Politica Esteri

I passi avanti della tecnologia e della scienza e gli effetti sul mondo della cannabis Rassegna stampa della canapa nelle testate estere, dal 6 al 10 gennaio 2020

Dieci anni di utilizzo di cristalli ed estratti di cannabis su superficie scaldata, i pro e i contro. Soprattutto la vasta area di riflessione su quanto è stato fatto in termini di sviluppo della scienza e della tecnologia nella lavorazione dei prodotti CBD derivati. Negli Stati Uniti non solo la notevole pressione fiscale su tutto il settore CBD e l’indotto sta diventando un deterrente eccessivo, ora si aggiunge anche l’attacco della criminalità, soprattutto le rapine ai danni dei punti vendita e i dispensari che vendono la cannabis. Un ulteriore tema di riflessione: come già accaduto in Messico ed in Italia, dove è stata la Magistratura ad esprimersi in materia di cannabis, persino esprimendo pareri da parte dell’Alta Corte di Giustizia, a fronte della inanità della politica ad esprimersi in merito, così sta accadendo pure negli Stati Uniti. Il “caso” Texas: da quando è stata introdotta la legalizzazione della cannabis, i reati imputati per cannabis sono diminuiti del 66%.

 

Stati Uniti

Un decennio di dabbing: pro e contro

La cultura e la scienza dietro i concentrati della cannabis sono sempre in evoluzione. Uno sguardo al cammino percorso fino ad oggi.

Negli ultimi 10 anni, l’arte di separare tricomi e terpeni dal materiale vegetale è diventata una vera scienza e ora ci si appresta ad un esame sulla strada che ci ha portato fino ad oggi, un tempo nel quale abbiamo via via raggiunto i migliori prodotti derivati della storia.

Tutti i prodotti derivati dalla cannabis sia in senso ricreativo sia in senso medicale, infatti, hanno un posto importante nell’ultimo decennio. Non solo perché siamo stati tutti interessati dal tema ma perché hanno portato ad alcuni dei più grandi progressi medici del decennio nella cannabis. Se non fosse per pura casualità, oggi non sapremmo nulla del CBD.

Ora che abbiamo stabilito il tema per quanto fossero importanti i concentrati, parliamo di quello che non erano all’inizio degli anni intorno al 2010 e la verità è che non erano poi così apprezzabili. In realtà, fino agli inizi del primo decennio del Nuovo Secolo, i prodotti derivati dalla lavorazione della cannabis non erano affatto attraenti ed entrare i un punto vendita di prodotti similari a più di qualcuno sembrava come entrare in un negozio di candele dotate di alcun profumo apprezzabile. Grazie al cielo, finora, molto lavoro è stato svolto e l’attrattività di questa tipologia di prodotti è notevolmente aumentata.

La prima fase importante è stata quella della frammentazione del prodotto base ottenuto e l’ottenimento di estratti e concentrati. Il primo vero punto di svolta nella lavorazione ed estrazione di prodotti derivati. La Resina Viva ottenuta era ritenuta una vera bomba sul mercato e questo ha indotto, ad esempio, allo sviluppo di macchinare per la pressa di qualità sempre più elevata fino a raggiungere gli standard attuali, quindi ha indotto un vero e proprio sviluppo specifico in questo settore dei macchinari per la produzione ed estrazione.

Poi si è intuito quanto fossero importanti i terpeni per dare aroma e sapore e si è iniziato a capire come essi interagivano con il THC e altri cannabinoidi per definire molta dell’esperienza che si sarebbe potuta ottenere successivamente. Si è, così, verificato rapidamente che i concentrati erano ancora migliori quando erano umidi e succosi. Sono apparsi, così, prodotti edibili al sapore di fragola e banana, così appetibili e gustosi ed ai quali ha arriso grande successo in tutto il mondo, non a caso. Un retaggio che caratterizzava il periodo in cui Barak Obama era Presidente degli Stati Uniti e per il quale ancor oggi molti, moltissimi, e non solo negli Stati Uniti oggi sono grandemente grati. In ogni caso, frutto di una attenta ed ostinata ricerca in ambito scientifico in materia di derivati dalla cannabis che oggi danno un maggior senso alle potenzialità in termini di rendita e successo sul mercato globale.

