Politica Esteri

Gli Stati Uniti legalizzano la canapa Rassegna Stampa della canapa nelle testate estere, dal 10 al 14 dicembre

Raggiunto un accordo in ambito parlamentare negli Stati Uniti nella giornata di Mercoledì 11 Dicembre a favore del mantenimento delle leggi e dei regolamenti attuativi derivanti a livello confederale e non più dei singoli Stati affinché i coltivatori USA possano continuare a coltivare, trattare e commercializzare marijuana e prodotti derivati senza incorrere in alcun reato. Svolta negli USA, fronte parlamentare trasversale favorevole, lo stesso Presidente si mostra disponibile. Tutt’altra aria nella Repubblica Ceca, in Austria e persino in Israele dove il clima di litigio istituzionale coinvolge i più alti livelli delle Istituzioni nazionali.

 

Stati Uniti

Canapa: tutto corre verso la legalizzazione, i due rami del Congresso pronti all’approvazione

I legislatori ed i parlamentari statunitensi hanno raggiunto Mercoledì 11 Novembre 2018 un accordo sulla legge federale del 2018 la cosiddetta Legge Agricola, lasciando intatta una norma che consentirà agli agricoltori americani di coltivare, processare e vendere canapa, rimuovendo restrizioni che finora hanno di fatto bloccato l’industria del settore degli USA. I legislatori ed i parlamentari di entrambe le Camere del Congresso degli Stati Uniti si ritiene possano votare a favore delle misure di legge ed inviare l’intero testo di legge al Presidente Donald Trump affinché vi apponga la sua firma già entro la settimana corrente . Grazie alla Legge Agricola varata Mercoledì con un voto pari a 369 voti favorevoli e 47 contrari nella Camera Bassa e con 87 voti a favore su 13 contrari al Senato, oggi i coltivatori americani possono continuare a coltivare una particolare forma di canapa, simile alla comune marijuana ma che rispetta i canoni di legge, lo stesso Presidente Trump ha anticipato il suo appoggio.

Il testo di legge ha ricevuto un inusuale appoggio bipartisan nel Congresso soprattutto perché lo scopo del legislatore in ambito agricolo è quello di irrobustire le fortune delle loro Circoscrizioni elettorali nei contesti agrari. Nel testo di legge si categorizza la canapa come una materia prima di provenienza agraria e la si rimuove dalla lista denominata Scheda 1 delle droghe contenuta nella operatività della Drug Enforcement Agency. Il passaggio parlamentare vuole rafforzare in modo significativo le vendite di CBD più ancora che altri settori della lavorazione di prodotti derivati nei sotto-settori della canapa. «Con la firma di oggi la mia proposta di legge volta a legalizzare l’industria della canapa ha fatto un ulteriore passo in avanti verso la sua realizzazione». Si guarda in avanti verso il voto con spirito positivo a favore di questa legge ed al suo invio al Presidente Donald Trump, ha affermato il Senatore Mitch McConnel, Repubblicano del Kentucky, il quale ha lottato strenuamente per il disegno di legge sulla canapa presso il Congresso degli Stati Uniti ed il cui Stato è stato finora particolarmente colpito a causa del lungo declino del mercato del tabacco.

Il testo finale della legge contiene un compromesso controverso nella disposizione raggiunta la scorsa settimana relativa al divieto imposto agli utilizzatori di droghe cui viene vietata la coltivazione di canapa fino a 10 anni dopo la data della condanna in stato di carcerazione ma consente ai criminali di coltivare canapa attraverso una precedente Legge Agricola (del 2014) affinché possano continuare tale attività economica e produttiva.

 

Austria

Si meditano inasprimenti di legge e divieti più stringenti sulla commercializzazione di prodotti CBD

La Ministra austriaca per gli Affari Sociali Beate Hartinger-Klein ha annunciato l’intenzione del Governo di rivedere lo stato corrente dei prodotti CBD nella Nazione. Mentre i piani di intervento non prevedono di includere il divieto di vendita, potrebbero invece essere posti divieti più stretti e regolamentazioni più restrittive su un certo numero di beni derivati. Fumare prodotti non sarà sottoposto a divieto ma si prevede sarà materia soggetta a provvedimenti di legge specifici per prevenire l’uso nelle fasce giovanili più basse in età. Così come per le sigarette elettroniche, questi prodotti saranno destinati solo a chi ha raggiunto la maggiore età e non senza particolari avvertimenti ed annotazioni informative. Anche il commercio e la spedizione all’estero saranno settori sottoposti a normative più restrittive. Alcuni piani per rendere consentito il fumo da prodotti CBD disponibile in negozi specializzati che hanno finora mobilizzato l’economia di settore sono stati respinti dal Ministro austriaco per le Finanze.

