Politica Esteri

CBD al posto degli antibiotici? La scienza dice sì Rassegna stampa della canapa nelle testate estere, dall’1 al 5 luglio 2019

In Australia una importante ricerca scientifica dimostra che il CBD può essere utile nel combattere alcune patologie derivanti da batteri Gram-Positivi al posto degli antibiotici. In Irlanda la si inserisce persino nel paniere economico nazionale

 

Australia

CBD come antibiotico? La scienza dice di sì

Ricercatori australiani hanno annunciato il 24 giugno scorso di aver stabilito che il cannabidiolo promette di essere un antibiotico di grande portata e può anche essere efficace contro i ceppi di batteri resistenti ai farmaci.

In uno studio condotto presso l’Università del Queensland e l’ Institute for Molecular bioscience’s Centre for superbug Solutions di Brisbane, i ricercatori hanno scoperto che il CBD ha ucciso tutti i ceppi di batteri testati in laboratorio, compresi alcuni che sono diventati resistenti ad altri antibiotici.

La ricerca s’è incentrata nello specifico sui cosiddetti Batteri Gram-positivi, una particolare specie di agenti patogeni, tra i quali lo ‘Staphylococcus aureus’, che può causare la polmonite del tipo ‘Streptococcus Pneumoniae’. I risultati dello studio sono stati presentati a San Francisco lunedì alla conferenza annuale della American Society of Microbiology (ASM), ma non sono ancora stati pubblicati in una rivista supervisionata dal Comitato Scientifico. Lo studio è stato condotto in collaborazione con Botanix Pharmaceuticals Ltd., una società farmaceutica che sta svolgendo la propria ricerca sui potenziali usi del cannabidiolo sintetico per una serie di condizioni riguardanti la pelle. Anche Botanix ha contribuito a finanziare lo studio. L’ASM ha affermato in un comunicato stampa che il CBD risultava “notevolmente efficace” come un antibiotico e potrebbe infine condurre a nuovi farmaci per il trattamento delle infezioni negli esseri umani. «Dati gli effetti antinfiammatori documentati del cannabidiolo, i dati di sicurezza esistenti negli esseri umani, e il potenziale per varie vie di destinazione, risulta essere un nuovo tipo di antibiotico promettente e vale la pena svolgere ulteriori ricerche», ha affermato il ricercatore capo dello studio Mark Blaskovich nel relativo comunicato stampa. «La combinazione di attività antimicrobica intrinseca e il potenziale per ridurre i danni causati dalla risposta infiammatoria alle infezioni è particolarmente attraente».

«Non è efficace contro batteri Gram-negativi, che sono particolarmente difficili da combattere attraverso lo sviluppo di nuovi antibiotici, perché hanno una membrana esterna molto selettiva che impedisce alla maggior parte dei farmaci di penetrare nella cellula batterica», ha affermato il dott. Andrew Edwards, un esperto non-clinico in Microbiologia Molecolare presso l’Imperial College di Londra il quale non era direttamente coinvolto nello studio in oggetto, il quale ha anche sottolineato che la ricerca è solo di carattere preliminare ed ha anche indicato il fatto che il CBD appare essere utile nel combattere ceppi di batteri Gram-positivi.

John W. Huemoeller II, Amministratore Delegato di Axim Biotechnologies ha riferito a testate di settore che la sua società sta già perseguendo le applicazioni di antibiotici di cannabidiolo. «Axim ha cominciato da tempo ad usare CBD come anti infiammatorio per le sue qualità di antibiotico atto allo scopo», la sua linea di prodotti infatti svolge da tempo la sua operatività nel campo dei prodotti per l’igiene personale e si è così scoperto che si tratta di prodotti adatti anche a combattere allergie da gomma e sintomi associati. In futuro prevede di utilizzare sempre più il CBD sia come anti-infiammatorio sia come antibiotico 

 

Stati Uniti

La Polizia ignora (di nuovo) il parere degli esperti sull’uso di marijuana e il porsi alla guida dell’auto

Ora che la cannabis ad uso ricreativo è legale nell’Illinois, lo Stato USA in sesta posizione tra i più popolosi d’America, un ponderoso gruppo di parlamentari, esponenti ufficiali tra gli apparati istituzionali e difensori della salute pubblica stanno oggi facendo tutti quel che hanno già fatto dovunque la marijuana è stata legalizzata: ignorando gli avvisi degli esperti e perseguendo politiche punitive che si sono ampiamente già dimostrate fallimentari in precedenza.

Come riportato dalla testata WSPY con sede a Plano, Illinois, il Governatore JB Pritzker ha creato una Polizia di Stato dell’Illinois denominata DUI task force specializzata nel settore della marijuana, un panel di esperti che si aggiorna anche con dati di altri Stati ed esprime raccomandazioni e consigli analizzati da esperti prima di pronunciarsi in via definitiva su temi come l’abuso di alcool, intossicazioni varie soprattutto circa l’uso di cannabis.

