempo ed è apertamente consumata al Festival annuale in onore del Dio Indù Shiva, che si svolge alla fine del mese in corso. La proposta di Khatiwada, presentata alla fine del mese scorso alla Camera dei Rappresentanti del Paese, ha ricevuto il sostegno di 45 colleghi parlamentari del Partito Comunista Nepalese.

Il parlamentare ha detto che la cannabis è adatta al clima del Paese e al terreno montagnoso, fornirebbe così, un’opportunità economica per gli agricoltori rurali che contribuirebbero a migliorare il loro tenore di vita. La Marijuana ha molteplici usi. Aiuta anche a guadagnare valute estere e produrre farmaci, ha affermato Khatiwada.

La proposta di legalizzare la cannabis è sostenuta da diversi membri influenti ed ex leader del Partito Comunista del Nepal, tra cui Janardan Sharma, Pampha Bhusal, ex oratore Onsari Gharti ed ex deputato Purna Kumari Subedi.

Tuttavia, prima di entrare in vigore, deve essere discussa dal Governo e approvata dalle due Camere del Parlamento nepalese. Gokul Baskota, ministro dell’Informazione e della Tecnologia delle Comunicazioni, ha dichiarato che il Governo non ha ancora adottato alcuna misura per approvare la proposta.

 

Stati Uniti

Negozi che vendono pizze a 75 dollari al pezzo? Potrebbe essere una cosa non troppo pazza

Al momento Raul Molina sta già vendendo pizze a quel prezzo, insieme a burger, ali di polo ed altri cibi preparati freschi ed offerti nei suoi Café Molina che opera in partnership al Mint Dispensarya Tempe, Ariz, dove uno speciale chef crea cibi per chi soffre di fame chimica per i cittadini dello Stato che abbiano prescrizioni mediche per la marijuana terapeutica . Per quel che si sa, potrebbe essere l’unica cucina del genere in tutti gli Stati Uniti. “L’anno scorso abbiamo preparato 300 pizze per il Super Bowl Sunday. Abbiamo esaurito tutto già alle 11ha riferito Molina durante un recente tour del suo locale, una settimana prima della grande partita. Quest’anno prevedono 100 pezzi.

Le selezioni previste nei menu che devono essere consumati a casa, non sul posto- variano nei prezzi da $7,50 per un’insalata verde mista con 25mg di estratto di cannabis nel condimento, a $ 75 per una pizza (top seller del caffè), poi ci sono hamburger, alidi pollo, maccheroni, o involtini con una dose massima di 1,000mg.

Dosi più basse sono prezzate su una scala con vari valori; patatine al formaggio e crocchette di patate top ad esempio, si vendono a $17 per un ordine con una dose di 100 mg. La maggior parte delle vendite è costituita da voci di menu con dosi nella gamma 100-250mg, ha sottolineato Molina, con dosi più elevate richieste soprattutto per le occasioni speciali. Il centro vendita di 12.000 metri quadri vende anche cibi preconfezionati, come biscotti e gomme, insieme a sigarette di marijuana preconfezionate e cannabis sfusa coltivata sul posto.

Il mercato tiene conto anche della clientela che non ha intenzione di tornare a fumare e di quella parte di clientela che ha problemi di diabete e non può assumere dolci. Così nel 2018, il centro vendita ha investito $ 700.000 nel progetto di tre mesi per costruire la cucina completamente inox aperta, che crea un menu completo di cibo caldo, tra cui opzioni vegan, così come un assortimento di prodotti da forno, con un gelato e coffee bar in via di sviluppo.Una squadra di sei chef lavora nella cucina di Mint, così attraente che ha attirato l’attenzione degli chef da raffinati ristoranti nella zona di Phoenix. Cerchiamo proprio chef creativi che vogliano creare e sperimentarsi con la cannabis”, ha aggiunto Molina ai media.

Molina ha spiegato che le ricette sono sviluppate prima che la cannabis sia lavorata, di solito trasformata in burro, salsa o glassa.

Tutto ciò che è grasso tiene bene l’olio e maschera il gusto, ha detto Molina, notando come l’olio di cannabis in cucina è tenuto in tazze suddivise per porzione, al fine di fornire le dosi corrette in base a ordini specifici.

Nel mese di marzo, il centro vendita prevede di lanciare una linea di condimenti per insalata con infusi di cannabis, condimenti e salse, tra cui ketchup e salsa piccante. La cucina offre già burro all’aglio ed erbe con infuso di cannabis, una risposta alle richieste dei pazienti.

Mentre i prodotti CBD (che contengono elementi di cannabis meno il THC) stanno aumentando in popolarità altrove, al centro vendita Mint rappresentano una piccola frazione delle vendite e Molina prevede che le vendite di CBD diminuiranno in qualsiasi mercato dove la cannabis completa diventerà legale.