E’ inoltre confermato che cibi e bevande derivate dalla lavorazione della cannabis avranno bisogno di relativa approvazione da parte dell’Unione Europea a causa dello status di nuovi cibi correlati ai prodotti CBD. Questo significa che un certo numero di prodotti realizzati in Austria saranno immediatamente rimossi dagli scaffali compreso un certo tipo di biscotti attualmente in vendita attraverso la catena commerciale Aida. Così come per i prodotti CBD anche i cosmetici saranno tolti dalla vendita a causa delle nuove regole e leggi di settore.

L’Austria, così come tanti altri Paesi d’Europa, ha assistito ad un vero e proprio boom di negozi CBD. Una certa varietà di prodotti da fumo, alimentari, spray, tinture, cosmetici ed altri ancora sono via via diventati sempre più noti e popolari. Ormai questo tipo di prodotti li si può trovare anche nei supermercati più popolari e catene commerciali come la Lidl, le farmacie, i negozi, le pasticcerie e persino una macchina distributrice automatica oggi la si può trovare in Mariahilfer Street a Vienna.

Non solo il mercato CBD è stato posto nel mirino in Austria. Agli inizi di quest’anno è stato reso noto che il Governo vuole imporre un divieto sui semi di cannabis che oggi sono legali nella stessa Austria. Per questa ragione, la più grande società di coltivazione della nazione, la ‘Flowery Field sta meditando di ricollocare la propria sede in Italia nel prossimo futuro.

Quanto sta accadendo in Austria sembra riecheggiare quel che accade anche in altre Nazioni. Come riportato dalla testata Hemp Today sia il Portogallo sia la Grecia stanno vedendo le attività commerciali ed economiche legate all’indotto connesso con la cannabis nella confusione più totale e perse nei fumosi circoli politici.

 

Repubblica Ceca

Una condanna contestata e un processo condotto con criteri inappropriati, secondo la comunità ceca della canapa

Un coltivatore di canapa della Repubblica Ceca è stato condannato a due anni con la condizionale e sconta 15 mesi ai domiciliari per possesso di canapa oltre i livelli di THC consentiti. Il caso legale, che si è sviluppato nel corso di alcuni mesi, ha attratto l’attenzione popolare su di sé per almeno due anni e mezzo ed ha lasciato un senso di grande amarezza e frustrazione nella comunità ceka senza dimenticare di annotare che oggi vi è anche molta rabbia non appena è stata ufficializzata la pena comminata. Nel 2016 Leopold Svatý, un veterano dell’industria di settore con più di due decenni di esperienza sul campo, stava partecipando al primo Konopex Trade Fair in assoluto in Ostrava. Subito dopo l’inizio dell’evento pubblico, poliziotti locali sono giunti sul posto ed hanno intimato ai partecipanti di nascondere ogni tipo di infiorescenza che avessero disposto sui propri banchi vendita e per sponsorizzazione. Leopold Svatý fu ritrovato in possesso di quattro chilogrammi di canapa che gli fu immediatamente sottratta nonostante avesse esibito abbondante certificazione accompagnatoria che attestava la legalità del prodotto. Testimonianze sul posto confermarono la presenza di THC (come accade in ogni infiorescenza di canapa) ma non l’ammontare dichiarato, oggetto che lo stesso Leopold Svatý contestò vivacemente. Di conseguenza, la canapa fu inviata in laboratorio perché fosse sottoposta ad analisi e dove si rilevò la presenza di livelli pari allo 0,6% quindi oltre lo 0,3% che rappresenta il limite legale. Preoccupazioni sulla metodologia utilizzata nel laboratorio per testare la canapa furono sollevate nell’immediatezza dei fatti e da più parti si è anche avanzata l’ipotesi che non siano stati adottati gli standard corretti di analisi.

I legali di Leopold Svatý hanno segnalato la violazione di un certo numero di suoi diritti durante il corso del procedimento ed hanno anche presentato un discreto numero di denunce nei confronti dei poliziotti comprese quelle relative ai comportamenti ed ai metodi applicati nella perquisizione, hanno anche messo in discussione l’autorizzazione relativa alla misurazione confermata solo via telefono. In ogni caso, le sue denunce sono state tutte respinte. Allo stesso tempo, i legali del fronte pubblico avverso hanno contestato il fatto che Leopold Svatý stava usando la canapa per scopi narcotici. La crescita dei livelli THC è stata imputata alle particolari condizioni della crescita durante l’estate, particolarmente calda, e che realisticamente occorrono diversi anni per stabilizzarla. In Italia, un problema simile era stato sollevato a proposito del cultivar locale, la Carmagnola, una varietà che in natura ha livelli di THC pari allo 0.5%. In tutta risposta, il Governo italiano ha innalzato la soglia tollerabile portandola allo 0.6%. Per puro caso, proprio la varietà Carmagnola è quella che trattava in quel periodo Leopold Svatý.

