Politica Esteri

Facebook apre le porte alla cannabis Rassegna Stampa della Canapa nelle testate estere, dal 4 marzo all’8 marzo 2019

Il Canada sbarca sul mercato interno americano con tutto il proprio potere e tutta la propria esperienza accumulata nel settore cannabis. E lo fa con un colosso della propria economia di settore, la Tilray che ha acquisito società USA ed ora si propone di incrementare la voce commerciale specifica, in un settore ormai parecchio fiorente e nel quale sempre più investitori stanno collocando propri capitali sotto forma di investimento con buone rendite anche nel breve periodo.

 

Mondo

Facebook ci ripensa e valuta se rendere possibile la vendita e gli acquisti di marijuana attraverso la propria piattaforma

Facebook sta considerando di cambiare le proprie politiche per consentire il marketing e la vendita di cannabis per scopo medicale o per scopo ricreativo nelle Nazioni dove è considerata legale. Inoltre, la società ha chiarito che non è stata proibita la pubblicazione di spazi dedicati ai prodotti CBD dopo che essi erano stati rimossi in precedenza nella forma di pubblicità via social.

La piattaforma social finora ha bloccato e vietato la vendita di marijuana e le sue compravendite in generale. «Le nostre politiche allo stato attuale non consentono la vendita di marijuana sulla nostra piattaforma», ha affermato il meeting societario nella scorsa settimana così come riportato dai media specializzati. «Vogliamo considerare in ogni caso se possiamo ridurre il livello di proibizione specialmente nel contesto della marijuana legale».

Alcuna decisione ufficiale è stata presa in merito a tutt’oggi ma la società ha già creato una sua propria interna task force per identificare leggi più miti sul business della cannabis in specie circa la sua pubblicità e le vendite attraverso Facebook.

«Poiché le attitudini dal punto di vista legale nei confronti della marijuana variano da Nazione a Nazione, questo potrebbe risultare un ostacolo per noi, afferma uno dei dipendenti della società. Potremmo ottenere risposte rabbiose da regioni del mondo dove la legge o la società vedono la marijuana come una cosa negativa».

La società sta valutando di filtrare i contenuti correlati alla cannabis in modo tale che gli utilizzatori di Facebook con età inferiore ai 21 anni non siano messi in grado di accedervi. Il principale problema della società è la necessità di identificare chi stia vendendo legalmente oppure illegalmente la cannabis e stia attualmente operando per trovare una «soluzione realistica» a questo problema.

Nel mese di gennaio del corrente anno, Facebook aveva rimosso anche pagine che vendevano prodotti CBD. Ma successivamente aveva ritenuto si trattasse di un errore e le aveva ripristinate. Anche la pagina del Green Leaf Party israeliano era stata bloccata da Facebook nello stesso mese, tutti i relativi spazi pubblicitari erano stati rimossi sulla base del fatto che era stato pubblicato un articolo tratto da Cannabis Magazine che sembrava essere una pagina pubblicitaria di prodotti CBD.

In questo caso, Facebook Israele non ha espresso alcuna affermazione relativa al fatto che si trattasse di un errore ma piuttosto che fosse una politica proibizionista connessa ai prodotti CBD. Secondo un comunicato ufficiale di poche settimane fa, non vi sono prodotti del mercato della canapa o CBD in relazione alla violazione dei Termini d’Uso del sito.

Attualmente Facebook usa tecnologia con intelligenza artificiale per scannerizzare automaticamente il social network ed identificare immagini di droga così come riferimenti alla droga dove appaiano accanto anche dei numeri di telefono, prezzi e link utili per compravendita.

 

USA

Dopo la legalizzazione 211 imprese hanno creato migliaia di nuovi lavori nell’industria della cannabis

L’industria della cannabis legale sta crescendo rapidamente negli Stati Uniti, creando nuovi posti di lavoro, più che in ogni altro tipo di settore lavorativo, secondo un recente report economico con la vendita di cannabis legale che ha raggiunto un volume complessivo di 10.8 miliardi di dollari.

Con 34 Stati che hanno approvato la cannabis medicale ed 11 che hanno autorizzato la piena legalizzazione, l’industria della cannabis legale negli Stati Uniti è l’industria che sta crescendo più rapidamente rispetto a qualsiasi altro ambito produttivo nella Nazione.

Un recente report prodotto da una società di consulenza in Economia, la Whitney Economics rivela che l’industria in fase crescente produce attualmente centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro, dai coltivatori ai venditori in negozi, dagli esperti di marketing ai manager di ricerca e attività di laboratorio. Secondo gli esiti dello studio, 211 imprese hanno creato più di 1.000 posti di lavoro a tempo pieno negli Stati Uniti proprio grazie alla nuova ripresa della crescita dell’attività produttiva della cannabis, 64.389 dei quali si sono aggiunti al numero complessivo nel solo 2018. Quando si conteggiano le attività lavorative satellitari, cioè quelle che non sono realmente nel settore strettamente correlato alla cannabis ma in connessione piuttosto con i servizi che si muovono nell’indotto, il numero raggiunge le 296.000 unità, secondo quanto riporta lo stesso report.

