Politica Esteri

Cina: leader nella produzione della cannabis, ma non è tutto rose e fiori Rassegna Stampa della canapa nelle testate estere, dal 14 al 18 Gennaio 2019

Cina/Israele

La Cina è più vicina. Stavolta ad Israele nel nome della cannabis

Una delegazione cinese s’è recata alla volta d’Israele nell’esplorare i confini di una potenziale cooperazione nel settore della cannabis, una progettualità che punta a sottolineare il sempre maggior e pressante interesse del colosso asiatico nel mercato globale della cannabis. Tutto ciò, però, contrasta con l’intero sistema giuridico-legale e politico cinese estremamente restrittivo proprio nel campo della coltivazione, trattamento e commercializzazione della cannabis. La Repubblica Popolare Cinese è ben posizionata nel mercato globale circa i cannabinoidi a scopo terapeutico CBD e diciamo si prospetta, anche nei dati, una precondizione di dominio vero e proprio, in tal senso. Anche i principali attori nel business di settori e tutti coloro che sono variamente coinvolti nell’ambito della ricerca scientifica sperano in panorami ancor più fruttuosi e di ancor maggiori potenzialità in futuro a fronte di politiche retrive e di netta chiusura culturale e politica sul tema cannabis. La Cina, infatti, è il Paese esportatore top player per l’industria della canapa negli Stati Uniti così come fornisce un impressionante terzo della produzione mondiale di canapa. Questo significa che vi è un’alta probabilità che i prodotti CBD utilizzati dai consumatori nella propria Nazione sono realizzati per la stragrande parte con olii estratti da canapa cinese. E i leader dell’industria cinese di settore oggi cominciano a guardare a fonti straniere per quanto riguarda la leadership in campo THC.

In questo quadro va inserita la recente visita di una delegazione cinese in terra d’Israele, composta da imprenditori e ricercatori in ambito agricolo, per incontrare le corrispettive controparti locali per cooperare congiuntamente nel settore della cannabis. Nell’agenda fin dall’inizio era previsto un tour tra le figure più rilevanti dell’Accademia israeliana e tra i principali manager nell’industria della cannabis particolarmente coinvolti nello sviluppo di nuovi prodotti e nelle applicazioni medicinali per le piante. La delegazione, così riportano CTech, il sito web israeliano che opera nel campo delle informazioni hi-tech e finanziarie e Caixin, il gigante tra i media cinesi che si interessano variamente del business globale e che ha sede a Pechino.

La delegazione cinese intende verificare le collaborazioni scientifiche in Israele, secondo quanto confermato da Ascher Shmulewitz, capo della Therapix Biosciences Ltd, una società con sede poco fuori Tel Aviv che si interessa principalmente del processo di sviluppo di prodotti farmaceutici a base di sostanze estratte da cannabinoidi. La delegazione giunge in territorio israeliano dopo che la Knesset ha approvato la esportazione di cannabis prodotta in Israele a scopo medicale, sebbene si attenda la ufficializzazione finale con la apposizione del visto del Presidente Benjamin Netanyahu.

La Cina sembra non avere alcuna intenzione di seguire Israele nel consentire la produzione di cannabis con alti livelli di THC per la ricerca o per scopi medicali. Ma la ricerca sul prodotto realizzato altrove prosegue indisturbata.

La Cina comunque continua a mostrare il suo volto ambivalente, da una parte salutata come superpotenza internazionale nel settore della produzione della cannabis mentre dall’altra continua ad applicare le forme di repressione più dura nei confronti dell’uso delle droghe nel proprio territorio. La Cina cioè continua a mostrare il suo volto bifronte, liberista sulle piazze internazionali e restrittivo in casa propria. Si tenga conto del fatto -ad esempio- che la Cina abbia comunicato a tutti i propri connazionali residenti in Canada che -a fronte della liberalizzazione della marijuana e della cannabis sia a uso medicale sia ad uso ricreativo- di non indulgere nelle usanze locali.

