Politica Esteri

Francia pronta alla legalizzazione della cannabis medica Rassegna stampa della canapa nelle testate estere, dal 3 al 7 giugno 2019

La Francia pronta per la legalizzazione della cannabis medica e avvia una campagna di test per individuare meglio i potenziali destinatari di campagne di concessione statale.

 

Francia

Pronta a lanciare la legalizzazione della cannabis medica

La Francia avvierà il processo di legalizzazione della cannabis medica in modo controllato in preparazione di misure più radicali. La Francia sta infatti pensando di avviare un processo di legalizzazione della marijuana ma per essere sicura di dare alle persone un accesso legale ad una tipologia specifica di erba finalizzata ad uso medico senza che vi siano particolari scossoni di tipo sociale, sta pianificando di condurre un esperimento di cannabis medicale nel futuro prossimo che poi continuerà per i prossimi due anni.

Alla fine di maggio, il Senato francese ha dato l’approvazione. Si tratta di una mossa che si ritiene possa riguardare tra 30.000 ed un milione di pazienti che soffrono di differenti forme di dolore cronico e che possono essere potenzialmente ritenuti iscrivibili in un piano nazionale di cura a base di prodotti connessi con la cannabis. Però, piuttosto che introdurre il nuovo programma della cannabis medicale in modo cieco, gli ufficiali governativi vogliono testare approfonditamente tutti i settori caratterizzati da incertezza e dubbio prima di avviare in via ufficiale il programma medicale nazionale.

La Francia intende utilizzare questa approfondita ricerca nel settore della cannabis per apprendere quanto più possibile circa l’industria del settore in sé e come essa opera così come intende identificare ogni opportunità utile per espandere la lista proposta di condizioni qualificate. «Ci saranno almeno due anni di sperimentazione con la cannabis terapeutica», ha affermato il professor Nicolas Authier, il farmacologo guida presso il Centro Ospedaliero Università Clermont-Ferrand, Centro Terapia del Dolore ai media francesi. Tutto ciò che era stato tralasciato in precedenza sarà sottoposto a ricerca per poi veder tutto questo sottoposto all’attenzione del Ministero della Salute affinché decida in merito presa visione dei risultati ufficiali.

Bisogna, però, aggiungere che il programma francese della cannabis medicale dovrebbe essere alquanto restrittivo, almeno nel primo periodo della sua sperimentazione, quindi, non ci si aspetti di vedere la cannabis venduta nei coffee shop di Parigi.

Lo scorso mese di dicembre, una commissione scientifica controllata dall’Agenzia Nazionale Francese per la Sicurezza delle Medicine e la Salute ha raccomandato che la marijuana medicale sia approvata per alcuni pazienti come alternativa ai trattamenti tradizionali. Dietro certificazione, questi pazienti che hanno dichiarato e comprovato dolore cronico e che non hanno mostrato segni di risposta a terapie già esistenti, certe tipologie di epilessia e sclerosi multipla sono ammessi a cure a base di cannabis. La commissione ha anche concesso l’accesso per pazienti che hanno cancro e pochi altri con altre patologie. In quel periodo ci si aspettava che l’azione legislativa si svolgesse a seguito della valutazione della commissione. Il fatto che ci siano voluti solo sei mesi per raggiungere la definizione di un qualche programma di legalizzazione della cannabis medicale approvato dai legislatori è un segno abbastanza positivo relativo al fatto che il Paese è aperto verso il concetto di cannabis terapeutica accettabile socialmente.

Al momento, in Francia, i pazienti possono ottenere tutt’al più il ‘Marinol (THC sintetico) e un farmaco prodotto dalla GW Pharmaceuticals noto come ‘Sativex. Questi farmaci sono spesso prescritti ai pazienti oncologici come strumento di controllo del vomito derivante dai trattamenti chemioterapici e per il dolore neuropatico in pazienti con sclerosi multipla.

A differenza della maggior parte della marijuana terapeutica venduta negli Stati Uniti, i funzionari ed i rappresentanti istituzionali francesi affermano che la loro versione non sarà qualcosa che i loro potenziali utenti solitamente appartenenti all’ambito ricreativo apprezzerebbero. Si tratta in generale di un effetto così debole che Authier afferma che non sarà «soddisfacente per coloro che cercano effetti psicoattivi». Il che era prevedibile, così come sarà prevedibile che molti utilizzatori di marijuana ne saranno delusi anche coloro che usano sigarette elettroniche.

Authier ha poi proseguito spiegando che la marijuana terapeutica non sarà di un solo tipo buono per tutti gli usi. Tutte le medicine saranno personalizzate per ogni singola esigenza segnalata da ogni paziente. Al momento si sta parlando solo di cannabis medicale ma alla fine si dovrà considerare la cannabis per uso da ascrivere al settore wellness (olii, vitamine e integratori con livelli molto bassi di THC), come confermato dallo stesso Authier.

