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Ecco la prima associazione nazionale in tema di canapa Nasce l'ASACC, la prima sigla sindacale relativa al mondi della canapa

Nasce la prima associazione sindacale in tema di canapa. Dai modelli francesi, A.S.A.C.C. si rivolge sia agli imprenditori che ai dipendenti delle aziende canapicole con la volontà di aiutarli nello sviluppo economico e nella crescita sostanziale. L’aiuto è rivolto ad ogni ambito nel quale sia previsto l’utilizzo della canapa, cittadini compresi. L’esigenza è quella di farsi sentire a gran voce e raggiungere i tavoli istituzionali. 

L’associazione mira a due degli obiettivi più cari a chi è in questo campo: l’adeguata regolamentazione del mercato italiano, nonché, l’essere d’appoggio allo Stato relativamente alla produzione di cannabis terapeutica per il riconoscimento del valore terapeutico-medicinale-ecologico dei derivati.

Ciò che l’A.S.A.C.C. si propone di fare è molto importante in questo ambito dove, di cose da mettere a punto, ce ne sono parecchie. L’associazione fornisce ai propri associati tutti gli strumenti ed i servizi necessari per lo sviluppo dell’azienda, tra cui l’assistenza tecnica, contabile, legale, ed informativa. Ogni dubbio, verra dissipato. Difesa della libertà nella coltivazione, incentivo al dialogo, al confronto politico e, non di meno, alla ricerca scientifica perché il quadro di chi lavora nella canapa sia il più sereno ed il più completo possibile.

Ne abbiamo parlato con i soci fondatori: il presidente nazionale Lorenzo Cancogni, i vice Andrea Rossi e Danilo Cusimano, la coordinatrice nazionale Anna Maria Mosti e l’economo e tesoriere nazionale Cristiano Montanarini.

Come è nata ASACC?

ASACC nasce dal progetto di due imprenditori del settore canapicolo che ogni giorno combattono la giungla normativa e la mancanza di tutela e presenza di democratiche e libere realtà associative. Da questa idea progettuale si sono sviluppate sinergie tecniche con tutte le figure necessarie alla realizzazione del progetto stesso (medici, avvocati, farmacisti, commercialisti, agronomi, studi di ricerca, sindacalisti, chimici e imprenditori) fino alla legittimazione del primo sindacato autonomo pluralista. 

Quali sono i vostri obiettivi? 

Gli obbiettivi di A.S.A.C.C. sono: 

– Informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sulle qualità terapeutiche- curative della cannabis, educare al disuso per scopi ludici , intraprendere relazioni istituzionali volte a disciplinare e regolamentare il vuoto normativo esistente. Permettendo la produzione “Made in Italy” sarebbe garantita ai pazienti affetti da determinate patologie e disabilità, la legittima continuità terapeutica ed il reperimento del prodotto ad uso medico. Necessita quindi attivare poli produttivi, centri ricerca e sviluppo che garantiscano in primis il diritto alla salute e un incisiva ricaduta occupazionale. 

– Sviluppare politiche aziendali attraverso l’aggregazione dei coltivatori e delle aziende agricole nell’interesse della collettività, creare piani di sviluppo risolvendo le innumerevoli criticità normative e fiscali, garantire un mercato democratico equamente distribuito che possa incentivare tutti i settori del mondo canapicolo (industriale , agroalimentare, tessile, edile…), eliminare la lobbizzazione e l’esclusivo monopolio di alcune realtà.

