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Cannabis medica e riduzione nell’uso di oppiacei: la ricerca degli studiosi statunitensi La liberalizzazione della cannabis medica ha il potenziale di ridurre l'uso di oppiacei. Negli Stati Uniti, l’evidenza è confermata

Gli Stati Uniti sono stati decisamente colpiti da un’epidemia di oppioidi, ma, ad oggi, 29 stati più  Washington DC hanno legalizzato la cannabis per uso medico. E qualcosa è decisamente cambiato.

I ricercatori dell’Università di San Diego e del Weill Cornell Medical College hanno pubblicato  pochi giorni fa un freschissimo studio sulla legalizzazione della marijuana e la riduzione dei tassi di utilizzo degli oppioidi. «Abbiamo scoperto che la legalizzazione della cannabis implementata negli Stati Uniti dal 1993 al 2014 è associata a riduzioni quasi del 30% nella prescrizione di oppioidi», hanno affermato. I dati sono scaturiti da evidenze nella diminuzione delle specifiche iscrizioni che gli americani devono fare per usufruire di ‘Medicaid‘, il programma costituente la più grande fonte di finanziamento per le spese mediche destinato alle persone con reddito e risorse limitate.

Calcolando il costo dei farmaci antidolorifici che i pazienti avrebbero altrimenti acquistato, la ricerca ha stimato che, negli stati che hanno adottato la normativa, la legalizzazione della cannabis medica ha fatto risparmiare al Governo federale ben 7.46 milioni di dollari di spesa annuale e, ai singoli stati, ulteriori 6.54 milioni di dollari.

Secondo i ricercatori, se tutti gli stati avessero optato per la legalizzazione della cannabis medica entro il 2014, la spesa annuale di Medicaid per le prescrizioni di oppioidi «si sarebbe ridotta di 17.8 milioni di dollari».

Gli autori hanno riportato, inoltre, che «per le prescrizioni di oppioidi della Tabella III, la legalizzazione della cannabis medica è associata a una riduzione del 29.6% del numero di prescrizioni, una riduzione del 29.9% del dosaggio e una riduzione del 28.8% della spesa Medicaid correlata». L’evidenza è rimasta inalterata anche dopo gli autori hanno inserito dei potenziali fattori modificativi, come il monitoraggio di farmaci con obbligo di prescrizione medica e le variazioni del reddito dei pazienti.

Mentre si è dimostrata una netta riduzione delle prescrizioni di oppioidi classificati nella ‘Tabella III’, -con un potenziale di dipendenza medio-basso-, non si è trovata correlazione tra la concessione di marijuana medica e l’uso di altri farmaci classificati nella più restrittiva Tabella II della Legge sulle Sostanze Controllate. Qui sono elencati farmaci e sostanze con un alto potenziale di abuso, in grado di comportare una grave dipendenza psicologica o fisica. 

«L’evidenza ha suggerito che la cannabis fornisce sollievo dal dolore lieve o moderato, alla pari della codeina, rendendola un’alternativa migliore agli oppioidi della Tabella III”, hanno scritto i ricercatori. «Anche se ci sono prove emergenti che suggeriscono che la cannabis è efficace nel trattamento del dolore grave, nessuno studio ha confrontato l’efficacia analgesica dei cannabinoidi con gli oppioidi della Tabella II. A causa della preoccupazione relativa alla mancanza di efficacia della cannabis sui sintomi del dolore grave, i medici potrebbero essere meno propensi a raccomandare cannabis medica a questi pazienti». 

Altri dati hanno preso in considerazione le tendenze nell’uso di droghe per i pazienti iscritti a programmi di marijuana medica con licenza statale; ogni risultato scaturito è coerente con la medesima conclusione: molti soggetti riducono o eliminano del tutto l’uso di oppioidi dopo l’assunzione di cannabis medica.

Le loro scoperte sono simili a quelle di numerosi altri studi di osservazione che hanno precedentemente ed ampiamente sottolineato come la regolamentazione della marijuana medica sia correlata alla riduzione dell’uso generale di oppiacei, ma anche alla riduzione dell’uso di droga in generale, dell’abuso, dell’ospedalizzazione e della mortalità. Prendiamo, ad esempio, due studi pubblicati nel 2014 dalla American Medical Association, dove si evidenzia che le persone che legalmente accedano alla marijuana riducono la dipendenza da oppiacei evitando assuefazione. «Questa scoperta è stata particolarmente evidente negli stati che consentono i dispensari per la riduzione delle prescrizioni di idrocodone e morfina», hanno scritto gli studiosi.

