Politica Esteri

Cannabis senza fumo, l’alternativa salutista Rassegna stampa della canapa nelle testate estere, dal 15 al 19 luglio 2019

Gli Stati Uniti si pongono come Paese capofila nella creazione di nuove abitudini in ambito salutistico, ma che coinvolgono la salvaguardia della salute umana. Si potrà così immaginare sempre più di accedere all’uso di marijuana ma non necessariamente attraverso il fumo. Si potrà usare infatti, la sigaretta elettronica e soprattutto adottare i concentrati di cannabis che già oggi stanno avendo un particolare successo in ambito medicale. Le Hawaii seguono gli altri Stati degli USA che hanno depenalizzato la marijuana se usata per scopo personale, Stati che così raggiungono il numero di 26.

 

Stati Uniti

I benefici vantaggi della cannabis assunta in modi differenti dal fumo

Problemi di salute costringono un fumatore comune di lunga data a optare a favore di prodotti commestibili ed a sperimentare con vaporizzatori di infiorescenzeScrive Nikki Lastreto, già Giudice della ‘Emerald Cup fin da quando essa ha avuto inizio nel 2003 e co-fondatore di ‘Swami Select Cannabis: «Sono passati più di due mesi da quando ho fumato la mia ultima canna, che per un fumatore serio come me è un tempo molto lungo. Quasi un record — interrotto solo quando ero in alcuni Paesi dove l’opzione per il fumo era punizione grave (Indonesia) o semplicemente non era disponibile (Cina). Ho fumato la mia prima canna nel 1969 ed è stato amore al primo colpo. La cannabis, così, è stata una compagna costante da allora. La buona notizia è che chiaramente non crea dipendenza, così come è vero che non ho mai subito sintomi di astinenza o disagio. La cattiva notizia è che mi manca terribilmente. La più della cosa ha a che fare col fatto che ci fa rallentare in una vita caratterizzata da velocità e stress».

I racconti circa le variazioni comportamentali si affollano e ne vengono fuori punti di vista che tendono a grandi numeri e che massificano le descrizioni dei comportamenti che cambiano nel momento in cui si smette di fumare ma per motivazioni specifiche connesse col danno dovuto all’atto stesso del fumare, cosa che notoriamente è tutt’altro che benefica, come accade col tabacco, dove entrano in ballo anche altri fattori come carta combusta, nicotina, metalli, etc. Difficile quindi, è distaccarsi dall’atto del fumare e dalla sua ritualità, piuttosto che da una dipendenza più o meno psicologica nel caso della cannabis, in quanto a rilassamento che ne deriva. Fumare con persone amiche, poi, contribuisce alla messa in comune della socialità che ne deriva e consente di non essere soggiacenti ai terpeni della cannabis a tutti i costi.

Lo stesso Lastreto racconta che, una volta diagnosticatagli la Malattia Ostruttiva Cronica Polmonare COPD, ha smesso anche di frequentare i terpeni della cannabis oltre che il fumo, così dannoso per i polmoni. Poi ha aggiunto: «È interessante notare che ho scoperto di non essere solo. Diverse persone hanno confidato in me raccontandomi che hanno anch’esse bisogno di smettere di fumare a causa del calore e la combustione connessi al fumare, infatti, tutto ciò può essere irritante per coloro che hanno polmoni sensibili. Sempre più persone si appellano allo svapare come via migliore per ovviare a questo tipo di problemi imminenti. La mia stessa esperienza mi rende particolarmente compassionevole nel mettere in comune con altri quanto ho vissuto». Poi ha continuato: «La maggior parte dei fumatori abituali di cannabis vi dirà che raramente ricorda un sogno ma sorprendentemente l’olio concentrato di THC che prendo ogni notte mi dà sogni a tutto tondo direi in Technicolor». 

Certo, la comunità degli utilizzatori dirà che difficilmente potrà paragonare tutto questo con gli olii, i concentrati, i terpeni e lo svapare. E’ anche vero, però, che quando vi sono problemi di salute connessi col fumo e la cattiva abitudine stessa del fumare, così dannosa per il sistema polmonare (e non solo), allora l’esperienza alternativa può essere un modo per restare in contatto con il mondo della cannabis senza troppi danni o conseguenze negative.