Anche se la Francia lancerà i propri centri di coltivazione per questa specifica fase di sperimentazione, i prodotti a base di cannabis che saranno utilizzati all’inizio di questo processo molto probabilmente saranno importati da altre Nazioni. Lo stesso Authier ammette che il suo Paese ha molto da imparare circa la coltivazione di cannabis. «Non è certo agricoltura di tipo convenzionale».

L’esperimento prenderà il via nelle prossime settimane, secondo Jean-Baptiste Moreau, un deputato francese del partito La Rèpublique En Marche!. Ma si tratterà di una lunga strada da percorrere prima che la marijuana diventi legale. «La questione della legalizzazione non sarà definita prima del 2021 e solo dopo il completamento di questa fase sperimentale», ha affermato Authier.

 

Stati Uniti

Scoppia lo scandalo dei falsi test positivi sulla droga a New Orleans

Uno scandalo sui falsi test positivi nella somministrazione dei relativi test scoppia a New Orleans dove un progetto di legalizzazione della cannabis è morto nello Stato della Louisiana. Lo Stato continua ad avere leggi sulla cannabis tra le più severe nell’intera Nazione ma le contraddizioni stanno diventando sempre più nette.

Rispetto agli standard del resto della Louisiana, New Orleans è un luogo lievemente più accogliente. Ma i giudici della Corte Distrettuale Criminale di Orleans potrebbero condannare persone con accuse in sempre maggiore appesantimento e che potrebbero anche diventare carcerazioni di svariati anni, basate su accuse claudicanti connesse con test antidroga molto discutibili, come confermato anche da gruppi di controllo locali. Secondo i resoconti resi pubblici sul tema nel corso del mese in corso dalla ‘Court Watch NOLA’, si è trovato che i test di laboratorio distrettuali non seguono «le migliori pratiche» del settore e che falliscono nel confermare adeguatamente i risultati così come falliscono nell’evitare falsi positivi.

Tuttavia, l’affidamento della Corte su queste ‘dubbie’ prove sembra essere un evento alquanto comune. Il gruppo di controllo ‘Court Watch’ ha affermato che le sanzioni comminate dai giudici sulla base di risultati che appaiono positivi «sono inappropriate, incoerenti e non eque»«Questo è il motivo per il quale chiediamo che i giudici considerino realmente, secondo capacità individuali, se i test antidroga stiano effettivamente rispondendo alle esigenze che ritengono prioritarie in casi individuali», ha affermato Simone Levine direttore ‘Court Watch’ in un’ intervista con ‘The Lens’, un giornale investigativo di area. «Cosa sono questi bisogni? Ci rendono più sicuri nel somministrare test alle persone?». Mentre il rapporto non specifica se alcune sostanze particolari stavano manifestando positività a test più di altri, i tribunali della Louisiana fanno test per la cannabis quando applicano test antidroga.

Gli standards nazionali prevedono per la Corte l’utilizzo di test antidroga che devono essere condotti secondo due step, il primo è a carattere di screening ed il secondo nella forma di conferma. Ma a New Orleans, il laboratorio della Corte non conferma i risultati dei test iniziali positivi con un secondo test condotto con metodi alternativi. A livello nazionale, i test di conferma sono normalmente eseguiti con un processo noto come cromatografia base gas o liquida di spettrometro di massa LC-MS/MS. Ma secondo ‘Court Watch’, «i laboratori mancano di ogni tipo di attrezzatura capace di offrire test definitivi di validazione antidroga al livello dei test LC-MS/MS e non vi è alcuna indicazione al fatto che i test antidroga sono condotti all’esterno per confermare la presunzione di positività qualora questa appaia nei primi test di screening iniziali».

Invece, la politica dell’applicazione dei test descritta nell’apposito manuale descrive la fase della conferma come una semplice applicazione pedissequa dello stesso test iniziale di screening sullo stesso campione e con lo stesso metodo, contrariamente alla norma diffusamente accettata.

In una revisione attuata su 11 casi nei quali gli imputati per reati connessi con l’uso di cannabis sono stati ritenuti passibili di arresto, Court Watch ha constatato che 9 di essi non sono stati validati con un secondo test di conferma utile in tal senso e negli altri due casi, si è dimostrato che è stato effettuato un secondo test di laboratorio su di un secondo campione, per tutti questi motivi la relazione sottolinea che i test di conferma attuati sono «in contrasto con le più diffuse pratiche scientifiche le quali richiedono una specifica conferma attraverso un test basato con tecnica differente e sullo stesso campione».