Successivamente si son visti terpeni  e THC completamente separati l’uno dall’altro e poi trasformati sotto forma di cristalli e creme. Ora il dibattito si incentra sul fatto se siano migliori i cristalli o se i battitori meccanici siano l’aspetto migliore di tutti in assoluto . Ovviamente, ottenere il prodotto spezzato è più facile da raggiungere per chiunque voglia investire in questo ambito e visto che è più facile ottenere le licenze ed i permessi per poter avviare questa attività lavorativa. E’ altrettanto chiaro che finora nessuno ha menzionare pure il fatto che non siano mancati gli insuccessi e che alcuni prodotti intermedi erano assolutamente orribili e non avvicinabili nemmeno in termini di gusto e appetibilità.

Allo stesso tempo, grande evoluzione hanno visto anche i prodotti estratti destinati ad uso ludico, come fumo o sigarette elettroniche, una vera e propria evoluzione tecnologica ma anche di costume e sociale. Oggi non ci sono più i “bong” di una volta, coperti da ideologia e tutto un colore che anticipava e seguiva il fenomeno specifico, attualmente vi sono modalità di consumo socialmente più accettabili proprio perché vi è stata grande evoluzione dal punto di vista tecnologico ma anche in termini di accettazione sociale.

Il passaggio dal titanio al quarzo è stato anch’esso benvenuto. I chiodi originali stile falegname con una cupola che praticamente tutti aspiravano quarzo o metallo che fosse. Una volta che sono state ottenute delle unghie più avanzate e più sopportabili in termini di comodità, c’è stato gran miglioramento. Subito dopo abbiamo iniziato a vedere le unghie ibride con anelli di quarzo sostituibili. Per fortuna sono subentrate in via definitiva quelle del quarzo quando la Cina ha scoperto come farle. La digitalizzazione ha completato il miglioramento del processo produttivo, in particolar modo grazie all’apporto dell’elettronica che ha grandemente migliorato la precisione esecutiva- Son già stati aggiornati gli atomizzatori e quindi è facile immaginare l’entusiasmo per le generazioni future sia nell’ambito del miglioramento del processo produttivo sia nell’ambito del consumo inteso nella sua totalità.

Al giorno d’oggi, miglioramenti e progressi tecnologici a parte, vi è stato grande avanzamento anche nella presa di coscienza del tema e delle modalità di consumo, i terpeni hanno consentito un approccio al consumo più “popolare” e certamente la Scienza proporrà ulteriori migliorie in vari ambiti collegati alla cannabis ed al suo uso legale un po’ in tutte le zone del Pianeta dove vi è stata liberalizzazione e progressiva crescita nella legalizzazione.

 

Stati Uniti

L’eccessiva imposizione fiscale sul settore cannabis costituisce una barriera negativa per tutti. Ora ci si aggiunge anche il racket del crimine

 

Il vero problema è che se si legalizza qualcosa di veramente popolare e si appesantisce notevolmente il peso fiscale proprio in quel punto, mentre si restringe l’accesso ai mutui bancari, si creano le condizioni per una fase molto difficile da risolverehttps://cannabisnow.com/can-we-blame-senate-republicans-for-dispensary-robberies-now/ . Lo sforzo per ampliare l’accesso ai servizi di banking per le attività professionali del settore cannabis sembra aver fiaccato il vento nelle vele, almeno al momento e mentre si attende per una rinnovata brezza nel Congresso statunitense, pare si profili una nuova guerra all’orizzonte nei confronti del business della cannabis. Soprattutto in termini di attacco criminale verso la cannabis legale.

Negli ultimi mesi, abbiamo visto operatori della cannabis che la Polizia ha trattato come criminali per 20 anni presi di mira come se fossero veri boss del crimine.