La durata del processo si è poi protratta per lungo tempo, notevoli sono stati i rimandi e le date postposte e tutto questo ha aggiunto ulteriore frustrazione anche a livello popolare. Durante il caso, Leopold Svatý ha fornito una notevole quantità di relazioni di esperti, testimonianze, documenti correlati alla legge, all’agricoltura ed alla tossicologia per sostenere il caso e perorare la sua propria posizione. Non appena è stata ufficializzata la condanna, si è sviluppata molta rabbia e frustrazione nella comunità ceka della Canapa. Lukas Hurt, vice Presidente della campagna Legalizace, ha riferito ai media locali: «Io credo si tratti di abuso di potere da parte della Polizia e che il fatto che la Corte abbia deciso così rapidamente sia un non senso». Hurt crede che la pena comminata sia un vero e proprio oltraggio e mostra che i giudici non capiscono la morfologia e la botanica stessa della cannabis e quindi non potrebbero esprimersi giuridicamente e in ambito legale in un caso che richiede conoscenze e professionalità specifiche: «Sono certo che il giudice non sia una cattiva persona, in ogni caso, vi è oggi vasta ignoranza e falsi assunti dalla parte della Corte che io stesso credo si possa ovviare qualora vi sia la sensibilità e che vi sia disponibilità ad ascoltare esperti che testimonino sul caso con un po’ di buon senso».  Hurt lamenta anche la relativa assenza di supporto da parte della comunità degli attivisti: «E triste che al giorno d’oggi le persone abbiano lo spirito degli attivisti dietro la tastiera di un computer ma non nella vita reale». In ogni caso, fa notare Hurt, ha fatto avvicinare l’industria della canapa non solo alla vicenda processuale in sé ma anche in termini di elemento storico aggregante per l’intera industria del settore.

 

Israele

Ridotte fino alla metà le dosi farmacologiche a base di cannabis a pazienti, anche anziani, che sono in terapia da tempo e che hanno mostrato evidenti segni di miglioramento

Ha sollevato molte polemiche ed anche scandalo il caso di Yezechiel Zarom, 95 anni, in terapia contro il dolore cronico con farmaci a base di cannabis da tre anni e che si è vistoper decisione governativa ridotta la propria dose mensile da 40 grammi a 20 grammi come peraltro richiesto espressamente dal Ministero della Salute. Yezechiel Zarom, ha perso peso da quando ha avviato la sua terapia a base di cannabis, secondo quanto testimoniato anche dalla figlia, Oshrat, che è stata intervistata da testate locali sul tema. Il taglio del Ministero della Salute sul dosaggio dei farmaci a base di cannabis si unisce alla linea guida restrittiva che è già stata adottata dalla Unità Cannabis Medicale. Come anche rivelato giornalisticamente nella settimana in corso, nel caso di un tumore al cervello dove la dose è stata ridotta al paziente in cura dell’85%. La richiesta di Yehiel e della sua famiglia, presentata al Governo, è quella di rivedere le proprie posizioni presso il Ministero della Sanità chiedendo che il dosaggio sia ri-amministrato con base più pragmatica ma – secondo quanto testimoniano i pazienti e soprattutto i loro parenti – dalla sede ministeriale non ha finora ottenuto alcun ascolto ed alcuna risposta in merito che chiarisca quale sia la reale volontà governativa e che cosa si intenda attuare in sede istituzionale, legiferante e governativa si questa materia così delicata e importante per il Paese.

Non è ancora chiaro cosa qualcuno presso il Ministero della Sanità abbia deciso in merito alla mia posizione perché si giungesse al taglio del mio dosaggio, afferma Oshrat. «E’ mai concepibile che per qualsiasi motivazione ed unilateralmente si possa decidere similmente di ridurre un farmaco anti-colesterolo o che regola la pressione sanguigna?». Nel suo appello presentato presso il Ministero della Salute, Oshrat ha spiegato che il trattamento ha riportato suo padre letteralmente in vita: «Il dolore aveva praticamente lasciato avvizzito mio padre sotto i nostri occhi», lei afferma. «Il suo dottore ha raccomandato la cannabis medicale. Lo abbiamo visto riprendere peso, a fare i suoi esercizi giorno per giorno, ad andare in campagna ogni giorno, nuotare ed abbiamo visto tornargli la gioia di vivere in volto, è come se fosse rinato». Dietro consiglio medico si è giunti ad un dosaggio di 40 grammi al mese (la licenza glielo consentiva) poi è giunta la decisione ultima del Governo e del Ministero al ramo, per cui la dose è stata improvvisamente ridotta da 40 a 20 grammi al mese. Come riporta Oshrat, il dosaggio è stato ridotto unilateralmente e senza alcun parere medico e questo complica la situazione visto che l’anziano padre non riesce ad assumere gli olii estratti dalla cannabis poiché quel trattamento gli provoca nausea, secondo quanto testimoniato in merito: «Abbiamo contattato il Ministero della Sanità e spiegato loro che 20 grammi al mese non sufficienti per mio padre, così non è possibile dimezzare il dosaggio di un farmaco utilizzato da una persona che ormai si è abituata a questo standard. Anche il suo dottore ha contattato il Ministero competente ma non sono mai tornati alla dose originaria». La famiglia protesta sui media locali cercando di interloquire col Ministero alla ricerca di spiegazioni è la risposta finora è stata che il Ministero non risponde via telefono e su singoli casi specifici.

