Politica Esteri

Corea del Sud: prima Nazione dell’Asia Orientale a legalizzare la cannabis ad uso medico Rassegna Stampa della canapa nelle testate estere, dal 26 al 30 novembre

La Corea del Sud batte sul tempo Thailandia e Malaysia e diventa primo Paese estremo-orientale a concedere la cannabis ad uso medicale nel Continente asiatico. L’Italia definisce chiaramente i limiti nella tipologia di prodotti derivati dalla cannabis sul proprio territorio, i vincoli imposti dall’Europa rendono meno competitivo il Vecchio Continente a livello mondiale

Corea del Sud

La Corea è prima Nazione asiatica orientale a legalizzare l’uso della cannabis a scopo medicale

Nella gara asiatica nel raggiungere il primato della legalizzazione della cannabis, tra Thailandia e Malaysia la spunta la Corea del Sud. Solo pochi giorni fa si era vista di fatto una specie di gara a due, dove la Thailandia sembrava aver assunto una certa specie di primogenitura, oggi la Corea del Sud sorprende tutti ed acquisisce quel primato a livello continentale. La scorsa settimana, infatti, la Corea del Sud ha approvato l’uso della cannabis a scopo medicale. Si tratta tuttavia di un format limitato che comprende solo prodotti con piccole quantità di THC e solo per importazione. Le apposite certificazioni relative alle concessioni saranno rilasciate con molta parsimonia. Tutto questo sebbene la Corea del Sud produca annualmente 14mila tonnellate di cannabis industriale e sia uno dei cinque principali produttori di canapa al mondo unitamente con Olanda, Cile, Francia e Cina ed in presenza del fatto che sul proprio territorio l’uso della cannabis sia comunque illegale. Nel gennaio 2018 si è definita la materia sulla quale poi le massime istituzioni democratiche coreane si sono espresse in termini di legalizzazione ed accesso regolamentato a scopi medicali, partendo da un caso di cronaca che ha molto colpito l’opinione pubblica nazionale. Si tratta di una donna, madre di quattro figli, con un tumore al cervello la quale ha ordinato degli olii estratti da cannabis acquistandoli all’estero e che è stata arrestata con l’accusa di importazione di droghe pericolose.

Le massime Autorità preposte alla sicurezza nazionale hanno anche additato numerosi altri casi simili ed aggiuntivi rispetto al caso specifico della ammalata di tumore al cervello. Il numero considerato è di almeno 38 casi acclarati. La nuova legge non la si può certo considerare permissiva né tantomeno assomiglia a quelle che in Occidente ed in altri Paesi a sviluppo avanzato permettono di fare e commercializzare sul proprio territorio. Allo stato attuale, infatti permette l’importazione di prodotti a base di cannabis medicale con percentuali di TCH basse e quelle definite in qualità di droghe come Epidiolax (derivata da cannabis CBD), Citibox (ottenuta da cannabis THC e CBD), entrambe prodotte dalla società farmaceutica britannica GW. In ogni caso, secondo alcune relazioni europee pubblicate poche settimane fa, non solo i prodotti derivati dalla lavorazione della cannabis firmati GW saranno commercializzati in Corea ma forse anche quelli della Compagnia israeliana Tikkun Olam, il cui management unitamente alla Compagnia di investimenti canadese York Bridge Capital ha incontrato nel mese di luglio 2018 i rappresentati della Associazione Coreana della cannabis. Ai media in quell’occasione era stato già comunicato che si stava cooperando con il Governo coreano per approvare la Cannabis medicale in Corea.

In relazione all’ottenimento della approvazione del trattamento attraverso prodotti derivati dalla cannabis, il paziente dovrà ottenere l’accesso legale per mezzo di una licenza governativa concessa dalla South Korean National Drug Administration. I certificati saranno rilasciati in modi specifici ai pazienti solo dopo che siano stati condotti ad esaurimento tutti gli altri tipi di trattamento e solo dietro raccomandazione medica. Ma la parte più interessante è che -al contempo- non essendo la vicina Corea del Nord una Nazione firmataria della Convenzione ONU sulle Droghe e Narcotici, persino la ‘ordinaria’ cannabis lì non è considerata ‘droga pericolosa e proibita’.