A dicembre, un dispensario della Contea di San Diego ha riferito di aver perso più di 300.000 dollari in prodotti a base di cannabis durante la notte. Nello stato di Washington, le cose sono andate così male ultimamente che lo Stato ha rimosso la mappa online dei detentori di permessi di cannabis per paura che i ladri la stessero usando per trovare degli obiettivi. C’è una continua caccia all’uomo in Oklahoma per alcuni uomini implicati in una rapina nell’area di parcheggio di un dispensario di cannabis, mentre un altro uomo è stato colpito mentre usciva da un dispensario ad Oklahoma City il 31 dicembre scorso. Nel frattempo, un sospettato ritenuto implicato in una rapina ad un dispensario di , sabato scorso, è ancora a piede libero. Si tengano bene a mente queste situazioni, perché si tratta di una goccia in un mare di criminalità che si è scatenata nei confronti della cannabis e che si è verificato solo negli ultimi mesi.

Ora che l’ondata del crimine contro la cannabis è così evidente, gli esperti del settore si chiedono: chi incolpare per tutto quello che sta accadendo di recente, in tal senso? Ovviamente gli autori stessi dei crimini in prima persona. Qui, però, ci si chiede chi abbia creato le condizioni perché si potesse giungere a questo stato delle cose più in generale. Ed ecco che i principali attori di questo contesto li si trova additati nelle file dei repubblicani al Senato, in specie il leader della maggioranza, MitchMcConnel in persona.

Per anni, i dispensari di cannabis legale si sono lamentati che, a causa del proibizionismo federale, sono stati praticamente costretti a condurre affari in contanti. Nel 2019, sembrava che il Congresso potesse finalmente risolvere il problema. Nel mese di settembre, la Camera dei Rappresentanti ha approvato il SAFE Banking Act che permetterebbe alle aziende legali di cannabis di accedere a servizi bancari con sostegno federale, con un voto di 321-103. È stato un grande momento per un disegno di legge che non era riuscito a passare per i sei anni precedenti. The Hill l’ha anche definito uno dei momenti migliori dell’anno per la cannabis.

Il Repubblicano Ed Perlmutter, un democratico del Colorado, è uno dei co-sponsor del disegno di legge. Al momento, ha detto che il SAFE Banking Act avrebbe fatto «molta strada per togliere i contanti dalle nostre strade e fornire certezza in modo che le istituzioni finanziarie possano lavorare con le aziende e i dipendenti del settore cannabis».

Perlmutter ha anche detto che non vedeva l’ora di lavorare con «Il Capo della Commissione Bancaria al Senato Mike Crapo, il Ranking Member Sherrod Brown e l’intero Senato dato che tutti si occupano di questa importante questione».

Ma non è andata così. Il disegno di legge era morto già all’arrivo, in parte grazie all’apparente giuramento di  di non ascoltare dibattiti su qualsiasi legislazione sulla cannabis che non avesse nulla a che fare con i coltivatori di canapa del Kentucky.

E’ stato chiesto agli esperti di esprimersi su chi -secondo loro- fosse la colpa per l’aumento del crimine legato alla cannabis e su cosa si debba fare per risolverlo. Il Direttore Media Relations presso la National Cannabis Industry Association: Morgan Fox, ha riferito al media Cannabis Now che egli ritiene che sia sicuro che i politici che hanno attuato il ritardo di una ragionevole e pragmatica legge sulle attività di banking destinate al settore della cannabis dovrebbero oggi sentirsi responsabili del rallentamento delle attività di banking per il settore banking e per tutto l’indotto, il che vuol dire che si riflette anche in un ritardo complessivo in toto per il settore agricolo e tutti i campi collegati nell’apparato produttivo complessivo. Ma -guardando la cosa dal lato positivo- Fox ha anche parlato del piano che avanzava nei passi incrementali che sono stati un segno distintivo del progresso della cannabis negli ultimi due decenni.

«Siamo fiduciosi di poter convincere il Senatore Crapo che il 2% di  Thc che ha suggerito è un non-starter e lavorare con lui e altri Repubblicani del Senato per fare approvare e la legislazione entro quest’anno», ha affermato Fox.