Si tenga conto pure del fatto che la Cina è grandemente e tristemente leader anche nella applicazione della pena di morte per svariati reati compreso l’uso delle droghe. E tutto questo è molto vicino al focus dei media in epoca corrente, alla luce del ‘caso’ di Robert Lloyd Schellengerg, un cittadino canadese che aveva ricevuto una iniziale condanna a 15 anni di prigione per traffico di droga da parte di una Corte nel Nord Est di Dalian e successivamente ha ordinato un nuovo processo dato che il Pubblico Ministero aveva affermato che si trattasse di pena troppo lieve. In un processo di revisione ottenuto in una sola giornata, il 14 Gennaio scorso, il canadese ha ricevuto una condanna a morte. Schellenberg ha sempre sostenuto di essere un turista innocente e che è stato incastrato.

Così come riportato dal New York Times, il nuovo processo imposto a Schellenberg è ampiamente visto nel mondo come la retribuzione cinese per l’arresto nel mese di Dicembre scorso di Meng Wanzhou, la principale dirigente della società tecnologica cinese Huawei. Wanshou è stata arrestata su richiesta degli Stati Uniti che la accusano di aver aiutato la sua società ed evadere le sanzioni contro l’Iran. Ma -si segnala nei media- mentre i cittadini stranieri che subiscono trattamenti processuali similari in Cina ricevono l’attenzione del Mondo sui loro casi, numerosissimi altri casi similari che riguardano cittadini cinesi nella loro madrepatria rimangono in ombra o sono taciuti del tutto.

Lo scorso anno la Cina ha riportato in vita lo spettacolo grottesco di soggetti incarcerati per reati connessi con le droghe condannati a morte la cui esecuzione fu resa pubblica allo stadio il giorno 26 Giugno, ovvero la data della campagna ufficiale delle Nazioni Unite Giornata Internazionale contro gli Abusi da Droghe e Traffici Illegali. Due uomini condannati a morte furono sottoposti alla pena capitale e questa fu eseguita davanti a centinaia di studenti nello stadio di Haiku, capitale della provincia insulare meridionale dell’Hainan. Gli uomini sottoposti a esecuzione capitale erano stati condannanti per reati concernenti le metamfetamine o ‘magu’, un mix di metamfetamine e caffeina. Lo sfortunato turista Schellenberg è stato anch’egli incarcerato per pari accuse. Ma ci si può ritrovare accusati in Cina anche per reati correlati alla Cannabis e finire sotto pena capitale. Secondo un report reso pubblico dalla testata di Hong Kong South China Morning Post, le quantità sufficienti per evitare di finire sotto accusa sono 10 chilogrammi di resina (hashish) e 150 chilogrammi di cannabis erbacea. E se più persone sono sottoposte a pena capitale per metamfetamina piuttosto che per la cannabis ciò accade solo perché la prima è più facile da trovare della seconda, il che dimostra di per sé l’assurdità e controproducente natura del regime proibizionista cinese.

 

Stati Uniti

Uno studio scientifico ha trovato una correlazione tra gli Stati che hanno la Cannabis legale ed il numero di bambini che vi nascono

Lo si potrebbe vedere come un segno della sorprendente carriera, oltretutto di gran successo internazionale, quella conseguita nei confronti della cannabis da parte di uno specifico fronte negazionista, una forte minoranza che ha scelto di ignorare le conoscenze prevalenti, accettate anche dalla Scienza e dalla Medicina ufficiali. La cannabis medicale appare essere rimedio positivo nella cura del dolore cronico, per l’AIDS ed i pazienti ammalati di cancro e molto positiva per altre cose compreso il fatto -secondo le più recenti ricerche- dell’avere bambini. Gli Stati degli USA che hanno legalizzato la Marijuana per scopi medicali ‘possono aspettarsi un moderato aumento delle nascite’, risulta da quanto acclarato da ricercatori della University of Connecticut, Stato dove la cannabis medicale è legale, uno studio reso pubblico agli inizi della settimana corrente. Per il loro documento di lavoro intitolato ‘Sesso, Droghe e Baby Booms: può il comportamento superare la Biologia?’, i professori di Economia Michele Baggio e David Simon hanno attentamente vagliato i dati di tutti i 50 Stati, compresi i certificati di nascita, i trend negli acquisti di profilattici, i dati relativi a genitori e bambini