 

Italia

Fissati limiti specifici di THC per i prodotti derivati dalla lavorazione della canapa e su tutta la linea CBD

Il Ministero della Sanità italiano ha informato la Commissione Europea circa i propri piani di fissazione dei livelli massimi di THC negli alimenti e nei prodotti derivati. La legislazione specifica è destinata a fornire maggior chiarezza alle Autorità del settore preposte al ramo alimentare. In una lettera ufficiale inviata alla Commissione Europea nello scorso mese di Ottobre, il Governo italiano ha descritto le proprie intenzioni e la ratio del sistema giuridico-legale che regolamenta il settore. Il Governo italiano annota che vi è un ampio numero di corpi giuridici coinvolti – compreso l’Istituto Nazionale di Sanità – che sono stati consultati già nel mese di Maggio 2017 prima di procedere alla revisione del settore. Inoltre è stato delineato in modo più chiaro che vi è l’intenzione di sottoporre a campionatura e di analisi dei prodotti dell’intero ramo THC così come peraltro delineato anche a livello della stessa Unione Europea. La legislazione proposta dall’Italia fornisce chiarimenti per le Autorità e per il settore food circa quali prodotti derivati dalla lavorazione della canapa possono essere prodotti e distribuiti sul mercato. Inoltre fornisce le istruzioni per le Autorità ed il settore alimentare sulla applicazione delle leggi sull’igiene dei cibi e sulle regole che guidano le ispezioni effettuate dalle figure autorizzate al compito specifico. La proposta di revisione presentata dall’Italia prevede: i semi di Canapa e la farina ottenuta da semi di canapa devono avere un massimo di 2.0 milligrammi per chilogrammo. Allo stesso modo, i prodotti derivati che contengono sostanze destinate ad alimentazione devono avere un massimo di 5.0 milligrammi per chilogrammo. Gli olii ottenuti da semi di canapa possono avere un massimo di 5.0 milligrammi per chilogrammo.

Secondo le normative UE relative alle modalità con le quali i prodotti sono manufatti, alcuni prodotti che provengono dalla canapa e i prodotti CBD possono aver bisogno di autorizzazione specifica nell’ambito del Regolamento sui Nuovi Prodotti Alimentari prima che essi siano ammessi a fare ingresso nel mercato dell’Unione Europea. Generalmente il metodo di estrazione adottato determina se vi debba essere o no specifica autorizzazione. I prodotti realizzati con pressione a freddo dei semi o di altre parti della pianta di solito non richiedono alcuna autorizzazione. In ogni caso, le altre forme di estrazione o purificazione come CO2 possono richiedere autorizzazione specifica.

Altre leggi dell’Unione Europea chiariscono che i produttori di canapa o di prodotti derivati CBD non possono presentare richieste in termini di Salute circa i loro prodotti. Alcune attività economiche europee sono state contattate a più riprese nel recente passato su questa materia così come è stato fatto a più ampio raggio man mano che i prodotti CBD hanno sempre più preso quota sul mercato.

 

Unione Europea

I vincoli europei sui livelli THC e la bassa competitività del Vecchio Continente

Nel caso in cui si cerchino disperatamente semi per coltivazione ad alti livelli di CBD non è il caso di rivolgersi al mercato dell’Unione Europea. I profani sembrano non conoscere questo segreto: non vi sono sementi ad alto livello di CBD registrati tra le varietà registrate nel database delle piante in Unione Europea ed i coltivatori europei virtualmente non hanno alcun incentivo a sviluppare tali varietà genetiche di semi stante l’atteggiamento a livello continentale fortemente restrittivo e limitato dal parametro dello 0,2% di contenuto di THC stabilito per legge.

Le varietà di canapa in Europa sono sviluppate e registrate per rendimento dei semi e/o per contenuto in fibre, per fornire i settori che sono stati il focus storico dei produttori europei di Canapa fin dal revival dell’industria a metà degli Anni ’90. Solo negli ultimi anni, con la rapida crescita del mercato globale CBD, gli europei hanno cominciato a coltivare il campo per le loro coltivazioni certificate. Ma poiché i contenuti di CBD sono direttamente proporzionali al THC in una pianta, il limite fortemente restrittivo imposto in Europa di 0.2 THC significa che le piante europee hanno relativamente bassi livelli di CBD nella loro composizione. Inoltre, il focus europeo sui semi e sulle fibre finora ha significato che i coltivatori nel Continente non si sono dedicati in modo particolare alla produzione e stabilizzazione di contenuti CBD nelle loro coltivazioni. Vi sono alcuni semi con alti livelli di CBD prodotti da banche di semi di marijuana ma questi sono per lo più venduti per scopi di collezionismo e le varietà non hanno superato alcun processo di approvazione effettuato da parti terze, così non vi sono garanzie né sulla quantità nella sulla qualità complessiva rispetto alla resa di CBD.