Attualmente per gli organi di Polizia di Chicago, 5 nanogrammi di metaboliti di THC per millilitro di sangue è ritenuto il livello standard ammissibile, così come accade anche in altri Stati. Pritzker sta facendo questo perché è un politico e deve considerare l’immenso potere della lobby dell’apparato legislativo che vuol mantenere l’idea della pericolosità dell’uso di marijuana associato alla guida con effetti pericolosi, soprattutto ora che la marijuana non è più illegale per tutti gli adulti dello Stato.

Pritzker e altri legislatori a favore della marijuana hanno affermato «Sappiamo che non abbiamo alcun dispositivo affidabile per testare i reali danni sulle nostre strade, per fare un esempio», ha affermato l’Illinois Association of Chiefs of Police in una dichiarazione rilasciata intorno al tempo nel quale Pritzker ha firmato il piano di legalizzazione dell’Illinois, approvato poi dalla legislatura dello Stato nel 31 maggio, convertito in legge. «Affermano che loro sanno che più persone moriranno sulle nostre strade». Ma è quello che realmente accade? In verità, no, non è quello che accade. E nessuno lo sa perché nessuno può affermarlo con fondatezza. Almeno tra tutti coloro che stanno studiando attentamente questo settore, tra i quali, appunto, non vi è ancora un parere conclamato a favore della ipotesi per la quale l’uso della marijuana alla guida possa esplicare pericolo per la salute ed essere eventualmente causa di incidenti più o meno gravi.

Come risulta da uno studio del Dipartimento dei Trasporti del Colorado, mentre è aumentato il numero di incidenti stradali mortali che coinvolgono un guidatore con metaboliti di cannabis nel sangue, non c’è ancora alcuna prova che l’intossicazione da cannabis abbia avuto a che fare con esso (molto meno che in derivazione della legalizzazione della cannabis, che non è il fattore principale che ha portato la maggior parte dei consumatori di cannabis ad usare la cannabis). Non è stato un caso isolato. Anche i ricercatori dell’Università dell’Oregon hanno svolto ricerche su questo e hanno scoperto che gli Stati che non legalizzano la cannabis «hanno visto aumenti simili nei tassi di mortalità legati alla marijuana» rispetto agli Stati dove la marijuana è legale.

 

Irlanda

I bambini che hanno cambiato il dibattito sulla cannabis medicale

Lo scorso 26 giugno, l’Irlanda ha lanciato un programma pilota sulla cannabis della durata di cinque anni, ispirato in parte dalla situazione riguardante bambini malati che hanno trovato sollievo grazie alla cannabis, seguendo il corso che si svolge ormai a livello più generale nell’ambito di un trend globale.

Dato che il dibattito sugli effetti benefici della cannabis medicale ora toccano praticamente ogni angolo del Pianeta, poche cose hanno oggi maggior impatto nelle conversazioni che le discussioni che avvengono tra i genitori che raccontano le gesta dei propri bambini che traggono condizioni di vita migliore proprio grazie all’uso della cannabis. Mentre i media hanno raccolto le storie di questi bambini, le persone sono state in grado di vedere il sorprendente impatto che la cannabis medica ha sui bambini che lottano con una varietà di malattie. Davanti agli occhi del mondo, questi bambini provengono dall’avere convulsioni senza fine o essere costretti a sopravvivere ad avere una migliore qualità di vita. Tuttavia, molti dei ragazzi che sono stati una parte importante delle riforme sulla cannabis dell’ultimo decennio erano abbastanza giovani o piccoli, quindi non c’è molto che si possa ottenere da loro in termini di racconto sulla propria storia e con mezzi propri, vista la piccola età. Spesso sono stati gli stessi genitori ad articolare il racconto della propria esperienza, come ci si sente a lottare mentre si assiste il proprio figlio malato, la disperazione che li ha portati a rivolgersi alla cannabis e l’esperienza di vedere il proprio figlio migliorare. Questo è ciò che rende le esperienze dei loro genitori così critiche in termini di rilevanza nel capire quanto grande sia il ruolo della cannabis medica nella loro attuale qualità di vita.

 

Malaysia

Il Paese cambia direzione: cancellata la criminalizzazione degli utilizzatori di droghe

La Malaysia, una delle Nazioni che prevedono una legislazione tra le più restrittive al Mondo sul tema, ha dichiarato la depenalizzazione dell’uso privato per tutti i tipi di droghe assunte per uso personale. «Un dipendente da abusi deve essere trattato come paziente e non come un criminale». La Malaysia è una Nazione particolarmente dura soprattutto nei confronti di chi è accusato di essere un trafficante, però, di recente ha attuato una notevole inversione di tendenza sul tema delle droghe in generale e verso la cannabis in particolare ed ha abolito tutti i reati penali per possesso di tutte le droghe.

Il Ministro per la Salute Zolkfali Ahmad (Dzulkefly Ahmad) ha dichiarato l’avvio della nuova normativa il 27 giugno scorso ed ha dichiarato che si tratta di un cambiamento di vasta portata ma soprattutto immaginato per il medio e lungo periodo soprattutto in tema di percezione dei problemi connessi con le dipendenze da droghe. «La dipendenza dalle droghe è un problema medico complesso che non può essere risolto sbattendo i tossicodipendenti in carcere. La non-incriminazione sarà un passo importante nella direzione di una politica sulle droghe più razionale che sottolinea il ruolo della scienza e della salute pubblica piuttosto che continuare a parlare di punizioni e incarcerazioni», ha affermato il Ministro. «Il dipendente da droghe ha bisogno di essere trattato come un paziente e non come un criminale, la sua dipendenza è una malattia che vogliamo risanare», ha poi aggiunto.