Tuttavia, il direttore esecutivo della NORML, Erik Altieri, ha assunto una posizione più ferma.«Ogni furto o infortunio che deriva dal fatto che le aziende di cannabis sono costrette ad operare in una zona grigia è saldamente sulle spalle della leadership Repubblicana del Senato», ha detto aCannabis Now.

«Si può parlare di un grande gioco volto a sostenere i diritti dello Stato e le piccole imprese ma la loro inanità mette un’intera industria e molte vite a rischio. Essi dovrebbero vergognarsi della loro inanità e gli elettori sicuramente non dimenticheranno il prossimo novembre».

 

Stati Uniti

L’amico inatteso della cannabis nella lotta per la riforma: i tribunali

Come dimostrano le recenti sentenze emesse in Italia e Messico, la riforma della cannabis può -a volte- essere promulgata attraverso le sentenze giudiziarie. Lo stesso vale in America.

La scena della cannabis in Italia sta mutando molto rapidamente. Molti punti vendita di cannabis legale, più di 1.000, luoghi di acquisto di cannabis con THC a basso livello di presenza e prodotti con CBD con alto livello che si sono fatti via via sempre più numerosi nelle principali città della Nazione negli ultimi recenti anni, in quadro che -in generale- permane nella definizione di prodotto illegale. Mentre il possesso è stato depenalizzato ed è punibile con una multa e alcuni versamenti da effettuare, le vendite possono concludersi, invece, con una condanna fino a sei anni di prigione e 75.000 euro di pena pecuniaria.

Ma si può aggiungere pure il fatto che -se si vuole- si può coltivare una piccola quantità in casa. Fatto che -al momento- sembra essere apparentemente concesso, sebbene non si possa trovare da nessuna parte il testo scritto sotto forma di specifica legge del settore che chiarisca bene questo aspetto giuridico-legale.

Il permesso di coltivare è stato, invece, concesso di recente dalla Corte Suprema del Paese, che ha deciso il 19 dicembre scorso che “piccole quantità coltivate internamente per l’uso esclusivo del coltivatore” sono perfettamente accettabili.

Come ha riferito la Reuters, la sentenza è passata apparentemente inosservata per più di una settimana prima di sfociare in un dibattito intenso (e forse un po’ istrionico) tra i politici all’interno dell’Aula parlamentare. Ma ciò che rende la sentenza il gancioutile a sostegno di un pezzo di tendenza è il fatto che è l’ultimo di una recente serie di vittorie di riforma della politica della droga vinto attraverso i tribunali, il che è forse come avrebbe sempre dovuto essere.

L’anno scorso, è stata la Corte Suprema del  a stabilire che il divieto del Paese sulla cannabis ricreativa era incostituzionale, violando lo stesso documento su cui si basa la legge dello Stato. In quel caso, si trattava della quinta sentenza emessa nello specifico sulla cannabis, che in Messico significa che si crea un precedente legale sul quale i legislatori sono poi costretti ad agire. Nel caso della cannabis, quando quei legislatori non hanno agito, scegliendo invece di esitare e temporeggiare, è stata la stessa Corte Suprema che ha ordinato ai legislatori di agire e modificare le leggi nazionali per permettere esplicitamente agli adulti di possedere cannabis senza timore di essere perseguiti.

Come o perché i tribunali hanno fatto questo? In Messico, i tribunali si sono pronunciati su una serie di ricorsi legali proposti dai cittadini e argomentati dagli avvocati. Questo è come la legge dovrebbe funzionare e questo è come ha funzionato, in una certa misura, anche negli Stati Uniti, anche se senza alcuna contrapposizione epocale o rivoluzione operativa Brown vs. Board of Education agente sulla questione della cannabis. I giudici hanno una limitata discrezionalità su come interpretare la legge ma hanno anche un margine significativo attraverso una clausola ambigua ma molto utile: “nell’interesse della giustizia”, un’uscita di emergenza che consente a un procuratore o a un giudice di porre fine a un’accusa. Ma anche se una condanna in un caso di cannabis risultasse poi vinta, un giudice avrebbe potuto ancora avere il margine discrezionale per punire o non punire il colpevole in conseguenza della sentenza. Fu solo dopo l’imposizione di minimi obbligatori che le aule di tribunale sono diventate delle vere e proprie sale di orrori per gli imputati in casi di cannabis .