Nella ricerca condotta dagli scienziati dell’Università del Kentucky e della Emory University, si osserva che «la marijuana è una delle potenziali alternative non-opioidi che possono alleviare il dolore ad un rischio relativamente più basso di dipendenza e praticamente nessun rischio di overdose». Le leggi che autorizzano la cannabis medica o la marijuana ricreativa «hanno il potenziale di abbassare la prescrizione di oppioidi per gli iscritti Medicaid, una popolazione ad alto rischio di dolore cronico, disturbo da uso di oppioidi e overdose da oppioidi». 

In altri documenti pubblicati sempre nel 2014 da JAMA Internal Medicine, si esamina l’uso di oppioidi come il fentanil sempre da parte di persone iscritte a Medicaid. Ne viene fuori -anche qui- che gli stati con accesso legale alla marijuana hanno fatto minore affidamento sui farmaci. «Gli stati con dispensari simili attivi hanno visto 3.742 milioni di dosi giornaliere in meno, gli stati con coltivazione domestica hanno visto 1.792 milioni in meno di dosi giornaliere». Più facile è l’accesso alla marijuana legale, minore è il tasso di prescrizione di oppioidi.

Secondo le ricerche di qualche anno fa, «l’implementazione statale delle leggi sulla marijuana medica è associata ad una percentuale inferiore di prescrizione di oppioidi del 5,8%.Inoltre, l’implementazione delle leggi sulla marijuana per uso adulto, verificatesi in tutti gli stati con le attuali leggi sulla marijuana medica, è stata associata a una riduzione del 6,38% delle prescrizioni di oppioidi».

Lo studio JAMA ha mostrato che gli stati con leggi sulla cannabis medica hanno tassi di sovradosaggio da oppioidi più bassi del 25%. Un’analisi pubblicata a febbraio dello stesso anno concludeva che «i dispensari di marijuana medica protetti dalla legge riducono i danni correlati agli oppioidi; alcuni individui potrebbero sostituire la marijuana, riducendo la quantità di oppioidi che consumano o abbandonando del tutto l’iniziazione degli oppiacei».

Altro studio dei ricercatori del Kentucky, ha riportato riduzioni delle prescrizioni di oppiacei associate a cambiamenti nelle leggi; in altre parole, le politiche che appoggiavano la cannabis medica riducevano del 39.41% le prescrizioni di oppiacei ogni 1.000 iscritti all’anno. «L’implementazione delle leggi sulla marijuana per uso adulto è stata associata a una spesa Medicaid inferiore del 9.78% su oppioidi da prescrizione, equivalente a un risparmio annuale di  1.815 dollari per 1.000 iscritti». La ricerca ha rivelato anche una più bassa percentuale di prescrizioni coperte da Medicaid per i farmaci antidolorifici non-opioidi dell’8.36% e dell’8.69%.

«In combinazione con studi precedentemente pubblicati che suggeriscono che le leggi sulla cannabis sono associate a una minore mortalità da oppioidi, questi risultati rafforzano ulteriormente gli argomenti a favore del considerare le applicazioni mediche della cannabis come strumento politico può essere usato per diminuire il danno degli oppioidi da prescrizione». E ancora, «inoltre, un crescente consenso suggerisce che la cannabis può essere utilizzata per gestire efficacemente il dolore in alcuni pazienti».

Altra evidenza è che se la marijuana è legale e, quindi, disponibile, i pazienti sembrano essere più propensi a sceglierle questa opzione per affrontare il dolore, piuttosto che pillole che possono portare a dipendenza o, addirittura ad overdose. «La maggior parte dei casi di abuso di oppioidi e casi di overdose si sono verificati in pazienti con prescrizioni legittime da operatori sanitari per la gestione del dolore. La liberalizzazione della marijuana, quindi, potrebbe aver giovato a questi pazienti fornendo protezione legale e accesso alla marijuana come un sollievo alternativo dalle loro condizioni di dolore», ha scritto tempo fa il team del Kentucky.

Da qualche anno, quindi, negli Stati Uniti è cosa certa. La liberalizzazione della marijuana ha il potenziale di ridurre l’uso di oppiacei prescritti su due importanti fronti: servendo come sostituto per i farmaci antidolorifici derivanti da oppioidi e come complemento al trattamento del disturbo da uso di oppiacei.

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