Sono stati sottoposti a studio gli Stati che hanno legalizzato la marijuana tra il 2004 ed il 2011, soprattutto i dati i soggetti tra i 20 e 30 anni che sono generalmente coloro che usano più spesso la cannabis, secondo le risultanze scientifiche generalmente accumulate fino ad oggi. Nel fare ciò, essi hanno scoperto che gli Stati che hanno legalizzato la marijuana hanno visto un incremento delle nascite di 4 ogni 10.000 donne in epoca di gravidanza, secondo un più recente studio dell’Università. Lo studio fa seguito ad una precedente ricerca la quale mostra che lì dove la marijuana è legale la popolazione locale tende di più ad usare la marijuana. Oppure, almeno, essi sono più sinceri ed aperti mentalmente nel riferire sul proprio uso di marijuana ai ricercatori e sondaggisti. Lo studio inoltre recepisce le risultanze delle prove aneddotiche che suggeriscono il fatto che la cannabis è un catalizzatore umorale per molte persone. Il giusto prodotto derivante da cannabis nella giusta dose “migliora le percezioni sensoriali, incrementa il rilassamento e riduce stress ed ansietà”, affermano i ricercatori nello studio. In questo contesto, essi hanno estrapolato che l’ “attitudine” e la percezione in materia sessuale può risentirne con vari effetti. Gli utilizzatori di marijuana possono incorrere in maggiorata attività sessuale, incremento del numero delle attività sia con sia senza forme di contraccezione come i condom.

I ricercatori non erano sicuri se la marijuana renda i soggetti più vivaci e quindi più disponibili all’attività sessuale e meno propensi all’utilizzo di profilattici. Si sono semplicemente attenuti al fatto che negli Stati dove la marijuana è stata legalizzata si riscontra una certa propensione all’incremento dell’attività sessuale e delle nascite.

 

Filippine

La marijuana trova consensi e spazio nella élite politica del Paese. Anche tra gli insospettabili

Le Filippine hanno visto un rapido cambiamento di attitudine nei confronti della cannabis nella propria élite politica. Il Presidente Rodrigo Duterte ci ha scherzato su quando ha affermato di farne usato per tenersi sceglio durante le lunghe e noiose riunioni nel corso dello scorso anno. Martedì scorso, la ex Presidente ed attuale Portavoce della Casa Presidenziale Gloria Macapagal Arroyo ha riferito pubblicamente di far uso di Cannabis per trovare sollievo nelle sue sofferenze alla nuca ed al collo. «Come voi sapete, ho molti problemi alla zona cervicale e quando sono in una Nazione che legalmente lo consente, uso un cerotto riscaldante. Ma qui nelle Filippine non lo posso fare». Macapagal, ex Presidente della Nazione, è uno dei co-autori della Legge Parlamentare 6517 a.k.a. il cosiddetto Philippine Compassionate Medical Cannabis Bill.

Io ho collaborato alla stesura di quella legge perché io credo possa aiutare me e molte altre persone ma vi erano numerose obiezioni a quella legge sia dalla Camera Bassa sia da parte del Senato”, ha affermato la Arroyo ai media. “Questo è il motivo per il quale noi oggi lasciamo che il testo di legge faccia il suo percorso”. Il suo dolore alla cervicale potrebbe, così, diventare un ulteriore fattore motivatore per i suoi sostenitori parlamentari che partecipano al processo legiferativo e che stanno sostenendo la causa per la quale il testo di legge venga vagliato all’interno di questa stessa Legislatura corrente.