Nel frattempo, Molina non prevede che i prodotti a base di THC vengano venduti nei negozi di alimentari in qualsiasi momento presto:Mancano forse dai 25 ai 30 anni ha affermato, a seconda di dove e fino a che punto l’uso della cannabis diventerà legale.

I rivenditori di alimentari continuano ad aumentare le loro offerte di piatti preparati di qualità nella forma di ristorante come soluzione per offrire un pasto rapido per i consumatori. Molti gestiscono anche farmacie, alcuni pure cliniche sanitarie.Combinare queste competenze fondamentali con la legalizzazione della cannabis presenta un notevole potenziale di vendita.

I negozianti conoscono il cibo e il benessere. Dovrebbero considerare l’idea di abbracciare la cannabis al di là dei confini sicuri dei prodotti CBD, se l’opportunità si presenta.

 

Stati Uniti

Un sondaggio mostra che la maggioranza della popolazione è a favore della legalizzazione in Kentucky

I politici e parlamentari del Kentucky stanno valutando se legalizzare oppure no la marijuana medicale. Un recente sondaggio suggerirebbe che la popolazione dello Stato ha manifestato di essere più che pronta in tal senso.

La ricerca, condotta da parte della Foundation for a HealthyKentucky, una associazione non profit che opera in quello Stato, ha trovato che un netto valore di 9 su 10 cittadini interpellati sia “favorevole alla approvazione della legalizzazione ed all’uso della marijuana a scopo terapeutico e medico se anche i dottori consigliano tali misure terapeutiche”.

Inoltre, il sondaggio ha trovato che il 59 per cento degli abitanti del Kentucky sostiene la concessione all’utilizzo della marijuana nell’ambito di particolari circostanze, e un 26 per cento ha affermato di sostenere anche la marijuana libera pure per scopi ricreativi.

Questi numeri dimostrano un cambiamento radicale nelle propensioni verso l’uso della cannabis, almeno così come traspare dagli studi condotti dai sondaggisti. Nel 2012, l’ultima volta nella quale sono state sottoposte a test queste tematiche nel Kentucky, il 78 per cento ha affermato che sostenevano la cannabis medicale mentre solo il 38 per cento ha affermato di sostenere l’uso di marijuana solo in specifiche circostanze, solo il 26 per cento ha affermato di voler sostenere la marijuana a scopo ricreativo.

Questo più recente sondaggio, che è stato condotto tra il 16 Ottobre ed il 6 dicembre del 2019, attraverso interviste telefoniche su 1.559 soggetti interpellati nel Kentucky nelle fasce di età adulte e che mostravano -almeno apparentemente- di non aver alcuna preclusione di tipo intellettuale o ideologico nei confronti del tema in oggetto.

Il 95 per cento dei Democratici ha affermato di essere a favore della legalizzazione per scopo terapeutico, in comparazione col 90 per cento dei Repubblicani. Secondo il sondaggio, il 68 per cento dei Democratici sostiene l’uso della cannabis solo in alcune circostanze, mentre il 51 per cento dei Repubblicani afferma lo stesso.

Il sondaggio giunge nel momento in cui -nell’ambito della Legislatura attuale- circolano numerose proposte in merito. I legislatori repubblicani della Camera Statale si sono impegnati aattuare la House Bill 136, una misura giuridico-legale per legalizzare la marijuana medica, all’inizio della Sessione 2020.

Il progetto di legge non è riuscito ad essere prodotto dallacommissione l’anno scorso ma da allora la legislazione ha ottenuto impegni da parte di decine di altri rappresentanti della Camera Statale. Oltre a quel disegno di legge, presso la Camera Statale Cluster Howard, un democratico, ha pre-depositato la legislazione nel mese di dicembre per fare una serie di riforme alla legge sulla marijuana del Kentucky. La proposta di Howard renderebbe legale per gli adulti dai 21 anni in su l’acquisto, il possesso e il consumo di marijuana, mentre allo stesso tempo consentirebbe la creazione di un quadro per la regolazione e la tassazione delle vendite ricreative al dettaglio, tra altri cambiamenti in discussione.

Altri Stati hanno dimostrato che legalizzare la cannabis per uso adulto è una situazione alla fine vantaggiosa per tutti coloro che ne sono variamente coinvolti”, ha affermato Howard in quel tempo. “È un grosso generatore di entrate”.

Tale progetto di legge libera la prigione della critica pre-ideologica e amplia lo spazio della discussione. Aiuta a contrastare l’epidemia di oppiacei mortali. Dà agli agricoltori una nuova rendita di denaro. Più aspettiamo, più perdiamo per strada questi benefici”.