 

Stati Uniti

I concentrati di cannabis sono una centrale elettrica da miliardi di dollari

Gli ultimi dati mostrano che il settore dei concentrati potrebbe valere più di 13 miliardi di dollari entro il 2026. Se c’è una cosa che abbiamo imparato guardando lo sviluppo dell’industria della cannabis negli ultimi anni, è questa: i consumatori abituali potranno anche parlare di tematiche riguardanti il salutismo e così via ma -alla fin fine- gradiranno sempre di poter fumare in santa pace. Questo è innegabile considerando che i concentrati di cannabis sono uno dei più grandi segmenti in crescita di questa fiorente ma ancora molto giovane industria.

Anche se la vendita di infiorescenze porta ancora avanti l’intero pacchetto in termini di vendite, che ci si creda o no, i concentrati di cannabis arrivano al secondo posto, superando i prodotti edibili derivati di quasi un miliardo di dollari all’anno. Nel 2017, l’industria della cannabis ha venduto circa 1,9 miliardi di dollari di concentrati, mentre il mercato dei beni commestibili ha rastrellato circa un miliardo. Ma è la singola sezione dei concentrati di cannabis a lasciare interessatissimi oppure totalmente disinteressati, i potenziali investitori. Un recente rapporto di ‘Ionic Brand’ mostra che, anche se le vendite di beni commestibili triplicheranno nei prossimi due anni, i concentrati potrebbero sperimentare quasi 10 volte la crescita.

L’etichetta ‘concentrato di marijuana’ in realtà appartiene a una varietà di prodotti. C’è l’olio (olio di miele), le tinture, l’olio di CO2, i distillati, resina, il prodotto frantumato, limande, cristalli- la lista è apparentemente infinita ed in evoluzione. Questi prodotti, mentre appaiono abbastanza diversi nel modo in cui sono fatti, sono anche simili, e per questo dovrebbero tutti probabilmente venire distinti con una grande etichetta pubblicitaria stampata sulla parte anteriore della confezione perché a differenza delle infiorescenze di marijuana, che possono contenere ovunque tra il 10 e il 25% di THC, i concentrati possono essere confezionati in dosi che ne contengono fino al 90%. Ciò che rende queste sostanze così richieste, è che sono potenti sì ma anche che si possono utilizzare in intimità e lontano da occhi indiscreti. E questo spiega anche perché sono diventate così popolari le sigarette elettroniche negli ultimi anni, ad esempio l’86% del mercato ne è coperto negli Stati del Colorado, Washington e Oregon, cioè i primi tre Stati USA che hanno avviato la piena legalizzazione per uso ricreativo. In ogni caso, in California, dove si ritiene che il mercato nero sia in forte ascesa, i concentrati sono responsabili del 70 per cento delle vendite totali di cannabis.

A prima vista, il mercato dei concentrati di cannabis sembra aver preso in prestito un frammento dall’industria dell’alcol creando prodotti potenti lungo la vena decretata da whisky e vodka destinati a nutrire il cervello più velocemente persino più della più potente fumata da un qualsiasi bong.

L’industria della cannabis, però, vuole pensare che i concentrati siano più di qualcosa di elaborato per risolvere dicerie di lungo corso. Senza dimenticare il ruolo che ha la cannabis destinata ad uso medicale. Questo deriva dal fatto che i concentrati, essendo particolarmente potenti, sono adottati in trattamenti di una grande serie di condizioni mediche minacciose come AIDS e cancro. Persino pazienti che soffrono di PTSD e disordini neurologici hanno finora grandemente beneficiato di questo tipo di prodotti. 

Si stima che i concentrati di cannabis possano aumentare nel mese di luglio del 10%. Lo scorso anno, le vendite di concentrati superiori a 70 hanno visto una crescita di circa il 30% negli Stati con mercati legalizzati. La parte più attiva di questa crescita deriva da cannabis frantumata, cartucce per sigarette elettroniche e resina viva, secondo numeri messi a disposizione da ‘Flowhube ‘Headset’. 

 

Stati Uniti

La FDA pianifica di accelerare i tempi della regolazione del CBD

La Food and Drug Administration (FDAprogetta di accelerare i tempi della regolamentazione del settore CBD e connessi regolamenti attuativi potenzialmente entro la fine dell’estate o agli inizi dell’autunno, secondo quanto confermato dalla stessa Amy Abernathy, la principale fautorice e capo dell’ufficio informazioni dell’FDA. «Siamo entusiasti circa la ricerca sugli effetti benefici e terapeutici dei prodotti CBD ma abbiamo anche la necessità di bilanciare la sicurezza. Per capire meglio l’ampiezza della tematica e raccogliere i dati riguardanti proprio la sicurezza abbiamo condotto una audizione pubblica, approfondito la verifica di tutta la letteratura medica del settore ed abbiamo stilato una agenda pubblica», ha scritto Abernathy in un suo post su Twitter.