 – Tutelare legalmente attraverso la contrattazione sindacale e la consulenza legale dell’associazione i destinatari della nostra mission: Cittadini, Datori di Lavoro e Dipendenti 

Alla luce della recentissima apertura della Ministra della Salute, Grillo, che ha incontrato le associazioni di pazienti ed ha fatto visita allo Stabilimento Farmaceutico Militare di Firenze dove si producono le cannabis terapeutica Made in Italy, apprezziamo la volontà del Ministero di iniziare a farsi carico di un tema importante di tutela del diritto alla salute per tutti, e quindi a voler disciplinare e controllare il mercato, garantendo risposte adeguate in termini di domanda e offerta, nonché qualità e certificazione del prodotto cannabis a scopo terapeutico con ricadute occupazionali. Auspichiamo che si possa concorrere  alla revisione critica della cannabis in seno al comitato di esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità avviato a Ginevra a giugno 2018 condividendo i dati delle positive esperienze italiane e che gli Istituti di Ricerca Pubblici in collaborazione con le Università e privati, promuovano studi sulle proprietà terapeutiche della cannabis, a partire dalle infiorescenze standardizzate prodotte dallo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare;

Di che cosa vi occupate?

I nostri campi d’intervento sono molteplici: informare e sensibilizzare sul mondo della canapa in tutti i suoi settori di sviluppo, collaborare con le Istituzioni tutte per completare la legislazione in materia  e disciplinare e regolamentare il mercato, combattere il mercato illecito, fare rete con soggetti del settore, privati, pubblici, fornire consulenza aziendale, tutela sindacale consulenza medica e scientifica, collaborare con centro di ricerca e ASL circa lo scopo terapeutico della cannabis, organizzare eventi di alto profilo medico scientifico, sviluppare impresa e creare posti di lavoro

Quanti aggregati avete? 

Difficile ad oggi  quantificare il numero di associati presenti sul territorio nazionale. Nei primi giorni dall’uscita mediatica abbiamo riscontrato più di 400 richieste di iscrizione con un’esponenziale crescita che certifica l’estremo bisogno di un associazione sindacale autonoma nel settore. Stiamo raccogliendo consenso in tutto il territorio nazionale, abbiamo attivato protocolli di intesa con equipe di medici, centri di ricerca, scienziati, uffici legali e commerciali. Sono state designate, per quanto previsto dallo statuto, figure incaricate a sviluppare le politiche di A.S.A.C.C. nei territori, ritenendo che il decentramento sia fondamentale per essere vicini ai territori nelle diverse criticità, richiamando gli stessi nell’ottica della crescita nazionale attraverso un coordinamento nazionale. 

Ci sono solo dipendenti o anche titolari di azienda?

Entrambi, rappresentanti a tutto campo del settore canapicolo (Cittadini, Lavoratori, Datori di Lavoro, Associazioni).

Che cosa vorreste dal futuro?

Disciplina normativa chiara e snella in materia. Diritto alla salute veramente garantito a tutti attraverso leggi a vari livelli che permettano di soddisfare il reale bisogno della cannabis terapeutica con incentivazione, sviluppo e controllo del mercato interno. Creare sinergia tra gli associati, valorizzare e condividere le loro idee e progetti all’interno di una rete di supporto  e fornire loro gli strumenti e le strategie aziendali volte alla realizzazione, fare rete con i vari soggetti: Cittadini e Datori di lavoro, Lavoratori, Associazioni, Imprese, Istituzioni) per condividere un comune progetto di crescita settoriale.

Cosa pensate del fatto che il Ministero della Salute ha aperto una ‘strada’ relativamente alla cannabis terapeutica? 

Riteniamo che tale apertura sia un primo step legislativo e ancor prima culturale, ma ad oggi non esaustivo in termini educativi e formativi per la comunità tutta, per il personale sanitario sia pubblico che privato. Riteniamo che si debba fare ancora molto: costruire una rete di centri di ricerca e team di medici, redigere linee guida e appositi piani terapeutici, incentivare la produzione così da soddisfare la domanda. Oggi troppe persone sono lasciate sole e senza Terapia. Non è accettabile una sperequazione di trattamento sanitario e quindi una disparità del diritto alla salute non garantito equamente a tutti.  

A livello legislativo cosa si deve ancora modificare secondo voi per implementare la cultura della canapa industriale? 

