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Cannabis, ma che ne pensano davvero i giallo-verdi? Una linea comune tra i partiti di Governo sembra tutt’altro che scontata su cannabis e cannabis light

La cannabis continua a essere un tema centrale nel dibattito politico italiano, nella sua totalità e complessità. In particolare,il fenomeno cannabis light ha dimostrato in poco tempo le potenzialità di un mercato in costante crescita, che fino ad oggi era completamente in mano alla criminalità. Certo la fetta più grande, quella della cannabis con livelli di THC superiori ai limiti imposti dalle normative UE, è ancora saldamente gestita dal sistema criminale, ma potrebbe essere proprio il mercato della cannabis light a dare la spinta verso una totale regolamentazione della materia, alla luce dei vuoti normativi attualmente esistenti, legati al ritorno ad una legge imprecisa e datata qual è la Jervolino-Vassalli.

Tuttavia, a complicare un quadro già di per sé intrecciato è arrivato, come una doccia fredda per gli operatori del settore, il parere negativo del Consiglio Superiore di Sanità(CSS)sulla commercializzazione delle infiorescenze di cannabis light, parere che era stato richiesto dall’ex Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, il 19 febbraio dello scorso anno. Il CSS non ha il potere di vietare la vendita delle infiorescenze di canapa, e la decisione finale spetta al Ministero della Salute, male sue conclusioni mettono comunquea rischio quello che è un mercato florido e in continua crescita. Il neo Ministro della Salute, Giulia Grillo, dal canto suo, ha provato a rassicurare investitori e consumatori, anche se le sue precisazioni in merito sono state piuttosto vaghe. «Quella del Consiglio superiore di Sanità che chiede di vietare la vendita della cannabis light, è una conclusione un po’ forte, visto che si tratta di un principio di precauzione e comunque di una quantità di sostanza attiva molto bassa»,ha dichiarato, precisando che il CSS è «un organo comunque consultivo, dato che poi le decisioni le prende il Governo».

Intanto, mentre il Ministero della Salute è chiamato ad esprimersi sulla questione cannabis light e sulla regolamentazione dei negozi che la commercializzano, a gettare benzina sul fuocoè un altro Ministro del Governo giallo-verde, il leghista Lorenzo Fontana. Lo scorso 27 giugno, in un’intervista al quotidiano ‘La Stampa, il Ministro della Famiglia ha parlato di cannabis, dichiarando di avere la delega per le politiche sulla lotta alle droghe, come confermato poi dalla pubblicazione del decretosulla Gazzetta Ufficiale del 5 luglio. Si parla naturalmente di cannabis con tenori di THC superiori a quelli consentiti per legge, ma le dichiarazioni di Fontana hanno comunque creato non poche preoccupazioni. Tolleranza zero,nessuna differenza tra droghe leggere e droghe pesanti, e nessuna apertura in tema di cannabissono i concetti espressi da Fontana, in netta controtendenza rispetto alle politiche di molti altri Paesi, europei e non, ormai orientati verso una regolamentazione dell’intero settore della cannabis. Le critiche alle parole di Fontana non si sono fatte attendere, e sono arrivate principalmente dalle associazioni che si occupano da sempre di droghe e tossicodipendenze, e da una parte della politica italiana.

Antonella Soldo, Presidente dei Radicali Italiani, ha attaccato l’approccio moralistico del Ministro leghista, definendolo inadeguato al ruolo perché impreparato. «Un Governo che ha fatto della propaganda l’unico strumento di azione politica è quasi scontato non voglia perdere l’occasione di utilizzare un vecchio cavallo di battaglia di ogni populismo: quello del proibizionismo sulle droghe»,sono le parole della Soldo, «In questo senso è prevedibile che presto saranno confermate le voci sulla delega alle Politiche antidroga al Ministro Lorenzo Fontana. Abbinare al Ministero per la Famiglia – e alle idee reazionarie di Fontana – un tema così delicato come la gestione del fenomeno delle sostanze stupefacenti, vuol dire rigettare in un ambito moralistico e ideologico una questione che ha bisogno di risposte serie e concrete».

Marco Perduca, ex senatore radicale e coordinatore delle attività internazionali dell’Associazione Luca Coscioni, ha lanciato un vero e proprio appello al primo ministro Giuseppe Conte. «Nel curriculum politico eistituzionale del Ministro Fontana non si rintraccia alcun interesse, figuriamoci le competenze, per il fenomeno della “droga”»,ha dichiarato Perduca.