Il testo non incontrerà alcuna resistenza nel Palazzo Presidenziale. Duterte, ben noto per aver ingaggiato una furiosa battaglia contro i cartelli dei narcos filippini e tutto il mondo che ruota intorno alla diffusione ed all’uso delle droghe nel proprio Paese, ha candidamente affermato, recentemente, di aver fatto uso di marijuana durante le riunioni fiume del proprio Governo. Quando i collaboratori del Gabinetto Presidenziale e dello staff del Presidente sono stati sollecitati dai media a rispondere circa l’atteggiamento del Presidente nei confronti dell’utilizzo della marijuana, essi hanno affermato che il Presidente ha già risposto, con atti ufficiali, di non essere contrario all’uso moderato e regolato della Marijuana, tant’è vero che egli stesso ha pubblicamente affermato di farne uso, in particolari circostanze.

La Legge Arroyo HB 6517 potrebbe a breve autorizzare l’uso medicale per adulti qualificati ed autorizzati all’uso della Cannabis in ogni forma, infiorescenze a parte. Vi è stato qualche dibattito sul fatto se la legislazione in questo settore sia necessaria o no. Alcuni hanno addotto che precedenti legislazioni in materia sono già state espresse e definite nelle Filippine e vi sono già numerosi spiragli di legge per l’uso della Cannabis in specie se si tratta di Cannabis ad uso medicale. Persino la Miss Universo, Catriona Gray, è tra coloro che -numerosi- si sono pronunciati a favore della legalizzazione della cannabis. Né la legislazione corrente né quella in via di approvazione depenalizzano la marijuana a parte la destinazione d’uso medicale, il che è un fatto ragguardevole, visto che proprio le Filippine hanno scatenato una specie di sanguinosa guerra santa contro le droghe nel Paese.

 

 

Filippine

A sorpresa, il Presidente Rodrigo Duterte, paladino della sanguinosa guerra contro le droghe nel proprio Paese, rivela di far uso di marijuana durante certe lunghe sedute di Governo

Agli inizi del mese, Rodrigo Duterte, ha lasciato di stucco i reporter quando -durante una conferenza stampa- ha rivelato che la marijuana lo ha aiutato a mantenersi sveglio durante le maratone politiche e le conferenze, come la recente seduta dell’Associazione degli Stati del Sud Est Asia ASEAN.

Il pensiero di Duterte ha avuto precedenti storici recenti. Il portavoce presidenziale Salvador Panelo ha sottolineato che il Presidente -che è noto ai più per aver ingaggiato una sanguinosa guerra contro le droghe pesanti e la loro diffusione nell’Arcipelago Filippino fin dall’inizio del suo mandato- ha già espresso parere favorevole a qualsiasi legge che sostenga la legalizzazione della cannabis a scopo medicale e che quindi, qualsiasi proposta di legge che combaci col suo pensiero, troverà la sua disponibilità ad apporvi la sua firma e relativa approvazione.

Vi è infatti, la legislazione sulla Cannabis medicale che è stata proposta alla Casa dei Rappresentanti, la House Bill 6517 a.k.a. Philippine Compassionate Medical Cannabis Act che potrebbe in breve tempo mettere a disposizione dei pazienti che ne abbiano diritto la cannabis Medicale adatta allo specifico caso medico da trattare. La legge è passata attraverso il vaglio parlamentare lo scorso anno, non è aperta verso l’uso da fumo e potrebbe creare un sistema nel quale la Marijuana sia disponibile attraverso strutture medicali statali consentite.

Agli inizi di questa settimana, il palazzo Presidenziale ha riferito ai reporter che Miss Universo, originaria delle Filippine, Catriona Gray, recentemente ha fatto commenti favorevoli all’uso della marijuana e tali affermazioni potrebbero essere state suggerite proprio dal Presidente Duterte in persona, dopo la sua recente svolta favorevole alla legalizzazione.