‘Court Watch’ rileva così che sono stati almeno 77 i casi nei quali gli imputati sono stati sottoposti a fermo e sanzionati, su di loro sono stati applicati test antidroga risultati positivi nell’arco del 2018. Di questi, 59 hanno trascorso del tempo dietro le sbarre per una media di 18 giorni.

Per ironia della sorte, la ricerca giunge quando la intera tematica relativa alla legislazione sull’uso delle droghe è oggetto di studio e discussione presso i politici ed i legislatori a livello statale nella sede di Baton Rouge.

La Commissione Trasporti della Camera la scorsa settimana ha proposto una legge per regolamentare i test antidroga in ogni tipo di incidente che comporti gravi conseguenze a livello di ferite inferte al corpo oppure al decesso. L’attuale Legge della Louisiana consente test antidroga dopo gli incidenti solo quando vi è un caso di fatalità constatata in loco, come spiega KTAL di Shreveport. La legge presentata potrebbe estendere la legge attuale. Il caso prende le mosse da una vicenda del 2017 legata ad una bambina di 4 anni colpita da un motociclista per il quale la mamma della bambina sospettò vi fosse uso di droghe alle spalle, non furono applicati test antidroga perché la bimba non morì sul luogo dell’incidente.

La questione delle carneficine stradali è ovviamente di grande urgenza ma se gli standard dei test antidroga sono così poveri come nel resto dello Stato così come lo sono in Orleans Parish, questa allora è una questione che deve essere affrontata prima che qualsiasi tipo di espansione sulla applicazione dei test sia stabilita in via successiva.

Lo Stato, nello specifico, ha norme tra le più restrittive a livello confederale, se la cannabis è inserita nella lista delle droghe non consentite e su di essa vengono applicati test già alla base ritenuti non capaci di cogliere il contenuto effettivo destabilizzante per chi è causa di incidenti gravi e /o mortali, allora ci si ritrova in ulteriore difficoltà al cospetto non solo degli standard stessi, già messi in discussione come si è visto ma anche al cospetto di altre ricerche scientifiche che hanno dimostrato come la cannabis alla guida non sia causa discriminante nel condurre agli incidenti stradali.

 

Stati Uniti

La scienza afferma che gli adolescenti che usano sigarette elettroniche sono socialmente violenti

Un recente studio indica che i teenager che usano la sigaretta elettronica per aspirare la cannabis sono più aperti alla delinquenza. Ma ci si chiede se tutto questo non porti a conclusioni troppo affrettate. Quando si giunge a discutere di marijuana, vi sono coloro i quali credono che l’erba sia una pianta solo ed esclusivamente benefica inviata nel Mondo perché sia un luogo migliore. Vi sono anche coloro i quali ritengono che sia qualcosa di diabolico e che provenga dai nove cerchi dell’Inferno.

E’ cosa buona che la maggior parte della popolazione degli Stati Uniti non sia totalmente coinvolta in questioni di carattere dottrinario circa l’utilizzo di questa droga. La gran parte della popolazione sembra capire che l’erba non causa cose magiche né conduca ad alcuna dipendenza verso il crimine o altro attentato alla moralità nella fondazione dell’America. Ma gli studenti del Sud stanno cercando di scuotere questa gabbia.

Alcuni dicono che, mentre l’uso di marijuana potrebbe essere relativamente innocuo per il tessuto della società adulta, gli adolescenti che usano la cannabis, specialmente quelli che la fumano con sigaretta elettronica, sono più propensi a diventare dei teppisti spietati e ladri con una propensione al crimine violento.

Ricercatori dell’Università del Texas e San Antonio (UTSA) sostengono di aver trovato prove che dimostrano che i giovani che fumano erba via sigaretta elettronica sono inclini a una vita di piccola delinquenza.

Lo studio, che è stato pubblicato sul ‘Journal of Criminal Justice’, mostra che i ragazzi che hanno fumato erba via sigaretta elettronica in ottava e decima classe hanno avuto un rischio maggiore di commettere furti e di impegnarsi in comportamenti violenti. Il rischio per questo lato del declino apocalittico era ancora più prevalente in coloro che hanno optato per la marijuana fumata con sigaretta elettronica rispetto alla nicotina aspirata.

«Questi risultati potrebbero essere spiegati con la capacità di nascondere una sostanza illegale attraverso il fenomeno del fumo da sigaretta elettronica che può ridurre la probabilità di individuazione e l’apprensione tra i giovani che diffondono sostanze illecite e quindi li spingono ad assumere altri comportamenti delinquenziali», ha affermato l’Università in un comunicato pubblico. «I giovani che diffondono sostanze illecite come la marijuana possono passare facilmente inosservati e/o incontestati a causa dell’ambiguità che circonda la sostanza che stanno fumando via sigaretta elettronica e della facilità con la quale si può occultare i dispositivi atti al fumo da sigaretta elettronica che possono apparire anche nella forma di una chiavetta USB».