Mentre alcune varietà con alti livelli di CBD che rispettano le restrizioni europee su THC sono state sviluppate negli USA, molti coltivatori americani non ritengono che i brevetti UE siano proposte economicamente fattibili.  Con alcune coltivazioni che vanno intorno a 1 $ per singolo seme, i coltivatori non sono inclini a bloccare migliaia di dollari in termini di controvalore in semi nel processo di certificazione UE – un processo lento e farraginoso – che richiede grandi investimenti tutti dalla parte dei coltivatori di semi. In parole povere, gli investimenti nello sviluppo e/o registrazione di tali varietà ad alto livello di CBD – in conformità con gli standard di certificazione UE e le necessità di mercato – non sono un rischio che i coltivatori di semi vogliono prendersi nonostante i vantaggi per la salute che attualmente si riscontrano dai prodotti finiti CBD. A voler dar retta ai valori riscontrati al giorno d’oggi, CBD è una proposta molto lucrativa. Le coltivazioni europee registrate contenenti 1-3% CBD possono teoricamente far ricavare circa 37.500 dollari per ettaro, secondo alcune stime americane e canadesi, cioè provenienti dai principali mercati mondiali per CBD. Al 6% di CBD, tali valori si innalzano fino a 225,000 dollari per ettaro. Al 12% è di circa 450.000 per ettaro. E vi sono alcuni ceppi sul mercato i cui coltivatori affermano raggiunga il 18%. Facile immaginare il prosieguo.

Sul lato dell’acquisto di questa equazione, le attuali condizioni hanno spinto i coltivatori di canapa a muoversi un po’ come i colleghi che lavorano con la marijuana cioè adottando modalità di coltivazione senza certificazione su semi con alti livelli di CBD e ricorrendo a operazioni clandestine per coltivare la canapa e porsi in modo più competitivo nel veloce mercato CBD odierno.

Per mantenere alti livelli di competitività i produttori svizzeri, americani, canadesi e cinesi sono tutti alla ricerca di queste specie di semi ad alta resa non certificati come quelli menzionati, generalmente originati da coltivatori di marijuana e da banche di semi, fonti che frequentemente fanno spallucce di fronte al prendersi la responsabilità di controllare cosa sia stato prodotto o la resa ottenuta. Altrettanto spesso si tratta di ibridi non stabilizzati o ‘tipi’. Così come vi sono alcuni venditori che sono ritenuti ‘credibili’ nell’industria, ve ne sono altrettanto semplicemente focalizzati sul vantaggio delle opportunità lucrative, vendendo semi di dubbia origine e valore.

Con CBD diventata ormai ‘mainstream’ ed i produttori che provengono da tutto il Mondo che incamerano profitti, in Europa vi è una flessione della disponibilità delle varietà, producendo schemi o legislazioni protezioniste nell’ambito della creazione di varietà con alti livelli di CBD che costringono l’industria della canapa europea in stretti ambiti. Le deficienze strutturali deprimono il contributo potenziale alla rinascita globale della canapa. Il business e la posizione dell’Europa in quanto leader di quella rinascita della canapa da tutto questo ne escono fortemente compromessi.

 

Repubblica Ceca

Un secondo studio analitico sui prodotti europei CBD rivela numerose falle

Un secondo giro di test tra prodotti CBD presenti sul mercato europeo ha svelato numerose deficienze, questo quanto riportato secondo l’International Cannabis and Cannabinoids Institute (ICCI) che ha svolto recentemente tale ricerca indipendente nel corso dell’anno corrente . L’ICCI ha sottoposto a verifiche 35 prodotti alla luce della certificazione ISO 17025 e degli standard connessi in cooperazione con il primo laboratorio europeo certificato nell’ambito del regime Patient Focused Care (PFC), regolamentato dal Dipartimento Analisi Cibi e Nutrizione presso la University of Chemistry and Technology di Praga (VŠCHT). Secondo l’ICCI, 9 campioni nel più recente giro di test hanno mostrato livelli di THC che “comprendono rischi, mentre solo 10 campioni sottoposti ad analisi hanno livelli corretti riportati sul packaging a proposito del contenuto di THC. Trenta campioni hanno mostrato valori corretti di CBD, secondo quanto attestato ufficialmente dall’ICCI. Un contenuto eccessivo di THC nel sangue dopo l’assunzione di olii da CBD «rappresenta un rischio inatteso per i consumatori», ha affermato Pavel Kubů Direttore Management ICCI. Anche livelli relativamente bassi di THC possono causare variazioni nelle percezioni e possono minacciare i consumatori con rischi alla guida o nel prendere decisioni in generale, come ha fatto notare ICCI.

Le persone non sanno che hanno nel loro corpo una sostanza strettamente controllata e possono, quindi, incorrere in problemi non solo in occasione di incidenti stradali ma anche nelle relazioni professionali, ha aggiunto Pavel Kubů. Lo stesso Istituto ha ricordato che i guidatori trovati positivi ai test per THC durante gli stop del traffico, corrono il rischio di vedersi la patente ritirata ed altri potenziali problemi legali. Lo studio per la prima volta ha utilizzato gli standard della European Food Safety Authority (EFSA) che verificano quanto THC possa assumere una persona quotidianamente senza incorrere in rischi. Venti campioni erano allineati col limite di 1 microgrammo per chilogrammo di peso corporeo, ha sottolineato l’ICCI.

