Politica Esteri

Cannabis terapeutica: Europarlamento, serve chiarezza In una risoluzione approvata ieri, l'Aula di Strasburgo richiede la necessità di operare una chiara distinzione tra l'uso terapeutico e gli altri usi della cannabis

Ieri il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione nella quale chiede agli Stati membri di considerare seriamente la cannabis terapeutica, rafforzando la ricerca nell’ottica di poter sfruttare il potenziale dei farmaci a base di cannabis. C’è poi l’invito alla Commissione e alle autorità nazionali ad operare una chiara distinzione tra l’uso terapeutico e gli altri usi della cannabisInoltre, viene richiesto a Stati e Commissione di rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono alla ricerca scientifica di decollare, concedendo finanziamenti e stimolando una maggiore conoscenza della cannabis medica tra i professionisti che operano nel settore. 

In questo senso, gli Stati membri devono permettere ai medici di usare il loro giudizio professionale nel prescrivere farmaci a base di cannabis e, nel caso in cui si dimostrino efficaci, l’acquisto di questi medicinali dovrebbe essere coperto da regimi di assicurazione sanitaria, come avviene per gli altri farmaci. Secondo l’Europarlamento, la regolamentazione dei farmaci a base di cannabis si tradurrebbe in entrate supplementari gli Stati, favorendo la qualità dei prodotti e limitando l’illegalità e l’accesso ai minori.

I deputati di Strasburgo sono convinti che vi sono prove che questa sostanza può funzionare per aumentare l’appetito; per diminuire la perdita di peso associata al virus HIV/AIDS; per alleviare i sintomi di disturbi mentali come la psicosi o la sindrome di Tourette, i sintomi dell’epilessia, dell’Alzheimer, l’asma, il cancro, l’artrite e il glaucoma; per ridurre il rischio di obesità e diabete; per alleviare il dolore mestruale.

Secondo l’ex senatore radicale Marco Perduca, membro dell’Associazione Luca Coscioni, «quanto adottato oggi dalla maggioranza degli eurodeputati porta l’UE a livello dell’Italia. Il nostro paese infatti e’ all’avanguardia in Europa per quanto riguarda la prescrizione di cannabinoidi per fini medici e tra i primi sei produttori di cannabis terapeutica al mondo. Il Governo deve consolidare questa leadership europea lanciando studi sulla cannabis Made in Italy (FM1 e FM2) e arrivare a produrre – almeno – 100 kg di infiorescenze per far fronte alla domanda che in questi ultimi due anni e’ letteralmente esplosa. Ci sono le disponibilità di molte amministrazioni regionali e di investitori nazionali e internazionali manca ‘solo’ una chiara volontà politica di corrispondere a domanda e offerta con regole puntuali».

Questa risoluzione non legislativa arriva dopo che la settimana scorsa, l’OMS ha inviato il suo parere in una lettera firmata dal direttore generale, Tedros Adhanom Ghebreyesus, spedita al segretario generale delle Nazioni Unite António Guterresraccomandando ai governi di eliminare la cannabis dalla Tabella IV della Convenzione unica sugli stupefacenti risalente al 1961, contenente le sostanze ‘particolarmente dannose e di valore medico o terapeutico estremamente ridotto’viene richiesto all’ONU l’inserimento di alcune preparazioni farmaceutiche a base di cannabis nella Tabella III della stessa Convenzione che contiene le sostanze con valore terapeutico e con basso rischio di abusoviene sancito che le preparazioni di cannabidiolo puro, con meno dello 0,2% di THC, non devono essere sotto controllo internazionalesi richiede poi la rimozione del THC dalla Convenzione del 1971, contenuta nella Tabella I della convenzione del 1961.

Nel mese di gennaio, l’ ‘European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction‘ ha pubblicato il primo rapporto sull’uso medico della cannabis. Questo studio afferma che la base delle prove dell’efficacia della cannabis medica si sta evolvendo rapidamente ma è attualmente abbastanza limitata e frammentata. Gli studi clinici controllati hanno confrontato l’effetto antiemetico del THC (assunto per via orale) con quelli altri farmaci antiemetici nei pazienti con nausea e vomito correlato alla chemioterapia antitumorale. Gli studi hanno concluso che il THC e altri cannabinoidi che producono simili effetti (noti come agonisti dei cannabinoidi) erano più efficaci rispetto al placebo e spesso aveva livelli di efficacia simile a quella dei farmaci antiemetici con cui sono stati confrontati. Tuttavia, le recensioni complete più recenti hanno differito nelle loro valutazioni della forza delle prove per l’efficacia dei cannabinoidi come antiemetici. La qualità di queste prove è stata valutata ‘bassa‘ perché la maggioranza degli studi non ha incluso pazienti che avevano interrotto il trattamento.

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