Con una manciata di eccezioni, negli Stati Uniti, la legalizzazione e l’accesso alla marijuana medica sono stati temi vinti con il voto popolare, con iniziative elettorali. Fu così perché alcuni politici decisero che demonizzare e proibire certe droghe e privare del diritto di proprietà e imprigionare i loro utenti era una tecnica efficace per afferrare e mantenere il potere. E quando le leggi non erano abbastanza punitive, o quando i giudici erano troppo indulgenti, i legislatori sono intervenuti togliendo dalle mani dei giudici la loro discrezionalità e imponendo dei minimi punitivi obbligatori, infilando a forza nella legge l’aspetto punitivo e delineando così la definizione di crimine. Ci sono molti esempi di giudici che hanno emesso sentenza contro ciò che una persona ragionevole potrebbe considerare come la causa giusta, perché così facendo si sarebbe violata una legge che tuttavia hanno deplorato .

Tuttavia, almeno recentemente, ciò che i tribunali hanno fatto è interpretare le leggi promosse dagli elettori o dai legislatori nel senso che ai cittadini è generalmente permesso più accesso alla cannabis di quanto consentito dalle forze dell’ordine o dalle autorità preposte alla regolamentazione.

In Colorado, la Corte Suprema dello Stato ha stabilito che i cani anti-droga non possono essere schierati fino a quando non c’è il sospetto di un crimine, il semplice allarme espresso da un cane non è sufficiente.

E una corte d’appello federale ha stabilito che in un eventuale caso che sfidi la posizione ufficiale sulla cannabis contenuta nel Controlled Substances Act può prevalere, si tratta di una vittoriaprocedurale ma comunque validante. Molte regole severe imposte ai pazienti e alle aziende della Florida che applicano le leggi sulla marijuana medicale emesse dal legislatore statale o dalle autorità di stato, incluso il divieto di fumare cannabis, sono state rigettate dai tribunali .

Olii ed altri estratti dalla cannabis sono improvvisamente diventati legali o c’è dell’altro secondo le espressioni della Suprema Corte? Che cosa sta accadendo in termini di fissazione dei criteri di legalità? Probabilmente, de facto, sta avvenendo che i vari giudici singoli stiano facendosi carico di esprimere quel che è la volontà popolare.

In molte giurisdizioni degli Stati Uniti, i giudici sono nominati politicamente. Dove non lo sono, vengono eletti ma in entrambi i casi, è estremamente difficile rimuovere un giudice una volta insediati al loro posto. Si potrebbe argomentare che i giudici sono inclini a governare verso la riforma della cannabis perché è quello che vuole la gente ma un giudice che legifera dal banco potrebbe trovarsi l’obiettivo di uno sforzo di richiamo o denuncia etica e nessuna quantità diopposizioni sono riuscite a annullare il divieto federale, che rimane volontà del Congresso e quindi la legge operativa in pratica.

Allo stesso tempo, quando la questione è sorta, sono i tribunali ad interpretare la volontà degli elettori e la volontà del popolo. Se gli elettori in Florida vogliono la marijuana medica legale, probabilmente vogliono anche fumarla, perché è quello che fanno le persone. Se la cannabis medica è legale in Arizona e l’iniziativa degli elettori non dice “ma non concentrati”, significa che i concentrati di cannabis medica sono legali. In questo modo, i tribunali non sono tanto una luce guida ma una mano che interviene in sostegno e questo è più di quanto si possa dire per alcuni legislatori.

 

 

Stati Uniti

I procedimenti giudiziari cannabis a basso livello cadono del 66% in Texas dopo la legalizzazione della canapa

Da quando la legalizzazione della canapa ha preso effetto nello Stato USA lo scorso giugno, i procedimenti giudiziari intentati per cannabis in Texas sono diminuiti del 66%. E’ quanto traspare da uno studio condotto da The Facts condotto nel mese di giugno del 2019. Secondo il report derivante da tale analisi dei dati, nel mese di maggio la Polizia del territorio menzionato all’interno di tutto il Texas ha archiviato 5.688 casi di reati minori legati alla cannabis; quel numero è sceso a 1.919 entro novembre.

