Economia Esteri

Cannabis light, un mercato ancora in via di sviluppo Ne parliamo con Davide Fortin, Research Associate del Marijuana Policy Group di Denver, e dottorando all'Università Sorbonne di Parigi

A livello Ue, cosa si potrebbe e dovrebbe fare? e cosa è in lavorazione e comunque in previsione venga fatto?

In Europa si sta discutendo sul limite di THC negli alimenti, e da questo punto di vista ho fornito al gruppo di ricerca che si occupa di questo aspetto, uno studio che ho redatto con il Marijuana Policy Group in Colorado, in merito alla farmacocinetica di alimenti contenenti THC. Un’ampia riflessione in questo senso può permettere un significativo sviluppo dell’agroalimentare a livello europeo chiarendone i limiti. Per quanto riguarda, però, il limite di THC, la discussione si fa più complessa perchè gli interessi sono diversi a seconda delle aree europee, che dipendono dalle condizioni climatiche. In Italia, per esempio, si tende ad avere dei raccolti con contenuto di THC più alto rispetto al nord Europa, per questo un alzamento dei limiti ci avvantaggerebbe rispetto ai Paesi nordici e centrali. Avere una visione unica a livello comunitario è, per questi motivi, molto complesso. Per esempio, fino al 2001, la concentrazione di THC permessa raggiungeva lo 0,3%, poi, in seguito alla pressione di alcune aziende francesi, è stato abbassato allo 0,2%. Quindi, una via unitaria in questo senso è complicata, tuttavia, per quanto riguarda, per esempio, le estrazioni credo che sia più semplice trovare un accordo a livello comunitario.

In Canada, canapa e cannabis rappresentano un business economicamente forte, tanto da giocare un ruolo rilevantissimo in borsa. Cosa ha il Canada di diverso (ovviamente facendo le debite proporzioni) dall’Italia e dall’Europa? 

Una questione molto rilevante è la centralizzazione della produzione in filiera, concentrata intorno a poche aziende controllate e localizzate in una determinata area geografica. Le aziende gestiscono la trasformazione e la commercializzazione del prodotto, permettendo di avere una forte economia di scala e dando al mercato della canapa il valore aggiunto necessario per raggiungere determinati obiettivi di produzione. In Italia, il contesto è al momento molto più frammentato, con centinaia di piccole aziende sparse in tutto il territorio che, essendo poco strutturate, non riescono ad ottenere l’efficienza produttiva canadese. Va però chiarita anche un’altra questione. Il Canada è stato il primo Paese del G7 che ha regolamentato sia l’uso medico sia ricreativo della canapa – negli Stati Uniti questo non è regolamentato a livello federale ma solo a livello dei singoli Stati. Questo ha permesso al Canada di diventare il primo esportatore globale di cannabis e canapa medica, grazie alla propria regolamentazione statale che ha permesso di esportare il prodotto nazionale in tutti gli altri Stati dove l’uso medicinale è stato regolamentato, soprattutto America Latina, Nord America ed Europa. In Italia abbiamo un mercato medico della canapa che può raggiungere miliardi di euro, però devono essere fatte scelte precise con un piano nazionale, fornendo, per esempio, licenze a chi decide di produrre cannabis medica e permettendo di avere accesso a capitali e investimenti. Le competenze ci sono, ma manca la scelta politica.

Le prospettive di mercato in Europa da qui ai prossimi 5 anni quali sono?

Le prospettive sono in forte aumento, però bisogna analizzare i vari segmenti di mercato che si vogliono identificare. Per quanto concerne gli estratti di CBD, ci sarà una fortissima espansione del mercato che permetterà al settore di arrivare ad una valutazione di fatturato di centinaia di milioni di euro, soprattutto se continuerà – come sembra – la legittimazione delle proprietà terapeutiche a livello internazionale. Anche il ramo dell’agroalimentare conoscerà un ulteriore sviluppo, tenendo presente, però, che cosa si deciderà in merito al limite del THC a livello europeo. Se si guarda il panorama completo dei vari segmenti di mercato, i dati degli ultimi mesi portano a pensare che ci sarà una crescita in generale per quanto riguarda la canapa e dei suoi derivati. Sul campo edilizio, invece, molto dipenderà dagli interventi che verranno fatti per la trasformazione della canapa e dalla creazione di consorzi per aree geografiche che permettano una produzione costante con costi competitivi. La cannabis light, d’altra parte, rappresenta un settore relativamente nuovo ma tutti gli indicatori fanno pensare ad una sostanziale crescita in tutti i Paesi in cui è stata adottata, come in Svizzera che in Italia, e anche in Stati che si apprestano oggi ad aprire a queso nuovo modello, come la Grecia. E in questo contesto, l’Italia giocherà un ruolo chiave all’interno della discussione europea, avendo la legislazione più avanzata a livello comunitario ed un contesto ambientale ottimale.

E’ vero come alcuni sostengono che ci sono lobby molto ‘pesanti’ in campo? 

La European Industrial Hemp Association, la lobby principale all’interno dell’Ue, sta discutendo i nuovi limiti di THC negli alimenti, ed è il gruppo di pressione che sta lavorando in maniera più strutturata per regolare la canapa a livello comunitario. Ci sono però anche interessi più conservativi da parte di ditte sementiere che lavorano al momento in un contesto oligopolistico e non vedono di buon occhio politiche più progressiste che portino all’aumento delle percentuali di THC consentite. Infine, sembra che giochino un ruolo anche le lobby farmaceutiche preoccupate che gli estratti di CBD prendano il loro posto nel mercato medico per molte patologie.

1 2
Cannabis light, un mercato ancora in via di sviluppo Ne parliamo con Davide Fortin, Research Associate del Marijuana Policy Group di Denver, e dottorando all'Università Sorbonne di Parigi">