Economia Esteri

India e Canapa: un binomio antico che oggi vuole riscoprirsi L’India subisce lo scotto di fraintendimenti ideologici e preconcetti. Oggi ha però voglia di recuperare spazio nel mondo in una sua produzione autoctona molto importante

La produzione di canapa in India, in realtà, la si potrebbe considerare una filiera di derivazione culturale autoctona e antica, in quanto la canapa è stata coltivata a lungo in India fin dall’antico passato ed in modo anche alquanto estensivo. Il punto di vista (eminentemente occidentale, a dire il vero) per il quale la canapa e la marijuana vengono confuse a discapito della seconda e così esse vengono entrambe ammantante di devianza e negatività, ha complicato la proposta di un prodotto del quale l’India ha avuto grande quantità di prodotto disponibile sulle piazze internazionali. L’India, infatti, soprattutto nell’ambito tessile ha grandemente fatto appello alle qualità delle fibre della canapa dando vita così a una grande varietà di prodotti tipi dell’indotto del tessile, fino agli abiti ed ai portafogli che oggi sono uno dei “biglietti da visita” produttivi –nel ramo specifico- più accreditati sui mercati mondiali.

Fatta la debita differenziazione tra la sola parte delle infiorescenze della canapa e le sezioni che quindi contengono differenti (e più alti) livelli di tetrahydrocannabinolo THC il principio attivo psicotropo tipico della Marijuana e la rilevanza del resto della Cannabis Sativa, oggi l’apparato industriale (ma anche agricolo) indiano sta via via “recuperando” una peculiarità produttiva che s’era andata un po’ perdendo proprio a causa del punto di vista ostativo (ideologico, potremmo dire) che si era diffuso nel Tempo a livello mondiale.

Un gruppo di imprenditori indiani stanno oggi investendo con particolare interesse nel settore della coltivazione della canapa industriale visti i suoi notevoli ambiti applicativi nella Medicina e nella cura della Salute, on Agricoltura e nella produzione di numerosi manufatti. Le prospettive di crescita della canapa industriale –una varietà quindi con più bassi livelli di THC e con un livello notevolmente inferiore di effetti psicotropi- oggi rendono questa particolare coltivazione molto attraente soprattutto in termini di resa e redditività del prodotto.
La Bombay Hemp Company Boheco, che recentemente ha ottenuto un milione di Dollari dal filantropo Ratan Tata e dalla sua Tata Sons della quale è Presidente, sta oggi diffondendo i valori e le prospettive positive di questa coltivazione in ambito tessile, nelle scienze applicate in quanto a materiali di origine, salute e nella nutrizione. «La Cannabis viene vista ancor oggi come una sostanza da sballo. In pochi sanno che vi è un ampio raggio di utilizzo e che l’India è uno dei principali produttori avendo vaste coltivazioni di cannabis, escludendo le sue infiorescenze», ha affermato Sanvar Oberoi, uno dei co-fondatori della Boheco.

La maggior parte degli investimenti vanno nella R&D. Boheco sta oggi lavorando con 75 famiglie provenienti da Uttarkashi, Rudra Prayang, Tehri Garhwal e Dehradun soprattutto nel campo della estrazione di fibre destinate alla lavorazione tessile. Boheco ha anche avviato una propria linea di abbigliamento e moda, la B Label, che produce abiti da uomo e da donna fatti appunto, di canapa. Circa il 25% dei loro prodotti vengono acquistati da Canada, Germania e Stati Uniti.
La organizzazione no-profit Indian Industrial Hemp Association IIHA effettua una chiara distinzione tra Canapa e Marijuana. La canapa generalmente si riferisce a un uso commerciale/industriale basato su fibre e semi, cibi e scopi medici. La Marijuana ha più alti livelli di TCH ed è fortemente regolamentata anche in india. In numerosi Stati dell’India è del tutto vietata. Uttarakhand è il primo Stato indiano che ha legalizzato la coltivazione di canapa industriale.

La startup con base a Bengaluru B.E. Hemp India utilizza tessuti fatti di canapa per realizzare abiti ed accessori come sciarpe e foulard, pantofole, portafogli e borse. Namrata Hemp Company sta pianificando la coltivazione di canapa in Andhra Pradesh a fini di ottenimento di canapa industriale ed ha strutturato investimenti per la realizzazione di magazzini e tutte le infrastrutture nell’indotto produttivo.
Società che si sono attivate in ambito produttivo per la canapa industriale come la Boheco e la B.E. Hemp hanno dedicato molto tempo ad istruire ed aggiornare contadini e personale agricolo, comprese le società miste pubblico/privato così come i consmatori circa le proprietà della canapa. I primi tre anni della società con base a Bombay sono stati utilizzati per istruire se stessi ed altri per dissolvere molti preconcetti sul tema. Il co-fondatore Boheco Yash Kotak ricorda un incontro di approfondimento sui livelli di sotto-cultura e disinfornazione sul tema, soprattutto dedicato all’applicazione di materiale derivato dalla canapa definito “hempcrete” in ambito edilizio. «Chiese, nel caso in cui la mia casa fosse fatta di hempcrete e si incendiasse, se mi ci potessi fare una canna».

In India il Governo, in verità, è stato finora alquanto proattivo. Il Governo Centrale, si afferma, ha dato un chiaro segnale a favore della produzione “verde”. In ogni caso, i singoli Stati sono quelli che adottano la legislazione centrale oppure possono opporvisi adottando legislazioni proprie ed in autonomia. In india, oltre ai preconcetti che si sono estesi nella cultura locale, dopo così tanto tempo di produzione priva di ideologie terze nell’ambito della canapa in generale, oggi vi è un grande lavoro di tipo antropologico-culturale, quindi, prima di discutere sui vantaggi in termini di resa del prodotto, redditività e successo sulle piazze internazionali quando si tratta di esportazioni. Vi è molto da fare, affermano gli esperti, anche nella costituzione di una specifica banca indiana dei semi, basata su proprie varietà ed attinenti le specificità dei climi degli Stati che compongono il Sub Continente Indiano. Finora la Scienza, affermano quegli esperti, ha fallito abbastanza nel raggiungere lo scopo.

Vi è poi un ulteriore fattore, quello della confusione legislativa, annotava dal fondatore di BE Hemp, Elston Menezes, «Gli Stati, a partire da Ottobre hanno bandito la vendita di semi di canapa in India. Solo le fibre e ciò che si origina possono essere messi sul mercato ed essere venduti». Elston, coi suoi partner Benson Martis e Sayantan Halder, ha avviato le attività della BE Hemp tre anni fa ma ha cominciato a promuovere la coltivazione di canapa industriale da almeno cinque anni soprattutto nel settore commerciale specifico della produzione dei semi. Proprio per questo suo ruolo, ha deciso di bloccare la vendita di semi di canapa in India. Trova più interessante acquistare fibre e carta da canapa da Nepal, Cina e Stati Uniti, India a parte, ovviamente. A livello globale, gli investimenti destinati ad implementare la coltivazione di canapa, sono aumentati del 90 per cento dal 2014 ad oggi, come hanno confermato la Founders Fund, Y Combinator e 500 startup stanno sempre più interessandosi a questa specifica coltivazione.

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