L’industria della cannabis ha dato prova di essere fortemente lucrativa in molti dei Governi che recentemente l’hanno legalizzata. In Canada si stima che nei primi tre mesi dopo la legalizzazione le vendite di cannabis legale hanno arrecato più di un miliardo di Dollari canadesi e l’industria ha creato 10.400 posti di lavoro nel suo primo mese di operatività della nuova legislazione.

Certo fa particolare impressione il profondo cambio di opinione da parte del Presidente filippino che -da quando è entrato in azione nella sua qualifica presidenziale nel 2016- è stato convinto che gli utilizzatori di droghe erano una vergogna che dovesse essere cancellata dalla faccia della Terra e delle Filippine. Era così forte in tale convinzione che le Forze di polizia e dell’Esercito delle Filippine hanno scatenato un assalto contro i cartelli delle droghe ma soprattutto nelle pieghe del piccolo cabotaggio delle droghe da procurare numerose uccisioni e ferimenti. E nel linguaggio di quel periodo di Duterte, metamfetamine e Cannabis erano praticamente una sola cosa all’ombra della dizione ‘consumatori di droghe’.

 

Turchia

In relazione alla riduzione dell’uso di sacchetti di plastica, il Presidente Turco Erdogan ha deciso che il Ministero per l’Agricoltura debba promuovere un progetto dedicato a incrementare l’industria della cannabis 

Il Presidente turco, Recep Tayyp Erdogan, ha annunciato durante un discorso al Congresso che la Turchia potrebbe a breve tornare alla coltivazione di cannabis allo scopo di rimpiazzare l’uso di oggetti realizzati con sostanze non biodegradabili e pericolose o dannose per l’Ambiente. Infatti, prima della registrazione dei brevetti su plastica e nylon circa 100 anni fa, era la canapa la principale fonte di materiale primo per borse, corde, tessuti e tanti altri oggetti o mezzi d’uso praticamente in tutto il Mondo.

Secondo Erdogan, il Governo dovrebbe subito avviare una sperimentazione destinata a far crescere la canapa secondo una normativa controllata dal Ministero per l’Agricoltura e questa successivamente potrebbe condurre alla produzione commerciale del prodotto nella NazioneLa ragione che sta dietro la decisione di Erdogan è parte della lotta contro l’uso dei sacchetti di plastica e per lo scopo di usare borse destinate alla protezione dell’AmbienteLe borse di plastica non sono biodegradabili per 500, 750 o 1.000 anni”, ha affermato Erdogan. «Noi abbiamo distrutto la cannabis, i nostri nemici che sembravano essere nostri amici, ne hanno tratto vantaggio ed ora ci ritroviamo nella condizione di importare la canapa dall’estero»Poi il Presidente pubblicamente ha aggiunto: «Mi ricordo la mia cara mamma con la sua borsa intrecciata e con la quale andavamo a fare la spesa. Con quelle fibre si realizzavano anche vesti, abbigliamento intimo».

«Oggi, per produrre manufatti realizzati con canapa, dobbiamo importarla dall’estero», ha concluso. «Ma da ora in poi il Ministero per l’Agricoltura farà tutte le mosse necessarie per avviare la produzione di nuovo ed in modo autonomo». Anche in Israele, lo scorso anno, è stato avviato un progetto pilota, nelle cure del Ministero per l’Agricoltura, in ordine al verificare la flessibilità nel coltivare la Cannabis in tre campi sperimentali distribuiti nel Paese. Sembra però, che il progetto sia fallito dopo errori nel trattare delle forme tumorali vegetali. Lo scorso mese, il Presidente USA Trump con la Legge sull’Economia, ha abolito il divieto durato 100 anni sulla coltivazione della Canapa.

Cina: leader nella produzione della cannabis, ma non è tutto rose e fiori Rassegna Stampa della canapa nelle testate estere, dal 14 al 18 Gennaio 2019 ">