Abernathy sottolinea inoltre, che nel corso dell’audizione dell’agenzia sono stati ascoltati più di 100 persone ed esperti tutti convocati in seduta pubblica e sul tema delle politiche riguardanti CBD e ci sono stati più di 3.400 commenti. L’aggiornamento precedente fornito dall’agenzia il mese scorso non offriva alcuna informazione sui piani della FDA per regolare i cannabinoidi, ma diceva che i componenti della FDA avrebbero applicato un approccio rigoroso e scientifico nell’elaborazione delle regole e dei regolamenti. 

Gli autori – Abernathy e Lowell Schiller, principale commissario associato per la politica specifica del settore – hanno espresso la propria preoccupazione: «La diffusa disponibilità di prodotti quali alimenti o integratori alimentari potrebbe ridurre gli incentivi commerciali allo studio del CBD per i potenziali usi di farmaci».

La FDA ha approvato il CBD della GW Pharmaceutical nella forma dell’Epidiolex, lo scorso anno. Durante l’audizione del mese di maggio, un rappresentante di Greenwich Biosciences ha testimoniato che almeno uno studio ha ritrovato che il CBD è potenzialmente tossico per il fegato; in ogni caso, in quello studio comunque son state date dosi che eccedono di molto un livello ragionevole, l’equivalente umano di 42,050 milligrammi, secondo la fondazione CED.

 

Israele 

Quanto costerebbe importare cannabis dall’estero? L’asta italiana è stata pubblicata

I dettagli della gara per la fornitura di cannabis medica in Italia, vinta dalla compagnia canadese Aurora, sono stati rivelati, e possono anche influenzare il business della cannabis in Israele, che potrebbe dover ricalcolare la sua rotta. I canadesi forniranno 400 chilogrammi di cannabis più pura e meno costosa rispetto a quella offerta in Israele.

Alcune società che operano nel settore della cannabis e nel mondo, così come gli investitori che vi operano, potrebbero aver bisogno di ricalcolare dopo i dettagli della gara per l’importazione di cannabis medicale pubblicata dal Governo italiano, che è stata vinta nella giornata di ieri dalla rappresentanza tedesca della società canadese che opera nel campo della cannabis, ‘Aurora’.

Secondo i termini dell’accordo vinto dalla vincitrice ‘Aurora Deutcschland’, si è stabilito che la società fornirà al Governo italiano 400 chilogrammi di cannabis medicale di alta qualità senza pesticidi e con un prezzo relativamente basso. Questa quantità formerà parte di uno screen di 1.100 chilogrammi che il Governo stima di vendere ai pazienti durante questo periodo.

I prodotti forniti saranno messi a disposizione in sacchetti confezionati in dosi da 5 a 10 infiorescenze di cannabis di tre categorie: cannabis ‘forte’ contenente il 17% -NNUMX% THC e meno di 1% di CBD; cannabis ‘bilanciata’ contenente 5% -NNUMX% THC e l’8% NNUMX THC: cannabis ‘debole’ contenente meno del 6% di THC e 12% -NNUMX CBD.

I 400 chilogrammi saranno composti per la maggior parte (320 grammi) da cannabis ‘forte’ e il resto da cannabis ‘bilanciata’ (40 kg) e cannabis ‘debole’ (40 kg). La fornitura sarà presa regolarmente tre volte all’anno alla fine di ogni ciclo di ultimazione della crescita e produzione che dura quattro mesi e questo al prezzo di 1.78 euro per grammo di cannabis forte’, 1,29 euro per grammo di cannabisbilanciatae 1.77 euro al grammo per la cannabisdebole’. Si tratta di un netto calo del costo della cannabis medica pagato dal governo italiano ai canadesi rispetto a quello che ha pagato alla compagnia olandese ‘Badrocan’ 5 euro per grammo, un costo quasi 4 volte superiore al prezzo canadese.

Questi prezzi relativamente bassi di circa NIS 6 israeliani per grammo in media della compagnia canadese, possono anche fortemente modificare alcuni segmenti del mercato della cannabis medica in Israele, con quel che ne deriva sul permesso di importare cannabis medica dall’estero.

Alcuni dei proprietari di fattorie in Israele hanno annunciato che a causa della esposizione che essi non saranno capaci di sostenere la competizione con prezzi di tale portata ed hanno anche espresso netta opposizione ad esposizioni addizionali e ulteriori derivanti da un nuovo programma del Ministero della Sanità che fissi i prezzi della cannabis medicale in modo che essa non superi i 10 NIS israeliani per grammo.