I risultati di uno studio ICCI pubblicato la scorsa primavera ha rivelato che solo 9 dei 29 olii CBD sottoposti a studio sono stati valutatisoddisfacenti‘ quando sottoposti a test per Hidrocarburi Policiclici Aromatici (PAH), classificati come cancerogeni. In quel tempo, il gruppo con base a Praga ha emesso un Avvertimento per i consumatori CBD e gli olii da Cannabinoidi venduti sul mercato europeo. Solo 9 tra quelli identificati come soddisfacenti in quel primo round di ricerche sono rimasti sul mercato. Di quei 9 campioni, 4 non hanno pienamente rispettato la dichiarazione CBD. Dopo consultazioni con l’ICC, tutti hanno provveduto a miglioramenti, ha annotato l’Istituto, rimarcando l’importanza non solo dei test indipendenti ma anche la necessità di educare i produttori.

L’Istituto con sede a Praga offre informazioni pubbliche finalizzate a proteggere la sicurezza dei consumatori. E’ uno sforzo congiunto tra le organizzazioni di pazienti, le società scientifiche Ceke e la società americana d’investimenti Dioscorides Global Holdings. L’Istituto opera con la University of Chemistry and Technology Prague, Charles University, Czech Technical University, la Cech University of Life Sciences di Praga, la Masarik University e la Mendel University di Brno, la Palacký University di Olomouc e la Hebrew University di Gerusalemme.

Palestina

Scoperta prima piantagione idroponica di Cannabis nei territori di West Ramallah

Grande sorpresa nei dintorni di Ni’lin nei territori di West Ramallah dove è stata scoperta la prima piantagione idroponica di cannabis nella storia locale, il che ha creato grande shock nella popolazione di quella zona che non aveva mai visto né saputo nulla di simile in precedenza. L’intero secondo piano di una palazzina era stato convertito a piantagione di cannabis utilizzando il metodo di coltivazione idroponica cioé con base acqua ma fuori dal terreno. La Polizia, dagli ufficiali fino a tutti i singoli componenti del gruppo di forze di polizia che hanno agito nella circostanza sono rimasti attoniti al momento della scoperta giunta alla fine di indagini che si sviluppavano da tempo. La notte di sabato scorso, membri della Security dell’Autorità Palestinese hanno localizzato un locale contenente 600 piante di cannabis che erano state sviluppate utilizzando avanzate metodiche di coltura idroponica. ‘Maan News’ riporta che il portavoce dell’Autorità Palestinese era impressionato da quella rara scoperta e dalla ‘qualità tecnologica’ riscontrata in quella abitazione dove le forze di Polizia si sono introdotte nella zona di Ni’lin nei territori di West Ramallah.

Il report dell’agenzia nel suo sito web titola «Nuovo sviluppo tecnologico nelle droghe in Palestina», descrivendo come l’impianto era collocato con accuratezza e quali sono state le fasi della scoperta dopo che le informazioni riservate erano state raccolte dal Dipartimento Anti-Droga della Polizia del Distretto di Ramallah. Una volta che l’appartamento era stato individuato, le Forze di Polizia hanno circondato l’area accompagnati dai rappresentanti della Procura dell’area dell’Autorità Palestinese coinvolta e dalle Forze di Sicurezza Nazionale. E dopo aver ottenuto l’autorizzazione della Procura, i poliziotti hanno fatto irruzione nell’appartamento. Secondo il report della Polizia, al primo piano è stata rinvenuta una famiglia impegnata nelle proprie cose di vita quotidiana ed al piano superiore, con grande sorpresa, è stata rintracciata la vera e propria serra dedicata alla coltivazione idroponica di cannabis.

Un portavoce dell’Autorità Palestinese ha descritto le caratteristiche della coltivazione idroponica al momento dell’irruzione, affermando che «il processo di coltivazione agricola procede attraverso diversi stadi dove lo stadio idroponico è appunto il più avanzato». Poi continua: «Attraverso dei tubicini di gomma l’acqua viene condotta verso la coltivazione e da lì il tutto viene poi condotto in un’altra stanza e coltivata in suolo per completare il processo specifico di coltivazione idroponica». Nel testo si afferma anche che «questo è il primo caso riscontrato di coltivazione di piante di canapa utilizzando un metodo idroponico. E’ il primo del suo genere e così controllato a questo stadio con così precise tecniche agricole ed attrezzature realizzate sotto la supervisione di un ingegnere e con l’uso di aria la cui temperatura è anch’essa costantemente controllata con un impianto dedicato di aria condizionata, di raffreddamento, di illuminazione e di guida dei processi di crescita». Un uomo è stato arrestato con l’accusa di essere colui che conduceva l’attività illecita.

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