 

Israele

Si cercano volontari per testare gli effetti della cannabis prima di mettersi alla guida

La richiesta è seria visto che si tratta di una ricerca scientifica: l’Ichilov Hospital e il Ministero della Sanità stanno promuovendo uno studio sugli effetti dell’uso di cannabis nel mettersi alla guida e le abilità che ne derivano, ricerca estesa al territorio di Israele. Al momento, a completamento del novero di soggetti per effettuare lo studio scientifico, vengono richieste 100 persone.  L’Ichilov Hospital, nella ricerca la cui notifica è stata resa nota attraverso i media specializzati ma anche generalisti, richiede che il centinaio di soggetti che si prestino allo studio siano volontari e che sottoscrivano il reale impegno a compartecipare l’analisi medica e scientifica sugli effetti del consumo di cannabis connesso alle abilità cognitive, così come sulla memoria. Si potrà accedere alla selezione attraverso una apposita App che è stata messa a disposizione in vari canali web ed informativi.

L’App da usarsi nello studio è Autoriz(Otorize) della quale si è data prima nota giornalistica ed informativa in Israele attraverso la testata web israeliana ‘Cannabis’ già nel mese di Maggio scorso. Lo studio giunge sull’onda delle discussioni forti ed ampie negli ultimi tempi in Israele riguardo la approvazione sull’Emendamento alla Legge sul Traffico (Legge della Roccia) che permette agli ufficiali di Polizia di effettuare test sugli automobilisti anche quando non vi sono ragionevoli sospetti. Poiché tracce di cannabis permangono nel corpo umano per giorni e persino settimane dopo l’uso, alcuni elementi come i campioni di saliva non necessariamente sono indicativi di salute buona e conforme per la guida, conducendo verso la definizione di condanne nei confronti di guidatori che non hanno commesso crimini. Contrariamente alla strumentazione standard o i test sulla saliva, Autoriz non calcola l’ammontare di sostanze attive nel corpo ma opera usando il metodo ‘Caratteristiche della applicazione del Test’ o il test Inspection Time che esamina la salute cognitiva ai fini della guida. In pratica, all’utilizzatore vengono presentate due linee, una più lunga ed una più corta, la più corta sulla destra e qualche volta sulla sinistra, chiedendogli ‘quale linea è più lunga’ e qualche volta chiede ‘quale linea è più corta’. Un soggetto sobrio avrà successo con una maggioranza assoluta nei test. Un soggetto confuso fallisce con evidenza.

«Il test è scientifico, utilizza il metodo IT che verifica i test cognitivi ai suoi più alti livelli», afferma Andres Kokawaka, comproprietario e co-fondatore della società. «C’è ad esempio, l’uso degli oppiacei ma poiché è legale noi non lo sottoponiamo a test. L’applicazione ci consentirà di misurare la salute ai fini della guida e non la quantità di materiale nel corpo umano». Poi ha aggiunto: «C’è una certa isteria nelle Autorità negli ultimi tempi. Non si sa come rapportarsi col corso dello sviluppo delle cose e si giunge alla situazione odierna dove al Governo si vuole annullare la patente di guida per pazienti che hanno accesso alla Cannabis mentre noi vogliamo suggerir loro semplicemente di usare l’App». Ha anche confermato di aver ricevuto numerose richieste circa il kit per il test anche dall’estero, in specie dal Canada dove recentemente è stato ufficializzato l’avvio della legalizzazione su tutto il territorio nazionale. Lì sono utilizzati test sulla memoria ed anche i test sulla saliva che però, ormai sono considerati non accurati. I guidatori sono arrestati, vengono condotti davanti al Giudice e dicono «Si, stavo fumando ma le Autorità devono provare che si tratta di misure non adatte alla guida». Tutti coloro che sono interessati a partecipare al test devono prendere contatto con 036974581 oppure via email. Lo studio viene condotto una sola volta, dura al massimo tre ore e resta anonimo.

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