Tuttavia, vi sono altre società israeliane che hanno dichiarato il contrario e hanno promesso che sarebbero state in grado di rispettare questi prezzi e, se necessario, anche di abbassarli, simili a quelli pagati dal governo italiano ai canadesi. Oltre al prezzo relativamente basso che può cambiare i calcoli futuri condotti dalle aziende di cannabis in Israele e all’estero, le quantità richieste dal mercato italiano suscitano preoccupazioni tra le fonti industriali sul fatto che la domanda in Europa non sarà la stessa che aveva sperato.

I dispositivi che Aurora è tenuta a rispettare sono lo standard EU-GMP per la produzione e lo standard GACP per le fasi di crescita. Queste norme sono conformi alla domanda del Ministero della Salute per le importazioni di cannabis in Israele, in modo che le aziende israeliane possano importare gli stessi prodotti in loco, e far sì che possono colmare la carenza e diversificare la scelta dei pazienti.

Un’attenta revisione dei dettagli di gara mostra che l’Italia è più attenta agli standard di igiene della cannabis medicale. In Italia, ad esempio, è vietata la presenza di batteri del genereEcoli bacteria, diversamente dalla normativa israeliana che lo ammette in quantità ridotta e poi si richiede una dichiarazione esplicita per la quale si precisi che i pesticidi non sono utilizzati in generale, in contrapposizione agli israeliani che lo consentono e in alcuni casi persino lo richiedono.

Altri esempi sono la differenza nel conteggio batterico totale (TAMC) consentito in Israele fino a 20.000 CFU / g e in Italia fino a un centinaio solo, così come nel conteggio di inclinazioni e lievito (TYMC) consentito in Israele fino a 2 e in Italia solo fino a 10.

Inoltre, gli italiani consentono un eccesso fino al 10% verso l’alto o verso il basso, nella percentuale di principi attivi (THC, CBD, etc.) sulla confezione, rispetto ad una deviazione consentita fino al 50% o anche più, secondo la procedura israeliana. E’ inoltre necessario specificare il nome della tipologia di nutrimento ed i metodi utilizzati dalla società per mantenere i componenti separati tra ciascuna partita.

Nel bando di gara, il rappresentante tedesco di ‘Aurora’ ha vinto su altre quattro grandi aziende di cannabis: rappresentanti della società Canopy, in Canada, rappresentanti della società canadese Tilray in Portogallo, la società medicale canadese Cannabis Organic (MCO) dell’Australia e la società canadese recentemente vincente in una gara simile in Germania, Wayland.

In seguito alla scoperta del permesso di importare cannabis in Israele, fonti dell’industria locale hanno iniziato a stabilire contatti con le aziende d’oltremare, principalmente dal Canada, al fine di esaminare la possibilità di importare cannabis medica in Israele dalle loro strutture europee.

Tuttavia, va notato che in Israele, nella percentuale 1,5, viene consumata una tonnellata di cannabis medica ogni mese molto più grande di quella importata in Italia, pesando solo 200 all’anno.

 

Stati Uniti

Le Hawaii hanno abolito il consumatore di cannabis

Le Hawaii hanno abrogato la criminalizzazione dell’uso personale della cannabis dopo la proposta di legge è entrata in operatività nella giornata di ieri. Le Hawaii, infatti, nella giornata scorsa hanno cancellato l’incriminazione del consumatore per uso personale ed è così diventato il 26° Stato USA ad aver intrapreso questa soluzione giuridico-legale. La nuova legge elimina completamente la possibilità della carcerazione per cittadini colti con 3 dosi di cannabis per uso personale. Qualsiasi persona sia colta in possesso di tale quantità sarà punita con una pena di 130 dollari. La legge entrerà in vigore in circa cinque mesi nel nuovo anno, quindi il 1° gennaio 2010.

Questo infatti è il modello più permissivo di depenalizzazione degli Stati Uniti ma è in contrasto con la vecchia legge che prevedeva 30 dosi ed una multa di 1.000 dollari per ogni dose di cannabis dichiarata per uso personale. Prima che le Hawaii introducessero questo sistema, due mesi fa lo ha fatto il North Dakota è stato il 25° Stato USA a depenalizzare l’uso della cannabis. Lo scorso mese lo Stato dell’Illinois si è posto, invece, tra gli 11 Stati USA che hanno autorizzato la piena legalizzazione e la regolamentazione per legge del mercato della cannabis.

Cannabis senza fumo, l’alternativa salutista Rassegna stampa della canapa nelle testate estere, dal 15 al 19 luglio 2019">