Le dichiarazioni del Ministro Lorenzo Fontana non stupiscono poi più di tanto: le posizioni della Lega Nord sul contrasto alle droghe sono di stampo proibizionista e lo stesso Matteo Salvini aveva in passato più volte ribadito la propria contrarietà a qualunque tipo di apertura verso le droghe leggere e la cannabis. ‘Prostituzione sì, cannabis no’ è stato per anni lo slogan caro al leader del Carroccio. Risale al 13 giugno, invece, l’intervista radiofonicarilascia alla trasmissione ‘105 Matrix’ di Radio 105, nella quale ribadisce con chiarezza la linea della Lega Nord in materia di cannabis. «La lotta alla droga è un fenomeno di cui si parla troppo poco», ha spiegato il vicepremier, inserendo la tematica tra le priorità del nuovo Governo, «Però, ahimè, sta aumentando a dismisura il consumo di droghe. Non le distinguo tra pesanti e leggere». Frasi concise, ma che lasciano pochi margini di interpretazione: dalla Lega Nord non ci sarà nessuna apertura a favore di una regolamentazione della produzione e della vendita di cannabis con tenori di THC superiori alla legge.

Il Movimento 5 Stelle, che nella scorsa legislatura aveva appoggiato l’intergruppo parlamentare Cannabis Legalee che si è sempre detto favorevole quantomeno a una regolamentazione del mercato della cannabis, non ha inserito nel programma elettorale nessun punto specifico sulla questione. E anche dopo l’intervista del Ministro Fontana, la linea che ha prevalso all’interno del partito è stata quella del silenzio: solo il senatore Matteo Manteroha espresso un parere critico, lasciando però intendere di parlare a titolo personale. «Le dichiarazioni di Fontana dimostrano una poca conoscenza, se non vogliamo dire ignoranza, riguardo alla differenza che c’è tra i vari tipi di sostanze.La storia dimostra che il proibizionismo non paga. Le statistiche svelano che i Paesi che hanno proceduto a una legalizzazione o a una depenalizzazione hanno al contrario registrato una, seppur leggera, diminuzione dei consumi»,ha precisato il senatore, «Ritengo, e credo valga per tutto il gruppo, che dobbiamo consentire il diritto a coltivare un numero stabilito di piante di cannabis ad uso personale. Questo proprio per un problema di salute. Se la cannabis è coltivata in modo controllato non comporta rischi, mentre quella che si acquista al mercato nero può essere addizionata con lacca, lana di vetro ed altre sostanze nocive. Oppure può essere coltivata in terreni inquinati e questo è molto pericoloso perché la canapa è una pianta che assorbe eventuali metalli pesanti presenti nel terreno. Consentire l’autoproduzione è una misura in favore della salute pubblica».

Durante la recente campagna elettorale anche il leader politico del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, aveva, seppur timidamente, parlato di cannabis: intervistato aveva dichiarato di essere favorevole a una«liberalizzazione soft»della cannabis e dei suoi derivati, «soft nel senso di stabilire con precisione dosi possibili». Una posizione vaga e senza dubbio lontana da quella che sembrava essere negli anni passati la linea del partito,tanto che la scelta di non trattare approfonditamente la questione in campagna elettorale,escludendola addirittura dal programma,è sembrata a molti voluta e opportunistica. Già nella scorsa legislatura, infatti,le posizioni del Movimento 5 Stelle apparivano ben più decise e unitarie, tanto che sul sito ‘movimento5stelle.it’ è pubblicata una letteradel 21 febbraio 2017 indirizzata al senatore Benedetto Della Vedova, allora coordinatore del gruppo interparlamentare Cannabis Legale, nella quale si sollecitava la ripresa dell’esame della legge sulla legalizzazione della cannabis. Nella lettera le posizioni del Movimento 5 Stelle sembrano chiare e ben rivendicate, supportate da un’adesione all’intergruppo proporzionalmente maggiore nel numero di firme rispetto a tutte le altre forze politiche.

Lanostra Redazione ha cercato di intervistare il Ministro Lorenzo Fontana, per approfondire e precisare quale siano le posizioni del suo partito su cannabis light e cannabis. L’addetto stampa del Ministro ci ha confermato la delega al dipartimento per la lotta alle droghe, senza tuttavia rilasciare dichiarazioni aggiuntive. Abbiamo contattato anche l’Ufficio Comunicazione del Movimento 5 Stelle per sentire le posizioni dell’altro partito di Governo sul tema cannabis. Il fine voleva essere quello di indagare le reali intenzioni del Governo sulla cannabis, light e non, vista la totale assenza di riferimenti nel contratto di Governo e nei singoli programmi elettorali dei due partiti. Entrambi i soggetti chiamati in causa hannotuttavia rifiutato di rilasciare dichiarazioni.

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