Le leggi e la loro applicazione seguono ancora metodi convulsi. Urge un  tavolo di contrattazione legislativa di tutta la filiera canapicola. Oggi l’intero mondo produttivo è regolato da sole 4 pagine previste dalla l. 2 dicembre 2016, n. 242. Ci sono miliardi di aspetti non normati, lasciati alla libera interpretazione e che creano scompiglio e incertezza. In molti paesi europei c’è stata grande apertura e sono anni luce avanti a noi. Rischiamo, in assenza di regole precise, un collasso del mercato dovuto alla concorrenza degli stati esteri. Occorre quindi portare l’attuale normativa italiana ad alti livelli, Unione Europea e Organizzazione Mondiale della Sanità.  

Qual è la vostra posizione sulla gran nebulosa della cannabis light, da una parte osteggiata, dall’altra con il Ministero della Salute che non prende una posizione ufficiale? 

La cannabis light oggi rappresenta un vasto mercato e una grande possibilità di nuovi posti di lavoro. Purtroppo nell’uso comune viene utilizzata come se fosse tabacco da fumo. Non vi sono studi scientifici attuali che possano garantire la qualità del prodotto inalato e le eventuali controindicazioni alla salute ed inoltre vi è una superficiale certificazione del prodotto. A tutti gli effetti viene venduta come biomassa. Di per sé la biomassa non può essere riconosciuta né come prodotto alimentare né come tabacco da fumo. E’ necessario che lo Stato intervenga non nella chiusura del mercato ma nella sua ​regolamentazioni e controllo, proprio per evitare l’alto rischio sulla salute ed il proliferare del mercato illecito. Il Ministero della Salute ha il dovere morale e legislativo di disciplinare la cannabis light e prendere quindi una posizione ufficiale al fine di non alimentare un mercato nebuloso che sicuramente presenta elevati rischi. 

 Cosa ne pensate del lavoro della federazione canapai e simili per difendere quanto conquistato? 

Sicuramente c’è da riconoscere l’impegno e il lavoro svolto negli anni da tutte le federazioni e associazioni di canapai per aver con fatica cercato di migliorare, mantenere e sviluppare tutta la filiera canapicola. Riscontriamo comunque un gran malcontento tra le parti sociali coinvolte per l’adozione di politiche non propriamente decentrate e quindi caratterizzate da scarsa rappresentatività nei territori. Attraverso la condivisione comune del nostro progetto , per la struttura reticolare e capillare nei territori, ASACC, può dare un proficuo contributo nell’ambito delle politiche canapicole e della salute. 

E cosa ne pensate del disciplinare -codice di autoregolamentazione- pubblicato? Come potrebbe essere attuato a livello legislativo? Quali le carenze ed, invece, i punti forti? 

La domanda non ci permette una semplice ed esaustiva risposta in quanto il disciplinare di autoregolamentazione è stato stilato solo il 19/05/2018 e sarà integrato entro 90 non ancora trascorsi. Essendo il contesto di applicazione attualmente privo di linee guida ministeriali, riteniamo il disciplinare di autoregolamentazione un primo utile passo ad una vero e proprio decreto legge. I concetti contenuti nella stesura sono semplici e applicabili, rimaniamo però ‘vigili’ su alcuni punti del disciplinare, in particolare riguardo al citato ‘marchio’ e ‘logo’ per la certificazione del prodotto che verrà ‘controllato’ da un organismo di controllo che attualmente non è ancora costituito e sul quale non si possono  fare considerazioni. Essenziale è la libertà di mercato, auspichiamo, ma ne siamo certi, che nessuno voglia, attraverso il seguente mezzo,  lobbizzare le fasi produttive, dalle sementi ai fiori. Ricordiamoci che nessun organo esterno a quelli statali può dettare leggi né obbligare un certo metodo. Questo non vuole sottrarre merito, però, a chi attraverso il duro lavoro, ha cercato comunque di creare una regola da tutti perseguibile. 

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