 

Stati Uniti

La DEA afferma che il Kentucky ha il maggior numero di piante di cannabis illegali pro capite del Paese

Sia per quel che riguarda la cannabis ad uso ricreativo sia per uso medico, la marijuana è comunque ritenuta illegale nel cosiddetto ’Bluegrass State’, ovvero il Kentucky .

Uno dei 17 Stati che deve ancora legalizzare la marijuana ricreativa o medicinale è il sito di alcuni dei più imperativi sequestri e azioni di controllo della Drug Enforcement Administration nel Paese.

L’anno scorso, i funzionari della DEA hanno sequestrato e distrutto 418.076 piante di cannabis nel Kentucky. Ma il Kentucky si è distinto per la proporzione di quelle piante rispetto agli abitanti dello Stato. Una recente analisi degli American Addiction Centers ha scoperto che la DEA aveva distrutto 9.356 piante di cannabis ogni 100.000 persone che vivevano nello Stato.

La California ha avuto il secondo numero di arresti condotti dalla DEA pro capite ma con 4.572 piante ogni 100.000 abitanti dello Stato, non riesce a stare al passo con il Bluegrass State.

Il Kentucky ha anche portato a casa grandi onori per avere la maggior quantità pro capite di siti di coltivazione illegale distrutti, cioè 15 per 100.000 persone, raddoppiando il secondo competitor ovvero West Virginia, che ha timbrato il cartellino in solo 7.4 siti per 100.000 persone.

Lo Stato potrebbe vedere la legalizzazione della marijuana medica il prossimo anno. La House Bill 136 del Kentucky stabilirebbe così un programma aperto ai pazienti con malattie debilitanti e forti dolori e il suo co-sponsor Jason Nemes, dice di avere i voti necessari per approvare la legislazione presso la Camera dei Rappresentanti dello Stato nel 2020.

L’analisi degli American Addiction Centers ha riferito che gli Stati con il minor numero di arresti della DEA erano il Massachusetts e il Wyoming, che sono stati praticamente senza che una singola pianta fosse sequestrata nel 2018. Delaware, DC, Maine, Massachusetts, Minnesota, North Dakota, Pennsylvania, Rhode Island, South Dakota, Vermont e Wyoming tutti hanno riferito di avere zero crescita nel numero di siti distrutti dalla DEA in quello stesso anno.

Il legame tra i tassi di attività illegale e legale della cannabis negli stati non era chiaro dal rapporto. La California, che aveva alcuni dei più alti tassi di piante illegali di cannabis sequestrate dalla DEA, ha ottenuto la marijuana medica legale dal 1996. Il Wyoming, che ha mostrato con vanto circa le zero piante distruttee non ha alcun sistema medico o ricreativo legale, è apparentemente la maggior entità che lavora la più grande massa di cannabis rispetto a qualsiasi altro Stato, oggi attestato a 1.095 libbre per 100.000 (l’American Addiction Centers teorizza nella relazione che questa marijuana proviene da altri Stati dove è legale).

I totali complessivi dei fusti delle piante di cannabis della DEA sono scesi in modo significativo. Nel 2018, l’agenzia ha nominato 2,82 milioni di impianti, mentre nel 2017 tale cifra si attestava a 3,38 milioni.

Il Governo è stato sicuramente ancora impegnato nel sostenere il pensiero verde, anche se nel 2018, i federali hanno riferito di aver sequestrato oltre 52 milioni di dollari in attività illegali legate alla cannabis tramite il Programma di Eradicazione/Soppressione della Cannabis Nazionale della DEA.

Mentre l’industria della canapa nel Paese ha cominciato a progredire, i sostegni all’impresa sono stati più complicati. Alcuni coltivatori della canapa hanno detto di essere stati sorpresi quando agenti federali sono piombati nei loro raccolti e li hanno grandemente sequestrati perché ritenuti con un livello di THC più elevato del limite legale, limite che è stato determinato proprio per i prodotti di canapa. In California, un tale presunto mix ha portato ad un controvalore di oltre un miliardo di dollari di cannabis i cui produttori l’avevano descritta come canapa.

Ma anche dopo che la legalizzazione della cannabis medica si è diffusa in 33 Stati ed a Washington, D.C., le forze dell’ordine hanno però continuato ad accumulare arresti storici per la marijuana.

L’anno scorso, a Rhode Island, i funzionari hanno incluso sacchetti di marijuana in una operazione concentrata sullo spaccioed hanno effettuato un sequestro record all’interno di una gang di motociclisti locali, un chiaro indicatore che per molti, la cannabis è ancora visceralmente collegata con l’elemento criminale.

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