Secondo il report, le agenzie preposte alla applicazione delle leggi in Texas sono tenute a implementare le procedure atte alla applicazione dei test sull’uso delle droghe, al fine di distinguere meglio tra canapa e cannabis ricca di THC. Tuttavia, ci sono migliaia di casi di cannabis presente in basso livello che sono sfociati in arresto nello Stato ogni anno e Shannon Edmonds, direttore Relazioni Governative per il Distretto del Texas e County Attorneys Association, ha riferito ai media che, se fossero stati richiesti test da applicare ad ogni singolo caso in tutto lo Stato, ogni anno, il Dipartimento di Pubblica Sicurezza sarebbe stato presto oberato da una montagna di casi arretrati che non sarebbe più stato capace di risolvere.

Nel mese di luglio, nove su dieci delle contee più popolose dello Stato hanno indicato che avrebbero lasciato cadere o non avrebbero perseguito in alcun modo i casi di bassa presenza di cannabis successivamente al passaggio della legge sulla canapa, perché le forze dell’ordine non sono in grado di distinguere tra canapa e cannabis psicoattiva, il che getta un ragionevole dubbio sui procedimenti penali.

In risposta a tutto questo, il Governatore Greg Abbott, il Vice Governatore Dan Patrick, lo Speaker della Camera Dennis Bonnen ed il Procuratore del Texas Generale Ken Paxton, tutti Repubblicani, hanno inviato una lettera congiunta al Distretto e agli avvocati della Contea esortandoli a continuare nel perseguire questi casi.

Mentre poi vi è da considerare anche il fatto che le forze dell’ordine hanno la possibilità di inviare campioni di cannabis ai laboratori per determinare la concentrazione di THC,il che può aggiuntivamente costare centinaia di dollari per i singoli test e questo renderebbe ancora più necessario avere dipendenti esperti in analisi di laboratorio a fini di testimonianza documentaria. Edmonds ha così detto che «può essere ben difficile da giustificare» a quel puntoquei costi che diventano così onerosi per un reato tutto sommato minore.

 

Stati Uniti

Infusi di CBD venduti come tali ma i test dicono che CBD non ce n’è affatto

Vari test indipendenti condotti su prodotti con acqua infusa con CBD hanno rilevato che spesso non contiene CBD. Un laboratorio che ha approvato i risultati dei test per l’acqua infusa di CBD è stato persino segnalato dalla FDA per numerose  violazioni .

L’industria del CBD sta contemporaneamente diventando grandemente popolare e grandemente non regolato da leggi apposite. Il combinato disposto di questi fattori ha condotto all’insorgenza di prodotti che stanno via via immettendosi sul mercato, dalle attrezzature a base di CBD fino alle pillole infuse. In ogni caso, a causa del vuoto legislativo molti consumatori si son chiesti se i marchi che realizzano questi prodotti a base di infusi di cannabis possono essere davvero ritenuti affidabili e degni di fiducia. Infatti, la FDA ha appena segnalato 15 compagnie per attività illecite sul mercato e che hanno venduto prodotti illegali a base di CBDhttps://www.ganjapreneur.com/fda-issues-consumer-update-claiming-cbd-has-harm-potential/ .

Nell’estate del 2019, Leafly ha pubblicato  un ampio resoconto nella sua nuova industria, portando 47 prodotti CBD ad un laboratorio terzo con lo scopo di analizzare su quanto CBD fosse realmente contenuto. Nei risultati sorprendenti, solo una metà circa dei prodotti sottoposti a test conteneva un 20% di CBD rispetto a quanto segnalato sulle etichette. Tra quelli che hanno fallito nei test, tutti e quattro i seguenti prodotti idrici CBD testati sono risultati al di sotto del 20%, con tre su quattro che non contengono assolutamente CBD: Mountjoy Sparkling Water, Fresh CBD Water, Herbal Springs, CBD Living Water.