Il Governo intende abolire la incriminazione per possesso di droghe nel caso di modeste quantità ed allo stato attuale non ha ancora pianificato di far alcuna menzione al riposizionare o stabilire pene alternative così come non ha fatto alcuna menzione di sistemi di multe o sanzioni. I sostenitori del nuovo ordine sperano che tutto ciò possa essere utile nel sottolineare che non si tratta di una vera e propria liberalizzazione delle droghe e il traffico di droghe continua ad essere una permanente minaccia sociale.

La Malaysia è la Nazione che ha la legislazione più pesante nei confronti di chi ha con sé quantità di droghe superiori al massimo consentito per uso personale. Nel 1983 è stato fissato che sia prevista la pena capitale nel caso in cui si superino i 200 grammi di cannabis, 40 grammi di cocaina o 15 grammi di eroina. I tribunali del Paese a volte trovano il modo di eludere la pena di morte obbligatoria per i trafficanti, in modo da dare loro lunghe pene detentive ma ad oggi ci sono più di 1.200 prigionieri in attesa di morte e la stragrande maggioranza sono stati condannati per reati di droga. All’inizio della scorsa settimana il ministro dell’Interno Muhyiddin Yassin ha affermato che dei 1.000 prigionieri detenuti nel Paese, la maggior parte erano tossicodipendenti. Egli ha dichiarato che, secondo la nuova legislazione, i tossicodipendenti saranno sottoposti a riabilitazione e riceveranno cure, con particolare attenzione al sostegno della famiglia e della comunità. 

Più di 30 Paesi in tutto il mondo hanno già abolito la pena penale per il consumo di droga, alcuni per la cannabis e alcuni per altre droghe. Il Portogallo è considerato la prima Nazione che ha depenalizzato tutti i tipi di droghe già nel 2001. Alcuni studi hanno dimostrato che la non discriminazione non aumenta il tasso di reati correlati e permette di destinare diversamente l’ampia quantità di denaro speso per il perseguimento penale dei consumatori affinché sia utilizzato a favore di misure dimostrate più efficaci nel ridurre l’uso, come la riabilitazione, l’istruzione, e programmi di informazione. La Malaysian Medical Association e decine di altre organizzazioni mediche del Paese hanno elogiato la decisione del Governo ed hanno scritto che l’incriminazione crea un ciclo di incarcerazione e povertà e fa temere a molti tossicodipendenti di richiedere l’accesso all’assistenza medica per paura di essere puniti.

 

Irlanda

Approvato l’inserimento della canapa medicale nel paniere economico nazionale

L’Irlanda ha approvato l’uso della cannabis medicale e la inserirà nei costi delle assicurazioni sanitarie così come accade per altri tipi di droghe. La cannabis inizialmente sarà importata dalla Danimarca.

Il Ministro della Sanità d’Irlanda, Simon Harris ha firmato mercoledì scorso la legge che consentirà la definizione dell’industria della cannabis ad uso medicale sul territorio nazionale come parte di un esperimento pilota della durata di cinque anni.

«Servirà un po’ di tempo perché si raggiunga la piena attività ma mi aspetto che i pazienti abbiano accesso al programma già entro l’autunno», ha affermato Harris, il quale ha annunciato più di due anni fa la sua intenzione di fissare tale programma di cannabis medicale. Il governo s’è scusato per il ritardo nell’attuazione del piano, viste anche le difficoltà nel trovare un fornitore di cannabis di qualità che potesse esportare i suoi prodotti in Irlanda e la questione ha suscitato forti critiche da parte dell’opposizione. Nel mese di marzo di quest’anno è stato infine confermato che in Danimarca è stato trovato un fornitore idoneo. In seguito, ogni fornitore di cannabis dell’Unione Europea i cui prodotti soddisfano i requisiti della nuova legge, potrà presentare domanda per l’esportazione di cannabis verso il mercato irlandese. Secondo Harris, il costo della cannabis medica sarà coperto dall’assicurazione sanitaria pubblica più o meno allo stesso modo di altri farmaci, quindi il suo prezzo non sarà più costoso di altri farmaci da prescrizione. Le indicazioni per le quali la cannabis medica sarà approvata in questa fase sono limitate e comprendono convulsioni dovute a sclerosi multipla, nausea e vomito a causa della chemioterapia e grave epilessia che non risponde ad altri trattamenti.

Tuttavia, l’intenzione è che in futuro la decisione di emettere una prescrizione per la cannabis sarà sotto la piena autorità del medico curante. «In definitiva la decisione se prescrivere un qualsiasi trattamento, compreso un tale rimedio a base di cannabis, sarà frutto di consultazione del medico con il paziente» ha concluso Harris.

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