Secondo la società di ricerche di mercato Arcview, fino al 2022, 467 imprese creeranno 1.000 posti di lavoro a tempo pieno in più nell’industria della cannabis legale degli Stati Uniti. Lo studio segnala inoltre che le vendite di cannabis legale negli Stati Uniti sono aumentate del 34 per cento durante l’anno 2018 ed hanno raccolto 10.8 miliardi di Dollari.

In California dove le vendite di cannabis hanno sommato 2.47 miliardi di dollari nel 2018, il 2019 è stimato in accrescimento con ulteriori 1.000 nuovi posti di lavoro in 10 imprese che si aggiungeranno alle 50 che già hanno creato 1.000 posti di lavoro nell’ industria locale della cannabis.

In Colorado, 31 società ora hanno 1.000 posti di lavoro nell’industria della cannabis che hanno registrato vendite pari a 1.63 miliardi di dollari nel 2018. Washington ha registrato vendite pari a 1.7 miliardi ed oltre 33mila nuovi posti di lavoro.

Nell’appendice allegata al report principale sono dettagliate le vendite e le assunzioni per ogni singolo Stato. Un aneddoto interessante che si trae dai dati è che ci sono più lavoratori nel settore cannabis oggi che gli igienisti dentali degli Stati Uniti. Secondo i dati del Dipartimento USA del Lavoro, i tre lavori che si stima creeranno la maggioranza dei nuovi posti di lavoro negli Stati Uniti nella prossima decade sono i pannelli solari, i tecnici delle turbine a vento, e gli sviluppatori di apparecchiature per la cura della casa. Il numero degli impiegati in queste industrie si stima che crescerà del 105%, il 96% ed il 47% rispettivamente per 10 anni (2016-2026).

In raffronto, il numero dei lavoratori nell’industria della cannabis si stima crescerà del 110% entro soli tre anni (2017-2020).

Si noti anche il fatto che il Dipartimento USA del Lavoro non pubblica questi dati sui propri canali poiché è soggetto alla legge federale degli Stati Uniti, secondo la quale la cannabis di qualsiasi tipo, compresa la cannabis medicale, è ancor oggi considerata illegale. Inoltre, il Ministero non pubblica dati ufficiali relativi all’industria della cannabis e questi provengono da statistiche effettuate in proprio dai singoli Stati.

 

Unione Europea

Le leggi aggiornate sui ‘Nuovi Alimenti’ sono sbagliate per quanto riguarda i prodotti CBD

Un recente aggiornamento del Catalogo Nuovi Alimenti dell’Unione Europea viene ritenuto errato nelle sue considerazioni relative a CBD, così come ai veterani della cannabis da parte del consulente Richard Rose, per come egli scrive in un report recente e dettagliato sul tema. «Il più recente aggiornamento del Catalogo Nuovi Alimenti dell’Unione Europea non è corretto. I prodotti delle infiorescenze della canapa infatti, hanno dimostrato di poter essere usati a lungo termine, compresi i Cannabinoidi CBD», ha scritto Richard Rose in un potente e parecchio ricercato documento dove si evidenzia il parere per il quale CBD non è un ‘Nuovo Alimento’. Ci si chiede, quindi, cosa sia realmente un ‘Nuovo Alimento’. Dal punto di vista strettamente tecnico, i ‘Nuovi Alimenti’ sono definiti come cibi che non sono stati consumati da un notevole numero di cittadini dell’Unione Europea fino a prima del 1997, quando la prima legislazione sui Nuovi Alimenti è entrata in operatività. I Nuovi Alimenti possono essere cibi a sviluppo nuovo, innovativo, prodotto con nuove tecnologie e con nuovi processi di produzione ed infine cibi tradizionalmente mangiati fuori dall’Unione Europea.  La legislazione impone che tali alimenti siano sicuri e con etichette ben definite in modo da non indurre in confusione i consumatori, tra varie altre caratteristiche richieste. L’esito finale per i produttori di alimenti è un mercato più oneroso per i produttori man mano che gli standard di legge richiesti e imposti vanno facendosi sempre più stringenti e selettivi.

I prodotti derivanti da fiori di canapa come i semi di canapa e gli olii estratti da canapa sono Nuovi Alimenti autorizzati secondo i criteri di legge dell’Unione Europea, esentati dalla iscrizione nella dizione Nuovi Alimenti a causa del consumo dimostrato negli Stati Membri prima del maggio 1997, come ha sottolineato lo stesso Richard Rose.

