Economia Esteri

Cannabis, una risposta alla povertà del Sudafrica La coltivazione potrebbe rappresentare una grande opportunità economica per decine di migliaia di contadini poveri

Il 18 settembre scorso la Corte Costituzionale del Sudafrica ha liberalizzato il consumo personale di marijuana denominata ‘dagga‘. La decisione è stata ostacolata per mesi dal governo che considera la cannabis estremamente dannosa per la salute pubblica. Di opposta opinione il Giudice della Corte Costituzionale, Raymond Zondo. «Non intravedo alcun crimine in una persona adulta che fuma la cannabis per ragioni di salute o svago».

Jeremye Acton, leader del Dagga Party, esulta per la decisione presa, avendo dedicato un decennio della sua vita politica nella legalizzazione della cannabis assieme al leader dei Rastafari sudafricani, Garreth Prince.  La decisione presa dalla Corte Costituzionale è stata preceduta dalla decisione presa lo scorso marzo dal Giudice Dennis Davies della Corte di Western Cape secondo la quale vietare il consumo personale di marijuana viola la liberà costituzionale in difesa della privacy. La Dagga comunque rappresenta ancora un crimine se fumata in pubblico o venduta.

Il Dagga Party ha promesso di continuare la sua battaglia costituzionale per la totale liberalizzazione della cannabis e di aumentare le campagne di sensibilizzazione contro altre sostanze ben più pericolose e nocive per la salute pubblica come il tabacco e l’alcool. Non mancano gli oppositori come il fanatico avvocato Thomas Bokaba dello Stato di Western Cape che continua ad affermare che fumare la dagga aumenta la criminalità tra i poveri e le fasce più vulnerabili della popolazione e apre le porte per l’utilizzo delle droghe pesanti come la crystal meth una droga sintetica dagli effetti peggiori e devastanti rispetto  a quelli provocati dal crack.

La decisione della Corte Costituzionale sudafricana si inserisce nel timido ma progressivo contesto di liberalizzazione della marijuana che sta avvenendo nel continente. Lo scorso aprile lo Zimbabwe ha liberalizzato l’uso della cannabis per scopi medici soprattutto per curare asma ed epilessia. Secondo alcuni analisti economici il Sudafrica entro quattro anni potrebbe giungere alla completa liberalizzazione della cannabis per motivi puramente economici.

La cannabis è coltivata illegalmente da molti contadini sudafricani che riescono ad avere profitti ben maggiori rispetto alle coltivazioni tradizionali. Se la cannabis fosse legale al 100% la sua coltivazione rappresenterebbe per molte comunità rurali una possibilità inaspettata di uscire dal ciclo di povertà. Dave Martin, esperto di sviluppo rurale e cofondatore della Ong ‘Bulungula Incubator‘ che opera nell’ambito del miglioramento delle tecniche agricole presso i contadini neri, ha recentemente pubblicato uno studio economico che dimostra come la coltivazione di cannabis rappresenti una grande opportunità economica per decine di migliaia di contadini poveri.

Uno studio accurato da prendere in seria considerazione. Negli ultimi anni si sta assistendo ad una rivoluzione mondiale del pensiero sociale e legale verso la marijuana riconoscendo le sue proprietà curative e la sua non pericolosità sociale nell’ambito dell’ utilizzo ludico. Secondo David Martin la tendenza mondiale va verso la legalizzazione della cannabis che potrebbe giungere tra meno di cinque o dieci anni. Tra i Paesi pionieri di questa inevitabile legalizzazione: Uruguay, Canada e Stati Uniti.

In Sudafrica la marijuana da almeno quarant’anni è coltivata illegalmente soprattutto presso la regione del Traskei che soffre della maggior percentuale di povertà rurale e dove il 93% dei giovani è disoccupato, il 79% della popolazione non ha accesso all’acqua potabile,  il 45% delle case non possiede servizi igienici adeguati, il 60% della popolazione adulta è analfabeta. Stretti nella morsa della fame e della disperazione molti contadini del Traskei hanno scelto di coltivare la cannabis con grossi rischi legali. Molti di essi sono finiti in galera nonostante che nelle principali città sudafricane si possa fumare apertamente lo spinello.

La polizia federale si è accanita per un decennio contro la coltivazione della marijuana nel Traskei distruggendo le piantagioni e arrestando i contadini. Questo accanimento non ha però arrestato la coltivazione illegale che espone i coltivatori ad uno spaventoso sfruttamento gestito dalle mafie locali. A loro viene riconosciuto il pagamento di 1000 Rand per ettaro coltivato mentre la marijuana viene venduta al mercato nero dalla mafie a 50.000 Rand per chilogrammo. Mentre i contadini poveri subiscono arresti e persecuzioni giudiziarie, i cartelli mafiosi si arricchiscono sempre di più, protetti dalla stessa polizia e magistratura tramite la corruzione.

Per spezzare questo circolo di sfruttamento diventato la fortuna della criminalità Dave Martin propone la legalizzazione della coltivazione della cannabis che deve essere regolamentata dallo Stato. Il governo sudafricano potrebbe designare specifiche aree del Paese per la coltivazione della cannabis fissando prezzi equi di vendita all’ingrosso regolamentati dalla borsa valori di Pretoria. Queste misure favorirebbero lo sviluppo rurale sfruttando l’esperienza pluridecennale della coltivazione di questa pianta acquisita dai contadini, associandola a moderne tecniche di coltivazione e investimenti di capitale.

La coltivazione liberalizzata della cannabis non porterebbe, però, ad un abuso della sostanza tra la popolazione giovanile. Nonostante che nella zona di Traskei lo spinello abbia prezzi irrisori, il suo consumo tra i giovani è inferiore alla media nazionale. Dave Martin e altri economisti sono convinti che offrendo ai giovani un’opportunità di lavoro attraverso la coltivazione della cannabis, si potrebbe ridurre non solo la disoccupazione ma anche l’abuso di alcool e droghe pesanti.

Visto che la coltivazione della marijuana non porta altro che vantaggi economici perché non trasformare il Sudafrica in uno dei principali produttori mondiali di cannabis per il suo uso medicale e ricreativo? Dave Martin e il Dagga Party credono sia possibile e lottano con tutte le loro forze contro i pregiudizi sociali e la miopia giuridica che impediscono ai contadini neri di uscire dalla povertà e ai giovani sudafricani di avere un futuro dignitoso tramite onesto lavoro.

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