Secondo i ricercatori, poiché i giovani vivono il fumo da sigaretta elettronica con base-cannabis in segreto, in modo quasi criminalizzato ed avendo creato una specie di trend in tutto questo, si sentono portati a vivere al di fuori della legalità anche in altri contesti, non necessariamente affini al fumo da cannabis.

Dylan Jackson, professore di Giustizia Penale all’UTSA, vuol fare in modo che i genitori capiscano che se i loro figli fumano erba, potrebbero anche essere votati a voler far parte di gang, portare armi a scuola e commettere atti di vandalismo casuali. 

«Di tutti i gruppi di fumatori e consumatori di sostanze identificati, i risultati indicano che i giovani che assumono marijuana attraverso una sigaretta elettronica mostrano il più alto rischio di coinvolgimento delinquenziale e sono a rischio significativamente maggiore di comportamento delinquenziale rispetto ai giovani che svapano sostanze non illecite» secondo quanto riporta la ricerca.

 

Stati Uniti

I ricercatori e la mappa genetica dei cannabinoidi e dei terpenoidi

Ricercatori dell’Università di Washington hanno mappato i network genetici della cannabis che sono responsabili della produzione di cannabidiolo e terpenoidi. I ricercatori dell’Università Statale di Washington hanno mappato i network di geni che regolano la produzione di cannabinoidi e terpenoidi ritrovati nei tricomi della cannabis. Lo studio è stato pubblicato nel giornale ‘Plant Phisiology’.

A causa di restrizioni sia di carattere federale sia a livello accademico i campioni sono stati sottoposti a trattamento fuori dai laboratori del campus universitario presso i laboratori certificati dell’Oregon Liquor Control Commission. Il team scientifico e di ricerca ha isolato i tricomi di nove ceppi disponibili sul mercato ed una terza parte ha sequenziato il loro RNA. I ricercatori della WSU hanno operato solo su dati ad alta risoluzione che marcavano chiaramente ogni gene ed i suoi prodotti finali.

Creando impronte genetiche uniche per ogni ceppo, i ricercatori affermano che ora sono possibili migliori tecniche di allevamento, corretta identificazione dei ceppi, e la verifica di varie indicazioni sulla salute CBD e la validità del loro effetto sinergico.

I test di carattere genetico sulla cannabis stanno progressivamente diventando come tema portante allo stato attuale delle cose man mano che aumentano anche gli interessi dell’industria del settore. Ad esempio, una recente controversia riguardante un annuncio di ‘Phylos Bioscience’ sul fatto che stanno avviando un programma di riproduzione cannabis attraverso geni che sono stati raccolti per un cosiddetto ‘Progetto Galaxy Strain Database’ con geni che coltivatori disponibili avevano donato per condurre il progetto.

 

Israele

Ehud Barak lascia la cannabis e torna alla politica

Sei mesi dopo aver appoggiato l’industria della cannabis ed essere stato nominato alla guida di una specifica società di settore, Army Radio segnala che l’ex Primo Ministro Ehid Barak sta tornando alla Politica e concorre per la guida del Partito Laburista. Insomma, vincono le leggi del mercato, in un certo qual modo.

L’ex Primo Ministro Ehub Barak sta tornando alla Politica e torna a concorrere per la guida del Partito Laburista nel corso di elezioni interne che si dovrebbero tenere a breve cioè nelle elezioni 2019 del prossimo settembre.

L’importanza della decisione di Barak, nel caso in cui quanto riportato da ‘Army Radio’ sia vero, è la partenza della società che lavora nel settore della cannabis ‘Kandok’ dove è stato il capo per gli ultimi sei mesi. Società che è trattata in Borsa sotto la ‘InterCure’ con la quale è cresciuta. Secondo quanto riportato, la ‘InterCure’ ha già perso tre punti e mezzo e continua a scendere nelle quotazioni di Borsa.

Secondo il resoconto giornalistico, nel caso in cui Barak vinca nel Labour Party, Barak stesso sta considerando di congiungersi con Tzipi Livni che si è dimesso dal Partito Campo Sionista prima delle prime elezioni 2019. In una intervista tenuta con ‘Cannabis Magazine’ lo scorso mese, Barak affermò che era giunto il tempo della legalizzazione della cannabis in Israele. Il Partito Laburista per la prima volta nel 2019 durante la campagna elettorale ha aggiunto il tema della legalizzazione nella piattaforma del partito ed ha promesso di portare l’argomento all’attenzione e nel dibattito nella Knesset.

Francia pronta alla legalizzazione della cannabis medica Rassegna stampa della canapa nelle testate estere, dal 3 al 7 giugno 2019">