Il Catalogo dell’Unione Europea dei Nuovi Alimenti è stato, però, aggiornato recentemente così che «Gli estratti di Cannabis sativa L. e prodotti derivati contenenti cannabinoidi compreso il Cannabidiolo, sono considerati Nuovi Alimenti poiché non è stata dimostrata una specifica storia di consumo».

Richard Rose scrive: «In ogni caso, poiché una storia di consumo è già stata dimostrata per gli olii estratti da semi ed è ben noto che l’olio estratto da semi contiene cannabinoidi derivanti dalla resina che aderisce alla parte esterna del seme ed è altrettanto noto che il cannabidiolo è il cannabinoide predominante nelle varietà di canapa Cannabis Sativa L, ne consegue logicamente che una storia di consumo di cannabidiolo è già stata dimostrata».

«L’Unione Europea ha – già a partire dal maggio 1997 – consentito la libera vendita di olii estratti da semi di canapa che sono notoriamente ricchi di THC e CBD. Il suo silenzio, nonostante numerosi studi, indica assenza, riflette Richard Rose». (Si veda The Rose Report, 1 Marzo 2019, “L’olio da semi di canapa è esente ma uno degli elementi chimici contenuti naturalmente non lo è”).

 

Canada

Namaste entra nel mercato dei prodotti edibili con l’acquisizione del 49% di Choklat

Namaste ha annunciato ieri di aver fatto il suo ingresso in un accordo di condivisione di scopi (Agreement) per acquisire il 49% delle azioni della società di Calgary denominata Choklat Inc. per un controvalore pari a 1.5 milioni di Dollari sotto forma di cash. In quanto parte della acquisizione, Namaste sarà nominata Membro del Board di Choklat.

Choklat è una società manifatturiera di primo livello con una sua propria linea di locali di vendita attraverso il suo sito di eCommerce online ed attraverso un network di distributori presenti in tutto il territorio del Canada. Recentemente Choklat è entrata in partnership di fornitura con Sobeys ed ha già propri prodotti in 25 negozi ad Alberta con lo scopo di investire poi nel Canada Occidentale nei prossimi mesi a venire.

«Choklat rappresenta un grande acquisto per noi con la sua vasta offerta di prodotti già insediati sul mercato che possono essere facilmente utilizzati per fare infusi con THC o CBD e venduti in qualità di prodotti edibili», ha affermato Meni Morim, Amministratore Delegato ad interim di Namaste Technologies Inc. Il loro modello di manifattura in piccoli lotti è una proposta che ben si adatta alle nuove leggi che riguardano i prodotti derivanti da cannabis edibile. «Questa transazione mette a disposizione la sicurezza di forniture per i nostri clienti di cannabis medicale e fornisce la capacità del mercato ricreativo nel caso in cui le regolamentazioni giuridiche proposte siano accettate ed approvate».  «Questa è una grande combinazione dove Namaste riconosce il valore dell’e-commerce e dirige le vendite ai consumatori, ha anche la visione per sostenere la crescita attraverso prodotti ad etichettatura bianca attraverso una distribuzione ampia effettuata con CannMart», ha affermato Brad Churchill, fondatore ed Amministratore Delegato di Chocktal Inc «Choklat punta a realizzare prodotti per CannMart ed espandere i propri market obbiettivo per includere tutto lo spazio generale della cannabis».  Chocklat ha assunto esperti industriali della Cannabis Consulting Inc. a fini di assistenza per conto della Canada Federal Processing License.

Brad Churchill ha anche affermato: «Circa due anni fa ho utilizzato la mia stessa prescrizione personale per ricercare il concept di un infuso di cioccolata con zucchero e cannabis. In qualità di uno dei maggiori produttori di cioccolata in Canada, ho avuto accesso all’equipaggiamento ed alla processazione che altre imprese che lavorano la cioccolata e la confetteria non hanno. La mia personale ricerca condotta in proprio mi ha portato a scoperte che -quando saranno definite come legali- ci consentiranno di realizzare infusi sia con THC sia con CBD nella cioccolata e lo zucchero in un modo che non vi è alcuna possibilità di discernere il sapore o il profumo dell’erba e con un dosaggio di grande livello che raggiunge quello che solo il livello del settore farmaceutico ha raggiunto in precedenza».