Ognuno di questi prodotti è stato analizzato dal laboratorio Confidence Aanalytics con sede a Redmond per l’indagine di Leafly. Mountjoy,Fresh e CBD Living testato allo 0% CBD, mentre Herbal Springs è stato testato a 7 mg CBD piuttosto che il 10 mg che è stato pubblicizzato.

Tutti e quattro i prodotti liquidi infusi con CBD affermano di usare la nanotecnologia per emulsionare il CBD, ottenendo una distribuzione uguale in una grande quantità di liquido.

I risultati dei test per il liquido vivo a base di CBD infuso sono stati condivisi di recente con laBlacklist   da una parte anonima che sosteneva che non c’era CBD nel prodotto, una tempesta di commenti sui social media sulla scia dell’indagine di Leafly.

Scavando più in profondità, abbiamo anche trovato un’indagine indipendente precedente da KGW8, una stazione televisiva basata a Portland, che aveva anche assunto un laboratorio di terze parti e trovato zero CBD nel “infuso” acqua in bottiglia che hanno testato.

In un PDF che è ora pubblicato accanto ai risultati dei test per l’acqua infusa CBD Living, l’azienda afferma che hanno «provvisoriamente concluso» che il CBD nano-emulsionato nel loro prodotto èverificabile solo attraverso un processo speciale che essi descrivono come “BY INPUT” e che i test standard HPLC non saranno in grado di rilevare il loro CBD perché le particelle sono troppo piccole.

Proprio su questo punto si sono espresse varie fonti di carattere scientifico che hanno chiarito la parola “nano” posta davanti alle particelle, il che -soprattutto nel campo CBD- ha ingenerato parecchia confusione sia tra le fonti sia tra gli utenti finali, questo aspetto potrebbe essere quindi la spiegazione più plausibile per il fatto che i test finora applicati su base liquida non abbiano riscontrato la presenza di CBD. Per il semplice fatto che le singole particelle frammentate di CBD non esplicano più l’effetto del CBD ed oltretutto si tratta di una dimensione che sfugge non solo ai test ma anche al linguaggio giuridico che dovrebbe regolamentare la materia.

Nonostante la FDA USA abbia ricevuto diversi avvisi, alcuni persino risalenti fino a 7 anni fa,l’ABC Testing è ancora autorizzato e continua ad operare, fornendo certificati per una vasta gamma di prodotti che vanno dai marchi CBD, cosmetici, farmaceutici e gli integratori alimentari. E mesi dopo l’esposizione di Leafly e molteplici altri rapporti, la CBD Living Water è ancora disponibile tramite il sito web della società, accompagnato dal suo certificato da ABC Testing.

Gli esperti dell’industria della cannabis consigliano da anni ad amici e familiari di essere cauti riguardo a quali marchi CBD di cui fidarsi e cosa evitare.

Una delle raccomandazioni più frequentemente ripetute per i nuovi acquirenti CBD è stato quello di acquistare da marchi che pubblicano risultati di test di terze parti on-line ma è ora chiaro che questo non è sufficiente. I consumatori devono anche ricercare le persone dietro i prodotti, le indicazioni utilizzate per commercializzare i prodotti, così come i laboratori che hanno certificato tali prodotti.

Le persone che seguono l’industria possono essere in grado di assistere coloro che sono nei loro circoli più immediati ma questa non è un’aspettativa realistica per qualcuno che sta cercando di acquistare CBD online dopo aver letto testimonianze o sentito parlare dai loro vicini.

L’idea che il panorama CBD sia ampiamente sotto-regolato e pompato in modo eccessivo non è una novità. Tuttavia, il fatto che i laboratori di test approvati dalla FDA possano funzionare per anni dopo aver ricevuto più avvisi rivela che il rischio per i consumatori si estende ben oltre il mondo del CBD. Più di ogni altra cosa, questa rivelazione suggerisce che i consumatori non dovrebbero presumere che qualsiasi prodotto è sicuro solo perché è confezionato professionalmente e presentato loro in un ambiente familiare di vendita al dettaglio o online-shopping.

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