Chocklat Inc. è attualmente l’unico che lavori la cioccolata a qualità unica ad Alberta e il più grande imprenditore che opera nel settore della cioccolateria in tutto il Canada. Mentre altri imprenditori al ramo lavorano cioccolata sfusa e in qualità mista nella propria cioccolata e nelle proprie confezioni, Choklat importa alcune delle più prestigiose qualità di semi di alta qualità in tutto il mondo, poi effettua la tostatura e la lavorazione in proprio. Fin dalla sua prima apertura nel 2008, Choklat s’è insediato nel Canada Occidentale come uno dei brand di lusso più prestigiosi sul mercato contemporaneo. I prodotti Chocklat oggi sono venduti in più di 70 differenti rivenditori attraverso tutto il Canada Occidentale.

Namaste Technologies potenzia le più recenti linee di esperienze online dei consumatori per quanto riguarda la cannabis medicale ed i prodotti correlati. Cominciando con NamasteMD.com la società ha integrato le applicazioni di telemedicina, vengono connessi medici e pazienti con esperti di salute e mette a disposizione una fitta rete di assistenza per le prescrizioni online di cannabis.

 

India

Start up aggressive nei piani di crescita in campo tessile

La start up indiana Canva Fibre Labs LLP (CFL) progetta di scalare nell’anno corrente altre posizioni andando oltre la propria attuale capacità che si attesta intorno a una tonnellata di prodotto al giorno, così come assicurano i fondatori della società. «Intendiamo portare questi impianti tessili al livello dei brand mainstream e così sono attivamente solving problem su temi tipo come si sente il tessile senza compromessi o vantaggi funzionali e la sua processabilità sulle attuali infrastrutture del tessile come filatura e tessitura», ha affermato Shikha Shah, uno dei due fondatori della società CFL.

La società CFL afferma di aver sviluppato una tecnica indigena brevettata per processare rifiuti agricoli derivanti dalla lavorazione su piante di canapa, con l’output di essere compatibile con le attuali infrastrutture del settore tessile. Il sistema offre il 100% di processazione green nella quale non vi sono sostanze chimiche pericolose nel trattamento delle fibre.

La società vede una opportunità nella necessità di tecnologia nella lavorazione così come nello squilibrio tra prezzo e qualità quando si giunge al settore dei tessili derivanti dalla lavorazione della canapa, ha affermato Shrevan Kokra, che ha co-fondato la società con Shah quando i due erano compagni di classe al Babson College negli Stati Uniti.

CFL è cresciuta in un anno attraverso un progetto a lungo termine con altri partner per creare una società specifica per il settore della canapa. Kokra, 25 anni, ha lavorato nella sua famiglia tutta dedita al lavoro in campo tessile ed ha conseguito laurea in finanza e commercio. Ha lavorato in attività di accounting e investment banking, co-fondando una start up di marketing e precedentemente è stato co-dirigente di un marchio specializzato in tecnologia tessile manufatturiera.

Shah, 23 anni, ha conseguito i suoi studi in commercio e attività d’impresa. La sua esperienza si esplica in un vasto ventaglio dall’attività di famiglia, un progetto tessile, ad una start up in campo di cinematografia ed attraverso il lavoro con società europee e americane dove ha co-fondato una impresa manifatturiera ed una in campo tecnologico.

Dopo un paio d’anni di alti e bassi dopo il lancio della società, i partners ora affermano di esser pronti ad attuare una strategia di crescita aggressiva. «Stiamo per introdurre differenti qualità di fibre, la gran parte contenenti notevoli quantità di fibre derivate dalla canapa per differenti applicazioni tessili», ha affermato Kokra, sottolineando che la società ha lo scopo di salire nella scala di produzione fino a raggiungere le cinque tonnellate giornaliere.

Identificando la società come una «società scientifica concentrata su materiali tipo fibre alternative», Shah e Kokra vedono le sfide della nascente industria della canapa come opportunità. «Non si tratta di coordinare e governare la catena di rifornimento; si tratta, piuttosto, del crearne una più forte attraverso una fibra ancor più resistente», ha affermato Shah, sottolineando che CFL sarà indirizzata aggressivamente verso strategie focalizzate per i prossimi anni. E mentre la canapa è al centro dei loro piani di sviluppo, CFL proverà altre materie prime come banana e lino per sviluppare il loro intrinseco potenziale per il settore tessile.

E’ chiara anche la mission presso Canva Fibre Labs. Proprio come il petrolio e il gas hanno bisogno di differenti propellenti ed un target per mobilizzare le masse, noi vediamo noi stessi intraprendere fibre alternative per ridurre il carbonfossile nella nostra industria», ha affermato Shah. Canva Fibre Labs è stata selezionata agli inizi del mese in corso come la top entry al 2019 Asian Hemp Summit’s Entrepreneur Rewards Program che insigne con onorificenze le attività di business innovativo in ambito tessile.

Facebook apre le porte alla cannabis Rassegna Stampa della Canapa nelle testate estere, dal 4 marzo all’8 marzo 2019 ">